
Quante volte recito il Padre nostro… eppure l’altro giorno ho riscoperto la gioia di chiamare Dio “Padre”. Sapevo che la paternità di Dio era stata rivelata da Gesù in modo completo. Nell’Antico Testamento Dio è sì padre ma di tutto il popolo ebreo collettivamente: un padre severo che punisce e incoraggia. Con Gesù il Padre diventa Papà, come riferiscono gli evangelisti con un certo stupore, tanto che trascrivono la parola in aramaico così come l’avevano sentita da Gesù: “Abbà”. San Paolo ne rimane impressionato e la riferisce come una scoperta che lo Spirito Santo gli fa fare: “Tutti quelli guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi…avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà Padre” (Romani 8). Tutte cose note, eppure l’altro giorno mi è parso di assaporare in modo nuovo le parole “Padre nostro”. La cosa buffa è che ero in canoa e ho ripetuto con nuova consapevolezza: Padre, Padre nostro… ad alta voce, tanto c’erano solo i pesci a sentirmi: era diventata una bella giaculatoria piena di significato. Anche qui chi mi ha aperto la strada è stato San Josemaría che in autobus riscoprì la profondità del grido: Abbà Padre! E lo ripeté più volte ad alta voce. Ma una cosa è sapere le cose e un’altra è viverle. Ogni tanto lo Spirito Santo fa dei regalini…
