Napoli, al Teatro Nuovo c’è Lina, quella che fa brutti sogni

NAPOLI – Il Teatro Nuovo di Napoli inaugura la nuova stagione teatrale con lo spettacolo Lina, quella che fa brutti sogni, che sarà in scena dal 4 fino al 9 novembre, , di Massimo Salvianti, interpretato da Fulvia Carotenuto, per la regia di Pierpaolo Sepe.

Con un tour di circa due mesi, sette piazze italiane e 23 repliche che porteranno lo spettacolo
in giro fino al 29 novembre, si realizza un tassello importante: ovvero la distribuzione e l’ospitalità teatrale di ExtraCandoni. L’articolato progetto, che coinvolge CSS Teatro Stabile di innovazione del FVG, Teatro Kismet OperA – Teatro Stabile di Innovazione di Bari, Nuovo Teatro Nuovo – Teatro Stabile di Innovazione di Napoli, Teatro Eliseo di Roma e Arca Azzurra Teatro di San Casciano (FI), da vita, così, ad una “rete italiana che s’impegna, con azioni concrete, nella produzione e nella promozione della nuova drammaturgia.

Lo spettacolo porta in scena la storia di Lina, ovvero una storia basata su un piccolo mistero, un delitto e una colpa rimossa. Dopo aver ucciso un uomo, il Maresciallo da cui era a servizio fin da ragazza, Lina, la protagonista, è chiusa da trent’anni in un istituto psichiatrico.

L’incontro con un medico di fede basagliana, che inizia con lei un percorso di recupero basato sull’ applicazione dei principi della riforma del grande psichiatra triestino che hanno ispirato la legge 180 in Italia, l’aiuterà a ricordare e, solo accettando il doloroso ricordo, la protagonista potrà tentare di ricostruire le ragioni del suo gesto e forse a superare un trauma.

Il testo di Lina è nato da solo – sottolinea Massimo Salvianti – si è fatto da sé, strada facendo, una parola, una battuta, una scena dopo l’altra. Nessun progetto, nessuna istanza sociale, politica, umana, artistica è responsabile della sua scrittura.

Scorrono così le immagini della poverissima infanzia di Lina, cresciuta in un in un basso napoletano, poi gli anni umilianti passati a Firenze a servizio come domestica, ma anche l’attaccamento alla piccola Giulia, figlia dei padroni di casa presso cui lavorava, fino all’affiorare della memoria di un tragico gesto.