Maddaloni, «Quale Futuro?» Il Castello protagonista martedì 18

MADDALONI (Caserta) – “Quale futuro? Il complesso monumentale del castello, delle torri e del parco …. “ il titolo della manifestazione di martedì 18 novembre 2025 alle ore 18 presso la Sala Gebbia della Biblioteca Comunale di Maddaloni. Al centro del tavolo ci saranno l’Architetto Antonio Mereu e il prof. Antonio Tedesco che sono i redattori del documento proposta per definire insieme una “istanza unitaria” da presentare al sindaco ed all’Amministrazione Comunale di Maddaloni.

L’abnegazione progettuale dei due studiosi si perde nel tempo, è già passato un decennio da quando proposero al primo cittadino di Maddaloni un protocollo per la salvaguardia del patrimonio artistico culturale architettonico di Maddaloni con in primis il Castello de Sivo.

Anche attraverso il movimento “Re curo” sono continuate le iniziative in tal senso orientate. La stampa  ha, inoltre, ospitato le riflessioni e le considerazioni dei due professionisti circa le sorti del complesso monumentale del castello, delle torri e del parco.

Nel tempo grazie anche all’abnegazione del Gruppo Archeologico Calatino, e non solo, si sono avuti diversi movimenti pro-castello e complesso collegato. Il problema più grosso risultava la mancanza di titolo di proprietà da parte del comune di Maddaloni. Questo ostacolo, e gli articoli della nostra testata giornalistica ne offrono una cronaca itinerante, è stato superato dal passaggio di gestione del bene all’amministrazione comunale. Dunque, il tempo delle ipotesi ora deve cedere il passo alle proposte concrete. Proposte concrete sono quelle che Mereu e Tedesco voglio mettere in campo per il bene e il simbolo della città di Maddaloni.

Martedì 18 novembre 2025 alle ore 18 presso la Sala Gebbia della Biblioteca Comunale di Maddaloni l’incontro serve a porre dei punti fermi da cui partire. Questo è possibile anche perché sembra sia stata siglato l’accordo tra il Comune di Maddaloni e l’Università “Luigi Vanvitelli” che mira prima a svolgere un’azione di ricerca archeologica, dunque storica, da qui uno studio e interventi di messa in sicurezza. Tutto questo deve tendere a un progetto di recupero che sia funzionale sia per il castello e che per il parco collinare.

Certo ben dopo 224 anni di attesa di riappropriazione del bene come simbolo della città, dopo che i de Sivo nell’Ottocento ne fecero un’abitazione privata, questo momento storico diventa determinante, ed è quello che da dieci anni, in coppia e con documenti, cercano di far capire Mereu e Tedesco. È indubbio, e lo si continua a dire da decenni che il complesso medievale dato dal Castello, dalle torri e dal parco rappresentano sono il cuore e simbolico di Maddaloni tant’è che lo assume nello stemma. Qualche dettaglio di natura storica del Castello lo offre stesso il prof. Antonio Tedesco sul suo profilo social.

Le tappe di questi mesi con il passaggio del Castello al Comune sono un passo importante, però perché tutto sia funzionale serve che anche le torri e il parco siano parte del processo. Altrimenti si parlerebbe di un progetto monco per quanto bello ma poco funzionale. Con Antonio Mereu ed Antonio Tedesco  potrebbe essere possibile costituire un gruppo di lavoro aperto alla cittadinanza attiva e società civile nonché ai sodalizi per la creazione di laboratorio capace di studiare e valutare le idee ma soprattutto renderle concrete.

In chiusura un estratto storico sul Castello di Antonio Tedesco: «Amatus Casinensis, monaco benedettino dell’Abbazia di Montecassino, vissuto nell’XI secolo e autore della Historia Normannorum, riporta un avvenimento accaduto a Maddaloni nell’anno 1046, in cui un tal Rainolfo Trincanotte insieme a Ugo Fallacia riescono a scappare dalle carceri di Salerno insieme ad altri nobili amalfitani e si dirigono verso Capua o forse Aversa, e in questa loro fuga riescono a trovare riparo presso il castello di Maddaloni dove ad ospitarli vi è Pandolfo IV, principe di Capua, che in quel momento essendo stato spodestato dalla sua città sperava in un appoggio da parte dei Normanni.

Maddaloni in quel tempo, così come scrive il prof. Vuolo, apparteneva a Capua, e in questi convulsi avvenimenti assunse una sua importanza, grazie alla sua imponente fortificazione castellare. Durante il XVI secolo, lo storico Camillo Pellegrino, pubblicò un documento in cui si afferma che nel castello di Maddaloni, aveva il seggio il Gran Contestabile (alto dignitario con funzioni militari), e il Gran Giustiziere di Terra di Lavoro e di Puglia (grande ufficiale della corona con funzioni riguardanti la giustizia), i quali nell’anno 1171, si ritrovarono a mettere ordine ad una lite tra il vescovo e i cittadini di Teano, contro i Sessani, riguardo un corso d’acqua deviato.

Questo, così come altri numerosi atti furono redatti all’interno delle mura del castello. Dunque, il castello di Maddaloni era sede di giustizia per le cause civili e penali, nonché per gli atti di compravendite e testamentari. Il De Sivo afferma che nel castello di Maddaloni ebbero stanza re Ludovico Ungaro, il marito di Giovanna I, Luigi di Taranto, e non ultimo il re Luigi d’Angiò. Nella sua descrizione afferma che il castello aveva forma irregolare, abbastanza ampio, munito di cisterne e stanzoni sotterranei e lo descrive difficilmente attaccabile dall’esterno, inoltre afferma che probabilmente era molto antico e che forse qualche parte di esso risalisse all’epoca romana.

Inoltre, scrive che nel passato vi erano le antiche case ormai non più esistenti, mentre i muraglioni erano interi ed erano questi che lo difendevano da ogni lato, intervallati a tratti da bastioni sporgenti, quadrati o rotondi, dove vi erano anche le buche per i cannoni». Di questo e di altro ancora si parlerà martedì  18 novembre alle ore 18:00 presso la Biblioteca Comunale di Maddaloni all’evento a cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.