CASERTA – Ha suscitato polemiche e scalpore la notizia del monumento affittato per 30mila euro per un ricevimento e in particolare la foto di un inserviente che sistema gli addobbi stando a cavalcioni di un leone di marmo di una sala. Il popolo social si è scatenato, così come i puristi che hanno visto nella concessione della sala una offesa alla storia ed alal sacralità del monumento vanvitelliano.
Purroppo, in realtà la Sovrintendenza della reggia di Caserta, con l’ok del ministero die beni culturali, ha intrapreso una strada che vuole sfruttare dal punto di vista commerciale proprio l’immagine e la fama del sito per accrescere gli introiti e avere dunque a disposizione più fondi per la manutenzione dell’edificio. Le norme sono stabilite da un regolamento diffuso l’8 novembre scorso e firmato dal direttore Mauro Felicori. In generale il cocnetto non fa una piega. Giusto sfruttarn el’immagine, ma svilirla quello no.
«Regolamento per la gestione del marchio “Reggia di Caserta”» è il titolo del dossier che chiarisce fin dal punto 2 le finalità dell’iniziativa: «Accrescere la visibilità e la potenzialità della reggia di Caserta, promuovere visivamente ciò che rappresenta la Reggia, sostenere prodotti di qualità…
Â
La reggia di Caserta individua e detta le specifiche azioni di promozione del proprio marchio…in base alla propria strategia di marketing territoriale». Non è una «griffe» di cui chiunque può fregiarsi, in altre parole ma dovrà andare di pari passo con «prodotti alimentari (incluse bevande), prodotti agricoli, orticoli o forestali (incluse sementi, piante e fiori), prodotti d’arte peculiari, prodotti artigianali peculiari, manifatture, piatti tipici». Il marchio non può invece essere concesso a negozi, alberghi ma potrà essere abbinato invece (sempre secondo il regolamento) a libri, abbigliamento, accessori, gadget, opere murarie.ÂÂ
Questo regolamento punta con precise azioni di marketing ad aumentare gli incassi. E infatti all’articolo 7 il regolamento specifica che «l’uso del marchio ”Reggia di Caserta” è concesso con tariffe o percentuali sul fatturato da stabilirsi ogni anno o su base pluriennale mediante decreto del direttore in accordo con il concessionario».
Â
La concessione può avere una durata massima di 5 anni ed è soggetta a rinnovo. Lo sfruttamento del marchio fa parte di un’«offensiva» più ampia e che ha comunque portato bene alla Reggia, almeno nel 2017 : i visitatori di Palazzo Reale sono stati 837.000, con un incremento del 23% rispetto al 2016, un flusso che ha portato nelle casse del museo 5 milioni di euro.
Â
Di fronte alle tantissime accuse piovutegli, Felicori ha replicato con ironia sul suo profilo Facebook pubblicando una foto in cui si paragona ad Antonio Polese, il protagonista del reality sui «matrimoni trash» deceduto alcuni mesi fa. «Con questo foto-montaggio – è la sua risposta – mi prendono in giro (cercano di prendermi in giro) per la concessione di spazi della reggia, fuori dagli orari di apertura del museo, ad una festa di matrimonio; io non ci vedo niente di male, avremo un ricavo da usare a fini culturali, abbiamo concordato regole di tutela del bene; ci basiamo su regole consolidate per tanti eventi, ma come matrimonio è una esperienza nuova, ne trarremo insegnamenti per fare meglio in futuro, ma perché scandalizzarsi pregiudizialmente?»
Â
Sarà, ma a noi che AMIAMO la Reggia tutto ciò non è piaciuto. Strategie di marketing per sfruttarla e farne aumentare gli introiti vanno bene, renderla location per eventi decisamente pacchiani proprio no.
ÂÂ
