CASERTA – “Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all’anelito di fraternità impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l’indifferenza, l’egoismo e l’odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle”? Efficace interprete dei pensieri e dei sentimenti, delle intense fecondità e delle drammatiche debolezze dell’animo umano, Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2014, ha riproposto la domanda che, dai tempi di Caino e Abele, rimbomba nella mente e nel cuore dell’umanità. Tutti, infatti, sperimentiamo il desiderio di ogni donna e di ogni uomo di potersi parlare e incontrare in serenità, con la fiducia propria dei fratelli, di coloro che, come giocando in libertà sotto gli occhi dell’unico Padre, scoprono con gioia le ricchezze dell’altro e condividono il dono della vita e le sue meravigliose possibilità. Tutti, però, sperimentiamo anche le spaventose conseguenze di un egoismo assurdo e intollerante che rende cieco il cuore e spietato il vivere. Tutti sperimentiamo l’incapacità degli uomini a guardarsi con sguardo limpido e con attenzione generosa, al sapersi riconoscere ed accogliere in vera fraternità. Tutto questo, però, non lo viviamo soltanto quando, attraverso i media, ci raggiungono notizie di dure guerre combattute in terre a noi lontane. Purtroppo il contrasto tra la fraternità che speriamo vivere e le conseguenze di un terribile egoismo che causa inguaribili ferite nell’anima, ci tocca in ambienti e situazioni molto più vicine, spesso nelle nostre città e nelle nostre stesse case, nei luoghi e con le persone forse più amate e con le quali la nostra vita è più coinvolta. La cronaca di tanti, tristissimi episodi, anche recentemente accaduti, lascia intravedere drammatiche difficoltà nel coltivare e far crescere quel dialogo che le stesse persone hanno vissuto in altri, più felici, momenti. Accogliamo ancora l’esortazione di Papa Francesco: “La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità”. E vorrei dire un fraterno grazie ad una donna che, in ospedale per un’incomprensibile atto di violenza dell’uomo, già sposo e padre dei suoi figli, mi ha chiesto di pregare insieme per lui, drammaticamente morto dopo averla tanto malamente ferita nel corpo e nell’anima.
*Arcivescovo, Amministratore apostolico di Caserta
