CASERTA – Nell’ambito di “Luci sulla Città”, in collaborazione con l’associazione “La Piazza del Sapere” e in coincidenza con gli eventi programmati, saranno presentati al pubblico le nuove opere di letteratura e/o saggistica di alcuni dei protagonisti presenti alla rassegna organizzata presso l’OfCA Space di Caserta. Gli incontri, alla presenza degli autori stessi, si terranno presso La Feltrinelli librerie di Caserta, in Corso Trieste.
Primo appuntamento Sabato 25 settembre ore 17:30 per la presentazione del libro “Ho rubato la pioggia” di Elisa Ruotolo, edizioni Nottetempo. Con Elisa Ruotolo discuteranno Raffaele Cutillo, architetto, Matteo De Simone, psicoanalista presidente sez. romana dell’International Association for Art and Psychology e Pasquale Iorio (Piazza del Sapere) coordina Lidia Luberto, letture di Tania Coleti.
Ho rubato la pioggia, il primo libro di Elisa Ruotolo, è un affresco di una provincia campana fatto di memorie perdute, pensieri magici, speranze irrinunciabili, silenzi adorati, solitudini abbracciate. I tre racconti che compongono il libro sembrano dipanarsi in un continuum ove lo stile raffinato e il controllo del plot narrativo fanno da cornice stabile e luminosa. Nel primo “Io sono molto leggenda” una squadra di calcio di paese dopo anni di sfide, sempre con gli stessi avversari, incomincia a vincere grazie all’ingresso in campo del figlio dell’allenatore che con i suoi gol conduce la squadra alla vittoria.
L’osservatore di un grande club lo porta al nord ma il ragazzo detto molto leggenda non ce la fa a emergere e finisce a pulire le ritirate degli spogliatoi per poi ritornare in paese. Ma non è un fallimento, non subisce una ferita narcisistica, molto leggenda torna al paese a riannodare, con serenità, i fili della sua vita, della sua storia, nel luogo ove il successo significa riuscire a vivere, giorno dopo giorno. Il secondo racconto “il bambino è tornato a casa”, parla di perdite e ipotetici ritrovamenti, di lievi disperazioni, di abbandoni inevitabili, di memorie continuamente rivissute. Una donna, Maria, che ritorna nelle viuzze, le stesse attraversate tanti anni prima con la nonna, del quartiere Orefici per comprare gioielli da rivendere senza altro diritto che la miseria e da portare ben serrati in una panciera, così come le speranze.
L’ultimo racconto “Guardami” è la storia di un amore impossibile, di un uomo che vende gassose girando su un vecchio ape che non riesce a farsi capire ma riesce ad aggiustare ogni tipo di oggetto. E di una donna, Silvia, che pulisce le case ma che anima i cuori. Il tutto raccontato da un bambino che osserva e subisce il mondo con rassegnata pacatezza e con improvvise deviazioni di vitalità e di speranza. La prosa di Elisa è antica ma nello stesso tempo contemporanea, guarda nella penombra della vita, lì dove il cuore batte, si allontana dalla presunta modernità di scrittori che si affannano a mettere insieme il linguaggio televisivo e telematico credendo così di essere nell’oggi, mentre scivolano solo sulla superficie. Bisogna riconoscere a Elisa Ruotolo un grande coraggio anche sintattico nel salvaguardare le diciture dialettali inserendole in una prosa così raffinata senza cadere nella retorica gergalità.
Tra conserve di pomodori, piccole sartine proiettate nell’atelier delle sorelle Fontana e coppe di latta che valgono più della coppa Rimet, la scrittrice racconta un mondo vero, fatto di sospensioni e ripartenze, di odori e di colori, di illusioni assolute ma anche della capacità di rinunciarvi e di camminare tra le perdite senza straziarsi. Descrive l’immobilità e la ripetitività della vita in provincia ma anche della capacità di assorbire il diverso, la sofferenza e di creare spazi di vitalità e di creatività. Un mondo raccontato con uno sguardo, a volte, duro ma sempre rispettoso, direi amorevole ed empatico dell’umanità di chi lo attraversa, la prosa di Elisa Ruotolo avvolge il lettore in una musica, quella primaria che batte gli affetti profondi. Quella musica che oggi è sovrastata da un rumore assordante del nulla e che cancella ogni emozione. In ho rubato la pioggia, c’è un forte desiderio di raccontare che ci restituisce la voglia di leggere.
