Nola (Napoli) – Dal 5 al 13 febbraio, al Vulcano Buono di Nola, si è svolto il primo salone Mediterraneo del libro. Nella giornata conclusiva, nell’ambito degli incontri con gli autori, si è svolto un incontro con il giornalista-scrittore Luigi Ferraiuolo autore del libro “Le parole che uccidono”.
L’agorà, è stata presentata dalla brava giornalista Daniela Volpecina, presenti anche alcuni ospiti fra cui i giornalisti Antonio Luise e Gennaro Castelli. Il libro, nato all’interno del Corso di Comunicazione dell’I.S.S.R. di Caserta, è stato scritto con la consulenza di politici, medici, associazioni, e avvocati. Nella sua introduzione di presentazione, la presentatrice ha risaltato il bisogno di un libro come questo, che spieghi bene il significato delle parole che i media usano impropriamente, ecco allora il valore del volume scritto da Ferraiuolo, che nel suo intervento, fa riflettere sulle coltri di fumo che i media usano solo per creare confusione, per questo, il volume vuole essere un aiuto per cercare di capire la confusione che si viene ha creare nei mezzi di comunicazione, infatti, il libro è nato sull’onda degli errori che i media fanno nello scrivere.
L’autore, ha proseguito parlando della deontologia professionale dei giornalisti affermando che tutti i professionisti devono avere più stima del prossimo, perchè molto spesso si usano parole che uccidono, e oggi si continua ad usarli mantenendo quest’atmosfera, il vero scopo per cui ho scritto questo libro, dice Ferraiuolo, è di fare riflettere le persone sulle parole scritte in un articolo. L’Avvocato Vagliviello, tra il pubblico, è intervenuto nel dibattito mettendo in risalto l’orientamento politico dell’editore e del giornalista quando si scrive un articolo e non per come realmente è la notizia.
La presentatrice, a sua volta ha evidenziato, come i mali della comunicazione si trascinano anche su unternet creando dei falsi miti e convinzioni sbagliate e dannose, visto l’assenza di una regolamentazione. Il giornalista Antonio Luise, nel suo intervento ha messo in risalto come i giornalisti nella descrizione dei fatti, si devono attenere alla sola descrizione dei fatti e verificarli prima ancora di scriverli. Infine, l’autore del libro ha chiuso il suo intervento spiegando che il coma è composto di tanti stadi, in alcuni di questi, il paziente può riprendersi addirittura dopo alcuni mesi, come già successo in molti casi, per questo non si tratta di coma, ma di “Sindrome non risponditiva”.
