Caserta, tassa di soggiorno in città: per Melone un pericoloso freno al rilancio turistico

CASERTA – In merito alla delibera n. 79/2011 del Commissario prefettizio Mattei, il candidato a Sindaco del movimento Speranza per Caserta prof. Nicola Melone, solleva forti dubbi di opportunità non solo di natura “politica”, ma anche e forse soprattutto di natura “economica”. Infatti, la delibera istituisce una tassa di soggiorno rientrante tra le facoltà previste per un comune dal d.lgs. 23\2011, il decreto istitutivo del federalismo fiscale e municipale.

Il prof. Melone crede sia naturale che un comune in deficit abbia la necessità di fare sacrifici e che tutti i suoi membri, debbano contribuire a far fronte o a risparmi o a spese di copertura. Ciò che solleva all’attenzione del Commissario e dei cittadini tutti è la valutazione della migliore soluzione da adottare affinché la terapia del male, non sia peggiorativa del male stesso. La tipologia turistica casertana, da sempre sottoposta a Napoli e oggi anche ad altri capoluoghi di provincia campani che hanno, a differenza nostra, investito sul turismo, è costituita da un finto turismo, più che altro un veloce passaggio mordi e fuggi in luoghi come la Reggia, il Belvedere e Casertavecchia. In ogni caso, fatte queste tre visite, i turisti o ritornano a Napoli o continuano a girare in altri luoghi campani purtroppo più accoglienti del capoluogo.

Questa è la difficile realtà turistica che ci ritroviamo. Ora, alla luce di questi fatti, se il turismo vero non è per nulla favorito e sostenuto, se gli stessi operatori non hanno tanto lavoro, se l’attività alberghiera è in forte affanno, aumentarne il prezzo con la istituzione della tassa di soggiorno non farebbe altro che sferrare un durissimo colpo ad un settore che è già completamente disincentivato a crescere.

Come spiegare a un turista che vuole visitare Caserta, che deve pagare in più solo perché i nostri precedenti amministratori hanno accumulato un deficit ultramilionario? Senza vedere altro che tre luoghi su oltre cinquanta possibilità diverse dislocate e abbandonate sulle ventitré frazioni che abbiamo? E come spiegare agli albergatori che devono aumentare il prezzo del soggiorno senza poter offrire niente in cambio se non il solito giro Reggia, Belvedere, Casertavecchia? Il problema economico sussiste sempre in conseguenza a un problema di scelta e progettazione. Se mancano le scelte e i progetti allora i soldi non basteranno mai a fare nulla perché nulla si vuole fare. Basterebbe invece poco, altro che libro dei sogni, se si presentasse una città con una fiera enogastronomica/alimentare, con un decente settore sportivo e con un settore musicale, teatrale, culturale e sociale, tutti settori che potrebbero essere a costo minimo perché li abbiamo “in casa”, in questo modo obbligheremmo chiunque a restare non per poche ore ma per qualche giorno. Ne beneficerebbe tutta la città, a cominciare dal piccolo bar, il negozio di artigianato, o il grande albergo fino al singolo privato cittadino. Ne beneficerebbe il buon nome di Caserta, perché comincerebbe a dimostrare, di non essere solo terra di Gomorra. Ne beneficerebbe la politica perché sarebbe costretta a creare luoghi pubblici di aggregazione, zone pedonali, verde pubblico, zone attrezzate, in pratica a fare il proprio lavoro. Ne beneficerebbe la cassa comunale perché il turismo crea non solo posti di lavoro, ma crea soprattutto economia. Ne beneficerebbe l’identità del casertano perché si sentirebbe finalmente anche lui cittadino del mondo. Ne beneficerebbe anche la vivibilità della nostra città perché una città turistica è indotta per forza di cose a perfezionarsi. La lista continuerebbe solo ed esclusivamente se lo volessimo noi casertani. Io e Speranza per Caserta ci impegneremo anche dopo le elezioni affinché questo avvenga, perché so che Caserta ha delle straordinarie potenzialità che devono finalmente liberarsi dalle catene di quella cattiva abitudine di non provare mai ad essere semplicemente migliori.