Editoriale, “La politica sia della gente e per la gente”

Tra le mirabili ricchezze custodite nei tanti Comuni che allietano di vita il nostro “bel Paese”, c’è sempre la memoria di qualche personaggio illustre per cultura, per virtù, per intensa partecipazione alla vita pubblica dell’intera Nazione. Così mi sono ritrovato tra le mani la ristampa di un discorso pubblico, tenuto nel 1887, da un Avvocato, tanto sconosciuto, fuori dal territorio in cui è vissuto, quanto apprezzato e stimato in esso. Il discorso aveva come titolo “Le associazioni politiche nei governi parlamentari”. Non era certo un sovversivo il nostro autore, eppure lamentava a tinte forti i limiti della vita e dell’azione politica del suo tempo. “… e siamo stati condotti a combattere delle lotte nel campo dell’amministrazione e della politica, senza idee, senza criteri definiti, nel pantano delle guerricciole personali e meschine, seguendo un infelice duello tra due persone che arieggiano a capitani,… come nelle lotte dinastiche del medio evo”. Avendo ancora davanti agli occhi e nella mente le incredibili scene di assalto fisico e le assurde forme di insulto personale e di gruppo che la cronaca degli atti parlamentari di questi ultimi giorni ci ha imbandito, sembra di dover tristemente concludere che la politica è ancora impostata su rapporti di forza in cui prevale la quantità e la roboanza rispetto al dialogo che permette alle idee di confrontarsi, di svilupparsi in ordine al bene comune. Così, mentre la gente affronta con dignità privazioni e fatiche, gli eletti a rappresentare il popolo lottano tra loro per conquistare ai propri gruppi, o ai propri leaders, più ampie parti di gestione del potere. L’interminabile elaborazione di una possibile Legge elettorale è il segno della grande distanza che rimane tra i gruppi che mirano ad affermare se stessi ed il senso della vera democrazia capace di rispettare e di incoraggiare la partecipazione politica di tutto il popolo. Quasi centotrenta anni fa, il nostro autore richiamava l’importanza delle associazioni di cittadini come luogo e strumento di migliore dialogo tra gli uomini e di più libera partecipazione e onesto confronto di idee e di elaborazione di proposte e di progetti. In Fidei gaudium Papa Francesco ci insegna: “E’ tempo di sapere come progettare, in una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro, … per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni… Il soggetto storico di questo processo è la gente e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo…” (239).

 

*amministratore apostolico della diocesi di Caserta