Serao: barman o medico reale?

CASERTA – Qualche anno fa, mentre sono in visita alla Pro loco di Casal di Principe, Renato Natale mi parla per la prima volta di Francesco Serao, medico reale di Ferdinando IV di Borbone, nato San Cipriano nella Diocesi di Aversa nel 1702 e morto ad a Napoli nel 1783. Se sia o meno antenato di Giacomo Serao, proprietario dell’omonimo bar casertano e originario di San Cipriano, lo accerteremo più avanti…

L’ex sindaco Natale si dice dispiaciuto che la sua terra sia ingiustamente vituperata ed è convinto di poterla valorizzare anche grazie alle attività delle Pro Loco.

Ho voluto accontentarlo: non solo perché intanto anche Giacomo Serao, il barman, si è incuriosito, ma perché ho scoperto che dal 1769 Serao abita a CASERTA, negli appartamenti dei principi Francavilla e Morsiconovo, nei pressi dell’attuale Piazza Vanvitelli, e nel 1771 si trasferisce a casa di Gennaro Orlando, nella Piazza che dal mercato (attuale Piazza Vanvitelli) porta a quella dietro le Carceri (via Battistessa) passando per via Alois.

Il personaggio poi si è rivelato di spessore internazionale! Socio delle prime Accademie d’Europa, come la Royal Society, è stato persino maestro di fisiologia di Pietro Giannone, l’intestatario del Liceo Classico di Caserta. È collezionista di piante provenienti da tutto il mondo, che fa riunire in un orto botanico insieme all’erbario seicentesco dell’Imperato. Medicina e botanica vanno spesso a braccetto, tanto che il suo orto – che potremmo dire antenato del Giardino inglese di Caserta – viene ereditato da Domenico Cirillo, a sua volta medico e botanico.

Ma Serao è anche molto legato alla massoneria danese di Friederich Munter e di Giuseppe Zurlo, un orientamento volto a rinnovare la società attraverso la scienza e la cultura. Per varie ragioni, comunque, Francesco Serao è già celebrato nel 1816 dalla Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli. Eppure il Dizionario Biografico degli Italiani lo censisce solo nel 2018!

Non ci resta che seguire le sue orme dall’inizio…

Dopo gli studi dai padri gesuiti, Francesco decide di fare il medico. Si laurea a 18 anni e inizia a fare pratica con Nicola Cirillo (1671-1734), parente del più famoso Domenico e primario di Medicina della Regia Università di Napoli. Dopo la pratica, apre a casa uno studio privato e comincia ad insegnare anatomia e medicina teorico/pratica all’università.

Nel 1732 viene nominato segretario dell’Accademia delle scienze voluta da Celestino Galiani (1681-1753) e dallo stesso Nicola Cirillo, di cui Francesco diviene il biografo.

Nel corso della sua attività, Serao riforma tutta la Scienza Medica settecentesca, basandola sull’osservazione della natura e delle malattie. Della sua attitudine scientifica viene informato anche il re Carlo di Borbone, che gli chiede di raccontare l’eruzione del Vesuvio in uno dei primi libri scientifici su questo argomento.

La Storia dell’Incendio del Vesuvio (1737) viene pubblicata a Parigi nel 1741 e tradotta dal latino in italiano e in francese, attirando curiosi e stranieri. In questi anni infatti la corte usa come lingua di comunicazione solo il latino o lo spagnolo, per cui le traduzioni amplificano la portata delle operazioni.

Tra il 1742 e il 1744 Francesco Serao viene invitato da re Carlo a scrivere sulle tematiche più varie: dalle tarantole ai leoni, dai cinghiali agli elefanti.

I suoi lavori rappresentano un interessante spaccato del Regno di Carlo di Borbone. Legati all’attività dell’Accademia delle Scienze, vengono tutti ripubblicati in Opuscoli nel 1766: Lezioni accademiche sulla TarantolaOsservazioni sul fenomeno accorso nell’aprirsi un cinghialeDescrizione dell’Elefante mandato in dono nel 1742 a re Carlo di Borbone (Napoli, 1742); Saggio sulle considerazioni anatomiche fatte su un leone morto nel Parco del re (Napoli, 1744).  

Nel 1755 Francesco diventa Primario di Medicina e riferimento universitario per la botanica, fino all’attribuzione della cattedra a Domenico Cirillo (1760).

La sua fama giunge fino a Parigi. Gode dell’amicizia degli uomini più colti, come Simmaco Mazzocchi – l’antiquario a cui è dedicata la strada che dalla Chiesa di Sant’Elena di Caserta conduce a via Mazzini – per il quale scrive dei Commentarii.

Dal 1769 Serao è medico di fiducia di Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo, tanto da occuparsi persino della morte del piccolo Carlo Tito, il loro figlio primogenito morto prematuramente.

Nel 1778 il re lo nomina Medico ordinario di corte e Protomedico Generale del Regno. Per  I’apertura dei Regi Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale di Napoli), scrive due grossi volumi – le Orazioni latine e le Istituzioni mediche – che però non vengono mai pubblicati. 

Muore a più di 80 anni, nel 1783, e viene seppellito nella Chiesa di Montevergine a Napoli, dove ancora dovrebbe potersi rinvenire il suo epitaffio.

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