Il Paradiso è amore assoluto, luogo di gioia e pace. Corigliano ci spiega il perché

ROMA  – “Il Paradiso mi piace per il clima ma per la compagnia preferisco l’Inferno”. E’ una battuta di Mark Twain che suggerisce l’idea che i peccatori sono più simpatici di chi non sbaglia mai e, nello stesso tempo, presenta il Paradiso come qualcosa di stucchevole, cosa del tutto sbagliata. Bisogna ammettere che la rappresentazione del Paradiso è stata spesso affidata a formule catechistiche che non sempre sono efficaci.

Papa Ratzinger nell’enciclica Spe Salvi dà un’ottima indicazione: “Quando uno nella sua vita fa l’esperienza di un grande amore, quello è un momento di redenzione”. Redenzione è liberazione dal peccato e rapporto pieno con Dio, cioè una condizione paradisiaca.

Il grande amore è una condizione che ben rappresenta il Paradiso. La noia è bandita. Quando si ama il tempo scompare. Tante ore con la persona amata sembrano un attimo. Nel Paradiso saremo abbracciati dall’amore di Dio che finalmente comprenderemo: finché siamo su questa terra ci sembra inverosimile che Dio ci ami.

Troveremo i nostri cari. L’immagine più frequente che Gesù dà del Paradiso è quello di un banchetto. Ai suoi tempi un banchetto era davvero un momento di gioia, non solo perché normalmente si mangiava poco, ma perché ci si conosceva tutti e non c’era nulla di formale. Cosa c’è di meglio che stare a tavola con le persone a cui si vuole bene?

San Paolo che in Paradiso c’è stato mentre era ancora in vita dice: Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo.

E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in Paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Non è una delusione che quanto ha udito è indicibile: vuol dire che supera le nostre capacità di comprensione. Meglio di quanto possiamo immaginare, con buona pace di Mark Twain…