Caserta, il 118 provinciale è al collasso: poco personale per circa un milione di chiamate annue

CASERTA – Ancora disagi alla centrale del servizio pubblico sanitario del 118 della provincia di Caserta. Il servizio che si interessa in prima persona della tutela del cittadino ed è il primo servizio ad intervenire in materia di salute pubblica è al collasso per troppo lavoro e poco eprsonale all’opera.

Alla centrale operativa, dove ci sono persone qualificate a rispondere alle varie esigenze e difficoltà di tutto il territorio della provincia di Caserta, e dove, chi risponde non è un centralinista ma personale qualificato, con la capacità di intervenire in ogni situazione d’emergenza. All’interno della centrale lavorano infermieri e medici, che ricevono migliaia di telefonate di richieste di aiuto più disparate.

La centrale di Caserta deve sopperire alle chiamate di tutto il territorio provinciale e smistare successivamente la chiamata alle varie postazioni dislocate in vari ospedali. E’ da qui che partono gli interventi, ed è sempre qui che le svariate richieste di aiuto arrivano. Con la conseguenza che spesso gli operatori non riescono a tenere testa a tutte le chiamate.

Al servizio dei cittadini ci sono operatori sanitari qualificati ed energici, dotati di spirito di iniziativa, quello che serve nelle emergenze, e capacità di capire quando l’emergenza può essere risolta diversamente. Ricordiamo inoltre che, dagli ultimi dati dell’Istat, che registravano nel 2001, un totale di chiamate annue di 870.000 al 118 di Caserta, ad oggi, le chiamate sono arrivate a più di un milione.

Dato da non sottovalutare soprattutto se si pensa che, ogni giorno, a rispondere a tutte le telefonate, ci sono solo due operatori. Ai due operatori di turno viene chiesto di fare il lavoro di almeno quattro. Pensiamo ad esempio, quando capita un solo incidente. Per uno solo si fanno all’incirca trenta telefonate che sollecitano aiuto, anche quando l’ambulanza è già partita. Per rispondere alle sole telefonate di quell’intervento, si possono trascurare altre richieste di aiuto.

E magari potrebbero essere molto più gravi della prima, con il rischio di ritardare l’intervento. Dunque, la salute pubblica sembra a rischio, manca il personale che dovrebbe evadere le telefonate e quelli rimasti sono ormai al collasso. Ma da tempo si stanno facendo richieste di aiuto che puntualmente vengono sottovalutate. Il personale infermieristico è al collasso, nonostante tutto non abbandonano il loro posto di lavoro e si prodigano senza sosta per lo spirito di collaborazione e solidarietà al servizio del cittadino. La salute pubblica va tutelata, ma prima vanno tutelati medici, infermieri, incaricati del servizio.

Il personale del 118, da tempo, per sopperire alla carenza di personale, è costretto a lavorare per ventiquattro ore di fila. Non solo non è legale, ma davvero può essere utile al cittadino un infermiere stanco per aver fatto un doppio turno? O serve personale capace di tenere la mente lucida nelle situazioni che lo richiedono. Un problema di tutti, quindi, che sarebbe
meglio affrontare al più presto per la salute di tutti i cittadini e non solo di pochi.