CASERTA – Il giallo riverbera sotto le luci dei lampioni da lontano. Man mano che ti avvicini, allo sguardo più prossimo, scopri però che è sporco: un giallo sporco. Saranno le mani delle persone che lo toccano in continuazione per aiutarsi mentre entrano nella stazione ferroviaria di Caserta: più vicina a una strada disastrata dai bombardamenti a Teheran che a un capoluogo di provincia italiano.
Contrasta con la bellezza della Reggia, proprio di fronte all’ingresso. Sarebbe bello che diventasse quello per sempre l’uscita principale dalla stazione della nostra città. Scendi dal treno e ti trovi di fronte la smagliante bellezza di Palazzo reale: sia di notte che di giorno. Mentre fantastico, sento dei rimbrotti. Mi sveglio di soprassalto dal mio sogno a occhi aperti.
IL DISABILE
Un ragazzo sta li lì per bestemmiare, ma si trattiene. Ha la mamma con sé. La sta aiutando a scendere dalla carrozzina perché altrimenti non centra nel rompicapo giallo che vigila l’accesso alla stazione. Forse l’hanno sistemato lì per evitare che qualcuno entri in stazione con bici o motorini ma poi per i disabili o chi sta male o ha viaggia con molte valigie diventa una maledizione. E tutto perché i lavori alla stazione ferroviaria di Caserta durano da più di nove mesi e l’alba è ancora lontana. Forse un ingresso per disabili ci sarà? Forse da via Vivaldi, più lungo e articolato e dunque anche faticoso. Ma nessuno lo segnala!
NESSUN CARTELLO
Nessun cartello dice dove può esserci un varco più largo, assistito, più accogliente: bisogna fare cento metri a piedi per arrivare ai ferrovieri, al controllo movimento, dove non si può entrare, tra l’altro, secondo legge, per chiedere. E spesso ti rispondono: non possiamo aiutarti. Se una situazione di disagio si può affrontare, per un tempo limitato, nove mesi sembrano troppi anche per chi è abituato a Giobbe e ai suoi tempi. A Roma Termini i lavori li fanno di notte e non avrebbero mai bloccato la stazione, da noi – anche se da capoluogo di provincia diventiamo terzo o quarto mondo, con tutto il rispetto – nessuno protesta!

NOVE MESI E PIU’
Siamo stati alla stazione ferroviaria di Caserta, in orari diversi, per constatare con i nostri occhi ciò che i pendolari, i viaggiatori e i turisti affrontano da circa 9 mesi a causa dei lavori in corso. Lavori per i quali sono stati stanziati circa due milioni di euro e la cui durata prevista è di 320 giorni ma che, nel frattempo, rendono troppo difficoltosa la fruizione della stazione.
Le difficoltà colpiscono in particolare le fasce più deboli di viaggiatori quali gli anziani, i disabili e gli eventuali turisti i quali, non avendo dimestichezza del luogo, non sanno come districarsi nel dedalo della provvisorietà. Come se fosse accettabile, in una società civile, che i più deboli debbano arrangiarsi ed essere abbandonati davanti ai disagi, anche solo temporanei, di un’infrastruttura pubblica che non li tiene in considerazione.
Andiamo con ordine: I disagi iniziano già molto prima di mettere piede in stazione, con l’asfalto di viale Ellittico gravemente malmesso e la carreggiata ristretta che non basta a far defluire sia i mezzi privati che gli autobus, ciò non solo negli orari di punta. Ancor più grave è la totale assenza di spazi per la sosta regolare dei veicoli privati che, dunque, parcheggiano in maniera selvaggia tra le impalcature, gli autobus in transito e i (pochi) taxi.
Accompagnare una persona in stazione è difficilissimo, parcheggiare in maniera regolare impossibile. Persino i monopattini elettrici sono parcheggiati alla rinfusa, E così, il traffico all’esterno della stazione diventa selvaggio, con grande stress soprattutto per gli autisti degli autobus.
Se è inevitabile che l’ingresso principale sia interdetto a causa dei lavori, non è accettabile il fatto che l’accesso ai binari non sia adeguatamente segnalato: il cancello e i cartelli che lo indicano finiscono costantemente per essere coperti dagli autobus pronti a partire, con il risultato che sa dove entrare soltanto chi conosce già bene lo stato attuale della stazione di Caserta.
E qui arriva un altro, grande ostacolo: i dissuasori di metallo verniciati di giallo, che rendono scomodo – se non impossibile – il passaggio ai disabili, alle carrozzine e a chi trasporta un bagaglio ingombrante. Il tutto mentre sullo sfondo si staglia l’eterna bellezza della Reggia di Caserta, ciò che dovrebbe essere il biglietto da visita della città.

Riusciti finalmente a entrare all’interno della stazione di Caserta, cartelli posticci indicano laconicamente le modifiche alle tratte, i servizi, gli ingressi e le uscite. Tra tanti cartelli, nessuno con la scritta “ci scusiamo con i viaggiatori dei disagi” ma almeno due o tre inneggiano alla futura e avveniristica infrastruttura in via di realizzazione.
ASCENSORE RIATTIVATO A MARZO 2025
Con un po’ di spirito di adattamento è possibile cavarsela fino al prossimo ostacolo: se l’ascensore dal lato del primo binario funziona, rimane fuori servizio l’ascensore in corrispondenza dell’uscita di via Vivaldi, appena dopo il binario 6. Un cartello avvisa che l’ascensore sarà riattivato a maggio 2025. Ma siamo a marzo 2026 e, mentre lo leggiamo, un signore anziano impiega interminabili minuti per affrontare la scalinata. Un passo più in là, tre ragazzi di evidenti origini straniere chiedono indicazioni a una studentessa che cammina da sola. Si salvi chi può.

I pendolari abituali, che già conoscono bene la situazione, riescono ad affrontare gli ostacoli e i disagi causati dai lavori in corso. I tassisti e gli autisti degli autobus, interpellati, si trincerano nervosamente dietro frasi di circostanza. Ma è una situazione indegna a dirla fuori dai denti. E senza fine!
Soltanto il signore che lavora al tabacchino, lo stesso accadrà al bar, si concede a una chiacchierata informale. Ci racconta che l’introito è calato di circa il 50% da quando sono iniziati i lavori: “Soltanto i pendolari abituati a fare colazione con caffè e cornetto continuano a venire. Con i lavori in corso, l’ingresso del bar nemmeno si vede, chi passa per la prima volta da qui non sa che c’è il bar e il tabacchino è troppo lontano. Prima avevamo i turisti mordi e fuggi che si fermavano qui per un pacchetto di sigarette, un panino o per comprare la mozzarella da portare a casa come souvenir. E poi gli studenti che compravano gli snack. Adesso, di queste due fasce di clientela, è rimasto un 30% scarso”.
COSA INSEGNIAMO
Infine, ci sono i giovanissimi: gli studenti che ogni giorno viaggiano in treno tra casa e scuola. Agili, sani e forti, con la mente rivolta ognuno ai propri sogni, almeno in apparenza nemmeno si accorgono della bolgia infernale nella quale viaggiano: ne sopportano speditamente gli ostacoli. Abbiamo provato a farci raccontare da loro i disagi che affrontano quotidianamente in stazione, ma senza grandi risultati. I ragazzi minimizzano. E che tutto sommato sia normale il fatto che chi è disabile, anziano o forestiero abbia qualche difficoltà in più. Basta chiedere una mano.
Probabilmente è proprio questo il pericolo più grande: rischiare di insegnare a noi stessi e alle prossime generazioni che un’infrastruttura carente e disattenta ai bisogni dei viaggiatori e delle fasce più deboli faccia parte della normalità!
