Dottore, che sintomi ha la criminalità? Corvino, NCO: “Questa è una sanità che distrugge l’umanità”

Raccogliamo e facciamo nostra l’accorata denuncia di Pasquale Corvino, presidente della Cooperativa sociale “Agropoli” e anima della “NCO”, che giocando con il fuoco e con le parole da anni combatte una guerra impari. A suo favore. E ci spieghiamo meglio. Le armi a sua disposizione, le armi che ha scelto di imbracciare, sono quelle imbattibili dell’impegno e della solidarietà, della legalità e della costanza. Corvino è riuscito a capovolgere il senso non solo di un acronimo, ma di un intero territorio: da “Nuova Camorra Organizzata”, il clan camorristico fondato da Raffaele Cutolo negli anni ’70, dal 2007 “NCO” a Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna (e non solo) vuol dire soltanto una cosa, “Nuova Cucina Organizzata”.

Il ristorante, grazie anche ai costanti rapporti con la Presidente Troncone e l’AD Allucci dell’Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio “Agrorinasce”, si trova all’interno di una villa confiscata al clan dei Casalesi. A sugellare un progetto già vincente in partenza è stata la prima storica visita di un Capo dello Stato nell’ex comune di Albanova, quella di Sergio Mattarella il 21 marzo 2023. Il Presidente della Repubblica, rimasto entusiasta della calorosa accoglienza riservatagli, si è sbottonato scherzosamente dagli impegni istituzionali che l’hanno visto in mattinata incontrare gli studenti dell’Istituto Tecnico “Guido Carli” di Casal di Principe, sulla scia e nel ricordo di don Peppe Diana, barbaramente ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994.

I piatti serviti allora non sono più sporchi di sangue, ma intrisi di bontà culinaria e umana, frutto del sudore di lavoratori “fragili” integerrimi e impeccabili. Uno dei soci è Giggino, e questa è la sua storia, ma potrebbe essere – ed è – quella di molti altri.

«La vera brutalità» – spiega Corvino – «è stata vedere strappare via Giggino, portandolo in una struttura chiusa e sperduta in campagna nell’alto casertano, sradicandolo da tutte le relazioni umane e sociali costruite con amore e fatica nel corso degli anni. Come se Giggino fosse un pacco». L’unico “pacco” tollerabile è quello alla camorra, ovvero l’iniziativa promossa da NCO in collaborazione con il “Comitato don Peppe Diana” e “Libera”, grazie alla quale è possibile meravigliarsi scartocciando prodotti alimentari di associazioni e cooperative sociali che lavorano le terre confiscate alla criminalità organizzata.

«Un anno fa denunciammo il sistema perverso di alleanze tra camorra, affari, politica e massoneria all’interno dell’Azienda Sanitaria». «Con lo smantellamento dei servizi di prossimità territoriale si sono lasciate sole le famiglie e gli utenti scaricando su di loro il peso delle malattie e delle difficoltà che comportano, creando un sistema che risponde alle emergenze volutamente pianificate», con delle strutture ad hoc frutto di «investimenti nell’alto casertano e sul litorale domizio da parte della criminalità organizzata». Creare un bisogno per poi soddisfarlo: questo uno dei più biechi modi di concepire la politica, o meglio la non politica.

Il paradosso vuole che a subire le follie criminali della camorra siano i più vulnerabili non solo a livello economico, stimolati dal fascino mortifero del guadagno facile, ma proprio le persone affette da gravi malattie: «in queste strutture ci sono persone fragili da oltre vent’anni, incarcerate come se avessero commesso reati gravi; persone che potrebbero serenamente vivere nella propria comunità in maniera dignitosa», se solo la sanità di prossimità non fosse soltanto uno slogan con cui sciacquarsi la bocca in prossimità delle elezioni.

Così come la pena, ed evidentemente a maggior ragione, anche un percorso terapeutico in una società sana, e non malata a sua volta, deve portare a un reinserimento sociale, utile – se bisogna per forza ragionare in termini utilitaristici – anche a ridurre la spesa a livello sanitario, grazie all’aumento del benessere psicofisico.

«Questa è una sanità che a noi non piace» – conclude Corvino. «Una sanità che distrugge quell’umanità che Basaglia aveva inserito nella Legge 180», e che ha portato allo slogan che campeggia dappertutto in NCO: “Da vicino nessuno è normale”.