NAPOLI – Il palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli ospiterà , da giovedì 22 a domenica 25 gennaio 2009, il Progetto “Ab-usoâ€, un’ apprezzatissima operazione drammaturgica ad opera di Accademia degli Artefatti di Roma, che continua la propria ricerca sui meccanismi della comunicazione. Un luogo quello della comunicazione dove il concetto di realtà è sempre in bilico e sempre da ristabilire.
Il collettivo romano prosegue questo percorso, iconoclasta e anti spettacolare, già condotto attraverso i testi di Crimp, Kane, Pirandello e Handke, con due esercizi, due piccoli esperimenti, mutuati dalla scrittura mordace e acuta di Tim Crouch: My Arm, in scena giovedì 22 e venerdì 23 alle ore 21.00, e An Oak Tree, in scena sabato 24 alle ore 21.00 e domenica 25 alle ore 19.00 e alle ore 21.00.
Entrambe le drammaturgie, allestite e dirette da Fabrizio Arcuri e tradotte da Luca Scarlini, impongono un ripensamento dell’attore in scena e cercano con lo spettatore un rapporto di complicità . Due atti di ‘potere’ esercitati attraverso il linguaggio, due abusi: abusi nei confronti di sé stessi, degli attori, e degli spettatori, perchè quello che succede, nella realtà come sulla scena, è tutto vero ma impreciso. E’ tutto falso ma reale, come un’ipnosi.
“My armâ€, interpretato da Matteo Angius ed Emiliano Duncan Barbieri, è il monologo di un trentenne che ha sfidato se stesso, le proprie possibilità .. Dopo aver dimostrato di riuscire a stare per quattro mesi senza andar di corpo e per un periodo, più o meno simile, senza parlare, per un’altra sfida immotivata il protagonista una mattina porta un braccio sopra la testa e prova a verificare per quanto tempo riuscirà a tenercelo.
L’uso che fa di un pupazzetto inquadrato da una videocamera e di una serie di oggetti che prende in prestito dagli spettatori, sono pezzi di un gioco manipolatorio gelidamente astratto, di una rappresentazione che, forse, “nulla†ha da raccontare. I video sono a cura di Lorenzo Letizia, gli ambienti di Dario Labonia.
Più complesso è “An Oak Treeâ€, interpretato a rotazione da Matteo Angius, Gabriele Benedetti e Pieraldo Girotto, che incrocia i piani di realtà tra uno spettacolo (lo stesso spettacolo che lo spettatore vede, ma che accadrà tra un anno) e quello di un incidente, che fa incrociare le esistenze dei suoi sfortunati protagonisti.Una struttura drammaturgica sempre ambigua, anche perchè il secondo interprete è, ogni sera, diverso, nonché ignaro della storia e delle battute che interpreterà .
Quest’ultimo, interpretato a rotazione da Valentina Capone, Fortunato Cerlino e Michelangelo Dalisi, riceve il copione solo durante la messinscena, senza istruzioni registiche o informazioni sui movimenti, che gli vengono comunicati, live, dal primo attore, creando momenti di grande pathos e lampi di humour nero, a seconda degli interpreti e delle loro reazioni. I passaggi sonori sono a cura di Dj Rasnoiz, gli ambienti di Dario Labonia.
In ambedue i lavori, al centro ci sono i meccanismi della comunicazione, scomposti e resi visibili in ciò che accade sulla scena. Un processo che è indagine sul potere, o si potrebbe dire anche sull’ab-uso del linguaggio, ma in grado d’innescare, un meccanismo che riporta la storia raccontata in una dimensione “emotiva”.
