L’Aci li licenzia, la giustizia ne ordina il reintegro, ma l’Ente nicchia.L’odissea di 5 impiegati

CASERTA – Diciotto anni per veder riconosciuti i propri diritti, diciotto anni di calvario giudiziario, accoglienza positiva in tutti e tre i gradi di giudizio non sono bastati per chiudere una questione che definirla contorta è poco. Ci riferiamo alla vertenza di cinque ex impiegati presso l’Aci di Caserta.

 
I fatti risalgono al Dicembre del 2000, quando l’ente di via Nazaro Sauro decise di chiudere l’Ufficio Assistenza Pratiche Automobilistiche revocando in questo modo il mandato affidato ad una società cooperativa che dagli anni novanta gestiva, con gli strumenti dell’Aci, ma con uomini propri, l’attività lavorativa in questione.
 
Ovviamente, la revoca del mandato comportò l’immediato licenziamento dei cinque impiegati, tra cui due padri di famiglia. Iniziò qui, allora, il cammino per opporsi a tale decisione. Il primo passaggio fu quello di rivolgersi ad un legale. A dire il vero, le cose si misero subito bene per i lavoratori. Una prima sentenza del 5 dicembre 2007 (sette anni dopo…) stabilì, infatti che tra l’Automobile Club di Caserta ed i ricorrenti esisteva di fatto un rapporto di lavoro subordinato condannando, quindi, l’Ente al pagamento delle retribuzioni mancanti e degli interessi maturati. Come da prassi, l’Aci ricorse in Appello, ma anche il secondo grado di giudizio diede ragione ai dipendenti. Il 9 dicembre del 2010, infatti, la Corte di Appello di Napoli respinge il ricorso dichiarando perdurante ed attuale la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra gli appellanti e l’Ufficio Aci riconoscendo anche ulteriori differenze retributive.
 
Si arriva al terzo grado di giudizio e siamo nel luglio del 2011 . La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza del 2015, rinvia, però, alla Corte di Appello di Napoli la verifica di quanto dichiarato nella sentenza del 9 dicembre del 2010. Passano altri otto anni, ma alla fine, il 21 marzo 2018, la Corte di Appello respinge il ricorso dell’Aci dichiarando, nuovamente, perdurante e sussistente il rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra gli impiegati e l’Ente riconoscendo, altresì, le differenze contributive fino alla data della sentenza. Calvario finito? Da un punto di vista legale si. Addirittura i ricorrenti già pregustavano il ritorno sul posto di lavoro, si facevano progetti sulle incipienti somme di denaro che sarebbero dovute arrivare. Già, sarebbero, così come è d’obbligo usare il condizionale in merito al reintegro sul posto di lavoro. A tutt’oggi, infatti, nulla è cambiato. A fronte di precise sentenze della Magistratura, nonostante le sentenze favorevoli avute nei diversi gradi di giudizio, le cose non sono cambiate. I cinque dipendenti sono ancora in attesa di giustizia. Nessuna chiamata, nessun reintegro, ma solo un assordante silenzio.