
GARZANO (Caserta) – Don Stefano Sgueglia si insedierà domenica 5 novembre alle 10.30, come nuovo e giovanissimo pastore della parrocchia San Pietro Apostolo a Garzano, piccola e ridente frazione del capoluogo, alle pendici dei Monti Tifatini e a cavallo con Valle di Maddaloni. In occasione dell’inizio del ministero celebrerà la Santa Messa Sua Eccellenza monsignor Giovanni d’Alise, vescovo di Caserta.
«Ringrazio il Signore per questo momento di grazia, perché a 28 anni non è scontato vivere un momento simile, ovvero essere posti alla guida di una comunità – spiega don Stefano – Le prime parole del vescovo, al momento della chiamata, sono state proprio queste, mi ha detto “avrai per la prima volta la conduzione di una comunità”. È stato solo nelle ore successive che, però, ho colto davvero l’importanza di quanto mi ha detto e il peso delle responsabilità. In quel momento il Signore, attraverso il Vescovo, ha pensato a me».
Don Stefano si prepara con immensa gioia, dunque, a diventare il pastore di questa comunità e, come ha più volte ribadito, ad accompagnarlo in queste ore che precedono l’inizio del suo nuovo cammino, sono due letture: il capitolo dieci del Vangelo di Giovanni, che riguarda proprio la figura di Gesù come buon pastore, e un passo del profeta Ezechiele: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura” (Ez 34,11).
«Non ho aspettative perché ho imparato a non averne. Non per paura ma perché ritengo che sia necessario camminaree costruire insieme – ha aggiunto don Stefano – Saranno le parole che Papa Francesco ha pronunciato in un Angelus dello scorso luglio il programma di vita di questa nuova esperienza che mi accingo a vivere, ovvero i verbi del pastore: vedere, avere compassione e insegnare».
La piccola comunità che si prepara a guidare, composta da cinquecento anime, consentirà al parroco di conoscere le singole famiglie e interagire con loro.
«Unica realtà da compiere è entrare in questo mare, pur piccolo che sia. Voglio essere il sacerdote del giovane, dell’adulto, dell’anziano, del bambino, ma essere appunto pastore».
In attesa della cerimonia di domenica 5 novembre don Stefano ha rivolto un augurio anche a se stesso: «Il giovane di oggi scappa, va in cerca tutto ciò che gli faccia toccare con mano la vita. Per questo ha bisogno di toccare con mano Dio. La grazia che chiedo al Signore è proprio quella di rendermi quanto più malleabile possibile nei confronti dei giovani affinché attraverso di me possano incontrare Lui».
