NAPOLI – Al Teatro Nuovo di Napoli venerdì 27 febbraio 2009 alle ore 21.00 (e in replica fino a domenica 1 marzo) il debutto di Alfonso Benadduce con il suo ultimo progetto scenico che proporrà , ogni sera, un’articolata commistione fra cinema e teatro, senza soluzione di continuità .
L’attore e regista casertano porterà in “scena†il suo film “Agogno la gognaâ€, di cui è anche interprete Realizzato con il contributo IMAIE e dedicato all’omonimo testo teatrale (edizioni inEdition, 2007), l’opera filmica, della durata di 38’, si avvale del suono di Roberta Arcangeli, il montaggio di Maria Velerio e del lavoro di Barbara Chiarini, in veste di direttore della fotografia ed operatore.
Un corteo porta L’artista alla sua scena lungo il tragitto desolato e solenne del bosco. Egli barcolla al suono di una musica beffarda e, intorno, l’universo pullula di misteriose figure. Una forma appare su un’altura scuotendo la terra col suo tremore, un’altra, come un miraggio, oscilla sotto il sole mentre getta fiori e sputa sangue.
Il corteo avanza, attraversando rovine, campi e luoghi spopolati, mentre L’artista si lancia nel vuoto. Una mandria di asini prende il posto della folla. L’artista legato a una corda sgambetta, persuade e deride chi gli va intorno. Luminosa, la sua compagna, decide di graziarlo uccidendolo, ma fallisce. Giunto alla gogna L’artista danza radioso la fine, in una natura incredula che solleva le foglie solo al suo comando. Il reale diviene futile ornamento.
Alle ore 21.45, sul palcoscenico, Alfonso Benadduce sarà Il povero Riccardo III, da William Shakespeare. L’allestimento sarà presentato, per la prima volta a Napoli, in una nuova veste, una versione spogliata da ogni orpello e che abbandona sulla scena, tutta sola, la scellerata figura del suo protagonista. Un essere luttuoso che si spinge nel desiderio fino a precipitare nella voragine del sentimento per tentare di non esistere.
L’attore e i suoi mezzi tragici sono il solo teatro. La scena sgombra lascia spazio alle gesta del corpo, sagoma che si presta a qualunque storpiatura del creato, e ai tonfi della voce, che cerca se stessa brancolando nel testo. Qui si giustifica Riccardo III, il povero. Centrale è la malevolenza verso ogni movenza dell’esistere, la ribellione di fronte a qualunque destino. Povero Riccardo, piegato a così crudeli mostruosità , privo persino di una legittima successione al trono.
Esemplare avventuriero contro la rovina planetaria. Esplorerà l’odio, la rivalsa nei confronti del femminile, da conquistare e annientare in quanto forza generatrice e immagine di fragilità . Demoniche donne lo accosteranno ballando, angeli diabolici gli appariranno in sogno, lascivamente cederanno alla sua impudicizia. Riccardo l’infanticida, l’accattivante, il rètore, il dire superbo tra le voci funeste dello spirito.
