Caserta, Giornata Internazionale violenza sulle Donne: Anche per la Polizia di Stato questo NON è AMORE

CASERTA -Oggi 25 novembre si celebra la Gionata Internazionale contro la violenza sulle Donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite, che invita i Governi, le Istituzione e le Organizzazioni internazionali a tutelare le donne sole ed in difficoltà, offrendo loro la speranza di un futuro diverso.

“La violenza di genere è un crimine odioso che trova il proprio humus nella discriminazione, nella negazione della ragione e del rispetto. Una problematica di civiltà che, prima ancora di un’azione di polizia, richiede una crescita culturale. E’ una tematica complessa che rimanda ad un impegno corale.

Gli esperti parlano di approccio olistico, capace di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla scuola, alla famiglia”. Con queste parole del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli, si apre la pubblicazione realizzata dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre.

Messaggio del Capo della Polizia Franco Gabrielli a tutte le donne:

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“Ogni volta che mi trovo ad affrontare per motivi isti­tuzionali questa tematica, mi piace ricordare che la Polizia di Stato ha iniziato un percorso di specializza­zione già negli anni ’90, fino a diventare, con i propri uffici e servizi, il “terminale” di tutta quella necessa­ria e doverosa attività di prevenzione e di contrasto dei reati di violenza di genere.

Anche in questo periodo, caratterizzato da diverse emergenze, le statistiche ci mostrano come la don­na, in quanto donna, continui ad esse la destinataria privilegiata di efferati fatti di sangue. E allora più che mai oggi, che il sistema normativo è particolarmente attento a queste situazioni ed offre numerosi strumenti di tutela, emerge la triste verità, che riconduce le cause primarie dei delitti basati sul genere della vittima a fattori culturali: le violenze sono il frutto di una considerazio­ne della donna come un oggetto di proprietà.

Le forze di polizia sono sempre più preparate sulle tematiche, si sono dotate di luoghi idonei dove accogliere la vittima, si sono aggiornate sui moduli operativi e di primo contatto, la rete ed il funzionamento dei centri antiviolenza è ormai consoli­data. Grazie alla sinergia di queste componenti, le vittime ottengono un importante sostegno in momenti così delicati, in cui far emergere il loro disagio è sempre difficile.

Il ruolo decisivo ora spetta alla comunità: tanto più una donna si sentirà protetta nel contesto in cui vive tanto più capirà che uno schiaffo ricevuto non è solo uno schiaffo, che la denuncia non sarà un atto di cui vergognarsi, ma la giusta soluzione a un percorso di violenza subita. Noi facciamo grandi sforzi e continueremo a farli, ma fino a quando la comunità si disinteresserà e non si farà carico di sostenere le vittime, fino a quando le donne si sentiranno sole nell’ambito della comunità, il nostro impegno resterà incompiuto.

Il nostro servire la collettività verrà sempre fatto con pazienza, amore, coinvolgimento emotivo, con il sorriso sulle labbra, perché ogni servizio, che può addirittura rivelarsi funesto, è un qualcosa che accresce ognuno di noi. Servire è la nostra unica ragione di esistere”.

Il Capo della Polizia Direttore generale della pubblica sicurezza

Franco Gabrielli

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La vittima al centro: a cura del Direttore Centrale Anticrimine

Francesco Messina:

“Con questo opuscolo, frutto della esperien­za della Polizia di Stato, rinnoviamo il nostro impegno a divulgare e informare, in maniera semplice e lineare, sperando che la lettura e l’epilogo di ogni singola storia riportata possa scardinare ogni paura e rappresen­tare per le innumerevoli vittime di violen­za di genere lo stimolo a chiedere aiuto e denunciare.

Il bagaglio professionale maturato in tanti anni ci ha consentito di trovare delle soluzio­ni più consone alle complesse problematiche connesse a questo delicato settore, confe­rendo all’intervento repressivo il carattere di estrema ratio, poiché esso dovrebbe concretizzarsi solo laddove gli strumenti preventi­vi non abbiano avuto efficacia o non siano stati tempestivamente adottati. Occorre liberarsi da tutte quelle visioni obsolete e anacronistiche che, nell’ottica di salvaguardare a ogni costo l’integrità familiare, mirano a ricomporre e ricostituire bona­riamente lo status quo con inevitabili e gravissime conseguenze.

Nella prolifica evoluzione legislativa, un consolidato e valido strumento è divenuto il potere di ammonimento del Questore, poiché, potendo essere adottato anche nei casi che costituiscono l’anticamera di fattispecie più gravi, anticipa in via preventiva la soglia di tutela.

In tale ottica, nuova e moderna, che pone al centro l’interesse della vittima, è stato indispensabile rimodulare l’approccio operativo di fronte all’emergenza COVID, attualizzandolo anche con nuovi strumenti tecnologici e social, come la diffusio­ne della APP Youpol.

Preziosa si è dimostrata la collaborazione dei Servizi Sociali, dei Centri Antiviolenza e dei Presidi Ospedalieri dislocati sul territorio che, con il loro operato, completano e sostengono costantemente l’attività degli operatori di polizia”.