Antonio Pascale rilancia sul Macrico: occasione di sviluppo per Caserta

CASERTA – ” Ho lasciato fisicamente Caserta nel 1989, ma ci torno regolarmente. Qui vivono i miei genitori, qui rimangono i ricordi più importanti. E’ come la pirma stanza da letto, la pirma culla, i pirmi pasti. C’è tanto qui, linguaggi, le tradizioni, i comportamenti, ma anche sensazioni imposisbii da dimenticare”.

Pochi, ma intensi passaggi quell fatti da Antonio Pascale. L’occasione, la stand up comedy per presentare  “Le aggravanti sentimentali-che si dice sull’amore?”, terza serata della rassegna “Letture ed Emozioni all’Ombra della Reggia”.

Il giornalista e scrittore casertano ha parlato della sua città e lo ha fatto con grande pacatezza e fiducia. 

” Vivendo a Roma, francamente non seguo le vicende della plitica locale, ma pensavo e continuo a pensare che Caserta ha delle potenzilaità importantissime che devono essere sfrutate”.

Qui il discorso si posta sul Macrico.

” Se ne parla da quasi venti anni. Questa enorme area verde nel cuore della città ne potrebbe cambiare l’orientamento urbanistico, offrirne un ‘orizzonte diverso, dare opportunità nuove ai casertani”.

Senza entrare in polemica con nessuno, Pascale sottolinea come  “per motivi che non so spiegarmi, o forse solo per casualità, non siamo stati in grado di sfruttarne le potenzialità. Ogni volta che torno e vedo questa aerea non posso non rammaricarmi per l’occasione non colta. Potevamo fare meglio, non ci siamo riusciti, ma non abbattiamoci. L’importante è riuscire a passare il testimone di queste nostre idee alle generazioni che verranno”.

Lo scrittore indica anche quella che è, a suo pensiero, una delle strade da seguire.

“Non bisogna isolarsi. Non chiudersi in se stessi, scacciare la sbagliata idea di pensare che il posto dove si vive sia il migliore di tutti e che, quindi, non ha bisogno di nulla. Il confronto con altre realtà è, invece, importante perchè ci da un elemento comparativo. Ci aiuta a crescere. Oggi, per fortuna, si riesce a viaggiare con maggior facilità, lo scambio di informazioni è più veloce e completo, ciò ci da la possibilità di venire a consocenza di luoghi, usanze,  iniziative e politiche diverse. Ecco, io credo nella contaminazione di idee, esperienze e questa è, a mio avviso, uno degli ingredienti base per la ricetta di una buona amministrazione”.