Caserta, Luigi Cobianchi: Vogliamo il Parco dei Tifatini, la maggioranza no

CASERTA Ieri in Consiglio comunale, la maggioranza si è espressa contro l’istituzione del “Parco Urbano dei Colli  Tifatini. Tanti sono stati gli interventi dei Consiglieri, ma uno in particolare ci ha colpito per la reazione, è stato quello del Consigliere Luigi Cobianchi, il quale fa il punto della situazione e descrive gli episodi più significativi verificatesi durante la seduta del Consiglio Comunale. Comunque, di seguito pubblichiamo integralmente l’intervento di Cobianchi:

 

Ecco il testo integrale del consigliere comunale:

“Non ci sono parole per commentare quanto è accaduto ieri in Consiglio Comunale. Mai avrei pensato che la Maggioranza potesse arrivare a tanto. Ogni tentativo di mediazione, respinto; ogni prova di dialogo soffocata sul nascere da parte di chi, dopo aver fatto di tutto affinché la mia mozione non venisse neanche discussa, si è blindato dietro un “neina prescindere”, mentre zelanti emissari (sotto mentite spoglie) dei poteri forti che stanno dando il colpo di grazia alla nostra Città entravano ed uscivano dall’Aula Consiliare per riferire ai propri padroni, come i peggiori servi sciocchi. Al solo pronunciare la parola “parco”, scene di rabbia e di isteria. Qualche collega – che mi ha lasciato letteralmente sbalordito, perché mai avrei immaginato che avesse potuto cambiare così repentinamente orientamento, sposando il partito dei devastatori ambientali, dei peggiori speculatori senza scrupoli – è arrivato ad inscenare una riproposizione dell’episodio del sommo sacerdote che si straccia le vesti, di evangelica memoria.

 

Con indescrivibile rammarico ho dovuto constatare che molti Consiglieri di Maggioranza non avevano neanche dato una fugace lettura alla mia mozione, tanto che, allorquando ho provato ad illustrarla loro, almeno negli elementi essenziali, la sicumera squadrista ha dovuto cedere il passo all’imbarazzo più profondo, accompagnato da qualche balbettio, nella disperata ricerca di una spiegazione tanto estemporanea, quanto incomprensibile. Ma coloro che davvero mi hanno lasciato esterrefatto, sono i paesaggisti-pianificatori presenti sia in Consiglio che in Giunta, perché il loro “no” complice non può fare nemmeno ricorso all’ignoranza e, perciò, non ha scusanti. D’altra parte cosa aspettarsi da chi, a vario titolo, è stato coinvolto in speculazioni di varia natura, alcune delle quali hanno prodotto strascichi giudiziari ancora pendenti, arrivando ad attentare finanche a quei beni che, da conservatore, avrebbe, per contro, dovuto tutelare?

 

Preferisco, poi, non parlare affatto di quei colleghi che pretendono, per nascita e/o residenza, di conoscere meglio di chiunque altro le aree collinari della Città: a giudicare dai fallimentari risultati ottenuti, nonostante le reiterate occasioni in cui hanno avuto la possibilità di esprimersi, nell’arco di più di una Consiliatura, farebbero meglio a tacere, ritirandosi definitivamente a vita privata.

Ancora, come definire, se non insulse, le affermazioni dell’Assessore al ramo, per le quali non ha senso creare un Parco Urbano dei Monti Tifatini nella sola Città di Caserta, senza che i Comuni viciniori adottino soluzioni analoghe, ciò che, da un lato, non risponde al vero, atteso che, come ricordava nel 2006 l’allora consigliere comunale DEL GAUDIO, già all’epoca molte Amministrazioni della conurbazione casertana avevano adottato deliberazioni di tal segno; dall’altra dimostra che il predetto Assessore evidentemente non ha chiaro il concetto di una tipologia di parco che la norma, per l’appunto, definisce “urbano”?!

 

E, comunque, non dovrebbe competere proprio al Capoluogo il ruolo di pioniere di ogni processo virtuoso ed innovativo, trascinando, sul proprio esempio realtà comunali più piccole e/o meno organizzate?!

Con l’atto scellerato compiuto dall’Amministrazione DEL GAUDIO Caserta ha perso l’ultima occasione di liberarsi definitivamente, immediatamente delle famigerate cave, con gli impianti ad esse annessi, di collegare, in un virtuoso percorso di sviluppo e recupero ambientale e naturalistico, l’intero circuito dei nostri gioielli, a partire dai quali si può – e si deve – costruire il rilancio della Città: dalla Reale Vaccheria, al Sito di San Leucio, da Casertavecchia, alle frazioni pedemontane, dimenticate, abbandonate a sé stesse, eppure ricche di storia, arte, tradizioni e cultura.

 

Con l’idea originale che avevo proposto di ricomprendere nell’area dell’istituendo parco una lingua di territorio in pianura, quella in cui si vorrebbe veder sorgere il Policlinico – altra preziosa risorsa capace di creare economia in una Città il cui tessuto produttivo è morto – si sarebbe potuta dare una concreta chanceal nosocomio di aprire davvero, utilizzando una parte dei fondi regionali destinati dalla L.R. n°17/2003, per l’appunto, ai Parchi Urbani, per avviare una concreta campagna di bonifica delle aree di discarica più famigerate della Città, “Lo Uttaro” e “Cava Monti”, la cui presenza, unita a quella delle cave, impedisce,e lege, l’apertura di qualsivoglia presidio sanitario.

Questa estensione “planiziaria” del parco avrebbe, altresì, rappresentato l’unica forma di tutela efficace ed immediata per impedire ulteriori scempi del sito archeologico di Galatiae del tratto ipogeo dell’Acquedotto Carolino che, ad oggi, incredibilmente non è stato ancora vincolato da parte della competente Soprintendenza!

 

La cosa che mi fa più male è che, ancora oggi – ignorando l’evoluzione normativa che si è avuta a livello Comunitario, Nazionale e Regionale, con riferimento ai parchi – tra i colleghi consiglieri ci sia stato chi, facendo del vero e proprio terrorismo psicologico, abbia utilizzato, per seppellire la mia mozione, lo spauracchio di un vetero-vincolismo di cui, per contro, nella norma è stata eliminata ogni traccia sin dagli inizi degli anni ’90 (del Novecento). L’istituzione del Parco Urbano, invero, non contempla nessun aspetto impositivo-prescrittivo: nell’area su cui insiste si potrebbe fare né più né meno di quello che oggi è consentito.Nessun nuovo vincolo verrebbe aggiunto.

 

Al contrario, il parco è risorsa, grazie alla dotazione di fondi comunitari e regionali -puntualmente inutilizzati – che attrae su una pluralità di progetti che, a Caserta, avrebbero rappresentato altrettante occasioni di sviluppo e di occupazione, soprattutto per i nostri giovani. Tutela dell’identità del territorio, del suo patrimonio culturale, architettonico, viario-storico, dei suoi spazi verdi e della biodiversità; riequilibrio micro e macroclimatico, miglioramento del bilancio energetico; riassetto idrologico ed idrogeologico (tema che mai ha assunto tanta rilevanza, come nelle ultime settimane e che nel caso dei colli Tifatini merita la massima attenzione, essendo detti rilievi caratterizzati da estese aree in dissesto); miglioramento della qualità dell’aria; riduzione del rumore e delle vibrazioni; potenziamento della ricettività, attraverso la creazione di strutture alberghiere diffuse, “paesi albergo”,bed and breakfast; sostegno a nuove iniziative imprenditoriali nel settore della conservazione della natura, dell’ambiente e del patrimonio, dell’agricoltura, dell’enogastronomia, con valorizzazione dei prodotti locali e tipici, delle antiche pratiche agricole, delle produzioni biologiche certificate; tutela e sviluppo delle piccole e medie imprese artigianali ed agro-alimentari; istituzione di marchi di qualità e tipicità; promozione di forme di ecoturismo, turismo locale enature-based; incentivazione per la formazione di strutture per la fruizione del patrimonio locale, ivi compresi meta-musei.

 

Questo è il Parco Urbano tracciato dalla Legge Regionale n°17/2003; questi i principali obbiettivi di sviluppo che la Regione Campania individua e finanzia.

Questo è quanto l’Amministrazione Del Gaudio ha tolto ai Cittadini Casertani, infrangendo l’ennesimo sogno, sacrificando le ultime speranze delle future generazioni sull’altare dello spirito di autoconservazione di una Maggioranza Consiliare costretta a reggersi su ricatti, nel caso di specie, orditi dai sostenitori delle cave, dagli speculatori e dai rappresentanti che hanno contribuito ad eleggere in Consiglio Comunale.

Ai miei Concittadini, avviliti, annichiliti dagli scempi che vedono realizzarsi ogni giorno davanti ai propri occhi, sento l’obbligo morale di dire: coraggio, non demordete!

Presto, molto presto Caserta vedrà sorgere l’alba di un nuovo giorno, in cui ogni singola coscienza sarà chiamata a destarsi dal torpore in cui è rimasta assopita per troppo tempo.

Allora ognuno di noi, tuttavia, dovrà avere la consapevolezza che si tratterà dell’ultima occasione, agendo di conseguenza.

 

Per quello che mi riguarda, fermo restando che compirò ogni sforzo affinché nella Consiliatura corrente, anche attraverso il ricorso allo strumento del referendum popolare, si arrivi all’istituzione del Parco Urbano dei Tifatini ed alla risoluzione del problemaMacrico– valutando l’opportunità dell’espropriazione, resa ben più fattibile da recentissime pronunce giurisdizionali, eventualmente finanziata a mezzo di  una sottoscrizione pubblica – sin d’ora assumo con la Città un impegno preciso e chiaro: il giorno in cui le Casertane ed i Casertani dovessero darmi un ruolo diverso nell’Amministrazione Comunale di Caserta, entro quarantott’ore dall’insediamento, con due distinte deliberazioni di Consiglio Comunale, porrei fine a questo scandaloso stillicidio. Agli scettici, domando solo di essere messo alla prova!”

Luigi Cobianchi