Palermo – Oggi quando si parla di “Casta” si sa già di cosa si tratta, ma quando ci si riferisce a questa parola, non dobbiamo assolutamente pensare che solo nei palazzi romani ci vuole un minimo di onor di patria a gestirla. Che la “Casta” sia ormai nella bocca di tutti è ben noto, ma se la rapportiamo ai sacrifici che fanno le famiglie per sopravvivere, allora dobbiamo pensare anche alla “Casta” delle Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane e ai vari enti pubblici sparsi per l’Italia. Un vecchio proverbio cita “cane non si morde” ma se il governo davvero ha cominciato a tagliare i costi della politica, allora non si capisce perché tutte queste miriadi di enti non lo seguono a ruota. Certo di privilegi nella politica c’è né sono tanti, prendiamo ad esempio il Comune di Palermo, alla voce regolamento del servizio municipalizzato trasporti funebri (art.10) cita testualmente: «Il Comune è tenuto ad approntare gratuitamente l’autofunebre di lusso di 1^ classe per il trasporto delle salme dei Consiglieri Comunali, anche se non più in carica. Consentirà, inoltre, il trasporto gratuito delle salme dei dipendenti comunali…e dopo il collocamento a riposo. Mettendo a disposizione: a) Autofunebre di lusso di 1^ classe per funzionari della carriera direttiva; b) Autofunebre di lusso di 2^ classe per i dipendenti della carriera di concetto; c) Autofunebre di lusso 3^ classe per i dipendenti della carriera esecutiva; d) Autofunebre normale di 1^ classe per i salariati e operai. Per il trasporto delle salme dei membri il nucleo familiare dei dipendenti comunali, sia in attività di servizio che in quiescenza, sarà praticata una riduzione del 50% sul prezzo del trasporto spettante al dipendente a seconda della carriera di appartenenza». A Palermo, nel palazzo degli elefanti sede della Azienda regionale siciliana, la “Casta” non scherza, ed è ancora peggio, perché un deputato dell’Ars oltre ai 10.100,00 euro il mese di stipendio, percepisce le varie indennità che cambiano in basse all’incarico, si va dai 7.724,34 euro al mese del presidente, e via via a scalare fino ai 5.149,56 degli assessori che è uguale a quella del vice presidente, poi ci sono tanti altri piccoli privilegi che non sono apparenti ma ci sono. Ma alla Regione non si bada neanche agli sprechi, e sì perché dulcis in fundo c’è anche un’indennità di “consolazione” per i deputati che non sono rieletti. Perché stiamo approfondendo il discorso sulla Sicilia? Perché un deputato dell’Ars Giovanni Barbagallo ha presentato due proposte di legge, una riguarda il numero dei deputati per diminuirli da 90 a 70, ma su questa proposta si è fatta tanta demagogia perché dal si iniziale, si è subito passati al boicottaggio totale addirittura facendo scomparire il decreto, ora in tempo di sacrifici per tutti, il coordinatore del Pdl Giuseppe Castiglione rendendosi conto che le condizioni economiche e sociali della Sicilia non lo permettono e che l’antipolitica si sta estendendo a macchia d’olio in tutta Italia, si è svegliato dal torpore in cui languiva dando il suo consenso, tutto questo significherebbe un risparmio di circa sette milioni di euro l’anno per l’Ars. Addirittura Castiglione, nella sua qualità di presidente dell’Unione province italiane, sfida il governatore Lombardo presentando una sua seconda proposta di legge il cui intento è quello di diminuire le province siciliane da 9 a 7 accorpando le province di Siracusa e Ragusa, e Enna e Caltanissetta. Lo stesso, inoltre, intende lanciare un dibattito che riguardi tutti quei comuni sotto i 5 mila abitanti e i 2 mila comuni sotto i 1000 abitanti. Infine, l’onorevole Castiglione, sostiene che sia maturato il tempo per dire che un parlamento di 90 deputati sia sovradimensionato. Di tutto questo, ci chiediamo noi, ne sono convinti tutti i partiti? Speriamo di sì, anche se c’è poco da crederci, e intanto noi seguiremo l’evolversi della riforma all’interno dell’Azienda regionale siciliana.
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