CASERTA – Ricercatori e clinici hanno sempre dimostrato, nei confronti della balbuzie, un grande interesse. Ciò è testimoniato dall’ elevatissimo numero di pubblicazioni reperibili nella letteratura internazionale.
Nonostante ciò il dibattito è sempre aperto: dal celebre racconto di Plutarco sulla vita di Demostene fino ai nostri giorni, le stesse domande assillano sia lo scienziato che l’uomo di strada sul perché si diventa balbuziente.
Infatti ,la balbuzie rappresenta tuttora un tema ampiamente discusso, sia per quanto riguarda le cause ,sia per ciò che riguarda il gran numero di proposte terapeutiche, sia per le diverse discipline e figure specialistiche coinvolte ed interessate.
Nel descrivere il fenomeno balbuzie non si può fare a meno di dedicare almeno un accenno alle sue teorie patogenetiche.
E’ ben nota la dicotomia tra comportamentisti e organicisti, oggi forse superabile accettando l’idea che alla base del disturbo vi sia un substrato organico che è per lo più geneticamente trasmesso, e che situazioni di ansia e di stress emotivo non generano, ma accentuano ed amplificano la sintomatologia.
Inoltre, bisogna tener conto che chi è affetto da tale disturbo ha consapevolezza delle proprie difficoltà e questo lo porta a rinunciare e ad evitare progressivamente tutte le occasioni di scambio verbale.
Interagire verbalmente diventa sempre più difficoltoso ed essendo legato ad uno stato di ansia e disagio continui , il balbuziente cerca di modificare e adeguare la propria vita al disturbo tentando di convivervi faticosamente .
Spesso il problema da origine a un circolo vizioso:
– Difficoltà a entrare in relazione
– Timidezza
– Paura di sbagliare
Tutto questo comporta ripercussione nella vita del balbuziente fino ad intaccare quella che si definisce “la qualità della vita”.
A questo proposito ritengo sia giusto lasciarvi con le lettere scritte da due giovanissime pazienti affette da tale patologia. L aloro storia deve essere vista come una speranza ed un è una speranza e incoraggiamento
Sono una ragazza di 13 anni e frequento la terza media. Da quando avevo cinque anni, genitori e parenti iniziarono ad accorgersi delle mie difficoltà nel parlare.
Il mio, tengo a chiarire questo concetto, non è un comune problema di balbuzia o l’impossibilità a pronunciare bene qualche consonante o vocale. Non si può spiegare bene; in pratica, mentre parlo è come se qualcosa di a me sconosciuto riuscisse a fermarmi.
Mamma e papà pensavano fosse una cosa temporanea, ma vedendo che alle elementari io non leggevo e certamente non per la mia timidezza, ma per questo mio problemino, spinti dalle maestre decisero di farmi fare un po’ di logopedia. Così, dopo avermi convinto, abbiamo fatto una serie di visite e deciso di recarci presso un centro specialistico dove andava anche una mia amica alle prese con problemi di balbuzie.
Era il 2008.
Cominciai questa terapia. Purtroppo, però, la diagnosi fu errata. Così le cure venivano indirizzate verso un bersaglio sbagliato. I miglioramenti si notarono, ma non subito, occorse aspettare diversi mesi. Le sedute erano previste lunedì e mercoledì mattina. Così, mamma veniva a prendermi a scuola il che mi obbligava a perdere le lezioni. I miei compagni volevano sapere il perchè di quelle mie assenze, ma a me dava fastidio dare spiegazioni. Per fortuna a scuola l’aspetto didattico non diede problemi e venni promossa in prima media.
Alla ripresa della scuola non ero ne agitata, ne triste, avevo solamente paura che i nuovi professori mi facessero domande alle quali non sarei stata in grado di rispondere come una ragazza normale. Dopo qualche mese agli scritti ho ottimi voti, non così all’orale. I docenti non riuscivano a capire perché.
Tra essi c’era la professoressa di matematica. Lei aveva capito qualcosa. Così, mi metteva a mio agio, mi tranquillizzava, mi metteva nelle condizioni ideali per tirar fuori la voce, per far si io leggessi bene. Riesco ad andare alle interrogazioni e, pur nella mia timidezza, qualcosa riesco a dire. Vengo promossa in seconda.
Non so perché, ma in questa fase il mio problema si acuì ancora di più. Di andare nuovamente al centro di logopedia non ne volevo sapere. Mi avrebbe causato la perdita di altre lezioni. Riesco a terminare l’anno e approdare in terza media. Ancora una volta la mia professoressa di matematica si mette a disposizione. Mi lascia il numero di telefono di una persona, la dottoressa Valentino, che lei reputa bravissima insistendo perché io la chiamassi.
Dopo questo colloquio io comincio a piangere spiegando la cosa alle mie amiche. Il pianto è stata una reazione alla paura, alla impossibilità di risolvere il mio problema. Temevo di fare l’ennesimo buco nell’acqua. La mia mamma decise, però, che era il caso di provare. Triste accetto. Feci bene.
Subito dopo qualche seduta palesi si sono visti i miglioramenti, felicemente li notò anche la professoressa di matematica. Durante questo periodo ci siamo conosciuti bene e scherziamo sempre. Qualche settimana fa ho finito le mie terapie, però continuo ad andarci perché non voglio perdere le amicizie li createsi. Ora a scuola parlo ed anche parecchio, alle interrogazioni non ho più quella forte timidezza che era in me e che mi schiacciava la voce. Ora sono rinata. Ho partecipato anche alle selezioni per Io canto di Gerry Scotti. Il che, considerando le mie difficoltà del recente passato, sa quasi di miracolo. Devi dire che Raffaela Valentina è stata davvero la mia salvezza.
Ed ecco la storia di Renata
Sono una ragazza di 11 anni, mi chiamo Renata (il nome è di fantasia per motivi di privacy) e frequanto la seconda media. Ho letto sul vostro giornale la storia di una mia coetanea che aveva problemi di comunicazione. Problemi che, però, l’intervento della dottoressa Valentino è risucita a risolvere. Vorrei anche io raccontare la mia esperienza.
Fin dall’ età di sei anni ho avuto problemi con il linguaggio. Balbettavo. La prima cosa che fecero i miei genitori fu quella di portarmi presso una logopedista di Maddaloni. Qui mi sono sottoposta a terapie per un anno, ma, purtroppo, non ebbi miglioramenti, anzi, il mio problema si accentuò.
Davanti a quesi sconfortanti risultati, il mio umore crollò, decisi di non far più niente e convivere con questa fastidiosa compagna di viaggio. Il problema, però, è che quando ero particolarmente nervosa la balbuzia si accentuava e non si capiva niente di quel che dicevo.
Così, dietro l’insistenza dei miei genitori, sono andata dalla dottoressa Raffaela Valentino. All’inizio, essendo molto timida, ho trovato difficoltà a socializzare con gli altri. Piano piano mi sono inserita cercando di superare le mie difficoltà. Ricordo che prima parlavo il meno possibile, proprio perchè non volevo manifestare il mio problema. La cosa, però, portava a isolarmi dalle mie amiche, non partecipavo alle loro discussioni, mostrandomi, anzi, scontrosa. Loro, a dire il vero, hanno sempre cercato di aiutarmi, ma inutilmente. Oggi, quelle stesse mie amiche mi dicono che sono molto cambiata.
Andando dalla dottoressa Valentino, oltre ad acquisire un buon linguaggio, ho imparato a fare componimenti e riassunti.
Oggi non ho pù problemi di socializzazione, esprimo liberamente tutto ciò che penso e in classe intervengo senza timore.
Tutto questo grazie alla Valentino. Le sono grata e, attraverso questa lettera, voglio ringraziarla con affetto.
