Napoli, al teatro Nuovo Romeo e Giulietta in prima nazionale

NAPOLI – Una prima nazionale di grande rilievo sarà in scena da venerdì 19 dicembre 2008 alle ore 21.00 (ed in replica fino al giorno 29) al Teatro Nuovo di Napoli, si tratta del debuttodi Romeo e Giulietta, adattamento del testo di William Shakespeare a cura di Pino Carbone, che ne cura anche la regia e la messinscena.

Lo spettacolo si avvale della presenza, in scena, di Francesca De Nicolais, Marco Fubini, Luca Mancini, Francesco Moraca, Fabrizio Nevola.

“Romeo e Giulietta” è la storia di un’iniziazione. In essa Shakeaspeare esplora un confine: quella tra l’adolescenza e l’età adulta. Di questa transizione, l’amore è uno strumento indispensabile, insieme alla sessualità, all’odio, all’inevitabile violenza. Ma è anche la scoperta, la ricerca di emozioni, ed un forte senso d’abbandono e di solitudine.

 

Quest’ultimo aspetto, nell’adattamento di Pino Carbone, è esasperato dalla totale assenza dei personaggi adulti. Assenza che lascia, però, una traccia nei personaggi superstiti, poichè è presente in scena, dolorosamente tangibile.

“L’idea di questo allestimento – spiega il regista – nasce dall’esigenza di un confronto con un testo intessuto da relazioni forti e da sentimenti assoluti, per verificare se Amore, Odio, Onore, Amicizia, Violenza, conservino ancora tutta la loro forza, la loro brutalità”.

I cinque personaggi in scena, Romeo, Giulietta, Tebaldo, Mercuzio e Paride, vivono la condizione dell’abbandono. La profonda assenza li ha resi orfani, costretti per questo a prendersi cura l’uno dell’altro, a darsi da sé le regole e l’esempio, ad essere genitori e figli allo stesso tempo.

Insieme imparano a soffrire, ad amare, ad odiare. Assecondano, inconsapevoli, istinti primordiali come la sessualità, la violenza, essendone attratti, affascinati, ingenuamente incuriositi. Scoprono la diversità, il dolore, l’impossibilità, la delusione, ma anche le emozioni forti, come la gioia, l’attrazione verso l’altro, una sensazione di completezza che è l’amore. Riconoscono e giocano con le emozioni. Si spaventano di fronte ai loro corpi che cambiano, di fronte agli eventi di cui sono protagonisti e che non possono evitare ne modificare.Il loro è un mondo ristretto, circoscritto. Il loro mondo è lo spazio scenico e le relazioni, che di volta in volta si instaurano tra i cinque, sembrano le uniche possibili.

La “realtà rimane l’unica incognita, che entra, violenta e improvvisa, dalla spaccatura che la verità delle emozioni crea in una struttura apparentemente solida e rassicurante. Invade lo spazio rendendo i personaggi più umani e per questo più deboli e, paradossalmente, più tragici.