CASERTA – Dunque domani è il giorno fatidico. Giovedì 12 la Camera voterà per decidere l’arresto o meno di Nicola Cosentino su richiesta della Procura di Napoli. Questa votazione potrebbe avere rieprcussioni per il Governo. Viste i precari equilibri l’arresto potrebbe essere negato.
La conferma di quanto scritto avviene dalle dichiarazioni dei leader nazionali che hanno sottolineato come l’arresto dell’ ex sottosegretario sconvolgerebbero sicuramente gli equilibri politici della Campania e le alleanze di centrodestra, ma anche il delicato status quo del governo nazionale.
Come noto la giunta per le autorizzazioni a procedere ha votato per l’arresto di Cosentino, anche se solo per un voto. Decisivo in tal senso il si dei leghisti, che personalmente erano contrari ma si sono piegati al diktat di Maroni. La palla avvelenata passa ora alla Camera.
Fabrizio Cicchitto capogruppo pdl alla Camera dei Deputati non ha usato mezze misure per commentare quanto accaduto in giunta.
“Mi auguro – ha detto l’onorevole – che domani la Camera rovesci il deliberato adottato per un solo voto ieri dalla Giunta per le autorizzazioni. Spero che questo avvenga, altrimenti è evidente che il quadro politico generale avrà un colpo negativo”.
Ago della bilancia sarà, allora la Lega. Nel Carroccio si ritiene che qualora ci fosse il voto segreto come appare sempre più probabile i parlamentari voterebbero per il no, vista la debolezza dell’impianto accusatorio.
“Cosentino non deve andare in carcere perché non vi sono i presupposti per le esigenze cautelari. E’ da undici anni che è oggetto di un attacco giudiziario e mediatico. Ha chiesto per ben cinque volte nel corso degli ultimi tre anni di essere ascoltato dai magistrati, e la sua richiesta non è mai stata accolta – la ferma levata di scudi a favore del deputato da parte dell’ onorevole Alfonso Papa, che poi rincara la dose.
“Oggi ciascun parlamentare che ritenga di credere nei valori del garantismo e della Costituzione – continua Papa – ha il diritto e il dovere di chiedere a Cosentino di chiarire la sua posizione in un processo e dinanzi a dei giudici, ma non di farsi compartecipe di questo orrore tutto italiano che si chiama «carcere preventivo», schiacciando un pulsante non per sincero convincimento personale, ma per mere e tetre valutazioni di opportunità o convenienza politica”.
“Bene farebbe il Parlamento – conclude il deputato – ad affrontare con urgenza il dramma della custodia in carcere, che colpisce migliaia di persone presunte non colpevoli per la Costituzione, piuttosto che contribuire alla crescita di una sottocultura giustizialista, che, come nel Caligola di Camus, manda le persone in carcere come pecore”.
