CASERTA – Chissà cosa avrebbe fatto il libero professionista, l’architetto Luigi Vanvitelli, se avesse potuto prendere la sua penna raffinata, di classe, intingerla nell’inchiostro del calamaio, preso in prestito magari da una delle scrivanie delle 1200 stanze della «sua» Reggia, e tracciare una X, ci immaginiamo di un’imbarazzante precisione geometrica, per tenere in vita la Cappella in cui ogni giorno, quando si trovava in zona, facendo pochi passi a piedi dal palazzo adiacente in cui abitava, si raccoglieva in preghiera e viveva un altissimo momento di spiritualità.
Riapre Sant’Elena grazie all’8x mille
Non possiamo saperlo, anche se la risposta sembra scontata, ma possiamo dedicargli un pensiero colmo di gratitudine scrivendo dei lavori che si stanno portando avanti proprio in quella cappella, Sant’Elena, già Santa Croce, che si trova nel pieno cuore di Caserta. Abbiamo ascoltato don Fernando Latino, curatore del progetto nonché direttore dell’Ufficio tecnico beni culturali – edilizia del culto della Diocesi.
Ha ultimato i lavori nella sua parrocchia, Spirito Santo di San Marco Evangelista, nella scorsa primavera, gestisce i fondi dell’8×1000 in merito a progetti di restauro delle parrocchie ed è reduce proprio da un giro per i cantieri dei lavori, in attesa di lasciare Sant’Elena in buone mani, quelle del frate brasiliano Pietro, da novembre 2022 parroco della Chiesa di San Sebastiano oltre che cappellano della Cappella Palatina della Reggia di Caserta.
I lavori
«Sant’Elena è importante per tutti noi, per la città di Caserta e anche per la nostra Diocesi perché dopo tanti anni siamo riusciti a intraprendere un cammino per metterla in sesto. Ha vissuto tante vicissitudini particolari. Per un periodo è stata gestita da qualche associazione, poi è stata chiusa per un po’ di tempo. È una congrega che è legata in qualche modo alla chiesa di San Sebastiano. Dopo tanti anni era arrivato il momento di un restauro.
È una delle chiese che tutti noi stiamo aspettando. Al di là della sua storicità è importante perché è collocata vicino alla Reggia. Parliamo di Sant’Elena come punto culturale proprio perché è legata alla grande figura di Vanvitelli, che è stata importantissima per Caserta. Non sappiamo ancora – dipende dalla volontà del Vescovo e da tante situazioni – che destinazione darle, ma sicuramente sarà un centro di cultura importante per la città di Caserta, al di là dell’importanza come chiesa in sé, e quindi sotto l’aspetto liturgico.
Per il suo futuro si sta parlando, si sta discutendo: per adesso il progetto è di completarla. Non manca molto alla fine dei lavori, siamo quasi al termine. A breve verranno rimossi i ponteggi e si inizierà a vedere l’opera. È stato effettuato un restauro dell’aula liturgica, del campanile, delle coperture e della bellissima cripta, che diventerà fruibile ai fedeli. Alcuni casertani non la conoscono neanche, va valorizzata, ma un po’ alla volta sono sicuro che inizieranno ad amarla.
La parrocchia di San Sebastiano
San Sebastiano è un altro dei progetti finanziati dall’8×1000. Ogni anno cerchiamo di venire incontro alle richieste e di realizzare 2-3 restauri delle nostre chiese. Le scegliamo in base alle difficoltà, alle esigenze che ci possono essere, oppure in base alle richieste pervenuteci dai parroci che animano e vivono il territorio e comunicano all’Ufficio Centrale le varie necessità a cui dover far fronte.
Poi parte tutto l’iter: si studia un progetto di massima, si chiede l’autorizzazione alla Sovrintendenza e si manda il fascicolo a Roma che deve dare il suo OK. Nella chiesa di San Sebastiano si sono verificate delle criticità nel tempo e c’era bisogno di una messa in sicurezza. Si è venuta a creare una possibilità e l’abbiamo colta, perché è una chiesa centrale, che si trova a via Mazzini, nel cuore di Caserta e dei casertani. Non sono progetti che nascono dall’oggi al domani, c’è bisogno di tempo, di carte: la burocrazia non manca.
Per quanto riguarda San Sebastiano abbiamo appena iniziato i lavori: la facciata è già a buon punto, mentre all’interno si stava operando già da un po’. Dopo aver ottenuto i vari nullaosta e le varie autorizzazioni abbiamo iniziato il vero e proprio progetto basato sui fondi dell’8×1000. Si tratta di un restauro conservativo: a volte mettiamo in atto progetti che non si vedono, quando ad esempio andiamo ad operare sulle coperture, ma lo facciamo per mantenere le chiese in piedi: non c’è solo la facciata esterna. Lavoriamo per donare al fedele uno spazio sicuro di spiritualità e aggregazione.
I progetti
I progetti finanziati tramite l’8×1000 funzionano in questo modo: il 70% ci viene dato dalla CEI, grazie alla firma che noi contribuenti mettiamo, che è importantissima. In Italia si riescono a mettere in pratica tante iniziative e anche noi qui a Caserta da tanti anni stiamo cercando di seguire questa scia. Il rimanente 30% va a carico della parrocchia, della Diocesi o dell’Ente interessato. Per Sant’Elena siamo arrivati a coprire le spese anche tramite delle sponsorizzazioni. Bisogna sempre trovare un modo per andare avanti per il bene della comunità.
L’8×1000, però, non è destinato solo a ristrutturare le chiese, anzi la parte più importante e considerevole è rivolta proprio alla carità. La Caritas italiana è importantissima, nella società e per tutte le parrocchie. Fa tantissimo per aiutare la Chiesa cattolica ma anche i Comuni, specialmente oggi che stiamo vivendo un periodo difficile, e ha fatto altrettanto anche nel periodo della pandemia. Un’altra fetta, infine, è rappresentata dal sostentamento del clero.
La firma
Quando noi mettiamo quella firma non stiamo mettendo in atto solo dei progetti, come mantenere un patrimonio artistico, che tra l’altro è una cosa a cui ormai nessuno più pensa in Italia – se non ci fosse l’8×1000 tante chiese e monumenti non starebbero neanche in piedi, perché lo Stato deve far fronte a molte spese – ma stiamo aiutando tantissime persone.
È un gesto importante: con quella firma si può fare tanto nella realtà locale ma anche a livello nazionale e mondiale, perché la Caritas oltrepassa i confini italiani. È un gesto d’amore nei confronti delle persone e della Chiesa stessa. Può diventare una partecipazione personale a quelle che sono le iniziative vescovili. Solo con una firma. Parte da lì. Ma tante firme messe insieme portano a grandi progetti e a grandi cose. È goccia dopo goccia che si fa un oceano.
Tracciabilità
Oltretutto ogni spesa è tracciabile, e in questo modo si riesce a capire quella firma a cosa è servita, dove e a chi è stata destinata: dalle famiglie ai giovani, passando per gli anziani, gli ultimi.
Sia lo Stato che la Chiesa devono fare il possibile per arrivare a chi ne ha bisogno. Ognuno con la propria vocazione, ognuno con i propri mezzi. Ma non bisogna demandare i compiti esclusivamente all’uno o all’altra. Sono come due ali: riusciremo a volare solo in coppia.
Il cristiano e la Chiesa cattolica aiutano con lo spirito che Gesù stesso ha tramandato, quello evangelico. Ma ognuno deve dare un contributo nei rispettivi ambiti: parlo anche di altre confessioni religiose, associazioni, volontariato, terzo settore, Protezione civile. Sono tante realtà che messe insieme possono fare davvero tanto e io penso che ciò sia auspicabile per tutti noi. Per sognare, e magari arrivare a toccare, un domani, un mondo migliore».

