Polity Design, la politica spiegata prima del voto: numeri, tendenze e responsabilità civica in Campania. Chi sale e chi scende

CASERTA — Per capire chi vincerà domenica 23 novembre le elezioni regionali in Campania bisognerà partire dal voto delle Europee dello scorso anno e da quello delle Regionali del 2020. I numeri spiegano tutto è il mantra di Livio Gigliuto e Domenico Giordano che hanno profilato il voto dei Campani e degli italiani all’incontro di Polity Design, domenica mattina, 16 novembre, nella sala don L’Arco della Casa salesiana di Caserta. A fare gli onori di casa, Don Riccardo, molto accogliente e gentile, delegato del direttore dell’Istituto don Antonio D’Angelo. La scuola di classe dirigente casertana, una delle più prestigiose ormai in Italia, ha tenuto dunque la sua prima lezione pubblica (le lezioni sono normalmente a porte chiuse) a una settimana dal voto regionale, in una sala affollatissima.

Un incontro denso e partecipato, che ha portato sullo stesso palco due figure centrali dell’analisi politica contemporanea: Livio Gigliuto, Presidente dell’Istituto Piepoli e del Consorzio Opinio, e Domenico Giordano, analista del web, esperto di comunicazione politica e Amministratore di Arcadia.

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Le regioni al voto e il peso della Campania

La lezione si è aperta con uno sguardo alle regioni chiamate alle urne: Campania, Veneto e Puglia. Tra queste, la Campania per dimensioni e peso demografico, è la regione più rilevante. All’interno della stessa, l’area metropolitana di Napoli gioca un ruolo decisivo: qui si concentra la parte maggiore dell’elettorato, molto più che nel resto della regione. Il vincitore infatti viene deciso praticamente da Napoli e provincia.

Astensionismo e fiducia: la distanza che cresce

Con Gigliuto si è affrontato uno dei nodi più delicati: l’astensionismo. Il presidente dell’Istituto Piepoli ha sottolineato come un elettore che si allontana non sia soltanto “un numero in meno”, ma il segnale di un rapporto logoro: chi non vota spesso non si sente ascoltato, riconosciuto, rappresentato.

Secondo Gigliuto, è necessario ricostruire un patto tra cittadini e politica: ascoltare i bisogni reali, proporre soluzioni concrete e rispettare le promesse. Senza questo passaggio essenziale, il distacco non potrà che aumentare.

I giovani: nominati ma non coinvolti

Il tema dei giovani è emerso con forza. “La politica parla dei giovani ma non parla ai giovani”: così ha sintetizzato Gigliuto il divario generazionale che pesa sulle votazioni. Molti ragazzi non si sentono rappresentati né dal linguaggio né dai contenuti e finiscono per disertare i seggi perché non percepiscono un ruolo attivo nella discussione pubblica.

A questa riflessione si è aggiunta l’analisi di Giordano: per molti giovani, abituati a seguire la politica attraverso i social, un like sembra già una forma di partecipazione. Ma il voto, ricorda l’analista, è tutt’altra cosa: “Il cambiamento inizia con un foglietto e una matita. È un diritto costituzionale e rinunciarvi è un peccato”. Giordano ha sottolineato anche come diversi leader politici abbiano provato, negli ultimi anni, a utilizzare le piattaforme frequentate dai più giovani per costruire un legame e trasformarlo in consenso elettorale. Un tentativo che però, nella maggior parte dei casi, non ha prodotto i risultati sperati, segno di una distanza comunicativa ancora da colmare, oltre che dal fatto che il voto è logorato dalla «celebrity».

Ritorno al 2020: chi ha perso l’onda del consenso

L’incontro ha toccato anche il ricordo del voto del 2020, nel pieno della pandemia, quando alcuni candidati godettero di un enorme sostegno, come forma di empatia verso chi guidava il Paese contro il covid. Un’occasione per riflettere su quanto il consenso sia un fenomeno volatile, legato a contesti straordinari e narrativi potenti. Anche se per casi particolari come Conte o De Luca, quel legame è rimasto.

Si è discusso anche dell’andamento del consenso attorno alla Premier Giorgia Meloni, che ha costruito una parte significativa del proprio posizionamento sulla politica internazionale, elemento che continua a orientare “in modo diretto e indiretto” la percezione degli elettori.

Secondo i dati illustrati da Gigliuto, dopo le elezioni politiche la Premier registra un incremento di circa 20 punti percentuali, arrivando nel giro di un anno a un picco di crescita del 53%. Successivamente perde 9 punti, ma invece di proseguire in una discesa più marcata “50%, 40%, 30%” il consenso si stabilizza. Da oltre un anno e mezzo, infatti, la sua fiducia rimane ancorata in un intervallo compreso tra il 40% e il 45%, rimanendo stabile.

Sondaggi: credibilità, metodo e limiti

A quindici giorni dal voto, Gigliuto ha ricordato che non è più possibile comunicare le percentuali delle rilevazioni. Tuttavia, online ci sarà chi continuerà a far circolare contenuti, video e campagne elettorali, un fenomeno “irrefrenabile”, come sottolineato da Giordano.

Interessante anche il passaggio metodologico: un sondaggio può essere affidabile persino con un campione di sole 73 persone, a patto che venga costruito con rigore e con criteri scientifici chiari.
Gigliuto ha poi ricordato il valore ancora centrale delle interviste telefoniche, lo strumento più efficace per raggiungere l’elettorato più anziano, spesso invisibile nelle rilevazioni online.
Un metodo che però si scontra con un ostacolo sempre più diffuso: molte chiamate vengono rifiutate o bloccate perché scambiate per truffe o vendite aggressive, rendendo ancora più complesso il lavoro di chi fa ricerca seria sul campo.

I numeri: partecipazione in calo tra Regionali 2020 ed Europee 2024

Dal confronto tra i dati delle Regionali Campania 2020 e quelli delle Europee 2024 emerge un segnale chiaro: il centro sinistra ha un vantaggio che potrebbe essere incolmabile e la partecipazione è in calo.

Regionali 2020: 4.996.000 elettori, 2.774.000 votanti → 55% affluenza

Europee 2024: 4.813.000 elettori, 2.117.000 votanti → 44% affluenza
−11 punti percentuali in quattro anni.

Le schede non valide confermano il trend:

2020: 199.000 (di cui 119.000 bianche)

2024: 138.000 (di cui 72.000 bianche)

I voti validi scendono da 2.575.000 nel 2020 a 1.979.000 nel 2024: quasi 600.000 preferenze in meno.
Un dato che fotografa con chiarezza la crescente difficoltà nel mobilitare il corpo elettorale, soprattutto nelle consultazioni europee.

Nel 2020 Vincenzo De Luca per il centrosinistra ha ottenuto il 69,5 per cento dei voti, mentre Caldoro per il centrodestra si è fermato al 18,1 per cento. Un distacco di 50 punti in pratica. C’era nel 2020 anche un candidato del Movimento 5 Stelle, Valeria Ciarambino ed ottenne il 9,9 per cento.

Alle Europee dello scorso anno il centrosinistra più il Movimento 5 stelle ha ottenuto il 60,6 per cento, mentre il Centrodestra ha ottenuto il 36 per cento.

Questi numeri saranno il punto di partenza dell’analisi in vista delle Regionali Campania 2025: sarà decisivo capire se il Centrodestra ha la forza di rimontare o le posizioni sono cristallizzate e se la curva dell’affluenza tornerà a salire o continuerà a calare.

Un esperimento di democrazia e uno sguardo al futuro

Verso la fine dell’incontro sono state distribuite ai 73 presenti delle schede elettorali fac-simile per un sondaggio anonimo sulle intenzioni di voto.
L’iniziativa servirà come laboratorio pratico per leggere e interpretare dati reali: i risultati saranno discussi nel prossimo incontro del 29 novembre.

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Inoltre, Polity Design ha annunciato l’avvio di un secondo sondaggio, dedicato a individuare le tre priorità che i cittadini ritengono fondamentali per il prossimo Governatore della Campania. Un modo per trasformare una lezione in uno spazio di partecipazione attiva e consapevole.