Caserta, arrestati 5 tombaroli e denunciate 39 persone

CASERTA – I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e artistico di Roma hanno arrestato cinque persone su richiesta del pm della procura di Santa Maria Capua
Vetere e hanno notificato ad altre quattro il divieto di dimora nella provincia di Caserta, nonche’ notificato due obblighi di firma presso le caserme.

Trentanove, invece, sono gli indagati che sono stati denunciati. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere e detenzione illecita di materiale archeologico secondo il “Testo Unico” dei beni culturali. I cinque arrestati avrebbero recuperato dei reperti e se ne sarebbero impossessati senza denunciare il rinvenimento alla Sovrintendenza dei beni culturali di Caserta e Benevento.

In manette sono finiti: Annibale Corvino, sessantacinque anni, di Casal di Principe, conosciuto come “o’ professore”; Salvatore Zara, quarantasei anni, Luigi Caterino di cinquantadue anni, Giacinto Lunardelli di cinquantacinque e Filippo Palma di settantadue anni, tutti di Casal di Principe. Il divieto di dimora e’ stato disposto dal giudice per le indagini preliminari a quattro persone di Casal di Principe, Cesa e Mondragone.

Sono 633 i reperti archeologici recuperati dai carabinieri del Nucleo per la
Tutela dei Beni Culturali nell’ambito dell’indagine denominata
RO.VI.NA., coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria
Capua Vetere e presentata questa mattina. Tra gli altri reperti anche
crateri a calice e a volute, skyphos, kylix, gorgoni, satiri e protomi
femminili, 1050 frammenti, 31 reperti falsi, 73 monete antiche, 5
metal detector e 18 spilloni, per un valore complessivo di circa un
milione di euro.

L’indagine avviata nel 2009 ha permesso agli investigatori di
individuare il sodalizio, che controllava il saccheggio sistematico
delle aree archeologiche del nord-est della Campania, arrivando ad
emettere cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti
domiciliari e sette misure cautelari personali, e trentasette
perquisizioni. Gli indagati, complessivamente 51 persone, sono
ritenuti referenti e partecipi di articolata associazione criminale,
finalizzata alla ricerca illecita, all’impossessamento e alla
ricettazione di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino.

Tutto nasce dalle indagini effettuate dalle forze di polizia su uno scavo clandestino nel Sannio, durante il quale uno
dei tombaroli dimentico’ un cappello, usato per raccogliere dei
frammenti archeologici appena scavati. le indagini hanno permesso di
scoprire dapprima il proprietario di questo berretto, poi i suoi
complici, altri personaggi del settore, fino a identificare i
componenti di una intera squadra di tombaroli di Casal di Principe,
abitualmente dedita allo scavo clandestino di materiale archeologico.

Da quella prima traccia, lasciata per errore – spiega una nota
del comando carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio
culturale – sono partiti i primi riscontri da cui si e’ sviluppata
un’intensa ed articolata fase di indagine svolta attraverso controlli
sul territorio, pedinamenti, mirati servizi di osservazione ed
esecuzione di attivita’ tecniche, anche con l’utilizzo di visori notturni e telecamere ad infrarosso.

Gli elementi ottenuti hanno confermato, oltre all’esistenza di piu’ squadre di tombaroli, il ruolo determinante di
alcune persone della provincia di Caserta, quali procacciatori di
reperti archeologici clandestinamente scavati.

Inoltre, sono stati identificati altri fiancheggiatori, tra cui
diversi incensurati, con compiti non meno importanti di occultamento
dei reperti illecitamente acquisiti, in attesa della vendita, come
pure artigiani (soprattutto pugliesi) addetti alla produzione di
reperti falsi, da rivendere mescolati a quelli autentici, e alcuni
liberi professionisti e appassionati collezionisti, che hanno comprato
consapevolmente molti oggetti archeologici di provenienza illecita.

Gli investigatori non escludono che il sodalizio criminoso possa
avere collusioni con la criminalita’ organizzata, poiche’ alcuni degli
indagati sono stati gia’ coinvolti in altre indagini per associazione
camorristica e favoreggiamento della latitanza di esponenti del clan dei casalesi.