CAPUA (Caserta) – I gassificatori sono nocivi e stanno nascendo movimenti e associazioni per bloccarne la costruzione e l’utilizzo, preoccupati da quanto possa essere pericoloso per la salute dei cittadini. Vi sono invece in commercio sistemi integrati che sono ad impatto ambientale quasi zero ma lo Stato ne blocca la realizzazione. Per le energie alternative insorge FDS che chiede al governo di riapprovare il vecchio decreto legge che dava la possibilità ad una stragrande maggioranza di poterne usufruire con gli incentivi statali ma che è stato sospeso.
“Intanto spieghiamo la differenza tra gassificatori e sistemi integrati – replica Pietro Appollonio, coordinatore cittadino FDS Capua – con i sistemi di gassificazione tradizionali si producono grandi quantitativi di CO (monossido di carbonio) che si disperdono nell’aria e di scarti solidi che per essere smaltiti totalmente richiedono una temperatura molto alta con conseguente basso livello di resa energetica, senza poter riciclare poi il solido mantenendo quindi un problema di smaltimento di altro materiale. Si evince che questo tipo di impianto risolve il problema da una parte e ne crei molti altri dall’altra. Sono quelli già esistenti ad Acerra e quello che la Regione vorrebbe costruire a Santa Maria la Fossa”.
“Sul mercato vi sono invece impianti integrati ad impatto ambientale prossimo a zero, generati dagli stessi rifiuti solidi urbani, che possono essere anche modulati ed utili per piccole quantità di rifiuti. Si tratta di assemblare sei tecnologie, che vanno a risolvere i problemi dell’una rispetto all’altra. Sono essenzialmente due i fenomeni che evitano la dispersione, nonché la diffusione, di inquinanti sia nell’atmosfera sia nelle acque (nitrati) sia nel suolo (metalli pesanti).
Il primo è la quasi assenza di ossigeno introdotto nei processi dall’ambiente – spiega il candidato – il secondo è costituito da due tecnologie, similari tra loro, che trasformano l’anidride carbonica e i nitrati in biomassa ad alto reddito: si tratta delle alghe. Queste alghe sono in grado di assorbire gli odori ed in pratica ogni forma di emissione sia di CO2 sia di qualsiasi altro elemento dannoso all’ambiente e alla salute dell’uomo. Esse assorbono e trasformano tutto in combustibile vegetale ad impatto zero”.
Vi sono inoltre, altre fonti di energie rinnovabili, come gli impianti fotovoltaici e l’eolio.
Per incentivare l’allaccio delle fonti di energie alternative il governo aveva disposto degli incentivi i quali probabilmente, a seguito della corsa ad essi registratasi nel 2010, sono stati sospesi.
Dopo le sollecitazioni delle associazioni di categoria, e l’intercessione del sottosegretario Gianfranco Miccichè, del partito Forza del Sud, da sempre attento al benessere dell’ambiente, il ministro Romani ha riproposto gli incentivi sulle energie rinnovabili.
La normativa che regola tale decreto legge però, non corrisponde a quello che vigeva prima della sospensione, e tale decisione preoccupa gli imprenditori.
“Infatti potranno accedere agli incentivi fissati dall’attuale normativa solo gli impianti per i quali l’allacciamento alla rete elettrica abbia luogo entro il 31 maggio 2011 – spiega Pietro Appollonio, coordinatore cittadino di FDS Capua – mentre quelli che saranno allacciati successivamente a tale termine ne resteranno sprovvisti.
Questa decisione comporterà grosse difficoltà per chi ha già iniziato i lavori di installazione e soprattutto, non saranno molti gli imprenditori, che si vedranno un rimborso del solo 50% dallo Stato, disposti ad investire nel fotovoltaico, energie alternative e biomasse con conseguente perdita di una forte fonte occupazionale specie al sud.
Sarebbe opportuno che tutti i partiti si uniscano al fine di cambiare il nuovo regolamento che lascerà ancora una volta, il sud in gravi difficoltà”.
