CASERTA – Oramai ne esce una al giorno. Quella della tassa sui loculi sta diventando una sorta di pantomima. Prima il presidente del consiglio comunale Michele De Florio annuncia lo stop alla determina, rivelatosi solo un “errore tecnico”, poi è arrivata l’ennesima beffa.
Lo scorso martedì si è tenuta in Comune una riunione della commissione consiliare col segretario Luigi Martino ed il dirigente Franco Biondi nel corso della quale si è discusso proprio dei dubbi che aveva creato la tassa sui loculi tra i cittadini casertani, che all’improvviso, senza nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’Ente, avevano appreso che avrebbero dovuto pagare anche gli arretrati dal 2009 al 2013.
Sulla questione, ovviamente, è scoppiato l’ennesimo putiferio politico. Ed è intervenuto il Consigliere Comunale, Antonio Ciontoli. Una lunga lettera aperta per difendere il suo ruolo di politico, ma a cneh per fare e chiedere chiarezza al sindaco Marino.ÂÂÂ
Il Sindaco faccia chiarezza. ÂÂÂ Premetto che, la partecipazione alla istituzione cittadina, è per me un onore, un onere, un impegno da riempire ogni giorno di contenuti e significati attivi. Al tempo stesso è una spendita di tempo che, se non costruttiva ed efficace, equivale ad una svalutazione della istituzione e ad una alterazione del ruolo, qualcosa di poco significativo ed incidente che, sicuramente, non mi appassiona e, pertanto, poco mi interessa. Alla partecipazione pubblica, ciascuno accede con il proprio volto e la propria coscienza. Una vicenda, quella amministrativa in corso che, per la china intrapresa, mi vede spesso contrariato, laddove rilevo severi ed omologanti giudizi negativi sulla politica, in genere, ritenuta fonte di degrado e malessere, per il comportamento di pochi che fanno, dell’orizzonte alto e comune, il proprio distorto strumento di vita. Ed in questo quadro di discesa storica ci siamo tutti, incapaci di dire le cose per come stanno, di fare nomi e cognomi ed il debito distinguo tra persone, così come di fare squadra per attivare meccanismi ed azioni necessarie a far sì che la situazione muti davvero, nella sostanza e non solo nella forma. Basta seguire i social per rendersi conto di come stanno le cose e che la foto di un tramonto può anche spopolare nei consensi, mentre una più puntuale considerazione di vita comune, per quanto condivisa, ci mette sempre nella difficoltà di aderire anche con il semplice like. Ci vogliono testa, cuore e garretti forti per cambiare il corso della storia. Lo dico con profonda umiltà. Non bastano più reazioni umorali di sfiducia per gli uni che avvantaggiano gli altri che, fino a ieri, si erano ritenuti già insolventi, se non addirittura nemici dei territori. Bisogna riflettere sul concetto di alternanza, sul voto di protesta, sulle parti e partiti, poiché qui sono stati messi al bando valori e qualità umane che, sicuramente resistono nei singoli, perdendo intensità negli insiemi. Ciò detto, vengo alla rappresentazione del mio turbato stato d’animo. Ho bisogno di un po’ di spazio per riunire le idee, senza uscire fuori dal seminato. Questi i fatti. Sono mesi che discutiamo della “tassa sui loculi”. Era gennaio quando per la prima volta ne siamo stati informati. Nella circostanza, mi recai allarmato dal Sindaco, per la fila di anziani che avevo notato al gelo nell’androne del Cimitero. Ero contrariato per la iniqua richiesta, per lo stato del cimitero e la irriverente modalità di notifica fatta con fogli infilati tra loculi e sotto le porte delle cappelle. Ottenni dallo stesso Sindaco la più ampia condivisione e l’impegno a verificare di persona. Sono passati i mesi ma l’equivoco comunicativo non solo è resistito ma è anche divenuto sostanza, tant’è che, sulla questione, c’è stata una accesa seduta di consiglio comunale. Ebbene, nel mentre le cose ancora languivano, senza che alcuna notizia aggiuntiva e chiarificatrice fosse pervenuta dal Sindaco, arriva tre giorni fa la determina in base alla quale gli arretrati sui loculi, richiesti dal 2014, sarebbero stati, ancor di più, retrodatati al 2009. Per questo motivo in prima commissione, di cui faccio parte, ieri, sono stati invitati il segretario comunale dott. Luigi Martino, l’ing. Francesco Biondi dirigente e l’assessore Federico Pica. Oggetto unico della convocazione, proprio la controversa ed intricata vicenda del cimitero e dei contributi sui loculi. Una occasione creata per fare sintesi tra parti, essendo, intanto, uscite più di una comunicazione senza che l’ufficialità assumesse poi i suoi toni conclusivi. Dopo ampia discussione tesa a recuperare ogni elemento che potesse restituire dignità alla materia, al sacro luogo, ragionando soprattutto sulla natura giuridica delle somme richieste (poiché a seconda che trattasi di tassa o contributo la prescrizione sara’ di 5 o 10 anni), si era, infine, convenuto di attendere qualche giorno per rianalizzare il tutto, nel tentativo di riconferire un equilibrio ed una ufficialità ad una discussione che, come posta, appariva fortemente confusa e, soprattutto, percepita dai cittadini come una amara ed ingiusta esazione. Alla luce delle condizioni del cappellone, dei vialetti incolti ed impraticabili e del dissesto idrogeologico da cui è affetto il secondo lotto del cimitero, in cui alcune cappelle, in cemento armato, giacciono inclinate, addirittura la richiesta più che iniqua era apparsa come una sfida alla capacità di comprensione e resistenza dei cittadini. C’era, dunque, il bisogno del rapido approfondimento, del rinvio della stampa e della affissione dei manifesti, dai quali sarebbe poi insorta la messa in mora dei cittadini, della articolazione di una proposta finale più attenta. La richiesta laddove le somme sarebbero state alla fine dovute, era di parcellizzare le somme in 10 rate, da collegare ad un quadro di rilancio effettivo di un condominio cimiteriale da rendere dignitoso e fruibile in pochissimo tempo. Insomma, un ulteriore passaggio che alla fine venisse partecipato alla cittadinanza direttamente dal Sindaco, fin qui, troppe volte, assente nel fare chiarezza su procedure e pagamenti lasciati in balia degli uffici e dei concessionari. Esporre la materia in una dimensione istituzionale chiara, univoca ed incontrovertibile, era divenuta la priorità. MaÂÂÂ chiusa la commissione e sancito il breve rinvio, di approfondimento, ieri pomeriggio sono stati affissi i manifesti.ÂÂÂ La commissione ha dunque ufficialmente perso tempo, il consiglio comunale è stato svuotato dei suoi poteri ispettivi e di indirizzo politico ed i singoli consiglieri, con il presidente del consiglio, più i tanti altri presenti, anche al di fuori dei componenti della commissione stessa, lasciati esposti ad una figura barbina, interdetti nel pieno di una vicenda che rimane a dir poco confusa, anche a causa delle numerose e diverse comunicazioni, fin qui, fatte al cittadino che, da oggi, dovrebbe sentirsi in mora per effetto di un banale manifesto affisso per le strade cittadine. Ora dica il Sindaco il da farsi, ma soprattutto restituisca al consiglio comunale le prerogative conferite dal mandato elettorale e ad oggi svilite nella confusione generale. Mi rendo conto che queste cose intricate non aiutano a ritrovare la serenità di cui la nostra comunità ha bisogno, che la gente non ama leggere o ascoltare forme forti di confronto, che questa situazione diffusa nella opinione pubblica conferisce un colpo ulteriore al valore delle istituzioni, che la situazione prodottasi lascia ancor di più apparire come logoro un quadro politico incapace a districarsi tra le maglie della burocrazia, ma per un istante recuperiamo tutto ciò che fin qui ho scritto ed incastoniamoci dentro la delusione personale e la mortificazione politica di una intera classe dirigente, ne emerge in fondo la necessità di dover riflettere seriamente sul valore della partecipazione ad una vita pubblica ormai poco incline al rispetto per l’altro, per la comunità che resta la vera committente di bisogni e soprattutto al riconoscimento di istituzioni democratiche rese prive ormai di rispetto, contenuti ed ogni significatività. Al Sindaco, prima che ai social, l’ardua sentenza, ponga termine, con immediatezza, a questa ridicola situazione e alla sensazione diffusa di un ente locale non governato”.
