Napoli, al Teatro Elicantropo A cirimonia va in scena fino al 1 febbraio

NAPOLI – Una prima nazionale per la riapertura del teatro Elicantropo a Napoli; sarà di scena infatti il 22 gennaio (ed in replica fino al 1 febbraio) alle ore 21:00 “A cirimonia”, uno spettacolo di Rosario Palazzolo, diretto ed interpretato dallo stesso Palazzolo e da Anton Giulio Pandolfo.

Dopo aver scritto “Ouminicch’” nel 2007, il regista, autore e attore Rosario Palazzolo ha iniziato la composizione di una Trilogia, anzi una Trilugia, che possa descrivere, partendo dalla concretezza della cultura siciliana, l’universalità delle relazioni umane.L’essenza dello spettacolo “‘A cirimonia” è rappresentato dal rapporto tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e qualsiasi altra ‘singolarità’. La Compagnia del Tratto collettivo palermitano, fondato da Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo ed il sostegno di Delia Calò nel 2002, si occupa essenzialmente di nuove drammaturgie e nuove musiche.

Il teatro è sempre stato il simulacro dell’esistenza, lo spazio in cui l’uomo incontra se stesso, le sue contraddizioni, ma è anche il luogo delle attenuanti. Ha una funzione sociale necessaria che permette alla coscienza di farsi carico delle proprie responsabilità.

”A cirimonia” è uno spettacolo sulla solitudine, sull’impossibilità di parlarsi, sull’inadeguatezza di qualsiasi verità. Due personaggi in scena, ‘U masculu e ‘A fimmina, celebrano una cerimonia che li obbliga a un dialogo, solo apparentemente privo di senso. Un dialogo straripante di silenzi pieni di paura che, man mano, si trasforma, diviene urlo, esigendo un ritmo da tragedia ed una musicalità surreale, in una perfetta idiosincrasia di stati d’animo.

È’ una liturgia che si ripete da anni, quella cui il pubblico assiste. I due personaggi, utilizzando un gioco grottesco sono obbligati a ricordare, tentando di appigliarsi a un qualche brandello di verità. Una verità che, però, inesorabilmente risulterà inafferrabile. Il tutto, in una lingua vivida, un palermitano violento e realistico, che spiazza lo spettatore e lo opprime in un contesto visionario e squamoso.