MADDALONI (Caserta) – Ha ancora senso il dialogo tra le religioni in questo tempo di crisi e di lotte intestine? Non è forse inefficace il nostro contributo per la pace in Medio Oriente? Migliaia e migliaia le vittime – bambini, donne, anziani, giovani e adolescenti – delle guerre fratricide combattute a Damasco e dintorni, in Iraq, a Betlemme, sulla striscia di Gaza, ai confini tra Israele e il Libano, nello stesso Egitto. Quanti volti sfigurati. Quante morti! Quante donne che piangono i loro piccoli. La situazione geo-politica è diventata insostenibile in tutto il Medio Oriente. Non c’è pace per la città di Gerusalemme. Non si vede spuntare un po’ di luce tra cristiani e musulmani.
Come è possibile? Perché non si riesce a fermare la mano omicida dei potenti e di quanti decidono le sorti non solo politiche ed economiche – o culturali e religiose – di intere comunità multietniche? Possiamo permettere che sia in pericolo la vita fisica, umana, biologica – l’esistenza – di interi gruppi arabi filo-palestinesi o filo-israeliani? Perché non si possono chiamare per nome i dittatori e intervenire sui loro armamenti e decretarne la fine egemonica? Perché le Nazioni Unite stanno a guardare e nessuna organizzazione umanitaria internazionale è capace di porre fine ai contrasti tra arabi, musulmani, cristiani ed ebrei? Da che parte stiamo? Con Israele o con la Palestina? Con i cristiani o con i musulmani? Con i credenti o con i miscredenti? Quale piano di azione, quale logica seguire, per mettere un po’ di pace tra quartieri ebrei e villaggi musulmani? Come fermare l’esodo umano di coloro che scappano dal Medio Oriente e dall’Africa per rifugiarsi sulle coste del Sud Italia?
Papa Francesco, nel Discorso tenuto a Betlemme il 25 maggio 2014, rivolto soprattutto alle autorità palestinesi, ha così affermato: «Il Medio Oriente da decenni vive le drammatiche conseguenze del protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed esodo di intere comunità, divisioni, carenze e sofferenze di ogni tipo. Nel manifestare la mia vicinanza a quanti soffrono maggiormente le conseguenze di tale conflitto, vorrei dire dal profondo del mio cuore che è ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre più inaccettabile, e ciò per il bene di tutti. Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Auspico vivamente che a tal fine si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza. La pace porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero. Occorre dunque incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa. Auguro ai popoli palestinese e israeliano e alle rispettive Autorità di intraprendere questo felice esodo verso la pace con quel coraggio e quella fermezza necessari per ogni esodo. La pace nella sicurezza e la mutua fiducia diverranno il quadro di riferimento stabile per affrontare e risolvere gli altri problemi e offrire così un’occasione di equilibrato sviluppo, tale da diventare modello per altre aree di crisi. Mi è caro fare riferimento all’attiva comunità cristiana, che offre il suo significativo contributo al bene comune della società e che partecipa alle gioie e sofferenze di tutto il popolo. I cristiani intendono continuare a svolgere questo loro ruolo come cittadini a pieno diritto, insieme con gli altri concittadini considerati come fratelli».

Grande parte dell’umanità è trafitta da più dolori e piaghe: fame, carestia, povertà, violenza, guerre, lotte interne, rivendicazioni, fondamentalismi, sfruttamento, ideologie… Innanzi a questo volto nero dell’umanità, alle pagine oscure della comunità civile internazionale, sentiamo il bisogno – tutti quanti – di ricevere un raggio di quella luce benedetta e santa che pone pace nel cuore degli uomini e delle donne di buona volontà. Sono proprio le pagine oscure dell’umanità che ci impongono di investire tutte le nostre energie e risorse per il laboratorio della pace, del dialogo, dell’accoglienza, dell’interculturalità, del rispetto delle differenze, della comunione tra popoli e religioni. Sono gli stessi segni del male a spingere i nostri cuori alla preghiera per la pace, a fare esperienza concreta dell’amore di Dio verso il prossimo, a riconoscere nelle vittime della guerra e nei rifugiati il volto di Gesù nostro fratello. Al male, al razzismo, alla violenza, alla guerra, si può rispondere solo con l’amore, con l’esperienza di perdono, con l’impegno per il dialogo. Perciò, come ha affermato papa Francesco nell’incontro con i rifugiati e con i giovani disabili nella Chiesa latina in Giordania (24-5-2014), «si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei problemi e si ritorni alla via del negoziato. La soluzione, infatti, può venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione, dalla compassione per chi soffre, dalla ricerca di una soluzione politica e dal senso di responsabilità verso i fratelli». Il mondo ha bisogno di pace e, quindi, del contributo di noi tutti. Sempre papa Francesco, nel Discorso tenuto per la visita di cortesia ai due grandi rabbini di Gerusalemme (26-5-2014), parlando del dialogo tra cristiani ed ebrei, ha affermato senza riserve che «Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione». Questo “insieme” non riguarda solo ebrei e cristiani o anche i musulmani, bensì ogni persona umana – credente e non – che abita sulla faccia della Terra. Solamente “insieme” potremo vedere un po’ di luce e dare un futuro alle nostre comunità.
Per quest’anno, il Centro Studi Francescani offrirà come sempre i laboratori per il dialogo alla pace, all’incontro con le religioni, al rispetto delle differenze, con un’attenzione particolare rivolta al problema dell’ambiente e dell’ecologia, soprattutto per la Terra dei fuochi, Terra tanto amata e benedetta – già definita Campania felix e Terra di Lavoro – che necessita del nostro contributo per risorgere, per divenire Terra buona, di vita e non di morte. Anche in questo siamo spronati da papa Francesco che, in occasione della visita a Caserta lo scorso 26 luglio, ha fatto riferimento a questa nostra «bella terra che richiede di essere tutelata e preservata, richiede di avere il coraggio di dire no a ogni forma di corruzione e di illegalità […], richiede a tutti di essere servitori della verità e di assumere in ogni situazione lo stile di vita evangelico, che si manifesta nel dono di sé e nell’attenzione al povero e all’escluso. Attendere al povero e all’escluso». Vogliamo vedere “un po’ di Luce”: ecco il nostro impegno per la pace, il dialogo, il perdono, l’amicizia tra i popoli… Soprattutto per il prossimo anno (2015) che è stato dichiarato dall’Onu Anno internazionale della luce e che, per noi, cattolici, è dedicato alla Vita consacrata. La luce è un patrimonio di tutti, riveste un ruolo fondamentale nelle attività umane, nella cultura e nelle scienze. La luce è anche il segno della rivelazione di Dio nelle Scritture di ogni religione, nonché segno della trascendenza che abita nel cuore dell’uomo.
8 settembre 2014, Natività della Beata Vergine Maria
Il Direttore
Fra Edoardo Scognamiglio, Ofm Conv.
Ministro Provinciale di Napoli e Basilicata
(Introduzione all’Annuario del Centro Studi Francescani per il Dialogo interreligioso e le Culture di Maddaloni, anno sociale 2014/2015)

