Napoli, holding della truffa alle aziende in crisi con basisti a Mondragone: 14 arrestati

NAPOLI – Una vera e propria holding d’affari, con interessi in vari campi: hotels, onlus, finanza, consulenze, merchant bank, anche editoria, con partecipazioni nella proprieta’ del quotidiano La Notte. Il Gruppo Catapano, con sede nel centro direzionale di Napoli, con sito internet e grande visibilita’, e’ stato letteralmente decapitato questa mattina all’alba dai carabinieri di Padova che hanno messo a segno 14 arresti (un quindicesimo dovrebbe essere operato nelle prossime ore), denunciato 16 persone, eseguito perquisizioni in tutta Italia, da Padova a Napoli, passando per Milano, Pisa, Pistoia, Siena, Salerno, Caserta. L’accusa e’ quella di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa e falso in atto pubblico.

L’operazione e’ stata battezzata “Manleva”, dal verbo manlevare, ovvero sollevare da ogni responsabilita’ qualcuno e qualche ente, garantendo per lui soprattutto per quanto riguarda debiti, problemi, guai burocratici. E questo faceva la Catapano che, attraverso dei referenti locali, individuava aziende in crisi, sull’orlo della bancarotta e si offriva garantendo ai proprietari un piano di salvataggio. Un aiuto che andava pagato caro, come hanno accertato i carabinieri di Padova, i Catapano chiedevano infatti il 15% dei debiti accumulati in cambio di una via d’uscita che avrebbe dovuto fa evitare il carcere ai malcapitati.

Ma la verita’ era diversa: la holding napoletana incassava milioni, le aziende in crisi
finivano in bancarotta ugualmente, abbandonate al loro destino con danni per creditori e fisco. Coinvolti nel traffico anche professionisti come avvocati, commercialisti, garanti, persone la cui posizione deve essere ancora valutata con precisione. L’indagine era partita in piccolo, nel febbraio 2010, quando una ditta di Este (Padova) era andata in
fallimento. Il proprietario della Ares, Sergio Peruffo, era stato arrestato per bancarotta, ma i carabinieri di Este avevano intuito che dietro il crack c’era di piu’.

I carabinieri sono arrivati presto alla Catapano che, secondo quanto accertato, a partire dal 2008, aveva perlustrato soprattutto il Nord Est in cerca di aziende in crisi. Questo
avveniva attraverso referenti locali. Qui entrava in scena la holding napoletana che si proponeva in grande stile all’imprenditore sulla via della rovina: contatti internazionali, consulenze legali, sito internet, garanzie. Per prima cosa veniva sostituito l’amministratore delegato dell’azienda con un uomo del gruppo, una “testa di legno”,
seguito da amministratori in sintonia (“uomini di paglia”).

La denominazione sociale della societa’ veniva cambiata, le sedi trasferite , le quote societarie rilevate (manlevate) per trasferire ogni responsabilita’ ai nuovi gestori. Gli
imprenditori inizivano a pagare il loro 15% pattuito mentre il gruppo napoletano divideva le good companies dalle bad companies, dividendo utili da perdite e passivita’. Le societa’ in passivo sparivano letteralmente nel nulla, fagocitate da un groviglio di indirizzi falsi, falsi contatti, sedi introvabili.

Le good companies intanto si mangiavano immobili, macchine, tutto quello che restava di concreto della ditta. Per l’imprenditore truffato la bancarotta arrivava comunque, come era successo all’industriale di Este. Nel Padovano sono finite in qusta rete La Zetatre di San Giorgio in Bosco, la Paolo De Nicola di Cittadella, La Emmepi Costruzioni Generali di Masera’, La Confezioni Maglieria Rosanna di Rubano; altrove si segnalano il Centro Pulitura Metalli di Ceggia (Venezia), la Talmec di Vignola (Modena), la Eurologis di Chieti.

Per l’operazione finale sono stati impiegati oltre un centinaio di carabinieri coordinati dal colonnello Renato Chicoli, comandante provinciale di Padova; le ordinanze sono state firmate dal gip Paola Cameran su richiesta del Procuratore Paola De Franceschi. Indagini tutt’ora in corso per completare il complicato puzzle delle responsabilita’ e dei rinvolgimenti.

Tra gli arrestati dell’operazione ’Manleva’, compiuta dai carabinieri di Padova, su una holding che ’svuotava’ aziende in crisi, spicca il nome di Giuseppe Catapano, 46 anni, residente ad Ottaviano (Napoli). Catapano, secondo quanto riferito dagli investigatori, e’ fondatore dell’omonimo gruppo al centro delle indagini coordinate dal pubblico ministero padovano Paola De Franceschi. E’ rettore dell’Universita’ Popolare degli Studi di Milano e Presidente dell’associazione no-profit denominata OPE (Osservatorio Parlamentare Europeo e del Consiglio d’Europa) con sede a Roma.

Di spicco nell’ambito della presunta associazione a delinquere e’ anche la figura di Alessandro Cassioli, 50, arrestato a Cascina (Pisa), responsabile commerciale del Gruppo. In manette anche Luca Montanino, 36, di Palma Campania (Napoli), consulente dell’azienda. Commercialista e socio fondatore di OPE Cristoforo Gammone, 47, di Palma Campania (Napoli), anche lui arrestato, e’ considerato il referente per l’estero del gruppo.

Arrestato anche un avvocato, Elio Buonaiuto, 63, di Ottaviano (Napoli). Socio fondatore dell’OPE, per i carabinieri, ha prestato la sua assistenza legale per difendere i componenti del gruppo Catapano, per rassicurare i clienti ed assistere i prestanome. Destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere anche Bruno Rizzieri, 47, di Castelvoturno (Caserta), considerato il luogotenente di Giuseppe Catapano. Arrestate poi altre otto persone, tutte considerate prestanome per varie societa’ e tutte di Mondragone (Caserta).

Si tratta di Emilio Giuliano Pagliaro, 36 anni; Carmine Gioacchino Balzano, 35; Giuseppina Fiorella Contestabile, 52; Maria Rosaria Grippo, 43; Antonio Loffredo, 45; Anna Maria Pistillo, 28; Salvatore Cascarino, 28; Irene Migliore, 43.