Roma in pianto per i funerali di Pamela, la ragazza stuprata e fatta a pezzi da immigrati a Macerata

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ROMA – Tragici i funerali di Pamela Mastropietro a Roma, tre mesi dopo essere stata violentata e fatta a pezzi, letteralmente a pezzi, come un pezzo di carne in macellereia, da un gruppo di immigrati senza permesso di soggiorno o con permessi scaduti.

“Il 30 gennaio Innocent mi telefonò chiedendomi se volevo andare a stuprare una ragazza che dormiva”. A pronunciare la frase, intercettata dagli inquirenti nel carcere di Ancona, è Lucky Awelima mentre parla con Desmond Lucky. I due nigeriani sono detenuti, insieme al connazionale Innocent Oseghale, con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana Pamela Mastropietro a Macerata più di tre mesi fa.

Alla richiesta di Oseghale, Awelima ha risposto che non era interessato. E in un’altra conversazione, riferiscono gli inquirenti, l’uomo ha detto di aver saputo che Pamela era stata stuprata. È sulla base di questi elementi che la Procura di Macerata ha nuovamente contestato il reato di violenza sessuale a Oseghale. Ma il Il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha ritenuto che non vi fossero gravi indizi di colpevolezza per tale accusa, ipotizzando che tra i due si fosse creato un clima amicale. Anche se la decisione del giudice sembra assurda visto come è stata fatta a pezzi Pamela. Non è certo amore o clima amicale.

La ragazzina, secondo gli inquirenti, fu violentata dall’uomo mentre era in condizioni fisiche menomate per l’assunzione di eroina. Il pm Giovanni Giorgio spiega anche che i risultati degli esami del Ris hanno evidenziato un rapporto sessuale completo tra i due. Per la Procura, l’accusa di abuso sessuale sarebbe avvalorata anche dalla “cura maniacale” messa da Oseghale per far sparire le tracce del rapporto violento, pulendo con la candeggina e asportando gli organi genitali della ragazza. Per far riconoscere l’accusa di violenza sessuale la Procura valuta il ricorso al Tribunale del Riesame.

I funerali della vittima sono stati drammatici questo sabato 5 maggio nella parrocchia di Ognissanti di via Appia Nuova a Roma. “Avremo finalmente un luogo dove piangerla, dove poterle portare un fiore o recitare una preghiera – affermano in una nota i familiari – Abbiamo scelto il primo sabato del mese dedicato alla Vergine Maria vista la devozione che, per essa, aveva Pamela, oltre a noi tutti”. La salma sarà tumulata nel cimitero capitolino del Verano.

Nei giorni scorsi Oseghale, che è un clandestino, perché il suo permesso di soggiorno è scaduto da tempo e non rinovato; è stato raggiunto in carcere da una nuova ordinanza di custodia cautelare, questa volta per droga. Le accuse si riferiscono ad episodi avvenuti da ottobre 2017 a gennaio 2018, prima dell’arresto del 31 gennaio per la morte di Pamela.

Negli episodi sono coinvolti anche Lucky Awelima e Desmond Lucky, gli altri due nigeriani in carcere per l’omicidio della 18enne romana, per i quali la Procura di Macerata ha chiesto l’arresto. Gli investigatori hanno individuato il Dna di una persona non coinvolta nell’inchiesta. Al momento nel registro degli indagati ci sono i tre cittadini nigeriani detenuti e un loro quarto connazionale, indagato a piede libero. Nei loro confronti le accuse sono di omicidio volontario, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.