Caserta, un giorno della memoria per ricordare il campo di concentramento di Sparanise

SPARANISE (Caserta) – Una giornata della memoria per ricordare ai distratti (e sono tanti) il campo di concentramento tedesco di Sparanise. Un campo dove sono passati migliaia di deportati, dal Casertano e dal Napoletano, molti dei quali di passaggio prima di essere inviati ai campi di lavoro in Germania.

E’ il caso di Giovanni Desiderio di Castellammare di Stabia, deportato a Dachau, del Generale Alfonso Cascone di Pompei, del prof. Giuseppe Spera di Sarno, di Padre Gaspare Tessarolo di Napoli, dei presidi Gabriele Perillo di Ponticelli e Mariano Paolozzi di Giugliano, del prof. Antonio Zannini di Carinola, di Alfonso Lombardi di Caserta, di Vincenzo D’Urzo e Giovanni Boccardi di Torre del Greco e di Ciro Cirillo, ex Presidente della Regione Campania, tutti deportati nel campo di concentramento sparanisano.

Un campo, nato il 14 settembre 1943, su un deposito militare italiano costruito tre anni prima, ma sequestrato dai tedeschi all’indomani dell’armistizio con lo scopo di radunare uomini per fortificare Cassino ed inviare i più validi ai campi di lavoro. Sabato 20 dicembre, alle ore 11,30, il prof. Spera, il maresciallo Scialdone, Giovanni Desiderio, Ciro Cirillo ed altri deportati, daranno la loro testimonianza diretta sul campo di Sparanisano in un convegno, organizzato dall’Amministrazione comunale nell’aula consiliare. Per l’occasione arriveranno a Sparanise anche il dott. Alessandro Mandara, figlio di Filippo Mandara, medico sparanisano deportato in Germania e diventato capo medico dell’ospedale di Dachau.

E sarà inaugurato un pregevole munomento in pietra lavica del maestro Nicola Migliozzi. La giornata della memoria, inizierà alle ore 9.30 con il raduno dei gonfaloni, delle bande musicali e degli alunni delle scuole in Piazza Santa Caterina. Seguirà il corteo dei gonfaloni lungo Corso Matteotti, Via Ragazzino e Via C. Graziadei. Alle ore 11, poi è prevista l’inaugurazione del monumento in ricordo del Campo di concentramento sparanisano, nei giardini di Via Graziadei. Seguiranno, nella Palestra della scuola media, le testimonianze dei sopravvissuti e dei testimoni di quella triste pagine della nostra storia.

Nel pomeriggio, poi, alle 17.30, nell’aula consiliare, aprirà una mostra a tema sul campo sparanisano del Maestro Migliozzi. Seguirà, alle ore 18.30, un convegno di studi che sarà introdotto dal presidente del Consiglio Comunale rag. Salvatore Fattore, e vi interverranno il prof. Pino Angelone, della Seconda università di Napoli, il prof. Paolo Mesolella, il prof. Gianni Cerchia dell’ Università del Molise, l’on. Massimo Grimaldi, Consigliere Regionale, il sen. Carlo Sarro, il presidente provinciale dell’ACNR Lepore Teodosio e i giornalisti dott. Ennio Severino e prof. Ernesto Perrone. Concluderà la manifestazione il sindaco avv. Salvatore Piccolo.

La storia del campo

“Quando arrivai nel campo – scrive il prof. Giuseppe Spera di Sarno nel suo libro – era il 23 ottobre 43 e c’erano già 5000 prigionieri. Reticolati e cavalli di frisia recintavano il perimetro del campo, sorvegliato da un nutrito numero di sentinelle che impedivano eventuali tentativi di fuga.

Non c’erano cucine da campo, né una fontana per attingervi acqua. Si andava ad attingerla ad una cisterna, oltre i reticolati, scortati dalle sentinelle del campo. Non esistevano servizi igienici, per cui ognuno andava a soddisfare i propri bisogni fisiologici lungo il perimetro del campo. Il fetore era insopportabile, l’aria pestifera. Il senso del pudore era scomparso, essendo costretti a soddisfare i propri bisogni all’aria aperta ed alla vista di tutti. Uno spettacolo veramente degradante e vergognoso.

Eravamo ridotti a livello delle bestie, con la biancheria intima sporca e maleodorante, la barba non rasa da giorni ed i pidocchi che infestavano ogni parte del corpo. Ricordo il povero Umberto Robustelli, merciaio, vestito di un leggerissimo pigiama estivo, con ai piedi un paio di pantofole di stoffa. In quelle condizioni era stato catturato. Non gli era stato concesso nemmeno il tempo di indossare un vestito, i calzini o le scarpe. Ricordo poi la ressa che si scatenò intorno al camion che trasportava il pane, sufficiente soltanto per un decimo dei prigionieri: un maresciallo tedesco, sulla quarantina, armato di bastone, colpiva alla cieca, con violenza estrema, chi gli capitava a tiro, allo scopo di arginare quella marea umana.

Ricordo anche una furibonda rissa, scoppiata al centro del campo, quando un prigioniero per essersi allontanato dal posto, ebbe l’amara sorpresa di non trovare, al ritorno, il suo pezzo di pane, perché qualcuno glielo aveva portato via. Successe il finimondo. Aggredì con selvaggia furia tutti i vicini.

Ricordo poi le donne di Sparanise che con ceste colme di viveri, sostavano lungo il viottolo adiacente al campo, distribuendo qualcosa da mangiare ai prigionieri che tendevano le mani oltre i reticolati. Ricordo una miriade di mani tese verso i gruppi di donne che distribuivano un pò di cibo a tutti. Ma riuscire ad afferrare qualcosa, era impresa disperata, a causa della calca che schiacciava contro il filo spinato quelli che stavano in prima fila, i quali si producevano ferite lacere al volto ed in altre parti del corpo” .