Caserta, mozzarella di bufala campana dop: guida ai grandi artigiani casertani

 

CASERTA – «La Campania è davvero una superpotenza gastronomica. Dopo aver regalato pasta, caffè, pomodoro, pizza e decine di straordinarie ricette alla cucina italiana, negli ultimi vent’anni si è imposta con altri due prodotti entrati nel paniere: il limoncello e la mozzarella». È così che Luciano Pignataro, giornalista e gastronomo, introduce il prezioso lavoro di Antonella D’Avanzo «Mozzarella di bufala campana dop. Guida ai grandi artigiani casertani» promosso dalla Provincia di Caserta. Una guida ai quarantaquattro caseifici della nostra provincia, aderenti al Consorzio di Tutela, che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto e suddivisi da Antonella in cinque aree di produzione: da Caserta al Matese, Capua e l’Agro Caleno, i Mazzoni, l’Agro Aversano, l’Ager Falernus e il Litorale Domitio.

 

Dopo un’introduzione storica sull’avvento delle bufale nelle nostre contrade, l’autrice delinea le varie fasi di lavorazione della mozzarella facendoci quasi gustare questa meravigliosa creazione, sintesi perfetta della natura e del lavoro e ingegno dell’uomo, sublime formaggio «capace di sviluppare il desiderio di morderlo alla sola vista».

Con un’interessantissima scheda dettagliata Antonella accompagna la storia di ogni caseificio, illustrandone varie voci come le dimensioni, la possibilità di visitare l’azienda soprattutto se sede di una fattoria didattica, la diversificazione dei prodotti che, oltre per la mozzarella, si arricchisce di ricotta, caciocavallo, bocconcini con panna, ciambella, burro, burriello, yogurt, mozzarella al tarfuto, fino al curiosissimo «pallone di Maradona» ad Aversa. Insomma, ce n’è per tutti i gusti addirittura con mozzarella con caglio vegetale per i vegetariani, rispettando anche le intolleranze alimentari con la mozzarella senza lattosio.

Ottima anche l’intuizione dell’indicazione della provenienza del latte di bufala per ciascun caseificio, talora proprietario anche di più allevamenti. Insieme con i vari tipi di certificazione e l’anno d’ingresso nel Consorzio di Tutela, una punta di orgoglio è rappresentata dalla voce «Esportazione all’estero». E così si scopre che il nostro «oro bianco» è amato e perciò richiesto su tutto il pianeta. Non solo in pressoché tutto il vecchio continente, da Malta alla Scandinavia e dal Portogallo fino alla Russia, ma anche nell’America settentrionale, con gli Stati Uniti e il Canada, e in quella centrale con il Messico, Panama e la Repubblica Dominicana. Meraviglioso sapere, poi, che una punta di diamante della nostra terra è arrivata in Medio Oriente e fino all’Estremo Oriente: Libano, Emirati Arabi Uniti, Tailandia, Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Infine anche in Sud Africa.

Dopo tutte queste buone notizie, dovremmo capire quale potenza sia l’Italia, ma soprattutto il Meridione e in particolare la provincia di Caserta. Potremmo concludere affermando di non voler mai più sentire denominazioni volutamente esagerate e diffamanti della nostra provincia, ma solo il prestigioso antico nome di Terra di Lavoro, terra di un promettente e radioso avvenire.