CASERTA – Apprendo con orgoglio che Piazza Carlo di Borbone è tornata alla Reggia di Caserta, come da progetto di Luigi Vanvitelli.
Ora però bisogna passare con urgenza ad un altro punto: la qualificazione di chi opera nel settore della cultura.
È stato appena messo a norma il settore delle guide turistiche, finalmente italiane e non regionali, ma bisogna continuare a regolamentare i profili professionali del Ministero della Cultura.
E questa volta il tempo stringe!
La legislazione di tutela italiana è un unicum nel panorama internazionale e si intreccia con gli sviluppi del rapporto con le antichità e dei beni culturali presenti sul territorio nazionale, e quindi con la valorizzazione.
Nel 1737 Anna Maria Luisa de’ Medici vincola alla Toscana statue, dipinti, biblioteche, gioie e reliquie, “per l’ornamento dello Stato e l’utilità del pubblico” (…) e “per attirare la curiosità dei forestieri”.
Nel caso della Reggia di Caserta poi la scoperta delle antichità – Ercolano, Pompei, Paestum, la Sicilia – condiziona le scelte strutturali ed iconografiche del Palazzo, costruito per volontà dei sovrani nel cuore della Campania Felix, celebrata dagli antichi scrittori.
Il Palazzo diviene modello per molti palazzi europei e non, perché è il primo ad essere costruito secondo i criteri stabiliti dall’Encyclopedie, attraverso la diffusione della Dichiarazione dei disegni del Real Palazzo di Caserta, distribuita ai sovrani d’Europa.
Carlo di Borbone prende spunto per la Reggia di Caserta dalla Basilica di San Pietro ed eredita dallo Stato pontificio anche l’Editto Valenti (1750), emesso per il Giubileo di quell’anno, finalizzato a definire i beni sottoposti a tutela e sistemare le norme prodotte in precedenza.
L’Editto vieta l’esportazione di cose antiche e dispone la conservazione delle raccolte.
In continuità con le scelte fiorentine e pontificie, l’Editto nasce con la finalità primaria di salvaguardare il pubblico decoro della città di Roma e dello Stato per conservarne le attrattive turistiche e di studio.
Carlo di Borbone vuole altrettanto per il suo Regno e ne fa richiesta a Luigi Vanvitelli che nel 1770 scrive così:
“Dentro la Galleria ed Appartamenti del Palazzo Farnese (a Roma) bellissime e moltissime statue esistono, le quali unite formarebbero il maggior ornamento del Real Palazzo di Caserta (…). Averei il desiderio, di decorare appieno il Real Nuovo Palazzo con le antichità cospicue, che appartengono alla Casa Farnese, e stabilire sempre più il concorso dei forestieri ammiratori delle opere reali e delle rarità maggiori di ottimi simulacri greci, onde dovranno fermarsi in Caserta più giorni per goderle, con utile pubblico”.
Come a dire che le opere d’arte si conservano per i visitatori e per la pubblica utilità.
Dalle leggi del Vaticano e di Firenze, estese al Regno borbonico, nasce la legislazione di tutela italiana.
Tra le figure storicamente autorevoli nel settore si annovera Raffaello, il pittore rinascimentale che studio’ e recupero’ l’arte romana su base scientifica, divenendo il primo riferimento per l’archeologia e la tutela dei beni culturali.
A Raffaello, pittore del Vaticano, si rifanno i tedeschi Mengs e Winckelmann, conterranei della Regina Maria Amalia di Sassonia.
Winckelmann fu bibliotecario, archeologo e storico dell’arte, studioso dell’arte antica, fino a diventare nel 1764 sovrintendente alle antichita’ di Roma e punto di riferimento per storici dell’arte e archeologi.
Nascono così – tra Firenze, Roma e Caserta – la legislazione dei beni culturali italiana,
che dal 2004 è racchiusa nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, e le professioni connesse al patrimonio culturale.
L’articolo 9 bis del Codice disciplina le professioni competenti ad eseguire interventi sui beni culturali. L’articolo specifica che le attività di tutela, protezione, conservazione, valorizzazione e fruizione devono essere affidate a professionisti qualificati quali storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori, collaboratori ed esperti di diagnostica.
Attualmente sono regolamentate in Italia solo le figure di:
- restauratore dei beni culturali;
- tecnico del restauro dei beni culturali.
Con DM 244 del 20 maggio 2019 è stato pubblicato in GU il regolamento per la formazione degli elenchi nazionali delle professioni dei beni culturali.
Il processo è stato interrotto o rallentato dal COVID.
È necessario allora FARE PRESTO e procedere a:
1) regolamentare tutti i profili professionali, articolati in tre fasce corrispondenti ai livelli del quadro europeo delle qualifiche EQF 8, 7, 6 e precludere la possibilità di esercitare la professione a quanti non sono iscritti negli appositi elenchi e quindi non possiedono i requisiti;
2) adeguare i profili professionali del MiC agli standard e alle retribuzioni europee, con idonei e sensati sviluppi di carriera;
3) adeguare i bandi dei direttori dei musei e degli istituti culturali ai criteri stabiliti dalla normativa di settore.
LE FINALITA’ :
1) Rimettere al centro l’Italia nel panorama internazionale in materia di beni culturali;
2) Ridurre la massiccia emigrazione che sta distruggendo il Paese;
3) Favorire un inserimento lavorativo nel settore dei beni culturali adeguato agli standard europei;
4) Garantire il rispetto delle professioni e delle retribuzioni, adeguandole al mercato europeo;
5) Completare un processo già avviato evitando disparità di trattamento;
6) Tutelare l’unicità italiana nel settore;
Di seguito link e riferimenti normativi:

