Caserta, due giorni di follia per Laura Pausini al Palamaggiò. Un ricordo 7 giorni dopo

CASTELMORRONE (Caserta) – I varchi si aprono alle 19.00, ma già da ore giovani e meno giovani si mettono in fila per guadagnare i posti migliori. Arrivano al Palamaggiò anche da fuori i confini campani, qualcuno dopo aver trascorso svariate ore in auto o a bordo di bus organizzati.

 

Questa è la scena che si vede entrando nel parcheggio del palazzetto: ordine, allegria e tanta voglia di cantare con lei, con Laura Pausini. All’interno del Palamaggiò uno striscione recita “dopo 16 anni il sogno si avvera: sei qui!”, ed è da sogno l’atmosfera che si respira mentre sul palco un agguerrito e rockettaro Commendatore della Repubblica Italiana incanta tutti in uno spettacolo indimenticabile.

 

L’attesa per le prime note intervallata dai lunghi applausi degli spettatori che riempiono ogni centimetro di spalti e platea e dai giochi di luci dei tecnici divertiti dalla nostra adrenalina. Ore 21.15, si alza il telone bianco che nasconde il palco e si ode la prima nota della serata: è “Invece no”, primo singolo estratto dall’album “Primavera in anticipo”, prima canzone della serata.

 

Parte uno scroscio di applausi che lascia pian piano posto alle migliaia di voci dei fans accorsi al concerto ed alla voce di Laura, una delle più grandi della musica Italiana, se non la più grande dopo quella di Mina. I successi di 16 anni di carriera si rincorrono, come i cambi d’abito della Pausini, vestita Armani come il resto della band.

 

Ad intervallare la carrellata di canzoni, giusto il tempo di riprender fiato tra una “Emergenza d’amore” e una “La geografia del mio cammino” due brevi stop, uno dei quali destinato a lanciare un messaggio importante, caro alla cantante romagnola: “di pianeta ne abbiamo uno soltanto, tocca a noi prendercene cura”. Ed è così che una serata di spettacolo diventa l’evento adatto a richiamare ciascuno alle proprie responsabilità, verso il nostro pianeta, verso l’altro che ci è accanto. Perché ciascuno di noi può cambiare le cose, perché ”non siamo angeli in volo venuti dal cielo, ma gente comune che ama davvero, gente che vuole un mondo più vero, la gente che insieme lo cambierà”.

 

E si riparte, tra la cascata di petali su “Primavera in anticipo”, lo stile anni 60 di “La mia banda suona il rock”, e poi “Spaccacuore”, “Vivimi”, “Strani amori”, “Surrender”. Sono trascorse quasi due ore di spettacolo, volate cantando a squarciagola, tutti incantati davanti ad una donna che sa tenere il palco come pochi altri artisti sanno fare… tra una dedica ed una battuta sui tacchi alti, tra la spallina di un abito che non vuole star su e quattro chiacchiere col bassista.

 

Calano le luci, Laura Pausini esce di scena e qualcuno comincia a prendere il cappotto. A sorpresa rientra, per regalare ai fans le ultime note, ma soprattutto la parte migliore della serata: se stessa. Partono le prime note de “La solitudine”, canzone che 16 anni fa le ha fatto vincere Sanremo e che soprattutto ce l’ha fatta conoscere e apprezzare. Seduta sui gradini centrali del palco, illuminati di blu, ascolta l’intero Palamaggiò cantare la sua canzone…e una lacrima riga il suo viso e il maxischermo.

 

Impugnato il microfono termina la canzone e, purtroppo, lo spettacolo, che per due sere consecutive (di cui la seconda non prevista e fatta a richiesta) ha registrato il tutto esaurito con mesi di anticipo. Risale i gradini e saluta, nello stesso stile dell’amico Renato Zero: “fate l’amore stanotte!”, mentre il Palamaggiò attonito si svuota e attende un nuovo concerto della “sua” Laura.