NAPOLI – Il Teatro Nuovo di Napoli, nell’ambito del progetto Lengue of Ccà . Vent’anni dopo, (intenso viaggio nell’universo poetico moscatiano, attraverso tre spettacoli) ospiterà fino a domenica 8 febbraio, Il sogno di Giruzziello, intensa e delicata ‘creazione’ di Enzo Moscato, di cui il drammaturgo cura il testo, l’ideazione scenica e la regia.
Presentato dalla Compagnia Teatrale Enzo Moscato, lo spettacolo si avvale della presenza, in scena, oltre allo stesso Enzo Moscato, di Valentina Capone, Cristina Donadio, Gino Grossi, Carlo Guitto, Pasquale Migliore, Enzo Moscato, Salvio Moscato, e la partecipazione di Francesco Moscato, Gianky Moscato, Peppe Moscato, Fortunato Mugnano, Giuseppe Affinito jr.
Gita festosa, in memoria di un amico, al paese, misteriose, ‘e’ Chi T’ha ‘Ntise’ (letteralmente: Chi T’ha Sentito’, ed è metafora, ovviamente, del Teatro), è l’ideale sottotitolo di questo lavoro, che, tra l’onirico, il tragico, il comico, il grottesco, situazioni sceniche e di scrittura, magicamente sospese a quella ben nota dimensione, tipica di Moscato, fatta al contempo di reale e immaginario, di concreto e di simbolico, intende ricordare la figura, umana e artistica, di Gino Moscato, fratello e sodale, prematuramente scomparso, in tanti spettacoli messi su per il passato dal drammaturgo.
Enzo Moscato punto di riferimento e capofila della nuova drammaturgia napoletana, unisce, nella sua drammaturgia, lingua e idioma di ieri e di oggi, traendone un linguaggio audace, aggressivo ed universale. Il suo teatro è fatto di poesia, che incide il tessuto partenopeo in tutte le sue forme, dalle più semplici a quelle più complesse.
Le sue creazioni teatrali sono ‘costruite’ su un ardito, ma ben calibrato, pastiche linguistico, in cui l’uso del linguaggio dialettale napoletano è un fatto nativo, radicato, ma anche culturale. La lingua napoletana come base, come denominatore comune, ed il gioco goliardico con termini inglesi, e per lo più, francesi e tedeschi, si fondono con immensa naturalezza.
Il sogno di Giruzziello è una sorta, anche, di bizzarra, frammentata, nonchè personalissima elaborazione del lutto. Il ‘Sogno’, a cui fa riferimento il titolo (che parte proprio da un piccolo scritto autobiografico di Ciro), non è messo in scena per rimuovere il dolore o mettere a tacere l’anima ferita dall’Assenza, bensì, al contrario, per mantenere sempre vivo e costante, il senso della vita, della gioia, la pienezza, l’umorismo, che l’indimenticabile ‘Giruzziello’ seppe comunicare a tutti – pubblico e compagni di teatro – per l’intenso, anche se brevissimo, tempo che gli fu concesso di passare in questa vita terrena.
