
TRENTOLA DUCENTA (Caserta) – Per un giorno non è stato il Vescovo di Aversa: ieri, mons. Angelo Spinillo era semplicemente uno di loro, uno degli ospiti della Compagnia dei Felicioni, Comunità familiare di Capodarco, alloggiata a Trentola Ducenta nel bene confiscato al camorrista Dario De Simone.
All’orizzonte aleggia un rischio: che il prossimo anno la concessione non venga rinnovata e, dunque, che la struttura possa essere affidata a un’altra organizzazione no-profit. Un’eventualità da scongiurare, stando agli strenui difensori della casa famiglia gestita da Antonio e Fortuna, che vivono qui con i loro quattro figli e con sei ragazzi in accoglienza. Ecco dunque il Vescovo Spinillo chiedere e ottenere un incontro con i responsabili e i bambini che vivono nella sede trentolese dell’associazione, presieduta a livello nazionale da Don Vinicio Albanesi, anch’egli presente all’evento mercoledì pomeriggio.
L’accoglienza è stata entusiasmante: piccoli e grandi hanno espresso la loro gioia ballando e intonando canti all’indirizzo di Monsignor Spinillo che, prima sorpreso e commosso dal calore dei presenti, ha danzato con loro con grande tenerezza. “Sono molto felice di essere qui con voi – sono state le prime parole del Vescovo normanno – ora invito io voi a cantare insieme a me l’Alleluia”. La nostra festa non deve finire: questo il significativo verso del toccante brano che ha coinvolto le tante persone che affollavano il salone della casa. Solenne il momento delle preghiere del Padre Nostro e dell’Ave Maria, precedute dal ringraziamento che Mons. Spinillo ha voluto rivolgere al Signore Dio e alla Madonna “per averci reso partecipi del dono supremo della vita”. In seguito, i ragazzi hanno fatto merenda con il loro ospite d’eccezione a base di dolcetti, crostate e torte artigianali, facendogli infine dono di frutta e ortaggi coltivati nel loro orto.
“L’auspicio è che tutto questo non sia destinato a finire il prossimo anno – ha commentato il vescovo normanno – in quanto siamo di fronte ad una realtà consolidata e radicata nel territorio. Questa comunità è testimonianza di vita e il suo operato va elogiato e preservato. Diversamente, la nostra diocesi sarà disponibile a vagliare tutte le ipotesi affinché la situazione si risolva in maniera positiva”. “Questo tipo di esperienza è forse troppo evoluta rispetto al contesto socio-culturale in cui si trova inserita”, ha osservato Don Vinicio Albanesi.
“Non è facile rompere certi canoni laddove può sembrare impensabile che una famiglia possa occuparsi anche di figli non propri. Tuttavia, si può incidere anche su mentalità refrattarie: Fortuna e Antonio sono riusciti a ottenere il consenso e la fattiva collaborazione di scuole, vicinato, associazioni e parrocchie: bisogna capire che questa è una scelta di vita che nulla ha a che vedere con l’ideologia”.
Durante I’incontro, i responsabili della casa famiglia, Antonio e Fortuna, hanno illustrato in un video le varie attività in cui sono impegnati: “Noi proponiamo un modello culturale, una risposta temporanea ai bisogni del minore, ma il nostro è un impegno sociale ad ampio raggio: sono tante le iniziative che abbiamo ideato e promosso con il prezioso supporto di volontari, operatori, famiglie e Chiesa. Oltre alle manifestazioni di legalità e alle attività laboratoriali, mi piace citare anche le attività di doposcuola che si svolgono nei locali parrocchiali, nell’ambito del progetto I Care. Insomma – ha concluso Fortuna – la nostra è una scelta di vita: quella dell’affido familiare è una sfida culturale: si può fare!”.
Riconoscenza, emozione e speranza si mescolavano negli intensi sguardi delle madri dei ragazzi ospiti della comunità familiare che, nata nel 1996, da nove anni ha trovato casa a Trentola Ducenta, in Via Romaniello. “All’inizio, Antonio e Fortuna erano un po’ scettici: li metteva a disagio trasferirsi in un bene così lussuoso che, per la prima volta, poteva essere utilizzato con finalità nobili e pregevoli”, ha dichiarato nel suo intervento il pediatra Lorenzo Mottola, sostenitore della Comunità di Capodarco, da tempo impegnato in progetti nazionali a tutela dei bambini a rischio e a sostegno della genitorialità.
“Il loro merito principale è stato quello di aver saputo trasmettere valori sani all’intero contesto sociale in cui sono inseriti e che, oggi, fieramente li affianca e valorosamente li sostiene”.
