
CASERTA – E’ entrato in Consiglio comunale il 15 dicembre 1993, lo ha abbandonato poche settimane fa. Ventisette anni! In una amministrazione pubblica dell’epoca post democristiana una vera e propria era geologica. Un record impossibile da battere. E Antonio Ciontoli, anche se critica duramente quello che trovò in quel dicembre di tanti anni fa a Palazzo Castropignano, del moderato ha non solo l’habitus mentale ma anche la postura: equilibrata, mai fuori posto, mai una parola “soperchia”.
E allora, quando abbiamo saputo che sarebbe stato il nuovo capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale, ci siamo domandati se a Caserta fosse terminata un’epoca. Un’era geologica infatti. Perché di tutti potevamo aspettarci la defezione dal Consiglio comunale del capoluogo, ma mai di colui che rappresenta l’anima più pura della città, quella innervata nella Santella, nel culto a Sant’Anna, nelle frazioni considerate non come rioni della città sviluppatisi intorno a piazza Vanvitelli, ma vere e proprie comunità autonome, ognuna con i suoi meriti e i suoi vizi. Ognuno un piccolo Comune.
Dalla prima seduta di insediamento con Alleanza per Caserta nuova, la lista che portò Aldo Bulzoni alla guida di Caserta, risanandola, al doppio mandato di Luigi Falco nel 2005; fino a oggi. Ciontoli non ha mai saltato un turno. E’ stato con Petteruti assessore alla qualità della vita; e all’opposizione con la giunta Del Gaudio prima di terminare l’esperienza da consigliere con la giunta Marino e accettare la carica di capo di gabinetto al consiglio della regione Campania lo scorso 30 ottobre 2020.
In ventisette anni da consigliere comunale, Ciontoli stringe un legame forte con la città e con i singoli cittadini casertani. Durante il quarto di secolo trascorso sono stati numerosi gli incontri tra figure umane e di alto spessore politico come il professor Coppola, capo dell’opposizione nella giunta Bulzoni; o in seguito con l’amministrazione Falco.
“Ho lavorato a stretto contatto con tanti amici– dice Ciontoli – eravamo proiettati verso le numerose cose da fare per la nostra città e spesso mi ero ritrovato all’opposizione senza mai dare sfiducia a chi cercava di suggerire metodi di governo corrispondenti alla popolazione del territorio, confrontandomi con colleghi del mondo laico e cattolico. L’impegno in politica oggi sfocia in altri confini, senza dare più prevalenza al dialogo, al confronto. Essere una persona per bene e un uomo politico non è un ossimoro”.
Una persona onesta lascia un segno tangibile al territorio e Ciontoli, uomo politico perbene, continua a diffondere insegnamenti ricevuti da figure emblematiche come il Vescovo emerito monsignor. Nogaro, che ha lottato e dato tanto per il riscatto di un territorio difficile come il Casertano.
Negli anni Novanta, con la legge 81 del 1993 sull’elezione diretta dei sindaci, tornò la speranza. I sindaci sarebbero stati forniti di una legittimazione popolare autonoma rafforzando la propria posizione nei confronti del consiglio, liberandoli dagli eccessivi condizionamenti dei partiti.
Nel 1992 Vincenzo De Luca era stato eletto sindaco di Salerno mentre Aldo Bulzoni aveva vinto una battaglia durissima “contro un centro affaristico che ha svenduto la città , che ha cercato di avvelenare sino alla fine la campagna elettorale”.
“Il Professore di fisica aveva vinto con il 76 per cento dei consensi, percentuale altissima – continua Ciontoli – sotto la sua guida siamo riusciti a dimezzare i 70 miliardi di debito lasciati dall’Amministrazione precedente. Eravamo una squadra che lavorava perseguendo obiettivi e non giochi politici. In quell’occasione storica si risparmiava ogni cosa, anche le matite, per avere una città libera dalle zavorre che pesavano sull’intera comunità. Era l’epoca tangentopoli e la politica continuamente sotto attacco, respirava male. Contenere la spesa pubblica produsse un malcontento generale dopo l’alta aspettativa che la cittadinanza riponeva nell’amministrazione vincente. Abbiamo combattuto il clientelismo, ma la stagione di salute pubblica era contrastata dalla mancata visione complessiva dell’interesse pubblico.
La Primavera dei sindaci, almeno a Caserta, terminò con un giudizio negativo. Ma a distanza di anni, il giudizio storico si è capovolto: quella amministrazione aveva fatto molto per dotare la città dei fondi a poter affrontare il ventunesimo secolo. In sostanza ripercorrendo il suo cammino da consigliere comunale, l’Eco di Caserta intende raccontare di nuovo uno spaccato di Caserta: quello più interessante e utile. Dal ‘93 fino a oggi, che in pratica nessuno conosce. Caserta vista da dentro.
