CASERTA – Spegniamo l’Isis. Sembra una provocazione contro il gruppo terroristico che, in nome del Califfato, sfida l’Occidente e il mondo intero. Ma non lo è. È quanto si è evinto dall’intensa tre giorni della Summer School di Giornalismo Investivativo dell’Ucsi, che ha avuto luogo dal 9 all’11 settembre 2016 a Casal di Principe.
Cos’è il Califfato
Ma cos’è realmente il Califfato? Per definizione esso è il territorio su cui esercita il dominio il califfo, la massima autorità civile e religiosa musulmana. Loretta Napoleoni, tra gli esperti mondiali di terrorismo, nel suo libro “Isis. Lo stato del terrore”, scrive: “Il Califfato è un animale politico. Non solo conosce bene la politica occidentale, ma possiede anche un eccezionale “fiuto” per l’attuale disordine mondiale. […] Lo Stato Islamico è un nemico da temere non tanto perché usa metodi barbari ma perché incarna un’ideologia globale che presenta al mondo mussulmano come un credo antimperialista. Questo spiega perché continua a rinascere dalle proprie ceneri. È un nemico formidabile non perché applica la sharia all’interno dei suoi confini ma perché ha accortamente incorporato nella struttura stessa del Califfato alcuni degli elementi di edificazione nazionale occidentali”, come l’applicazione della divisione del lavoro dello stato-nazione.
Su “The Atlantic” si legge che l’Isis, in Siria e in Iraq, aiuta nella gestione dei panifici e nella fornitura di frutta e verdura. A Raqqa è presente una mensa per i bisognosi e un ufficio atto alla selezione di famiglie per gli orfani. Esistono, inoltre, programmi sanitari e assistenziali, questo perché – come scrive Napoleoni – “l‘appoggio della popolazione all’interno dello stato guscio, per al Baghdadi, è non meno importante della dedizione dei suoi combattenti. […] al Baghdadi mira a fondare uno stato moderno, basato sul consenso, anche se la definizione di cittadinanza è di per sé limitata dal settarismo e non prevede la partecipazione attiva delle donne. la chiave per ottenere questo consenso è l’offerta di programmi sociali“.
È proprio con la promessa della libertà politica, dunque, mediante la restaurazione del Califfato stesso, che l’Isis ha preso piede su una popolazione reduce da decenni di dominio di leader arabi, sostenuti dagli occidentali.
La tecnologia come strumento di diffusione del terrore
Uno degli strumenti maggiormente usati dall’organizzazione terroristica è la tecnologia. Il 29 giugno 2014 al Baghdadi, considerato il profeta attuale, proclamò la creazione dello Stato islamico proprio attraverso un video. A distanza di poche ore da quel comunicato, lo Stato stesso diffuse su Internet un’altra testimonianza dal titolo “La fine del Sykes-Picot”. Il combattente cileno Abu Saffiya mostrava le rovine di un luogo appena demolito, al confine tra la Siria e l’Iraq e annunciava l’imminente devastazione proprio delle due entità politiche istituite nel 1916 da britannici e francesi.

Per la creazione dei video, l’Isis – come ha sottolineato Haiyder Majeed, documentarista babilonese intervenuto alla Summer School – si rivolgerebbe a terzi, ovvero agenzie specializzate proprio nella realizzazione dei filmati.

Haiyder Majeed
“L’Isis deve molto della sua forza agli strumenti di comunicazione – ha aggiunto Paolo Messa, direttore del centro Studi Americani e Consigliere d’Amministrazione Rai – La rete dei comunicatori vanta un centro media ufficiale nonché una fondazione di produzione video e audio. Per le comunicazioni interne, invece, vengono adoperati altri sistemi come il Deep Web, la rete profonda, o playstation e videogiochi vari”.

Paolo Messa
La tecnologia offre, pertanto, la possibilità di divulgare, nel più breve tempo possibile e al maggior numero di persone, la propaganda della violenza di tutte le organizzazioni armate.
“In passato il messaggio della paura era limitato a un pubblico locale, non globale – si legge in Napoleoni – l’assenza dei social media, e la preferenza delle reti d’informazione e dei loro inserzionisti a evitare di mostrare scene di guerra cruente, ha protetto il mondo dall’orrore degli atti e dei crimini perpetrati in Kosovo. Oggi le atrocità dello Stato Islamico ci raggiungono in tempo reale sui social media e vengono trasmesse da un sistema mediatico sempre all’inseguimento delle notizie riportate su Facebook, YouTube e altri siti. […] La tecnologia, si badi bene, non altera né ingigantisce la natura dei messaggi di violenza diramati dalle organizzazioni armate, la propaganda rimane finalizzata a diffondere la paura tra i nemici e a far proseliti tra i potenziali seguaci”.
Tra Hashtag e app
Durante la Coppa del Mondo 2014, ad esempio, l’Isis adoperò gli hashtag al momento più gettonati, come #Brazil2014, #WC2014, #France, per deviare gli utenti che li adoperavano su link di propaganda jihadista.
Un ‘altra iniziativa è l’app in arabo per Twitter “L’alba delle liete novelle”, prodotto ufficiale dello Stato Islamico, che è stata creata con il fine di informare in merito alle ultime notizie del gruppo armato.
al Baghdadi e la politica occidentale
In netto contrasto con la politica occidentale, è stata la decisione di al Baghdadi di figurare in pubblico, nella maggior parte delle occasioni, con il volto coperto, anche in presenza dei suoi uomini più fidati. Da qui è nato il soprannome di “Sceicco invisibile”.
In “Isis. Lo stato del terrore” si legge, ancora: “La segretezza e il mistero che circondando ancora adesso il moderno califfo appaiono come l’antitesi tanto dei politici occidentali, sempre pronti a mostrarsi in pubblico e a pontificare, quanto dei dittatori arabi, le cui onnipresenti immagini, affisse ovunque, alimentano per loro il culto della personalità“.
Il sottile confine tra notizia e buon senso
In una situazione così precaria, quale è quella odierna, nella quale anche il ruolo della notizia stessa è mutato, occorre prestare attenzione tra ciò che è esigenza di informazione e ciò che è buon senso. Decidere di non mandare in onda o divulgare i contenuti creati dall’Isis – come chiese subito, prima di tutti, l’Osservatorio Mediaetica di Caserta, centro di analisi sui media – significa scegliere di non contribuire a questa dilagante diffusione di violenza e terrore dei nostri tempi. Purtroppo, però, l’Isis non è solo un fenomeno mediatico, ma una vera e propria piaga che sta imperversando a ritmi incontenibili ed è vero che per poter sconfiggere un nemico bisogna prima di tutto conoscerlo. Nel caos diplomatico dei giorni nostri, in attesa che l’Europa si faccia sentire, lo Stato islamico continuerà, forse e purtroppo, a formare nuovi adepti e a seminare morti e stragi ovunque.
Resta aperto l’interrogativo più discusso degli ultimi tempi: il fuoco dell’Isis potrà mai essere estinto del tutto?

