Caserta, scandalo autovelox: indagati sindaco e consiglieri di Pignataro Maggiore

PIGNATARO MAGGIORE (CASERTA)- Sindaco e consiglieri del Comune di Pignataro Maggiore sono finiti nel registro degli indagati per lo scandalo autovelox.

Le forze dell’ordine hanno notificato l’elezione di domicilio al primo cittadino e a tutto il consiglio comunale (maggioranza e opposizione), ma anche ad altri politici che facevano parte della precedente amministrazione.

Questi provvedimenti fanno il paio con quelli già notificati al responsabile delle Polizia Municipale e al titolare della ditta Sercom. Anche questi ultimi furono destinatari del provvedimento perché, fra loro procedevano alla stipula del contratto fra il Comune di Pignataro Maggiore e la Sercom con il quale si affidava alla indicata ditta la fornitura della apparecchiatura elettronica per il controllo del traffico, il servizio di assistenza e consulenza tecnica per il rilevamento dell’infrazione.

L’inchiestà parti da una denuncia di Cuccaro

Raimondo Cuccaro, leader dell’opposizione, fu il primo a rilevare queste anomalie. Redasse un nel quale spiegava l’illegalità del sistema di noleggio ed impianto delle macchinette sulle strade provinciali e statali.

«I Comuni non hanno potere di intervenire in questa materia se non sono corroborati dall’Anas e dalla Prefettura – spiegava Cuccaro – le anomalie sono saltate fuori quando si è trattato di emettere indicazioni di bilancio: il preventivo e il documento consuntivo non corrispondevano mai, questo perché non c’era un tetto prestabilito di introiti incamerabili con le sanzioni dell’autovelox, si taravano le macchinette a velocità ridicole per fare il maggior numero di multe».

“Inoltre – ha proseguito Cuccaro – la ditta fornitrice delle macchinette non può venir pagata in base al numero delle multe effettuate dall’autovelox e poi non risulta da nessuna parte la separazione della gestione tra Anas e Prefettura, capace di demandare alcune fasi del controllo stradale ai Comuni; in questo quasi nessuna Amministrazione ha fatto le cose a norma di legge”.

Il blitz scattò il 5 agosto

A dire il vero l’inchiesta sugli autovelox ha origini più remote. Dobbiamo risalire al 2005 quando i carabinieri di Capua su segnalazione di molti cittadini avviarono indagini in tal senso.

Coì si scoprirono diverse namalie che hanno portato a contestare ai comandanti delle polizie municipali, dei comuni di Caserta, Tora e Piccilli, Pastorano, Villa di Briano, San Felice a Cancello, Marzano Appio, Francolise, Piana di Monteverna, Pontelatorne, Pratella, Orta di Atella.

Nell’elenco anche Castel Morrone, Rocca d’Evandro, Grazzanise, Villa Literno, Cancello Arnone, Ruviano, Teverola, Vairano Patenora, Valle di Maddaloni, San Cipriano d’Aversa, Capua, Ciorlano, Pietravairano, Calvi Risorta, Bellona, Alvignano, Vitulazio e Pignataro Maggiore l’ installazione di autovelox e photored senza prima verificare la effettiva pericolosità ed intensità del traffico. A volte essi venivamo posizionati senza idonea segnalazione, nascosti tra gli alberi o messi dopo una curva e con una improvvisa variazione del limite di velocità previsto sulla stessa strada.

La cosa più anomala era poi che le constatazioni delle infrazioni, attraverso i riscontri fotografici, non veniva fatta dai vigili urbani, ma bensì da dipendenti delle stesse società che provvedevano anche a redigere i verbali ai quali, poi, apponevano la firma digitale di un vigile urbano.