Maddaloni, don Salvatore Izzo: il buon sacerdote ricordato a 40 anni dalla Nascita al Cielo

MADDALONI (Caserta) – Quest’oggi ricorrono ben quarant’anni dalla Nascita al Cielo di don Salvatore Izzo(1).

Ebbene, se dopo quaranta anni dalla morte si continua a ricordare il sacerdote qualche motivo ci sarà. Qual è? Era un sant’uomo!(2)

Un uomo che nonostante talune sofferenze fisiche e non solo era noto per il suo sorriso, era giocoso ed aperto alla formazione spirituale delle sue pecorelle, soprattutto quelle più giovani ma non solo, perché formando un buon cristiano sapeva di formare, anche spiritualmente, un uomo.

Quest’oggi, torno a dedicare uno contributo biografico alla figura di don Salvatore Izzo perché mi sento legato alla sua persona(3) e sono certo che la divulgazione della sua memoria non può fare che bene.

Il racconto di vita che oggi si vuole, in modo più ampio ma certamente non esaustivo(4), presentare non vuole essere il punto di approdo di una conoscenza(5) bensì quello di inizio per chi come me non l’ha mai potuto incontrare personalmente e spronare il ricordo a chi questo privilegio l’ha avuto, al fine di intensificarne la conoscenza, anche aneddotica, sacerdotale, umana, culturale, e così via.

Ho cercato di suddividere per temi gli argomenti così da facilitarne la contestualizzazione.

Nascita e famiglia di origine.

Don Salvatore Izzo nasce(7) a Maddaloni il 7 luglio del 1927, primo di 11 figli, di cui due morti in tenera età(7), da Antonio(8) (Maddaloni 5 agosto 1899 – 9 maggio 1997) e da Rosa Di Nuzzo(9) (Maddaloni 31 agosto 1904 – 8 luglio 1996)(10).

La sua famiglia, sorretti dal lavoro agricolo, è molto religiosa ed i genitori, entrambi aderenti al Terz’Ordine Francescano, hanno fin dal loro matrimonio pregato il Signore affinché donasse loro un figlio o una figlia da consacrare al Suo Servizio e per due così fu don Salvatore e Suor Maria (Vincenza)(11).

La Vocazione

A chi in vita gli chiederà a don Salvatore a chi deve la vocazione questi gli risponderà semplicemente ma subito e con convinzione “a mio padre ed a mia madre”.

Ho saputo della vocazione del sacerdote dal racconto commovente del papà.

Lo stesso mi riferiva che lui e la moglie invitavano il piccolo Salvatore a valutare la possibilità di entrare in Seminario.

Ebbene un giorno il piccolo Salvatore mentre era con il padre nei campi a lavorare, ed a mo’ di fulmine a ciel sereno, disse al genitore di aver maturato il desiderio di entrare in Seminario e donare la sua vita al Signore; al che il padre sorrise, non dando credito alla sincerità delle parole del figlio, pensando che fossero state pronunciate per renderlo felice.

Però la convinzione con cui il ragazzo parlava e l’insistenza fece colpo sul genitore, che prendendolo tra le braccia gli chiese se si rendeva conto di quanto diceva: il piccolo ribadì quanto già detto. Il padre, per metterlo alla prova, gli parlò della durezza degli studi, dei tanti sacrifici cui avrebbe dovuto far fronte ma Salvatore era deciso!

La Formazione

Dopo la confidenza del figlio il papà Antonio comprese la serietà delle parole del piccolo. Ed a tanta decisione il genitore non perse tempo e si attivò per farlo accedere per il nuovo anno scolastico in Seminario, siamo all’incirca nel 1937(12).

Salvatore all’età di circa nove anni inizia a frequentare la IV elementare nel Seminario Vescovile di Caserta e vi resta per completare il ciclo elementare fino al 1938, quello delle medie inferiori dal 1939 al 1941 e quello liceale fino al 1946.

Sul piano scolastico – intellettuale c’è da dire che il nostro amava molto studiare e prima di parlare ponderava molto le sue parole(13).

Per il primo anno di Filosofia si reca a Napoli al Seminario Maggiore di Posillipo è il 1946, continuerà poi presso il Seminario Maggiore di Benevento per un altro anno, per due anni ancora presso quello di Maggiore Capodimonte e poi di nuovo sarà a nuovamente al Seminario Maggiore di Benevento per concludere il periodo di Formazione(14).

Verso il Sacramento dell’Ordine e l’Ordinazione

In contemporanea al percorso di studio don Salvatore aveva un cammino spirituale che sviluppava in Seminario ma anche a casa, nella sua Maddaloni, quando vi si tratteneva per i periodi estivi o di vacanza dallo studio(15).

Ed in particolare nel periodo estivo, come gli altri seminaristi(16), tornava a casa per stare con la famiglia ed aiutare i parroci della sua città nelle attività liturgiche e di catechesi. In queste occasioni non trascurava del tutto il lavoro agricolo ma la sua giornata era impegnata essenzialmente dallo studio e dall’aiuto alle chiese e cappelle locali.

Come succede in questi casa la sua figura era tenuta d’occhio oltre che essere messa alla prova.

Ricordo curioso è legato al fatto che presso queste comunità il giovane  Salvatore si avviava ogni giorno con la bicicletta, e fu proprio questo aspetto che fece risonanza tra quelle persone che, più delle altre erano caratterizzate da una mentalità convenzionale, ritenevano questo modo di circolare scandaloso.

Ciò fece sì che un giorno il Vicario Foraneo di Maddaloni, don Giuseppe Santonastaso, con cui lo stesso collaborava e di cui divenne poi un valido collaboratore, chiamasse il padre di Salvatore e gli riferisse che  il girare in bicicletta del figlio non era visto di buon occhio da tutti.

A questo punto, al fine di mettere a tacere le cose fu deciso di far andare a piedi il giovane seminarista, che accettò, perché umile e, eccezion fatta per la comodità del trasporto, nulla lo vedeva legato alla bicicletta.

Ed, infatti, qualcuno, riprendendo le sue doti umane, oltre a manifestare una più che semplice ammirazione, dirà in seguito: “Salvatore nella povertà era perfetto” e fu proprio questa caratteristica, questa semplicità che gli favorì sempre il particolare rapporto di amico e confidente dei bambini.

E quindi, così proseguendo siamo arrivati ad uno dei momenti più importanti per il nostro personaggio, e di tutti coloro che scelgono la strada presbiterale: io giovane seminarista Salvatore diventa Sacerdote, don Salvatore.

Don Salvatore Izzo riceve l’Esorcistato e l’Accolitato nel 1948 mentre, nel 1949 il suddiaconato, mentre sarà Ordinato Sacerdote il 16 luglio del 1950 nella chiesa maddalonese dell’Annunziata da mons. Bartolomeo Mangino, Vescovo di Caserta(17), unitamente ad altri giovani Carmelitani Scalzi.

La prima messa solenne  la ebbe a celebrare nella chiesa oggi dedicata a Maria Immacolata al tempo retta dai Padri Oblati di Maria Immacolata il 23 luglio 1950.

Il legame della famiglia Izzo e dello stesso sacerdote con la comunità della chiesa dell’A.G.P. ed ancora dei Carmelitani Scalzi si era consolidata nel tempo(18).

In tale occasione, diffusasi a largo raggio la notizia dell’ordinazione dei giovani servi, tutta la città di Maddaloni fu in festa: in primis la zona di residenza di don Salvatore anche perché non era un segreto che il neo sacerdote si era preposto la realizzazione, con il coinvolgimento della comunità tutta, di una chiesa in quelluogo, e questa cosa fece accogliere la sua ordinazione sacerdotale con più ardore(19).

I primi passi

Appena ordinato sacerdote don Salvatore per i primi mesi dell’anno scolastico è chiamato ad insegnare presso il Seminario Vescovile di Caserta, quale docente di Latino e Greco; però dopo continue richieste da parte dell’Arcivescovo di Benevento diventa docente di una quarta ginnasiale (sez. B) del Seminario Maggiore di Benevento(20) e qui oltre a sfamare le menti dei suoi allievi, don Salvatore aveva la cura anche delle anime delle campagne limitrofe. Resterà a Benevento, nonostante che in contemporanea avrà altri impegni a Caserta e Diocesi, ben 16 anni.

Il tratto Benevento Maddaloni(21) prima ancora dell’acquisto dell’auto, una 850, incurante delle intemperie, era fatto in lambretta dal sacerdote in lambretta.

Prima ancora, come visto, in città e nelle località vicine si muoveva con la bicicletta.

Il sacerdote dunque, avrà cura di anime a Benevento nelle campagne ed a Maddaloni(22), avrà l’incarico di docente presso il Seminario di Benevento e sarà dalla fine degli anni ’50, dal 1959, docente di religione del Liceo Classico “Giordano Bruno” di Maddaloni(23) oltre a dover espletare incarichi diocesani.

Tra le altre cose presso la comunità di San Benedetto Abate a Maddaloni, ovvero presso i suoi locali parrocchiali, don Salvatore Izzo era assistente del C.I.F.; ed ancora qui si occupò, o comunque ebbe un ruolo/funzione nell’assistenza dei giovani scout, cosa questa condivisa con don Salvatore d’Angelo a cui era molto legato e di cui si rispolverano ricordi di loro passeggiate primaverili ed estive sul corso cittadino in orario serale(24).

Il rientro nella Diocesi di Caserta

Intanto, nel 1966, dopo 16 anni di permanenza a Benevento, l’Arcivescovo-Vescovo di Caserta, mons. Vito Roberti(25), intuite le capacità del sacerdote, decide di richiamarlo in Diocesi, nominandolo in un primo momento Rettore del Seminario casertano, che ne trarrà nuova forza vitale; poi anche Padre Spirituale delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida di Caserta(26).

E non solo, proprio quando le attività erano state pianificate al punto da consentirgli un po’ di riposo, a fronte dei suoi problemi di salute, gli viene chiesto (1967) di erigere a Caserta per la neonata comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes un tempio per i fedeli, nella zona del rione di via Acquaviva, cosa che farà.

Qui sarà forte anche la missione vocazionale operata da don Salvatore Izzo che poterà frutti, primo tra tutti don Michele Cicchella suo erede spirituale ed alla guida della neoanta chiesa parrocchiale.

Il 1 gennaio del 1970, sempre da mons. Vito Roberti, è nominato canonico del Capitolo Cattedrale di Caserta.

La guida del Seminario Vescovile

La guida del Seminario Vescovile don Salvatore la avrà per un triennio, ovvero dal 1966 al 1969 per poi via via concretare le sue forze sugli altri progetti indicatigli dal Vescovo, avendo nel mentre risanato e riavviato il Seminario Casertano.

Per contestualizzare bene questo periodo propongo una testimonianza scritta, anticipata nel costo della monografia del 2001, da seminarista del tempo: Ciro Bologna, arricchita anche di altri aneddoti raccontatimi dal dott. Nicola Napoletano.

Ciro Bologna entra in Seminario a Caserta proprio in quel 1966, e riferisce che don Salvatore Izzo ha lasciato  un segno nella sua vita.

Bologna ricorda come don Salvatore, nonostante avesse lasciato a malincuore il Seminario Maggiore di Benevento, subito si mostrò all’altezza delle responsabilità affidatagli.

Le strutture del Seminario di Caserta che si trovò di fronte non erano delle migliori: letti rotti, scrivanie ed armadi sgangherati e via dicendo(27).

Il neo Rettore, con la collaborazione degli altri docenti e collaboratori del Seminario, fece allora sì che l’inizio dell’anno scolastico  venisse posticipato; nel frattempo si provvide a rendere l’ambiente pulito ed accogliente, arredando il Seminario con mobili nuovi.

Ciò perché don Salvatore dava grande importanza  all’ordine e alla pulizia: non era raro sentirgli dire: «l’ordine esteriore è anche indice di ordine interiore».

Il sacerdote con l’aiuto di amici e familiari riportò la vivibilità nell’edificio. In quell’anno, riferisce il dott. Napoletano, il Vescovo fece impiantare il riscaldamento nel suo appartamento; il dottore insisteva affinché si facesse altrettanto anche nella camerata dei seminaristi trovando l’opposizione di mons. Roberti.

Sempre il medico ricorda che don Salvatore troncò la questione sul nascere acquistando dieci stufe e collocandole nella camerata.

Ciro Bologna racconta che, venendo da un Istituto professionale, non  aveva  una preparazione umanistica e grande fu l’aiuto dei Superiori ed in particolare di don Salvatore, il quale, nonostante l’incarico di Rettore, continuò a svolgere  l’attività di docente, con vera professionalità; aiuto che gli permise di affrontare con buon esito  l’esame della quinta ginnasiale.

Bologna racconta, inoltre, che al suo ingresso in Seminario trovò non poche difficoltà e che don Salvatore con affetto di padre lo aiutò a superarle tutte. 

Tra l’altro dice che celebrava l’Eucarestia con una devozione non comune, facendo vivere con grande Fede il Mistero che si stava celebrando. 

Ciro Bologna, nel concludere la sua testimonianza, ricorda un altro motto di don Salvatore: «se vuoi formare un buon cristiano, educa un ragazzo ad essere prima un uomo serio ed onesto»(28).

Sappiamo che, intanto, allorquando don Salvatore dovette lasciare la guida del Seminario per dedicarsi a tempo pieno a formare la comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes, cosa inizialmente condotto in contemporanea, fu assalito da grande dolore, perché amava intensamente quell’istituto e puntava molto alla formazione dei nuovi sacerdoti.

Un impegno che lo coinvolgeva anche nei mesi estivi allorquando organizzava gite e colonie marittime per i futuri sacerdoti.

L’insegnamento al “Giordano Bruno” di Maddaloni

Sappiamo ancora che dal 1959, in concomitanza con l’impegno beneventano, sarà già a Maddaloni in veste di insegnante di religione del Liceo Classico “Giordano Bruno”.

Con lui in quell’anno erano insegnanti di religione nello stesso istituto anche don Antonio di Maio e don Valentino di Ventura.

Ebbene, un ricordo  fotografico gentilmente  messo a disposizione dal prof. Pietro Vuolo, suo alunno, lo ritrae con gli altri sacerdoti ed il resto del corpo docenti dell’anno scolastico 1959/60.

Circa il contributo fotografico riporto in nota un’interessante studio di analisi condotto dal prof. Antonio Pagliaro, valido ed apprezzato studioso di storia maddalonese ed attento conoscitore del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni di cui è anche Educatore(29).

Mentre a seguire riporto la testimonianza rilasciatami dal prof. Pietro Vuolo in occasione della monografia dedicata al sacerdote nel 2001.

La testimonianza scritta del suo ex alunno, prof. Pietro Vuolo, riferisce: «Fin dall’inizio la Sua figura apparve a me, e a tutti i miei compagni di scuola, come quella di un uomo dai nobili sentimenti, di un sacerdote esemplare, nonché di un professore colto, capace di spaziare sulle coscienze umane, dalla classicità delle lettere latine alle storie di ogni tempo e di saper trovare sempre l’occasione, senza invadere e come in un attimo di pausa, per esprimere i convincimenti e le personali riflessioni».

Da queste parole, che manifestano il notevole trasporto di chi scrive, si evidenzia sia l’umanità che la capacità dell’uomo-sacerdote di rapportarsi agli altri ed in particolar modo ai suoi alunni ed ai giovani in genere.

Era un personaggio di grande cultura e di forte carisma e coloro con i quali era in contatto, sentivano fortemente queste due caratteristiche.

Il nostro testimone-alunno continua anche a riferire del progetto della Messa dello Studente proposta dal sacerdote e diventa facilmente realtà, grazie alla sua capacità persuasiva: «Con sereno entusiasmo davvero carismatico, in breve, conquistò un pò tutti ed inventò la messa domenicale dello studente, riuscendo così a raccogliere nella Chiesa del Corpus Domini la gioventù studentesca di Maddaloni, purtroppo scarsa in quel tempo di fine anni Cinquanta ed inizio anni Sessanta».

Infatti, ricorda che «In città, allora, esistevano una sola scuola media ed un solo istituto di istruzione secondaria, oltre il Villaggio dei Ragazzi ed il Convitto Nazionale, mentre la stragrande maggioranza dei giovani, conseguita tutto al più la licenza elementare, si avviava al mondo degli umili lavori….

Nonostante ciò, in quella chiesa, l’affluenza fu sempre crescente e se, durante i primi incontri, si era costretti, per dare maggior calore al rito sacro, a prender posto al ridosso della transenna dell’altare e perciò restare stretti tra  noi studenti, via via le presenze umane più varie, e sempre bene accolte, e poi la folla che cresceva, conferirono a quella messa un non so che di mistica suggestione ecclesiale, quasi noi fossimo cosi per essere stati come in una prima chiesa catecumena». 

Il prof. Vuolo, inoltre,  rivela come sia ancora vivo in lui il momento di quella messa di don Salvatore. «ricevevo fortissima emozione da tale e da cosi convincente testimonianza di fiduciosa partecipazione e sento ancora viva la Sua presenza in quelle che sono le cose belle  della mia  vita: sempre ricorderò la Sua incrollabile energia fatta tutta di Fede e di Ardore di Carità, quale io mai più  ho conosciuto».

Silvana Cefarelli allieva di don Salvatore quale professore di religione al Liceo Classico “Giordano Bruno” di Maddaloni, ricorda, a commento di una foto del sacerdote sul social Facebook, la sua «la sua sensibilità e la sua capacità di comprendere noi adolescenti e la sua apertura mentale e culturale, anche quando avevamo approcci diversi con la fede».

Don Salvatore, aggiunge « era completamente diverso dagli altri preti che avevo conosciuto fino ad allora e che avevano avuto con me un comportamento poco..misericordioso, nel senso specifico di giudizio e pregiudizio!!

Lui applaudiva interiormente ai comportamenti ribelli di parte della mia classe liceale (stavamo vivendo il nostro ‘68 ed occupavamo il Liceo, allo scopo di mutare la società nella quale incominciavamo ad esistere) e ricordo che lui interrogava le nostre anime, aldilà del suo ruolo e di professore e di sacerdote!!».

Ma ecco, tutto d’un fiato, come testimonianza scritta, che mi ha gentilmente concesso, il ricordo di Silvana Cefarelli:

«Don Salvatore Izzo è stato il “mio “eccellente professore di religione dall’anno 1969 al 1972, presso il Liceo Classico “Giordano Bruno” di Maddaloni (Caserta).

L’ora di religione generalmente era relegata nel limbo permanente di un’instabile partecipazione emotiva. Viceversa, con lui divenne gradualmente un appuntamento importante, per il suo metodo di studio produttivo.

La sua impostazione di dialogo educativo non è stata mai autoreferenziale né intollerante, neanche in presenza di comportamenti ribelli, a volte, al limite dell’insubordinazione, dato  il particolare periodo storico in questione intriso di fermenti e spinte idealistiche.

Un’insolita disponibilità mentale, basata essenzialmente sulla piena responsabilità del suo ruolo spirituale e professionale determinava in noi alunni un corretto approccio col tema della “Fede”.

Anche in presenza di domande di contenuto tendenzialmente provocatorio, egli non tentava di instillare né le sue convinzioni religiose, né i suoi valori.

Il tempo dedicato a noi non trascorreva nell’esercitare il suo diritto di giudizio anche scolastico, ma piuttosto nell’eliminare ogni eventuale barriera di comunicazione.

La sua capacità di ascolto era misericordiosa nel puro senso letterale, perché col suo sorriso limpido don Salvatore sembrava interrogare le nostre anime in formazione, per intravedere altre prospettive di comprensione.

Indimenticabile per me è un ricordo prezioso che mi sta restituendo  dopo molti decenni la mia memoria adolescenziale. Esso è legato alla proiezione al cinema San Marco di Caserta, intorno all’anno 1971, del film di Pier Paolo Pasolini:”Il Decamerone”, tratto dall’omonimo romanzo dell’anno 1349 di Giovanni Boccaccio. In quel periodo, la maggiore età si acquisiva al compimento del ventunesimo anno di età. Ed io, invece, per la negligenza della maschera, ancora minorenne, entrai abusivamente nella sala cinematografica in compagnia di  amici maggiorenni.

Ero incuriosita essenzialmente dalla circostanza che il film era stato prevalentemente girato a Caserta vecchia, da dove derivano le mie radici paterne e dove avevo assistito anche se in lontananza ad alcune riprese.

Successivamente, in classe, durante una sua lezione, gli raccontai spontaneamente la trama del film … vietato.

Lui ebbe per me un moto di simpatia e mi additò benevolmente all’intera classe liceale, sottolineando che l’unico scandalo era negli occhi di chi guardava e che la mia gratuita sincerità confermava il suo benevolo giudizio».

Emblematico il tema del sorriso di don Salvatore che sovente traspare dalle tante testimonianze.

Andiamo avanti con un’altra testimonianza …

Crescenzo Bove, suo alunno al Liceo Classico “Giordano Bruno” nel 1964 così lo ricorda: «Bravissimo molto disponibile con gli studenti aperto al confronto. Noi con lui ci confrontavamo moltissimo. Gli volevamo bene tutti anche se tra di noi vi era qualcuno che lo contestava.

La nostra ora di religione era un’ora piacevole di dialogo e confronto».

Da altre testimonianza di ex alunni emerge anche la disponibilità del sacerdote, docente di religione ma già di Italiano, Latino e Greco nei Licei Classici, ad aiutare gli studenti per eventuali interrogazioni o compiti in classe delle materie classiche previsti per le ore successive.

Con la testimonianza che segue, che giunge da un altro suo allievo liceale, Antonio Tagliafierro, traspare un elemento nuovo in ambito scolastico che viene invece “sentito” in altri contesti: la sofferenza! Infatti Antonio Tagliafierro parlando di don Salvatore Izzo  riferisce: « l’ho conosciuto per essere stato l’insegnante di religione al Liceo, non ricordo in quale anno, … ricordo, invece, e molto bene la sua figura di uomo, traspariva dai suoi discorsi una grande cultura, non solo religiosa.

Le lezioni di religione erano poco seguite … quello che mi è rimasto nel ricordo di quest’uomo è stata la sofferenza che spesso palesava quando parlava a noi giovani, come se volesse dire: “ma parchè non mi ascoltano?”

In effetti, non tutti erano attenti, distratti da altre preoccupazioni, ad esempio si era soliti prepararsi, nell’ora di religione, sulla materia che seguiva ad essa, paventando di poter essere interrogati.

Ricordo don Salvatore Izzo …. ricordo un uomo che soffriva, sofferenza di cuore!».

Gli impegni Diocesani

Don Salvatore sarà a Caserta nell’anno 1957 come membro della Corte Arcivescovile casertana, con il compito di Direttore sia del Bollettino Ufficiale sia dell’Annuario della Diocesi.

Tra le altre cose in Diocesi di Caserta, don Salvatore era il responsabile dei sacerdoti della Regalità, coadiuvato da mons. Domenico Vozza.

Tale opera riuniva tutti quei sacerdoti che avevano abbandonato il Sacerdozio e si erano dedicati al matrimonio.

Don Salvatore organizzava incontri e ritiri mensili con questi ex sacerdoti in modo tale da non far crollare quello che la Chiesa aveva costruito in loro.

Tra gli impegni diocesani vi è dunque anche quello della cura delle anime della comunità afferente la chiesa del Pio Monte Carmelo di Maddaloni.

Circa la cura delle anime proprio presso il Pio Monte Carmelo di Maddaloni si riporta la testimonianza di don Matteo Coppola: «Io ricordo il giovane don Salvatore che veniva da giovane prete, al Pio Monte Carmelo di Maddaloni, nella zona detta ‘ai mulini’, a celebrare. Era una persona molto stimata don Salvatore Izzo era da tutti considerato come sacerdote preparatissimo, scrupoloso specie per le confessioni.

Ricordo, come aneddoto, che le giovincelle cercavano di sfuggire … ma una volta che si erano accostate alla confessione desideravano averlo come guida spirituale.

Per quello che è il mio ricordo sono certo che il confessore di don Salvatore Izzo era mons. don Angelo della Medaglia, parroco della comunità parrocchiale maddalonese di Sant’Alfonso Maria de Liguori, nella zona detta ‘ai mulini’, di poco distante rispetto al Pio Monte Carmelo.

Per quanto ricordo, mi capitava spesso di partecipare alle funzioni sia al Pio Monte Carmine che alla chiesa di Sant’Alfonso, e durante la festa del Carmine ero attratto dai tanti seminaristi di Maddaloni che studiavano a Benevento. Alunni di don Salvatore Izzo che venivano tutti gli anni a cantare la novena che don Salvatore predicava.

Ricordo che appena ci fu la riforma liturgica, don Salvatore Izzo incominciò a celebrare il novenario di sera con la celebrazione Eucaristica serale. Fu uno dei primi a farlo.

Ricordo che don Salvatore era molto legato alla famiglia d’Agostino che ebbe diversi sacerdoti tra cui don Vincenzo, già Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta».

La cura spirituale dei giovani  degli ammalati

La cura dei giovani e quella degli ammalati sono stati due punti fermi nell’azione di don Salvatore Izzo.

Il secondo in particolare legato all’azione pellegrina a Lourdes ogni anno con i fedeli che favorì, laddove ve ne fosse stato bisogno, l’accettazione dell’incarico di dare vita alla comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes di Caserta.

Tra le sue iniziative per i giovani il sacerdote introdusse la Messa dello Studente ed il venerdì dello Studente.

La Messa è stata su richiamata dalla testimonianza del prof. Pietro Vuolo, mentre un  altro alunno di don Salvatore,  anche se in tempi diversi, don Matteo Coppola, racconta che negli anni 1966-67 don Salvatore Izzo ebbe a promuovere, appunto, un altro momento d’incontro: il Venerdì dello Studente(30). 

Tali incontri di catechesi, destinati ad una fascia adolescenziale e giovanile,  si svolgevano presso la parrocchia di S. Alfonso, di cui era parroco don Angelo della Medaglia, amico e confessore del nostro sacerdote, nonché collega di  scuola.

Forte sarà il legame con i giovani, fu assistente della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana)(31), e promosse molti momenti di coinvolgimento spirituale della gioventù maddalonese con la Via Crucis(32) cittadina, nella città delle due torri, il mercoledì santo, ripristinandola, successivamente, sulle strade del monte fino all’eremo di San Michele (come accadeva fino agli inizi del secolo scorso) dopo che la partecipazione alla via crucis cittadina crescendo fu oggetto di mire e strumentalizzazioni politiche(33).

Un suo ex allievo, circa la visione che i giovani avevano del sacerdote, Vincenzo Larizza, così ricorda don Salvatore Izzo:

«Don Salvatore, a prescindere che fosse un uomo di fede, era un uomo buono dotato di grande umanità, e questo lo portava ad essere vicino agli altri con quel sorriso dolce e rassicurante, che te lo faceva sentire vicino ed uno di cui ti puoi fidare sempre e a prescindere.

Ho avuto la fortuna di averlo come insegnante di religione al Liceo e mi ricordo che non saliva in cattedra, ma stava in mezzo a noi inondandoci con la sua umanità.

Poi come parroco del Corpus Domini(34), celebrava una delle messe più sentite e partecipate.

Con lui siamo rimasti sempre amici anche quando i nostri convincimenti politici ci hanno portato da un’altra parte.

Ma lui non faceva politica, ma il pastore di anime. Al contrario dell’altro grande sacerdote di Maddaloni: don Salvatore d’Angelo, capocorrente della DC Andreottiana, si diceva che controllasse 7.000 voti, grazie all’istituzione “Villaggio dei Ragazzi” che aveva creato.

Per noi universitari di sinistra don Salvatore Izzo era il positivo, mentre d’Angelo era il negativo».

Circa il rapporto con gli ammalati il sacerdote rispondeva a pieno all’invito evangelico di trovare Cristo negli ultimi e negli ammalati da qui anche i pellegrinaggi a Lourdes, che coinvolgevano anche i giovani, che, come ricorda Grazia Di Nuzzo, partecipante appena diciottenne al viaggio del 1972, l’occasione era propizia per fare catechesi, incontrarsi con i giovani e stimolarli rispetto ai bisogni spirituali ed in relazione al pellegrinaggio stesso(35).

Circa i viaggi a Lourdes, presso la Grotta dell’Immacolata Concezione, sappiamo che sicuramente saranno stati stabili negli anni ’60 e si presume dagli anni ’50 anche se circa questo primo decennio subito dopo il sacerdozio non abbiamo al momento testimonianza certe.

Circa i viaggi a Lourdes racconta il medico di fiducia, il dott. Napoletano, che prese parte ad un viaggio in Francia(36) un giovane maddalonese, Ascanio della Peruta, per insistenza del sacerdote, che era entrato, a seguito di un incidente, in una profonda crisi depressiva ed esistenziale.

L’opera che si proponeva di realizzare non era di facile riuscita ma don Salvatore(37), con il coinvolgimento dei coetanei di Ascanio, riuscì a far riaffiorare la voglia di vivere, e questi successivamente si laureò  e si sposò.

Un altro viaggio da ricordare è quello relativo al settembre del 1974, destinazione Assisi. Con lui, in quella occasione, i familiari e gli amici del sacerdote con un ospite d’occasione: un gioviale frate francescano, padre Gualtiero, che a volte lo metteva in difficoltà con le sue battute(38).

Padre Gualtiero, per la cronaca, era solito chiamare don Salvatore «il Re delle Acque» in quanto ovunque si andasse conosceva fonti d’acqua incontaminate, dalle quali era solito, aiutandosi con il palmo delle mani, bere assaporando la limpida acqua. 

Riferisce il Napoletano, ad integrazione di questa citazione,  che  don  Salvatore amava molto l’acqua ed il letto: l’acqua perché lo rinfrancava e il letto perché lo accoglieva quando era stanco e lo rinforzava nella notte(39).

Circa i viaggi a Lourdes e la santità del sacerdote si riporta una interessante testimonianza di Antonio Ferraro: « Il ricordo di don Salvatore Izzo risale al 1970 quando da bambino, con mia madre, andai per la prima volta a Lourdes. In quella occasione ho avuto la sensazione che quell’uomo, sacerdote, guida spirituale e professore di liceo avesse scritto dentro me qualcosa di indelebile che solo con l’adolescenza e solo andando a Lourdes per 25 anni ho capito.

Mi aveva insegnato lo spirito di Lourdes, l’approccio al dolore, alle difficoltà della vita, alle indigenze che ogni persona ha, a non arrendermi mai e che il mondo non è mai solo bianco o nero, ma anche grigio e di mille sfumature. Mi ha insegnato a guardare nel profondo le persone che si relazionavano con me. Mi ha insegnato a non dire mai  no alle richieste per quanto difficili o gravose fossero. Mi ha insegnato la disponibilità cristiana verso il più debole e bisognoso.

Don Salvatore, il mio prof dal ginnasio, l’amico di Papà, l’uomo di riferimento di molti giovani, il fondatore della Chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Caserta che una morte repentina ed ingiusta ci ha rubato quando, ancora nel pieno della vita, poteva insegnarci ad essere ancora migliori.

Oggi lo ricordiamo nel 40 anniversario della sua morte ed io ripenso con commozione a quel giorno in cui si diffuse la notizia … rimasi per molto tempo appoggiato alla porta della III A e in un baleno mi tornarono alla mente tutti i momenti meravigliosi trascorsi con Lui … … … e piansi!

Anche ora, una forte commozione mi pervade l’animo, sapendo che non ci sono parole che possano spiegare la grandezza spirituale di quell’uomo che Dio ci ha donato e che la mia, anzi la nostra speranza,è che l’affetto che proviamo ancora per Lui, sia come il vento. Non potrà mai più vederlo ma forse sentirlo fin lassù».

Don Salvatore con i suoi viaggi a Lourdes da dopo il sacerdozio e fino al 1976 ha contributo alla diffusione dell’opera di pellegrinaggio della comunità casertana alla grotta della Madonna e proprio nell’anno della sua Nascita al Cielo ebbe a concretizzarsi a Caserta la sottosezione dell’Unitalsi che quest’anno, dopo dopomani, il 23 novembre 2016 nella chiesa parrocchiale del Buon Pastore, ricorderà i quarant’anni della costituzione. Una costituzione che in fondo in fondo è stata tale grazie anche all’influsso dello stesso don Izzo(40).

La figura sacerdotale

Nel corso del tempo in più occasioni mi è capitato condividere immagini di don Salvatore Izzo sul social facebook e quindi di approfondirne i commenti di chi lo ha conosciuto o di seguire post altrui, con o senza foto, che riferivano del sacerdote ed un po’ ovunque la sua “santità” o il suo essere “come un santo” traspare frequentemente. Ciò a distanza di un quarantennio della morte è molto significativo.

L’argomentazione della figura sacerdotale di don Salvatore Izzo desidero introdurlo con la testimonianza inedita della sorella, suor Maria:

«Piccoli stralci, di una vita, passata senza far rumore.

Delineare la figura di mio fratello, don Salvatore, mi è impossibile.

Uno di grande cultura.

Sacerdote esemplare, con amore e sacrificio guidò i seminaristi di Avellino(41), sia culturalmente, sia spiritualmente, perché insegnava, sia spiritualmente. L’amore a Gesù Sacramentato e alla Madonna erano la sua passione. Il suo itinerario spirituale e vocazionale testimoniava la spiritualità del suo animo a lasciarsi interpellare dai segni dei tempi. A servizio dei giovani i suoi incontri erano basati sulla “Parola di Dio”.

Chi l’ha conosciuto può considerare la potenza della azione dello Spirito, la futilità dei suoi doni a servizio della Chiesa.

La sua presenza infondeva sicurezza, serenità e nessuno si sentiva a disagio.

Primogenito, la nostra famiglia era numerosa e per tutti noi era luce, forza, entusiasmo.

Il suo sorriso era come una luce nella nostra famiglia, sempre pronto ad ascoltare, dialogare con noi.

Era generoso con tutti, umile figlio e fratello, di genitori semplici, non chiedevano niente a lui, ma volevano la sua felicità.

Quando veniva a trovarmi, salutava e tutto il tempo che aspettava la mamma lo passava in cappella a pregare.

C’era nel profondo del cuore, di mio fratello, l’entusiasmo di una vita donata a servizio della Chiesa.

È vissuto nell’ascolto assiduo ed amoroso di Dio, che l’aveva aiutato a conoscere e a vivere l’ebbrezza dello Spirito.

Ha trovato in Maria l’amore gioioso e totalitario a Dio e ai fratelli.

Il suo messaggio scaturiva sempre da labbra sorridenti, con toni limpidi, dolci, penetranti, capiti da mani giovani, oppure da assetati di giovinezza.

Muore il 21 novembre (festa della presentazione di Maria al Tempio) giorno dell’ingresso nella parrocchia di Lourdes, cadde sul pavimento ai piedi del Vescovo.

Per noi tutti è stato un dolore indescrivibile.

Per i genitori e noi fratelli e sorelle è stato un dolore grande, piangevamo di non averlo potuto aiutare, sentire le ultime sue dolci parole.

La gente si accalcava, sacerdoti, giovani, sgranavano il rosario delle sue virtù.

Ringrazio di cuore Dio onnipotente per le innumerevoli grazie concesse a mio fratello»(42).

Alcuni aspetti della figura del sacerdote sono emersi dalla testimonianza dell’amico medico dott. Nicola Napoletano, derivanti da una conversazione avuta presso la sua abitazione nel gennaio 1997.

Il medico racconta che in uno dei viaggi con don Salvatore a Lourdes(43)  si ebbe un’assemblea dei pellegrini diocesani, che vide la partecipazione del Vescovo mons. Vito Roberti, nel corso della quale si trattò l’argomento delle Vocazioni Sacerdotali, introdotto da un giovane di Comunione e Liberazione.

In quella occasione don Salvatore fu molto duro nel chiarire che la Vocazione Sacerdotale non è un argomento paragonabile alla vendita dei meloni al mercato, per la quale non è possibile trovare soluzioni come se si volessero adattare i prezzi a secondo delle condizioni del mercato. Naturalmente l’assemblea riconobbe la legittimità del suo discorso, che sconfinò anche nell’argomentazione del celibato.

Di celibato più volte hanno parlato il medico ed il sacerdote, e quest’ultimo non esitava a ritenere come si possa essere bravi sacerdoti,  anche se con limitazioni gerarchiche, pur non avendo il dono del celibato(44).

Ricordava, infatti, che i Vescovi e i Cardinali del Concilio di Trento, che definirono il celibato, erano a loro volta padri(45).

Fiducia e semplicità, come dovrebbe essere per ogni buon presbitero, erano tra le sue caratteristiche, quasi delle amiche, tali da permettergli di condividere con gli altri tutti i suoi momenti più importanti.

Uno stato di cose questo che farà in modo che ogni qualvolta presso l’abitazione si portavano amici e conoscenti la prima cosa che era solito fare era presentare i genitori, anche contro la ritrosia di quest’ultimi.

Tra i momenti di catechesi e liturgici voluti dal sacerdote non possiamo non citare il ripristino della Via Crucis(46) sulle scale del monte dedicato all’Arcangelo Michele, un tempo realizzata nel corso dei venerdì di marzo, e comunque durante la quaresima, e dal sacerdote inserita nel contesto  della settimana santa (per esattezza il mercoledì) per permettere la partecipazione ed il coinvolgimento dei giovani.

Con il tempo la comunità tutta ha partecipato al rito.

Una intensa testimonianza su don Salvatore è del 2001 ed è a firma di don Michele Tagliafierro sull’organo di informazione diocesano di Caserta “Vita Diocesana” (Anno 1 n. 1 del 30 ottobre 2001), con il titolo “Don Salvatore Izzo: Un Testimone Vero”.

Si riporta di seguito la testimonianza:

«Sono ormai trascorsi 25 anni dalla sua morte improvvisa, avvenuta sotto gli occhi dell’intera comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes congregata di domenica per la celebrazione eucaristica cui si preparava Don Salvatore e il vescovo Vito Roberti. Era il 21 novembre del 1976.

Una chiesa quella di Nostra Signora di Lourdes che don Salvatore aveva faticato non poco nel costruirne prima la comunità iniziandola alla coscienza unitaria ed ecclesiale, poi l’edificio con tutte le incombenze economiche, i rischi cui si sottometteva, le opere di ministero pastorale. Fu lui, don Salvatore, a dare al territorio periferico che insiste tra Sant’Anna e San Nicola la Strada, una connotazione parrocchiale, fiera di promuovere col suo Sacerdote una comunità ecclesiale.

Don Salvatore era stato già professore di Latino e Greco al Seminario regionale Pontificio di Benevento. Dopo circa un ventennio d’insegnamento fu richiamato in Diocesi qui a Caserta per ricoprire la carica di rettore del seminario, nominato canonico del capitolo cattedrale.

Essere nominato parroco (facente funzioni) di una chiesa che non c’era né nelle strutture né nella comunità, fu il suo terzo importante incarico che gli venne affidato.

Don Salvatore vi profuse tutto il suo entusiasmo sacerdotale e il suo ardore pastorale. Per un temperamento come lui possedeva, dotato di una grande carica interiore, fu questo l’impegno che più di tutti gli altri lo esaltò e lo gratificò.

Erano tempi in cui molti prima di assumere un incarico, calcolavano molto bene il prestigio che sarebbe derivato, il vanto di guidare un centro importante, il lusso di una struttura artisticamente solenne e socialmente redditizia.

Don Salvatore calcolò esclusivamente la fame di un lavoro pastorale in cui impegnare tutta la sua profonda interiorità pastorale; una fame che gli mordeva il cuore da tempo. Ricordo quanta cura e quanto sudore e puntualità profondeva in occasionali assistenze a terzi, e quanto fu felice quando gli fu data, senza nè titoli nè autonomia, la Rettoria della Madonna del Carmelo in Maddaloni.

Ero allora il suo fedele ragazzo seminarista che lo accompagnava nella visita agli ammalati, lo assisteva alla celebrazione eucaristica, talvolta solennizzandola suonando l’organo come avevo imparato, specie nella Novena precedente la festa del Carmine.

Quanto insegnamento e quanta testimonianza ha lasciato in me, sedimentandosi in nel mio spirito come perenne ideale cui riferire il mio futuro di prete.

Don Salvatore ebbe subito la stima, indiscussa dei suoi fedeli a Caserta.

Fece appena in tempo a veder costruita la chiesa e le vicine opere di ministero pastorale, quelle essenziali.

Morì abbracciato dall’affetto della sua gente, portato in trionfo da tutto il popolo maddalonese, città ove si svolsero le esequie, portato a spalla dai suoi Confratelli, compianto in lacrime da tanti amici e professori suoi colleghi del Liceo classico in cui insegnò Religione nella stessa Maddaloni.

Perche a, distanza di tanti anni, il nome di questo prete, appena pronunziato, invita subito ad un grande rispetto, ad una struggente nostalgia della sua nobile figura?

Perché don Salvatore rimase per sempre un prete entusiasta di esserlo, ben cosciente della sua vocazione da cui non aveva mai rimosso il benché minimo impegno, manifestando ovunque una coscienza limpida e devota.

Celebrava la Santa Messa con intimità e solennità insieme, conpacata, specchiando nelle parole la sua anima pura di credente, ben conscio di celebrare un grande mistero.

Era una figura ieratica nello spirito e nello stesso tempo ravvicinata nel corpo, senza assumere atteggiamenti iperbolici né cedendo mai alla sciatteria.

Il suo linguaggio era abitualmente sostenuto e letterariamente corretto, non ricercato; il suo stile composto e la sua persona ordinata, dall’abito che indossava al volto sempre perfettamente rasato.

Era figlio di contadini, il primo di nove figli, sempre fiero delle sue radici, rispettoso dei suoi genitori che amava trasportare con sé, su quella vecchia lambretta, perché visitassero Santuari e devote località, se mai soffermandosi volentieri alle sorgenti che incontrava lungo la strada.

Con i suoi genitori e fratelli trascorreva il poco tempo libero che le vacanze estive gli consentivano.

Il suo papà gli aveva costruito una stanza (sic!) piccola e modesta, ricavata dal tetto della casa di famiglia.

Fu questa l’unica sua proprietà.

Fu realmente povero, nonostante i suoi doni mentali e le capacità culturali delle quali poteva liberamente avvalersene in tempi in cui le lezioni private fruttavano bene.

Ciò che faceva era esclusivamente inteso come servizio gratuito e generosamente offerto, nel pieno rispetto della sua sensibilità sacerdotale che interiormente non gli permetteva di andare oltre il puro adempimento dell’aiuto.

Le uniche condizioni in cui operava era la spontaneità e la libertà, senza legarsi a nessun altro motivo che lo avesse potuto limitare nello slancio di dedizione.

Era proprio questo suo carattere indifeso che specchiava nella prassi la sua innata onestà, rendendolo facilmente vulnerabile.

Temeva il potere e chi lo esercitava con arroganza. S’intimoriva facilmente dinanzi all’autorità, così come s’inteneriva felice nel trattare con gli amici di cui si fidava ciecamente.

In ciò era figlio del suo tempo, educato al rispetto austero del Superiore il cui dettame non era mai posto in discussione né opinabile.

La sua obbedienza era totale anche se talvolta sofferta.

Aveva il cuore di un bambino che facilmente gioisce con poco e altrettanto s’impaurisce appena gli si fa la voce grossa.

Don Salvatore amava le cose semplici non essendo capace di complicanze. Una volta, in un dibattito accesosi in Presbiterio, sulle questione di dover distinguere kerigma e catechesi, mi sussurrò: «Ma in fondo, Michè, ma, dove sta questa differenza? Io non la vedo!»

Al suo posto un altro, furbemente, avrebbe zittito e si sarebbe documentato, se mai per il solo gusto di dire la propria o di contrastare quella altrui. Lui no!

Era disarmato e bonariamente disposto a farsi immediatamente alunno dei suoi allievi, riconoscendo in essi la crescita teologica che intanto progrediva lentamente. Adorava le montagne, le acque fresche, le sorgenti che punteggiavano abitualmente gli itinerari da lui percorsi.

Le sue vacanze erano immancabilmente frutto di ospitalità montanara offerta dagli amici d’insegnamento.

Per molti anni ha viaggiato in lambretta; poi comprò una cinquecento e fu l’unico lusso che si permise.

Trattava tutti con cordialità affettuosa: da lui non bisognava mai temere nulla, né doversi difendere. Se qualche volta s’arrabbiava, così come sapeva fare lui, parlando con calore e motivando le richieste, era solo perché desiderava fare meglio e lo implorava da chi gli era vicino, fiducioso nell’altrui potenzialità.

Molti di noi, una volta alunni del Seminario e suoi allievi, diventati poi suoi confratelli, abbiamo spartito con lui un’amicizia vera e sincera.

Non ci ha fatto mai pesare il passato di professore, né ci ha mai considerati in condizione minoritaria nei suoi riguardi, ma anzi si confidava, talvolta si lamentava dei soprusi, si angustiava per un mondo migliore.

Anche questo ce lo fa rimpiangere tanto, bisognosi come siamo di ascrivere nella cerchia delle nostre conoscenze persone di tale nobiltà d’animo e di squisita sensibilità che è sempre raro reperire, oggi come ieri.

Morto relativamente giovane, il destino non ci ha concesso molto tempo per godere il bene reciproco su questa terra, un bene che tanto promuoveva la sua presenza, il vederlo sempre così volenteroso e solerte nelle cose che un prete ogni giorno compie per sua propria, natura, e carisma.

Quanto ci è mancato il carisma, della presenza nella fatica di conquistare la comunione sacerdotale presbiterale!

Alla notizia della sua morte, don Salvatore d’Angelo(47), che pure era considerato un leone robusto d’animo e indomabile di carattere, pianse come un bambino che sa di perdere un bene insostituibile.

È passato molto tempo, ma per molti di noi resta ancora palpitante punto di riferimento per misurarci come uomini e preti, alunni per sempre di un maestro come lui era stato, la cui figura gli anni non sono riusciti a cancellare.

Queste poche righe spero aiutino a consegnarlo ai più giovani che non l’hanno conosciuto. La memoria scritta, anche delle persone che per la loro vita e per come l’hanno vissuta, che questa Rivista, ha assunto come uno dei compiti specifici, possa evocare come possibile un ideale di uomo e di prete di cui oggi si sente estremo bisogno, per affascinare e modulare le forme di vita e i caratteri irrinunciabili di una vera e autentica personalità.

La sincerità e la corrispostezza, coniugate alla solerzia mentale e alla coerenza della propria vocazione, non sono passate di moda.

I tempi si fanno moderni o sono ritenuti antichi per i diversi modi di esistervi. Ma se è doveroso riconoscere in essi una continuità di valori stabili che «la ruggine non intacca e la tignola non consuma don Salvatore Izzo ce li rappresenta incarnati nella sua persona, tutta da venerare e da emulare».

Sempre sulla figura sacerdotale mi fa piacere riportare a seguire la testimonianza scritta del Maestro Luigi Pascarella:

«Sono passati tantissimi anni dalla prima volta che ho incontrato don Salvatore: ero alle scuola Media, forse in seconda e durante l’ora di Religione si presentò un giovane sacerdote che venne a trovare don Valentino di Ventura che era appunto il nostro insegnante di Religione.

Non ricordo di cosa discutevano ma mi impressionò moltissimo l’atteggiamento di questo sacerdote che parlava e ci guardava in maniera strana, diversa da tutti i sacerdoti che conoscevo. Frequentavo la Parrocchia di Sant’Aniello e l’allora parroco, mi sembra don Clemente Bove che era molto anziano, ci trattava in maniera molto scostante e, come per tutti, noi bambini eravamo trasparenti. Allora non capivo che per lui non eravamo trasparenti e ci considerava.

Lo incontrato qualche anno dopo, ancora a scuola ai primi anni del Liceo Scientifico insieme a don Angelo della Medaglia che era il nostro insegnante di Religione. Anche questa volta ho notato in lui qualcosa di diverso: uno sguardo che ispirava dolcezza, umanità, franchezza, gioia di vivere la cristianità e il sacerdozio.

Anche non operando a Maddaloni, le notizie delle sue iniziative arrivavano ed erano accolte con grande commozione e fierezza da noi giovani maddalonesi.

La sua prematura scomparsa ci lasciò nello sgomento perché oltre alle opere già effettuate, tante altre sarebbero venute in seguito e la nostra città ne avrebbe senz’altro trovato grandissimo giovamento».

Ed ancora, l’amico Vincenzo Santangelo, oltre a riferirci della testimonianza della Ester Trapassi che rivela come a don Salvatore Izzo il vicario foraneo di Maddaloni, don Giuseppe Santonastaso, avesse affidato la formazione della catechiste delle diverse parrocchie(48), parlando dello stesso sacerdote, in questi giorni, ha confidato: «ricordo la sua presenza durante le quarantore;  le sue prediche erano  eccezionalmente chiare e di facile presa  per fedeli e ragazzi. Si tenga conto che a “Pignatari” [il quartiere della parrocchia di San Benedetto Abate] in quel periodo il livello culturale  non era molto elevato  e la bravura di questi  sacerdoti di frontiera [il riferimento è principalmente orientato a don Salvatore Izzo e don Salvatore d’Angelo(49)] era principalmente farsi capire».

Circa sempre la figura sacerdotale e di pastore di comunità è interessante proporre la testimonianza di Franco Tuosto:

«Posso dire che è e rimane un grande uomo e pastore. Ricordo il suo arrivo a via Volturno in un garage insieme a suor Rosa e diede inizio alla nascita della comunità Nostra Signora di Lourdes.

Attento e onnipresente alla vita di ogni fedele e famiglia.

Si è speso, come diceva e testimoniava sempre, per costruire la Lourdes delle persone.

Era radicato in Dio e non ha mai mostrato stanchezza o fatiche di nessun genere, anzi sempre propositivo e costruttivo.

Amava Dio e con la stessa intensità noi comunità.

Ci ha fatto toccare Dio con la sua presenza.

Da scout, che ero, abbiamo fatto da picchetto vicino alla bara scoperta e il mio sguardo era rivolto a lui che giaceva li in quella chiesa incompiuta, compiuta in Maria Madre di Dio e soccorritrice degli ultimi col titolo di Lourdes.

Ogni anno il 21 novembre ritornano nella mente quei momenti ultimi».

Quella di don Salvatore Izzo è stata, trapela dalle testimonianza ricevute direttamente ed indirettamente, qui già riportate o da riportare in future occasioni, la personalità di uomo, di un sacerdote, desideroso di divulgare la Fede, convertendo gli erranti, insegnando agli ignoranti la Dottrina Cristiana e da qui la sua funzione di docente è stata molto utile. Ed ancora la sua formazione delle catechiste e la semplicità delle sue omelie è stato un segno lampante di questo suo desiderio.

Don Salvatore è ricordato nel meditare i Misteri della Fede con la promozione del culto divino anche con il decoro della Casa di Dio come la chiesa di Nostra Signora di Lourdes dimostra. Un decoro della Casa di Dio dove vivere a pieno la Venerazione al SS Sacramento dell’Eucarestia e da qui l’esortazione ai commensali della Liturgia a ricevere con fervore la Santa Comunione.

La Parola ed il Pane, dunque, al centro della Casa di Dio. La prima per la formazione e l’alimento della mente e il secondo per la conversione e l’alimento del cuore, il tutto secondo i dettati del recente Concilio Vaticano II su cui ebbe modo di argomentare anche con la sorella suora oltre che con la sua comunità.

Un rispetto della linea del nuovo Concilio perché ubbidiente agli insegnamenti del Magistero Pontificio.

Quella che segue è la testimonianza dell’amico Umberto Palmiero, chierichetto della cattedrale casertana dove don Salvatore Izzo da canonico celebrava, e da essa traspare il trasporto e la venerazione eucaristica del sacerdote:

«Parlare in cinque righe di don Salvatore Izzo, significa per me ravvivare una grande gioia del cuore, parlare di “una delle Perle del Clero Casertano” del secolo scorso.

Vari ricordi sono legati al periodo in cui ero chierichetto del Duomo di Caserta.

Don Salvatore era anche canonico del Capitolo Cattedrale, per questo titolo, aveva l’impegno di celebrare, a rotazione con gli altri canonici, per una settimana la messa delle nove del mattino dei giorni feriali.

Il periodo estivo noi chierichetti, liberi dagli impegni dalla scuola, ruotavamo ogni giorno anche per le celebrazioni feriali.

Tre elementi ricordo di Lui: l’amabilità con cui ci accoglieva, l’intensità con cui viveva la celebrazione eucaristica, il ringraziamento eucaristico seduto dopo aver distribuito la comunione ad i fedeli e le caramelle che ci portava ogni volta che veniva a celebrare.

La sua celebrazione era sempre preceduta dalla recita delle preghiere esposte allora nelle tabelle della sacrestia capitolare e poi seguita da un breve periodo di tempo di silente preghiera davanti il tabernacolo dopo aver deposto gli abiti liturgici.

Tanti peculiarità edificanti del suo sacerdozio mi sono state raccontate dal compianto cardiologo dottor Nicola Napoletano.

Quando ancora non era ancora stata edificata la Chiesa di Nostra Signora di Lourdes, l’allora arcivescovo Vito Roberti volle un anno che la processione del Corpus Domini con inizio dalla cattedrale terminasse sul terreno ove sarebbe poi stata  edificata la nuova chiesa. In quella circostanza lo ricordo pieno di gioia ed il piccolo buffet che aveva organizzato anche per noi chierichetti.

A lui ho pensato quando il papa Benedetto XVI ha indetto l’Anno Sacerdotale.

Per me resterà nella memoria come un vero sacerdote che sapeva “essere annunciatore della Sua Parola, della Verità che salva; essere sua voce nel mondo per portare ciò che giova al vero bene delle anime e all’autentico cammino di fede”(Benedetto XVI Catechesi 14 aprile 2010 )»

In questi mesi condividendo con don Matteo Coppola il desiderio di ricordare don Salvatore in occasione del 40° anniversario della sua Nascita al Cielo questi mi ha espresso il desiderio di volersi adoperare, e sembra che in qualche modo la cosa voglia prendere forma, nella redazione di una sottoscrizione di firme da sottoporre all’Ordinario Diocesano, il Vescovo di Caserta mons. Giovanni D’Alise che di don Salvatore è stato alunno, per l’avvio delle istruttorie per la causa di canonizzazione del medesimo sacerdote.

La Vergine Maria sempre presente

Potrebbe essere considerata scontata ma non è così che un sacerdote abbia una particolare devozione per la Madre di Gesù, la Vergine Maria.

Nel caso di don Salvatore il legame è speciale, dalla nascita si potrebbe dire considerando che in casa Izzo il Santo Rosario era stabilmente recitato, non come obbligo ma come piacere ed affidamento, abbandono alla Madonna. In occasione del sacerdozio aggiunse al suo nome Salvatore quello di Maria, e si consacrò a Cristo Salvatore Maria Izzo.

Ancora circa il legame alla Madonna va ricordato come ebbe a far mettere lungo le scale che conducevano alla sua stanza oltre all’epigrafe che accoglieva l’ospite una ceramica raffigurante l’annunciazione dell’angelo alla Vergine Madre.

Un aspetto della devozione mariana del sacerdote è evidente nella testimonianza scritta della sorella suor Maria che ho presentato allorquando è stata affrontata la figura sacerdotale di don Salvatore Izzo.

La figura di Maria è presente nella vita di don Salvatore anche come consolatrice degli ammalati, dei sofferenti, quelli stessi che don Salvatore per tanti anni, per decenni ha accompagnato a Lourdes.

Alla Madre Immacolata ha affidato il suo mandato di guida parrocchiale ed anche l’effige, inizialmente posta nella chiesa provvisoria, ha tutta una storia entusiasmante. A Raccontarla è la prof.ssa Anna Giordano, che ci riferisce come si può parlare di “don Salvatore Izzo nel segno di Nostra Signora di Lourdes:

«Don Salvatore Izzo. Come non ricordarlo? Lo vedo e lo rivedo durante la giornata tante volte quante sono le volte che salgo e scendo per le scale di casa mia. Un antico palazzo nel cuore del centro storico di Caserta, dove sono nata e abitiamo solo noi familiari. Due piani. E lungo le scale, precisamente sul pianerottolo tra le due ultime rampe, sotto la bella volta a crociera vi è un’edicola votiva, nella quale fino a qualche decennio fa vi era un antico quadro di San Giuseppe e dinanzi al quale noi bambini eravamo tenuti, prima di andare a scuola, a recitare una giaculatoria. Poi, all’improvviso quel quadro scomparve e qualcuno disse che forse lo aveva “preso” un antiquario. Ma la verità non si seppe mai. Quell’abitacolo rimase vuoto per qualche tempo finché riebbe il suo inquilino, anzi inquilina. E’ una statua della Madonna di Lourdes di oltre un metro, di fattura artigianale, bellissima e dolcissima. Affidata ad un bravo restauratore di Arte Sacra, con bottega proprio in via San Carlo, la mia strada, é sistemata nell’edicola delle scale al posto di San Giuseppe scomparso. Ai suoi piedi una rosa.  

Da dove viene la bella Signora?

Era un dono di don Salvatore Izzo.

 

Questa la storia.

Erano passati parecchi anni da quando San Giuseppe “era stato trafugato” e l’edicola era rimasta vuota.  Io ero cresciuta, mi ero sposata e avevo messo famiglia. Erano gli anni cinquanta del secolo scorso. Al lavoro – in qualità di dirigente dell’Ufficio Studi e Programmazione dell’Ufficio Scolastico Provinciale –  mi piaceva alternare l’impegno culturale con quello sociale e fu così che un bel giorno fui invitata a recarmi in Curia perché mons. Vito Roberti, vescovo di Caserta, voleva conoscermi. Mi parlò del Centro Italiano Femminile – C.I.F.-, la Federazione nazionale di tutte le Associazioni Cattoliche operanti sul territorio. Io ne ignoravo perfino l’esistenza. E’ quanto confessai a mons. Roberti rispondendo al suo invito di assumerne la presidenza provinciale, ma egli mi incoraggiò. Mi mostrò tanta fiducia e mi diede fiducia.

Il C.I.F. è un movimento a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale costituito nell’immediato dopoguerra. La sua finalità era ed è la promozione della persona con particolare riguardo alla donna e alla famiglia. Erano i tempi in cui la parità tra uomo e donna non era stata ancora riconosciuta dalla legge e neppure il valore sociale della maternità. Era stata finalmente istituita la scuola dell’obbligo ma non ancora la scuola per l’infanzia. Vi erano soltanto asili infantili privati. E questo fu il punto.

Il C.I.F., proprio per aiutare la donna e assistere i bambini con madre lavoratrice e soprattutto per sostenere la famiglia, aveva già da tempo aperto oltre settanta scuole per l’infanzia, regolarmente autorizzate, in provincia di Caserta. Tra queste una in un nuovo rione casertano, che si andava velocemente popolando di famiglie giovani: il rione Acquaviva,  cerniera tra il capoluogo e S. Nicola la Strada.   

Ed ecco che un giorno del lontano 1969 ebbi un’altra chiamata. Mi telefonò un sacerdote e mi disse: “Io sono don Salvatore Izzo, parroco della Comunità di Nostra Signora di Lourdes in via Acquaviva. Vorrei incontrarla”. Venne nella sede del C.I.F., che era in alcuni locali del vecchio Palazzo Vescovile in corso Trieste, e mi fece presente che nel quartiere Acquaviva vi erano tanti bambini in età prescolare, ma nessuna struttura che li accogliesse. Le mamme lavoratrici erano in difficoltà. Molti bambini in alcune ore della giornata rimanevano per strada. “Io le vorrei chiedere, mi disse, che il C.I.F.(50) istituisse un asilo infantile  nel nostro rione. E le chiedo anche che, essendo la chiesa ancora in costruzione, nei locali dell’asilo si possa celebrare almeno una messa domenicale”. Le parole di quel sacerdote rivelavano tutta la carità del suo cuore e una grande sollecitudine per il prossimo. Un vero padre per tutti.

E così avvenne. Fu allestito un altare e accanto all’altare don Salvatore collocò una bella statua artigianale di Nostra Signora di Lourdes. La costruzione della Chiesa fu molto laboriosa, benché a don Salvatore non mancassero generosi collaboratori anche a livello tecnico, tra i quali l’indimenticabile preside Michele Scaravilli. Per erigerla don Salvatore spese tutte le sue energie. Poi, l’inaugurazione con la funzione liturgica presieduta da mons. Roberti. Sull’altare fu collocata una nuova e più grande icona di Nostra Signora di Lourdes, l’attuale.

E la primitiva statua ? Ormai non occorreva più celebrare messa nei locali dell’asilo. Dove collocarla?

“E’ vostra, mi disse, portatela con voi, a casa vostra. Vi ricorderete di me”.

Queste le ragioni per le quali quella statua è a casa mia.

E con lei l’indelebile memoria di un sacerdote pio e operoso, semplice e sollecito, don Salvatore Izzo, che ha attraversato anche la mia vita».

L’uomo misericordioso

Molti sono anche gli aneddoti di azioni di misericordia e di sostegno ai meno ambienti di cui si faceva carico, anche di persone che a lui ricorrevano estranei alle comunità di cui si occupava.

La umanità del sacerdote scaturiva nelle quotidiane azioni del compimento dalla sua missione; il padre di don Salvatore mi raccontava in particolare due episodi interessanti. 

Un primo vede il Nostro procurare medicinali ad un fedele dal quale si era recato per il rito dell’estrema unzione: il moribondo vivrà altri vent’anni.

Un altro riguarda il caso di una donna che per la guarigione del figlio fa voto di dare tutti i suoi averi alla Madonna; il sacerdote, preoccupato anche per il fatto di lasciare ori ed altro su una statua, concorda con la donna convertire il voto in assistenza a famiglie bisognose(51).

La bontà e la fiducia in Dio da parte di don Salvatore Izzo facevano sì che al presentarsi di esigenze lo stesso potesse rivolgersi a persone che il Signore gli aveva messo sulla sua strada proprio in quel momento o precedentemente per intervenire concretamente, sia esso a favore di un nucleo familiare, piuttosto che all’arredo e suppellettili del Seminario piuttosto che alle spese di costruzione dei locali della nuova comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes.

E presso questa stessa comunità don Salvatore diede un impulso affinché si andassero a consolidare una serie di attività per i bisognosi ed i meno abbienti in genere, i giovani, gli anziani e cosi via anticipando anche il concetto di Caritas parrocchiale/diocesana che solo concettualmente in Diocesi di Caserta partì nel 2007 e concretamente nel 2008 e questa stessa comunità parrocchiale fu tra le prime che rispose con una progettualità concreta. Ed infatti nel giugno 2015 presso la chiesa di Nostra Signora di Lourdes si ebbe a ricordare l’impulso del sacerdote in ricordo del quarantennio di attività, e con il titolo “Parrocchia N. S. di Lourdes: la Caritas festeggia con il Vescovo D’Alise quaranta anni di attività” come segue Marco Lugni, nel suo Blog, ricorda l’evento:

«Sono quasi cinquant’anni che esistono presso le parrocchie i gruppi caritas e volontariato vincenziano e nella Parrocchia N.S. di Lourdes questa attività di volontariato ha raggiunto il quarantesimo anno, data che coincide con la costruzione della parrocchia, inizialmente con la guida spirituale del compianto don Salvatore Izzo, proseguita con don Michele Cicchella ed oggi con la guida di don Pietro Pepe.

I quaranta anni di attività della caritas parrocchiale sono stati ricordati con una significativa cerimonia durante la quale il vescovo Mons. Giovanni D’Alise ha messo in risalto come l’attività della caritas è un organismo pastorale che anima la comunità con l’obiettivo di aiutarla a vivere la testimonianza in un cammino di comunione e condivisione, dove l’evangelizzazione e la testimonianza della carità esigono, oggi, come dovere precipuo la crescita di una comunità cristiana che manifesti a se stessa con la vita e le opere il Vangelo della carità.

Presso la parrocchia N. S. di Loureds, oggi con la guida spirituale di don Pietro Pepe diciotto volontari coordinati da Anna Maria Ievoli con il diacono don Luigi Capasso, svolgono funzioni per un’adeguata assistenza ai tanti bisognosi che quotidianamente si rivolgono alla caritas parrocchiale».

Il rapporto con la famiglia

Don Salvatore, volendo contestualizzare il rapporto con la famiglia, va detto che era molto legato alla stessa ed al suo luogo natio, al punto da istituire momenti liturgici e di dottrina scegliendo come luogo il cortile di casa, che in quelle occasioni diventava affollatissimo dalle persone della zona.

E ancora organizzava la proiezione di filmati con argomenti religiosi(52), seguiti da catechesi, e la recita del SS. Rosario(53) che facevano di quel gruppo di persone una comunità.

Per lui questa comunità, queste persone erano sacre ed infatti lungo le scale che portavano alla sua camera fece mettere una epigrafe con la seguente scritta:

SALVE HOSPES

FRATRIS DOMUM ADES

SALVATORIS IZZO SAC.

QUI TE UT CHRISTUM

EXSPECTANS HIC MORATUR

FAC IN EO VIDEAS

ET IPSE CHRISTUM(54).

Per comprendere lo spirito familiare di don Salvatore Izzo si riporta una interessante testimonianza della nipote Rosa Izzo, che sottolinea il rapporto con i bambini(55):

«…mi ricordo quando zio ritornava da Benevento con la sua cinquecento… io avevo sei o sette anni … mi nascondevo quasi… lui mi prendeva e mi alzava in alto … Una volta gli chiesi dove aveva le forbici per tagliare le lingue a chi diceva parolacce… Lui mi rispose con una forte risata…. era una sciocchezza! I preti, diceva, non tagliano le lingue ai bambini …. li amano i bambini. Ricordo che ogni anno il giorno dell’Epifania caricava in macchina una decina di noi e ci portava a vedere il presepe alla Reggia di Caserta… noi in macchina litigavamo.. e Lui si urtava un po’  perché gli impedivamo anche di guidare tranquillo …. allora diceva che era l’ultima volta … ma poi l’anno successivo andavamo ugualmente.

Zio Salvatore era anche giocherellone …. una volta ci chiese di spingere la macchina che non partiva … noi in gruppo spingevano … Lui partì e noi tutti per terra …. e Lui rideva come un bambino.

Io m’incantavo ad osservare come si comportava con i bambini piccoli … li prendeva con una mano e li alzava in alto …. mi ricordo che mamma diceva …. no Salvatore mo’ ha finito di mangiare … e Lui rispondeva: «eccheffà?».

La sera, ricordo, tornava tardi da Caserta, la nonna anziana gli preparava la cena e poi andava a letto.

Lui, nel periodo invernale, entrava in casa nostra e si sedeva stanco e anche infreddolito e si riscaldava le mani vicino al braciere».

La malattia

Abbiamo fin’ora  parlato della nascita, degli anni da seminarista, di quelli da sacerdote guardando con sequenza cronologica al professore, al rettore e canonico del Capitolo cattedrale di Caserta.Va dunque detto ora che però l’ultimo periodo della sua vita fu segnato da problemi di salute.

Don Salvatore ha iniziato ad avvisare disturbi dell’apparato cardiaco nel febbraio – marzo del 1972, malori che però erano saltuari anche se favoriti da prove a cui lo sottoponeva mons. Roberti, così ricorda il suo medico amico.  Soffriva di Cardiopatia Dilatativa.

Il suo amico cardiologo, che lo affiancava anche per il periodo precedente, era  sempre al suo fianco e a volte durante le omelie domenicali mentre la collaboratrice suor Rosa si preoccupava e lo invitava a concludere celermente, perché il sacerdote si metteva in agitazione, questi  guardava il dott. Napoletano(56) e se lo vedeva sereno continuava. 

Molte volte  dopo le attività pastorali don Salvatore andava a casa del cardiologo per misurare la pressione e cercava anche un po’ di rilassarsi. 

Puntualmente, essendo divenuto don Salvatore di casa, i coniugi Napoletano lo invitavano a fermarsi; egli allora si preoccupava di informare il padre (il legame con il padre era fortissimo al punto tale che la sua sembrava una devozione). 

Il medico racconta che era lui stesso a chiamare il papà, “don” Antonio, il quale rispondeva con un: «sò dove stà!»; bastava questo per rassicurare la sua famiglia. 

Don Salvatore spesso, nei momenti di abbattimento per le prove a cui lo sottoponeva continuamente il Vescovo, affermava che sarebbe morto tra i piedi del Vescovo a conclusione del suo cammino di ubbidienza, e poi che  il suo trapasso sarebbe avvenuto nel giorno di Cristo Re.  Questo lo diceva a parenti ed amici e lo disse anche il giorno prima della morte, a don Angelo della Medaglia mentre uscivano insieme dal Liceo “Giordano Bruno” di Maddaloni, dove entrambi insegnavano. 

Per il periodo della malattia, ma non solo, il dott. Nicola Napoletano è stato una sorta di suo angelo custode, fino al giorno della morte del sacerdote e lo ha accompagnato fino all’ultimo respiro(57).

La comunità di Nostra Signora di Lourdes

Don Salvatore Izzo oggi per i più è ricordato per l’opera di costruzione della Sala Liturgica della comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes di Caserta e per i locali parrocchiali annessi uno dei quali facente funzioni di Teatro porta il suo nome ed è meta di spettacoli ed eventi anche di notevole importanza.

La storia di quest’affidamento nasce quasi per caso essendo don Salvatore colui il quale ebbe l’incarico di portare la prima pietra della nascente comunità da Lourdes a lui affidata dal Vescovo della località francese. Siamo nel 1967 e nel corso della cerimonia della collocazione della prima pietra, essendoci stata una intensa pioggia, non fu possibile porre il sasso al centro del luogo destinato alla futura chiesa ma in una zona laterale, nello stesso punto, si racconta, in cui nel 2001  fu eretta una colonna con un busto in bronzo, con colonna di marmo alla base, raffigurante il sacerdote nel ricordo del 25 anniversario della sua Nascita al Cielo.

La comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes ebbe a nascere nel crescente quartiere periferico di Caserta nella zona di via Acquaviva dove il sacerdote  con vero spirito di ubbidienza, iniziò a celebrare la Santa Messa in un garage; poi, con la collaborazione di tante persone, riuscì a portare a compimento  quel grande capolavoro(58) che è la sua chiesa parrocchiale attuale(59). 

In quegli anni l’Ingegnere capo dell’INA-Casa portò il suo sostegno facendo erigere l’attuale Teatro Izzo utilizzato inizialmente come chiesa.

Tra più attivi collaboratori di don Salvatore Izzo, oltre all’immancabile erede spirituale e poi primo parroco della stessa chiesa don Michele Cicchella vi è la citata Suor Rosa Perrucci della Congregazione della Carità, Suore di Santa Giovanna Antida Thouret, dove don Salvatore era Padre Spirituale.

Infatti, il sacerdote chiese alla Superiora delle Suore di quella Congregazione di Caserta un supporto di una suora.

Tra le suore vi era una in particolare affascinata dall’opera del sacerdote, e quando iniziarono le attività legate alla nuova comunità di fedeli domandò alla Sua Superiora di aiutare il sacerdote nel suo intento, ottenendone l’assenso. 

La presenza di suor Rosa Perrucci, questo il suo nome, aiutò molto il sacerdote il quale agli inizi era sul punto di sentirsi come un pesce fuor d’acqua.

Molto interessante è una lettera che don Salvatore le scrisse mentre questa era in ritiro nella Villa Sant’ignazio – Cappella Cangiani- a Napoli(60),  in quanto rivela la forte caratteristica umana di don Salvatore.

Il cammino terreno di don Salvatore si chiuse il giorno destinato alla erezione a parrocchia del nuovo Tempio liturgico della comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes realizzato ad opera dello stesso sacerdote.

Un excursus sulla nascita della chiesa e l’opera qui di don Salvatore Izzo emerge dal testo/opuscolo redatto a cura di don Michele Cicchella in occasione del 25° anniversario della sua morte e non solo che è intitolato «Cammino di una Comunità» ed è a cura della Parrocchia Nostra Signora di Lourdes – Caserta e realizzato in occasione dell’anniversario «25° Fondazione Comunità Parrocchiale N. S. Lourdes – Ordinazione Sacerdotale Don Michele Cicchella – Anniversario della morte canonico Don Salvatore Izzo». Lo stesso fu stampato in Caserta nel giugno 2001 presso la Tipografia Saccone Spa.

L’opuscoletto è dedicato «A tutti i fedeli in ricordo di un cammino sempre insieme» da Don Michele Cicchella.

Esso  è diviso in undici paragrafi sotto un unico titolo di capitolo “Nostra Signora di Lourdes – Cammino di una Comunità”, che sono: La Parrocchia di N. S. di Lourdes(61), I primi passi in Via Volturno(62), La prima Pietra(63), Don Salvatore Izzo(64), La costruzione della chiesa(65), Morte di don Salvatore(66), L’Istituzione della Parrocchia(67), Il Primo Parroco Don Michele Cicchella(68), Le Attività parrocchiali(69), Completamento delle strutture(70) e Vita spirituale della Comunità parrocchiale(71).

Quello che segue ora è un memorandum sulla figura di don Salvatore Izzo realizzato e gentilmente concesso per questo ricordo dall’amico prof. Marco Lugni:

«Il parroco di N.S. di Lourdes don Pietro Pepe evidenzia come don Salvatore Izzo sia stato il parroco fondatore di N. S. di Lourdes, Chiesa che volle fortemente realizzare ma che non riuscì in terra a vederne il suo completamento, ma sicuramente come Mosè portò il popolo verso la terra promessa, don Salvatore è stato premiato dal Signore con la gloria celeste. L’idea che mi sono fatta su di lui – conclude don Pietro Pepe – è che era un uomo di grande cultura, docente di teologia e che viveva una grande spiritualità, un uomo corretto, onesto e con un grande spirito di sacrificio (dalla “vox populi” don Pietro sottolinea come don Salvatore Izzo si sia sempre privato di tutto pur di realizzare la Chiesa dedicata alla Vergine). Don Salvatore è stato ed è tutt’oggi una vera e propria testimonianza cristiana per tutta la comunità. Nel 2001, la Parrocchia N.S. di Lourdes ha realizzato una stele con il volto di Don salvatore, stele che oggi il parroco do Pietro ha posto all’ingresso della Chiesa, così che tutti ogni volta che vi entrano si ricordano proprio del sacerdote fondatore. Sulla lapide marmorea si legge ….. a Don Salvatore Izzo  Seguì le orme del Maestro e diede la sua vita per tutti quelli che furono affidati, si spense tra i suoi fedeli sacerdote e vittime i fedeli lo ricordano.

Chi si ricorda con immenso piacere di don Salvatore Izzo è don Luigi Capasso che con don Alessandro D’Angelo svolge il suo ministero presso la Parrocchia Nostra Signora di Lourdes, don Luigi ha conosciuto don Salvatore quando era Rettore del Seminario diocesano  e lui era un giovanissimo seminarista, quando noi – sottolinea don Luigi – lo facevano un po’ arrabbiare lui praticava un lungo digiuno, poi il diacono Capasso commovendosi ricorda quando don Salvatore Izzo celebrava l’Eucarestia nel Rione Acquaviva, praticamente in un garage con  gran parte dei fedeli che si portavano la sedia dalla propria casa».

Il Memorandum di Lugni continua con il ricordo che ne fa Cesare Mungo degli scout, gruppo questo caro a don Izzo:

«Cesare Mungo del Gruppo Scout Caserta 3, ricorda con grande affetto la figura di don Salvatore Izzo. Nei suoi ricordi prevale subito il compianto preside Michele Scaravilli che è stato particolarmente vicino a Don Salvatore ancor prima della erigenda Chiesa di N.S. di Lourdes. Cesare che ha assistito alla posa della sua prima pietra, ricorda come gli scout ancora non esistevano, poi nel 1973 fummo presentati a don Salvatore dal giovanissimo Michele Cicchella (che era ancora seminarista) e don Salvatore all’epoca non conosceva l’esistenza degli scout, ma intuendo la bontà del gruppo si privò della canonica che di fatto erano alcune stanze dell’odierno Teatro a lui dedicato e che allora, appunto, fungevano da canonica e da allora diventarono la sede del gruppo mentre il Teatro di fatto è stato l’antesignano della Parrocchia. E poi Cesare con voce rotta dalla commozione evidenzia come don Salvatore divenne il loro padre spirituale. Infine Cesare Mungo ricorda un episodio particolare con don Salvatore e gli scout, durante un campeggio i giovani scout cucinarono della carne di pollo (però con tutte le interiora) e da allora don Salvatore non si cibò più di carne di pollo».

La Nascita al Cielo

Giungiamo al triste giorno della Nascita al Cielo, con la morte terrena di don Salvatore Izzo.

Giorno che in parte era stato profetizzato dal sacerdote che sarebbe avvenuto ai piedi del suo Vescovo e nel giorno di Cristo Re, quindi con umiltà ai piedi della Chiesa o comunque del suo immediato rappresentante e in quel giorno che segna la conclusione dell’Anno Liturgico e che apre la comunità al periodo d’Avvento, come l’avvento della nascita al Cielo a lui riservato!

È dunque il 21 novembre 1976, è tutto pronto(72) per accogliere il Vescovo Roberti ed erigere a parrocchia il tempio che sarebbe stato poi sede della comunità dei fedeli della parrocchia.

Don Michele Cicchella, erede spirituale e successore nella guida pastorale della comunità parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes di Caserta, in questi giorni così ricorda don Salvatore e quel giorno:

«Il 21 novembre di ogni anno è un giorno particolare non solo per la comunità di N. S. di Lourdes ma in modo speciale per me,in quanto mi porta a rivivere un evento che ha cambiato la mia vita,ma anche di tante persone che hanno avuto la gioia di conoscere un sacerdote straordinario per fede e per umanità,ma che il Signore ha voluto con sé prematuramente:il nostro caro e indimenticabile canonico don Salvatore Izzo. Il 21 novembre 1976 all’inizio della S. Messa, celebrata dal vescovo di allora Mons. Vito Roberti e durante la quale avrebbe ricevuto l’incarico ufficiale di parroco della Comunità di N. S. di Lourdes, colpito da un infarto fulmineo si accasciava a terra tra le braccia del vescovo e nonostante l’intervento immediato del suo cardiologo e la veloce corsa in autoambulanza all’ospedale di Caserta,lasciava questo mondo per essere accolto tra le braccia della Vergine Maria che tanto amava nel regno dei cieli.

Sono passati 40 anni da quel giorno tanto triste ma nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vivergli accanto, e sono tantissimi,o di averne solo sentito parlare,c’è la certezza di aver conosciuto un sacerdote speciale per la sua grandezza d’animo e la sua santità.

      Dopo tanti anni con lo sguardo a ritroso si possono vedere i frutti di ciò che ha saputo seminare. Dal rione Acquaviva, dove don Salvatore ha svolto il suo ministero, si sono avuti 5 sacerdoti: don Michele Cicchella,attualmente coparroco presso la parrocchia dei SS. Vitaliano ed Enrico in Caserta; mons. Pietro De Felice,cancelliere della Curia e parroco in Limatola;don Ciro Marseglia, parroco in Marcianise;don Fulvio De Blasio, parroco in Puccianiello – Caserta; don Enzo Carnevale,neoparroco in Maddaloni. È  certamente un segno importante, dato che uno dei più grandi desideri di don Salvatore è stato quello di mandare operai nella vigna del Signore e non a caso è stato professore al Seminario di Benevento e rettore del Seminario di Caserta.

Oggi a distanza di tanto tempo si sente forte la sua protezione non solo sulla comunità da lui voluta,ma da tutti coloro che hanno avuto la gioia di godere della sua pur breve presenza nella vita terrena.

Grazie don Salvatore e continua a proteggerci sempre dall’alto dei cieli dove certamente stai godendo della visione di Dio. Tuo don Michele».

Ci introduciamo, a questo punto nel vissuto di quel giorno con la testimonianza del caro don Ezio Perrotta, oggi non più tra noi, il quale deve al sacerdote don Salvatore Izzo la preparazione in Ascetica e Mistica che gli ha consentito, con altre lezioni in  un corso accelerato, di accedere al sacerdozio. Don Ezio, va detto, andava  ogni domenica mattina  a confessare presso la Chiesa di Nostra Signora di Lourdes collaborando così all’opera di don Salvatore.

Don Ezio ricordando quel 21 novembre dice…«Entrando in Chiesa mi recai a porgere i miei auguri a Don Salvatore. Egli mi ringraziò commosso e mi invitò ad iniziare le confessioni, come sempre, cosa, che io feci subito. Mentre confessavo e notavo la venuta del Vescovo Roberti, che si accingeva a indossare i paramenti sacri per la cerimonia, udii un tonfo sordo e delle urla di gente davanti al Vescovo. Interrompo le confessioni  e mi precipito a chiedere cosa sia accaduto:  vedo Don Salvatore, caduto a terra, ai piedi del Vescovo, colpito da un infarto. Il  cardiologo, suo antico amico, si affannava a praticare massaggi, ma inutilmente, perché Don Salvatore non si ripigliava. Con le dovute cautele fu trasportato all’ospedale, ma poco dopo un giovane annunziò che Don Salvatore  era morto. Ricordo la costernazione generale dei presenti. Il Vescovo era pallido e tremante, la sorella Suora di Don Salvatore non credeva ai suoi occhi; quella che doveva essere una giornata di somma festività si era tramutata in lutto profondo. Anche io rimasi per più giorni turbato. Partecipai il giorno successivo il 22 Nov.’76 ai solenni funerali nella chiesa(73) di Maddaloni e dall’immensa folla di fedeli, sacerdoti, autorità capii che la Diocesi di Caserta aveva perso una colonna fondamentale. Sapevo che era sofferente di cuore, alcune volte aveva dovuto interrompere  le sue attività di sacerdote e di insegnate di Lettere, ma non pensavo che l’emozione di una Cerimonia tanto bene preparata e meritata doveva serbargli tale scherzo. Durante una di quelle interruzioni forzate della sua attività mi avevano amici in comune condotto a visitarlo a casa sua, a Maddaloni, ma poi si era ristabilito….».

Nel ricordo di quel giorno dice il suo cardiologo, il dott. Napoletano, che, seduto tra le prime file, appena sentì quel rumore pensò, ad alta voce, scherzosamente, che fosse caduto il Vescovo, ma alla richiesta di un medico corse sul fondo della Chiesa: qualcosa gli diceva di dover soccorrere don Salvatore.

È opportuno premettere che don Salvatore, allorquando arrivò il Vescovo, fermandosi sulla soglia della porta, era sull’altare a sistemare i suoi tanto amati boy scout per la santa messa; alla vista del suo Prelato gli corse subito incontro, corsa che sicuramente, insieme allo stress accumulato per l’organizzazione della celebrazione, avrà causato il fatale arresto cardiaco: si sentì venir meno le forze, perse i sensi e si accasciò proprio tra i piedi del Vescovo.

Il dott. Napoletano arrivato sul posto si rese conto che era tardi, ma non volendo credere neanche alla sua diagnosi  si affannò nei massaggi e decise di portarlo in Ospedale, per chiedere il supporto dei macchinari.

Rapidamente arrivò l’ambulanza della Croce Rossa, all’interno  della quale lo stesso cardiologo, con i massaggi cardiaci, ed un giovane volontario, con respirazione bocca a bocca, cercavano per quanto fosse possibile di tenere il sacerdote in vita.

Nonostante la pioggia incessante che aveva caratterizzato quella giornata la vettura giunse presto in Ospedale.

Arrivati qui un medico, per velocizzare le operazioni, strappa la talare del sacerdote facendo volare via tutti i bottoni; ma anche questo valse a poco: don Salvatore era morto!

Il dott. Napoletano, visto che in chiesa erano restati tutti in attesa di notizie, fece in modo che l’ufficiale medico, prof. Pilleri, gli rilasciasse il permesso per portare colà la salma  correndo il rischio di essere denunciato dal medico ospedaliero di turno per sottrazione di cadavere; la discussione durò  fino a che lo stesso Napoletano non ebbe dall’Ufficiale Sanitario un’altra autorizzazione.

Quel 21 novembre 1976 da un giorno di somma festività si trasformò in lutto profondo(74).

…!

L’indomani, giorno piovoso, mi raccontano alcuni testimoni, nella chiesa dell’Annunziata a Maddaloni, che lo aveva visto ordinato sacerdote si ebbe l’ultimo saluto terreno al sant’uomo alla presenza del Vescovo Roberti e di buona parte dei presbiteri della Diocesi di Caserta, e tanti sacerdoti, amici e colleghi, d’ogni dove. A ricordare la figura sacerdotale nel corso della santa messa fu don Angelo Delli Paoli(75).

Significativa di quel 22 novembre 1976 la testimonianza di Luca Tramontano: «Voglio solo raccontare una cosa di don Salvatore Izzo.Tutti avranno detto del suo garbo, della sua preparazione, della sua enorme disponibilità, della sua cultura e della sua preparazione spirituale. Tono di voce dolce, sempre gentile, non lo ho mai visto nervoso. Instancabile servo inutile del Vangelo. A parte queste situazioni, che sicuramente altri avranno descritto meglio di me, voglio evidenziare ciò che è successo al suo funerale. Tantissime persone, tutte piangenti, tutte addolorate, sconcertate. Era morto una persona cara, una persona di famiglia. Non ho mai visto simili scene in altri funerali. La gente era affranta e addolorata per aver perso un punto di riferimento, colui che aveva la parola giusta per tutti, il confidente, il confessore. Tra le tante cose di questa colonna del nostro cattolicesimo, voglio evidenziare la sua nascita al cielo e come si comportarono tutti coloro che avevano avuto la gioia di conoscerlo e di frequentarlo».

Nel giorno del 40 anniversario della Nascita al Cielo il primo nipote, Antonio Izzo, ha scritto la seguente lettera allo zio sacerdote:

« Lettera a mio zio.

Nel giorno del quarantesimo anniversario della tua assenza, riaffiorano i ricordi, nati dall’ascolto delle tue parole, seminate nel giusto tempo, nel lontano passato. Le custodisco, le conservo.

Oggi, mi rivolgo a te, abusando del ‘’tu’’, come nelle preghiere.

Sei stato la somma di tutte le persone giuste. Possedevi una forza di fede che invadeva anche chi era povero di cielo. Rappresentavi la conoscenza, la perseguivi e la spargevi come polline. Eri invaso da una profonda umiltà, muovevi e smuovevi emozioni. Tu quarantenne, io nell’età di mezzo tra l’infanzia e l’adolescenza. Erano gli anni sessanta, la tua generazione aveva conosciuto la guerra, la mia, per fortuna, no.

La tua voce travolgeva i sensi di chi era in ascolto. Sapevi che le parole dette valevano più di quelle scritte, incitavano la memoria a conservarle. Ed io imparavo dal loro suono, si stampavano nella mia mente e saranno ricordate fino alla fine dei tempi.

Ci spiegavi le parabole dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci parlavi della Volontà di Dio (che spesso coincide con la forza della Natura), o dei versi di un poeta che aveva scritto un’opera letteraria dalle pagine infinite. Raccontavi frammenti della storia di un pittore e della bellezza della sua arte che, finché visse, la natura temette di essere da lui superata, o ci arricchivi delle citazioni di quel filosofo greco, giunte a noi, grazie al discepolo che le aveva ascoltate e scritte.

Allora ero un ragazzino, non capivo nemmeno la luce del sole, poi ho imparato ad inebriarmi della luce dei libri.

Con quanta meravigliosa passione incitavi alla letteratura, come redenzione! La consideravi: “il traguardo”. Non consigliavi generi o temi, lasciavi che la rivelazione giungesse a chi leggeva. Possedevi una straordinaria indipendenza mentale.

Devo a te la scoperta di ciò che possono fare le parole di un libro: ti tengono compagnia, regalandoti una ricchezza di sensazioni positive, ti fanno superare l’esperienza personale, fanno raggiungere traguardi sconosciuti.

Mi hanno sostenuto nel dolore, quello procurato dalla scomparsa di persone care, quelle di Mamma e Papà che, in poco tempo, mi hanno reso “orfano” da vecchio. Tu dicevi: “Sono assenze, non mancanze. Le assenze hanno una durata, un tempo. Quando si affaccia la nostalgia, è vicinanza, non lontananza”. Queste parole mi hanno salvato i momenti. Sono in debito di gratitudine.

Ricordo l’albero di noce, piantato da Nonno nel giusto centro del “nostro” cortile. La terra fertile intorno alle radici lo spingeva verso l’alto, prolungando i rami ad abbracciare la tua casa e il cielo. Per me quella era La Bellezza – L’attrazione Celeste.

I Nonni mi raccontavano con una punta d’orgoglio che, da seminarista, nei giorni caldi d’estate, usavi arrampicarti su quell’albero, ti sedevi, nel mezzo, tra i rami a studiare. Sfogliavi pagine nel silenzio e al fresco offerto dalle foglie.

Amavi l’acqua, le sorgenti, fonti di vita, ne eri incredibilmente attratto. Adesso abito vicino al mare che, prepotente, fa giungere fino a me, il suono delle onde che si infrangono, e mi riporta in quel posto di un giorno di agosto, quando portasti me e Peppino sulle sponde del fiume che viene alla luce, “per fenomeno carsico”, nel cuore del Matese.

Davanti a tanta meraviglia ti inchinasti, come a volerti scusare con quel luogo che stavamo per calpestare. Noi rimanemmo in silenzio, ad ascoltare il fracasso delle acque, e poi insieme mangiammo pane appena sfornato. Tu, con gesto antico, dal cavo delle mani bevesti l’acqua, dolce, limpida e fresca, che scorreva tra le rocce. Le tue mani raffiguravano un tulipano chiuso, un calice. Noi cercammo di copiare. La tua felicità ci contagiava. Rivolgendoti al Creatore gli rendesti grazie per aver concesso tanta bellezza sparsa intorno.

Adoravi le montagne, le loro vette. Sorridendo dicevi: “Sono gradini che accorciano la distanza fra la terra e il cielo”. Spesso ti recavi tra quelle vette, in contemplazione.

Con spirito di obbedienza, fondasti la comunità parrocchiale nel quartiere “Acquaviva” di Caserta. Mani volontarie, spinte da forza di fede, edificarono la Chiesa “Nostra Signora di Lourdes”. Proprio lì, nel giusto mezzo, sotto gli occhi di “Tutti” e del “Tutto”, quelli di Nonna e Nonno, sei salito nell’alto dei Cieli.

Era il 1976, avevi appena quarantanove anni. E’ proprio l’avverbio “Appena” che adesso mi fa venire un nodo alla gola ed un brivido di freddo, mi bagna gli occhi e mi annebbia la vista. E’ necessario quindi mettere un punto, perché tu ami i sorrisi».

Qui non può e non deve finire la storia di don Salvatore Izzo, anzi da qui dovrebbe iniziare un’opera di approfondimento, di studio della sua figura, del suo operato e di divulgazione dello stesso, per il bene che può fare il suo insegnamento, il suo esempio alle nuove ed alle future generazioni(76).

In questi ultimi giorni di preparazione del ricordo di don Salvatore Izzo per il quarantennale della sua Nascita al Cielo molte che avrebbero voluto volentieri rilasciare una propria testimonianza non riusciti nell’intento per questioni temporali. Da qui, in vista del 90° anniversario della nascita che ricorrerà il prossimo luglio 2017, è mio desiderio continuare a raccogliere testimonianze e suggerimenti per uno studio di approfondimento della figura del sacerdote e riproporlo al lettore in occasione di questo nuovo ed importante anniversario.

Per coloro che sono interessati a condividere il proprio ricordo, riportare la propria testimonianza su don Salvatore Izzo possono farlo scrivendo a ricordaredonsalvatore@gmail.com ed al fine di incentivare la conoscenza della figura sacerdotale di don Salvatore Izzo ho ideato la Pagina Social “Don Salvatore Izzo” al link https://www.facebook.com/donSalvatoreIzzo/ .

L’obiettivo prossimo venturo, dunque, è quello di giungere al luglio 2017, 90esimo anniversario della nascita di don Salvatore Izzo, alla realizzazione di un nuovo testo divulgativo sul sacerdote per favorire la massima divulgazione della sua testimonianza di vita ed opere(77).

Ringrazio il lettore che ha avuto la pazienza di dedicarmi un po’ del suo tempo nella lettura di questo articolo ed allo stesso chiedo scusa se qualche imperfezione è sfuggita alla rilettura delle bozze.

Il contributo fotografico dell’articolo è disponibile sulla Pagina Social “Don Salvatore Izzo” al link https://www.facebook.com/donSalvatoreIzzo/ .

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(1) Per uno studio di approfondimento su don Salvatore Izzo si veda:

  • in “Caserta Domani”, a firma di Michele Schioppa, “don Salvatore Izzo”, Anno XX n. 1-2 gen./feb. 1995.
  • in “Annuario del Seminario Vescovile di Caserta”, anno 1996, a firma di Michele Schioppa, “Il ricordo di don Salvatore Izzo”.
  • Michele Schioppa, “Appunti su don Salvatore Izzo di Maddaloni”, Maddaloni 2001.
  • Parrocchia Nostra Signora di Lourdes – Caserta (a cura di don Michele Cicchella), «Cammino di una Comunità»  per “25° Fondazione Comunità Parrocchiale N. S. Lourdes – Ordinazione Sacerdotale Don Michele Cicchella – Anniversario della morte canonico Don Salvatore Izzo”, Caserta 2001.
  • in “Vita Diocesana” a firma di Michele Tagliafierro, “don Salvatore Izzo: un testimone vero”, Anno 1 n. 1 del 30 ottobre 2001.
  • in “Vita Diocesana” a firma di Michele Cicchella, “La storia della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes”, Anno 2 n. 1 del maggio 2002.
  • in “L’Eco di Caserta”, a firma di Michele Schioppa: “Maddaloni, oggi il ricordo don Salvatore Izzo dopo 39 anni della Nascita al Cielo” del 21 novembre 2015; “Maddaloni, Festa di Cristo Re 2013 nel ricordo di Don Salvatore Izzo” del 24 novembre 2013.

Il prossimo 3 dicembre 2016 alle ore 17 nella sala consiliare del Comune di Bellona sarà presentato il quinto volume della collana “ Chi è?”, edito a Vitulazio in questo mese di novembre 2016, per conto della “Dea Onlus Sport” di Bellona, che raccoglie i profili dei personaggi da ricordare, infatti il sottotitolo è “Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati”; ebbene, a firma dello scrivente nella raccolta è riportato un ampio contributo biografico su don Salvatore Izzo.

(2) Nel 2001, ritornando ancora una volta sulla figura di don Salvatore Izzo, questa volta con un opuscolo a lui dedicato (“Appunti su don Salvatore Izzo di Maddaloni”) , ebbi a scrivere (pag. 45) in relazione alla pubblicazione «Con il passare degli anni sicuramente si tornerà a parlare del personaggio e del suo carisma, nonché delle sue attività; questa nota si pone come uno dei tasselli di un puzzle che il tempo andrà a completare», e così sta avvenendo. Non solo, forte del messaggio ricevuto dalle tante testimonianze riportate, proposi una lapide – che di seguito si riporta nel testo di bozza – con il seguente commento in nota: «A termine di questi appunti ho voluto sintetizzare, in un abbozzo di lapide commemorativa, la mia partecipazione al ricordo collettivo della persona e delle opere di don Salvatore: un prozio da me non personalmente, ma conosciuto attraverso l’affettuoso ricordo e la rispettosa testimonianza di quanti lo conobbero»:

LA DIOCESI DI CASERTA

NONCHE LA CITTA’ DI MADDALONI

NELLA SOLENNITA’ DI CRISTO RE DEL 1976

GIORNO DI SOMMA FESTIVITA’

TRAMUTATOSI IN LUTTO PROFONDO

HANNO “SALUTATO” UN UOMO CARDINE

DON SALVATORE IZZO

*******************************************

I POSTERI LO RICORDANO

COME TESTIMONE DI CRISTO

FIGLIO E SACERDOTE ESEMPLARE

AMICO DELLA POVERTA’ E DELL’UMILTA’

SOMMA FIGURA EDUCATIVA

UOMO DAI NOBILI SENTIMENTI

CULTORE DELLE LETTERE E DEL SAPERE

DIFFUSORE DELLA “LUCE DELLE GENTI”

NELL’ANNIVERSARIO DEL GIORNO

DEL SUO RITORNO AL PADRE

MADDALONI 21 NOVEMBRE 2001

Qui ha termine la bozza di epigrafe.

(3) La figura di don Salvatore Izzo è quella di un sacerdote a cui mi sento legato pur non ho avuto la possibilità di conoscere essendo lui nato al cielo nel novembre 1976, da qui quest’anno il ricordo del quarantennale, ed io nato alla vita terrena solo nel luglio del 1977.

Allo stesso mi sento legato non solo per il legame parentale, ma anche perché il ricordo della sua figura e suoi insegnamenti, il richiamo al suo esempio l’ho ritrovato costantemente nel tempo e nel mio cammino di formazione.

(4) L’occasione è propizia anche per correggere eventuali refusi di precedenti contributi.

(5) In occasione della monografia del 2001 a firmare la “Presentazione” fu il Vescovo pro tempore di Caserta, oggi emerito della Diocesi di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, il quale così introduce il lettore alla pubblicazione

«Questo libro è un omaggio all’amore di Cristo che ha voluto donare santi sacerdoti alla Diocesi di Caserta come don Salvatore Izzo.

Sono profondamente grato al Signore per questa manifestazione privilegiata della sua presenza nella nostra chiesa. 

Io non ho avuto la grazia di conoscerlo di persona.

Ma recentemente ho celebrato nella chiesa di Madonna di Lourdes i 25 anni della sua dipartita e mi sono reso conto del grande affetto e della profonda venerazione che il popolo di Caserta e della Diocesi rivolge alla sua persona. Solo un santo mantiene nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto una devozione così intensa. Io mi sono naturalmente rivolto alla sua intercessione per ottenere dal Signore una corrispondenza di santità per il mio ministero di Vescovo e per il ministero dei miei sacerdoti.

Ringrazio Michele Schioppa che ha saputo scrivere una biografia di don Salvatore Izzo vivace, svelta e aneddotica. Si legge come un racconto appassionante.

Auguro che venga largamente diffusa per il tanto bene che può fare».

In quella stessa occasione ebbe a scrivere un saluto al lettore anche il sindaco pro tempore di Maddaloni, Francesco Lombardi, che si riporta di seguito:

«Questo nuovo lavoro di Michele Schioppa, come del resto quelli che l’hanno preceduto, ha il pregio fondamentale di riportare l’attenzione e la riflessione dei maddalonesi su aspetti, luoghi, tradizioni. personaggi della storia cittadina, da cui è sempre possibile ricavare indicazioni, esempi, percorsi da seguire anche nella vita di oggi.

Di esempi, come quelli offerti dalla vita di don Salvatore Izzo, come uomo e come sacerdote, con la sua grande passionalità, la sua costante attenzione alle ansie ed alle domande del mondo giovanile, c’è oggi, più di ieri, un estremo bisogno.

“Se vuoi formare un buon cristiano, educa un ragazzo ad essere prima un uomo .serio ed onesto”.

In queste poche, ma significative parole è racchiusa tutta la forza morale e l’impegno di educatore che ha caratterizzato la vicenda umana e religiosa di don Salvatore.

L`auspicio è che le nuove generazioni di educatori, i nostri giovani, possano riscoprire, attraverso il lavoro di Schioppa, la validità immutabile di questo grande insegnamento».

(6) L’area che lo vede nascere è quella della zona periferica detta “La Rotonda” ed anche “di via Napoli” e l’ingresso del cortile di casa Izzo è proprio all’altezza di via Napoli dove la strada curva e si immette un’altra strada periferica che è via Ficucella. Lo sviluppo urbanistico dell’area, un tempo prettamente agricola e con sporadiche abitazioni, è avvenuto per lo più all’indomani della nascita al cielo del sacerdote e quindi sul finire degli anni ’70 e quindi negli anni ’80 e ’90 per trovare con il 2000 una considerevole nascita di grosso complessi abitativi. Al tempo del sacerdote l’attività predominante dei residenti della zona era l’agricoltura che con gli anni ’70/’80 prima con insediamenti industriali (Face Standard e Cementir) e poi con l’esproprio di una considerevole area agricola territoriale per la realizzazione del complesso interportuale Maddaloni Marcianise ha visto mutarsi l’attività prevalente dei residenti.

(7) La prematura morte dei due, quasi alla nascita, fa di fatto considerare il nucleo familiare di nove figli.  Gli altri nove fratelli dunque sono: Giovanni, Aniello, Rosa, Vincenzo, Vincenza (suor Maria), Michele, Elisa ed Apollonia.

(8) Anche in età avanzata la sua persona, ho avuto modo di constatarlo di persona, si caratterizzava per la lucidità e la profonda Fede in Dio.

(9) Ammirevole è la Fede del marito Antonio che in occasione della morte della sua cara consorte volle da solo senza l’ausilio di altri, guidare il SS. Rosario, a testimonianza del fatto che la famiglia Izzo da sempre si riuniva di sera nella casa dei genitori a recitare il SS. Rosario. Da qui la devozione mariana di Salvatore.

(10) Essendo imparentato alla larga alla famiglia Izzo (la sorella di mio padre Francesco, Maria ha sposato Vincenzo il fratello di don Salvatore Izzo) ho avuto modo di conoscere nel tempo i genitori di don Salvatore. Ciò per il semplice fatto di frequentare la famiglia Izzo – Schioppa che risiedeva e risiede nel cortile ove viveva tutta la famiglia Izzo, don Salvatore e genitori compresi. Negli anni ’90 sviluppatasi la mia propensione nelle ricerche storiche e nella ricostruzione e promozione dei profili biografici di persone degne di ricordo ebbi a conoscere il vissuto di don Salvatore Izzo. E volendo approfondirne la conoscenza in più occasioni e soprattutto nella primavera/estate del 1995 e del 1996 ebbi a frequentare casa Izzo, dei genitori del sacerdote. Ed il mio studio sul sacerdote si iniziò a consolidare alla luce delle lunghe conversazioni avute con entrambi i genitori del sacerdote stesso. E da lì anche con alcuni dei familiari presenti agli incontri.

(11) Altri due figli, Michele ed Elisabetta, che intrapresero la strada della consacrazione al Signore, successivamente maturarono la scelta del matrimonio.

(12) Fino a quel momento probabilmente la scuola elementare frequenta dovrebbe essere stata quella della zona “trivio San Giovanni”, del resto il complesso scolastico “Luigi Settembrini” di via Roma dove affluiva negli anni a seguire la popolazione della periferia in cui viveva don Salvatore essendo in fase di completamento sarà funzionante poi dall’anno scolastico 1938/39 grosso modo, come racconta il geometra Guido De Simini che ha vissuto quegli anni scolastici.

(13) Conserverà questa caratteristica anche in futuro quando prima di parlare in pubblico si preoccuperà di annotare i pensieri salienti. Questi appunti il sacerdote li conservava; al momento della morte, raccontano i familiari, alcuni confratelli presero in suo ricordo qualche cosa, uno in particolare, don Crescenzio Sepe (Carinaro – Caserta – 2 giugno 1943), ebbe anche in seguito a venire presso l’abitazione a prendere proprio gli appunti dell’Izzo, come mi riferì il padre in diverse occasioni. Don Crescenzio (ordinato presbitero il 12 marzo 1967), al tempo era da un decennio sacerdote ed al tempo era da poco entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede.

(14) Il periodo della formazione filosofico – teologica del nostro Salvatore venne a coincidere con la situazione post-bellica, che certo non aiutò i genitori, e la famiglia tutta, a mettere insieme i fondi ed il necessario per permettergli di continuare gli studi. Inoltre, si consideri che il padre, dovendo far visita al figlio, si recava a piedi presso i vari Seminari abbandonando la famiglia e senza sapere cosa gli potesse accadere.

(15) A non essere trascurato nei periodi di assenza da scuola era comunque lo studio e per lo stesso don Salvatore si appostava in campagna sotto una pianta con un leggio; ebbe lezioni di approfondimento da parte di don Salvatore Letizia: il luogo d’incontro era sito nella località detta: A’ Teglia.

(16) Per la cronaca si ricorda che il 27 settembre 1994 il Vescovo prof. don Vittorio Fusco (Campobasso, 24 aprile 1939 – Nardò, 11 luglio 1999), caro amico del nostro sacerdote nonché suo alunno nel Seminario di Benevento (Infatti, il 15 luglio 1962, dopo gli studi filosofici e teologici, presso il seminario pontificio di Benevento, fu ordinato sacerdote dal vescovo di Boiano-Campobasso Alberto Carinci), nell’aprire con una conferenza il convegno diocesano per il Sinodo della Diocesi di Caserta è andato a pregare presso la tomba di don Salvatore Izzo che è collocata nella Cappella di famiglia di mons. Aurelio Ascione (benedetta da mons. Vito Roberti) che è nel cimitero di Maddaloni.

(17) I Vescovi di Caserta con cui ha avuto rapporti don Salvatore da seminaristi sono stati frà Natale Gabriele Moriondo, O.P. (mandato vescovile 19 maggio 1922 – 5 gennaio 1945) e mons. Bartolomeo Mangino (mandato vescovile 18 febbraio 1946 – 26 maggio 1965), quest’ultimo lo ordinò anche sacerdote e quindi poi l’Arcivescovo, Vescovo mons. Vito Roberti (mandato vescovile 15 agosto 1965 – 6 giugno 1987).

A Benevento sia per il periodo di Seminario che di sacerdozio il suo vescovo è stato mons. Agostino Mancinelli (mandato vescovile 15 aprile 1936 – 1º gennaio 1962)  e per un periodo subito dopo mons. Raffaele Calabria  (mandato vescovile 1º gennaio 1962 – 24 maggio 1982).

(18) Infatti, si ricorda che da seminarista durante il periodo di soggiorno a Maddaloni collaborava regolarmente con  le comunità dell’Annunziata/A.G.P., di San Benedetto Abate, di Sant’Aniello Abate (che era la sua parrocchia e spesso vi collaborava con don Clemente Bove) a che presso la chiesa del SS. Corpo di Cristo, Pio Monte Carmelo, con altre saltuariamente. A lui furono spesso affidati, tridui novene e la preparazione spirituale ai festeggiamenti patronali in onore di San Michele Arcangelo, patrono di Maddaloni.

(19) La comunità parrocchiale più volte richiesta di fatto fu già prevista negli anni ’70 proprio ad opera di don Salvatore Izzo anche se non ebbe seguito immediato. Negli anni ’80 fu inizialmente individuato quale sacerdote che era chiamato a dare vita alla nuova comunità parrocchiale don Domenico Dragone che poi, concretamente, fu sostituito da mons. Valentino Di Ventura (Vicario Foraneo di Maddaloni e parroco della comunità di San Pietro Apostolo) che sarà nominato parroco della nuova comunità, sotto il titolo di Santa Maria Madre della Chiesa, che sorgerà nel 1989 con il locale liturgico in ambienti posti al piano terreno di un complesso abitativo di via Napoli. Intanto, ci si adoperò per un edificio dedicato e così fu nei pressi dell’attuale edificio venne realizzato uno prefabbricato che sarà consacrato il 19 Maggio del 1991 a pochi metri dalla casa dello stesso sacerdote. La comunità nel mentre cresce e sorge la necessità di un edificio non più pre fabbricato ma stabile e grande e così si creeranno le condizioni per cui abbia inizio la costruzione della nuova chiesa nel 2010 (il 13 maggio 2010, il Vescovo Mons. Pietro Farina, alla presenza del Vescovo emerito Mons. Raffaele Nogaro benedirono il cantiere con la posa della prima pietra), che sarà consacrata, una volta ultimata, domenica 25 novembre 2012 dal Vescovo di Caserta, di origini maddalonesi, mons. Pietro Farina. Per approfondimenti si veda: Michele Schioppa, “Maddaloni, la comunità di via Napoli celebra il terzo anniversario della consacrazione della chiesa” in “L’Eco di Caserta” del 25 novembre 2015. La comunità parrocchiale di Santa Maria Madre della Chiesa attualmente ha in essere una unità pastorale/parrocchiale (nata tra le parrocchie di Santa Maria Madre della Chiesa e di Nostra Signora di Loreto di Maddaloni) dove il Parroco emerito è don Valentino di Ventura, mentre i co parroci sono don Michele della Ventura (già vice parroco della stessa parrocchia) e don Antimo Vigliotta (già parroco della parrocchia di Nostra Signora di Loreto di via Appia).  L’unità pastorale è stata sancita dal Vescovo di Caserta, mons. Giovanni D’Alise, il 21 novembre 2015. Per approfondimento si veda Michele Schioppa, “Maddaloni, al via l’unità pastorale con la benedizione del Vescovo di Caserta, mons. D’Alise” in “L’Eco di Caserta” del  19 novembre 2015.

(20) Dall’annuario diocesano si apprenderà che le materi di insegnamento sono: italiano, latino, greco, storia e geografia.

(21) Mentre insegnava a Benevento, ancor prima di avere l’incarico di docente presso il Liceo Classico “Giordano Bruno”, don Salvatore, si recava spesso a Maddaloni per aiutare i sacerdoti o per assumere la guida spirituale di vari eventi religiosi, tra cui i festeggiamenti patronali; in queste occasioni era solito non portarsi presso l’abitazione della famiglia, al fine di evitare che con la sua presenza venissero turbate le attività quotidiane.

(22) In veste di sacerdote collabora con alcuni parroci ed in particolare si occupa per un lungo periodo delle anime della chiesa Pio Monte Carmelo.

(23) Circa la competenza e la bontà del sacerdote viene in soccorso una testimonianza del dott. Giuseppe Diodati, alunno del Liceo Classico “Giordano Bruno” il quale scrive: «Noi sapevamo che era un ottimo traduttore delle lingue classiche e cercavano di approfittarne, ma non per noi, bensì per la classe che confinava con noi. Avevamo fatto col trapano dei buchi alla parete divisoria e passavano continuamente bigliettini d’amore e non. Ora capitava che quando noi avevamo religione dall’altro lato della parete avevano compito in classe di traduzione. Era facile farci passare i brani che noi facevamo tradurre a don Izzo con la scusa che avevamo trovato difficoltà nella traduzione a casa. Poi il foglietto tradotto riprendeva la via del buco verso l’altra classe ».

(24) Per approfondimento si vedano due articoli a firma  Michele Schioppa in “L’Eco di Caserta:  “Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … parla Vincenzo Santangelo” del 29 luglio 2015 e “Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nel racconto della prof.ssa Anna Giordano” del 23 ottobre 2015.

(25) L’ubbidienza al suo Vescovo lo fece adoperarsi subito nei nuovi incarico, in particolare la rettoria del Seminario Vescovile, e quindi avere sede stabile a Caserta per l’azione missionaria a cui era chiamato e risiedere a Maddaloni, presso l’abitazione che comunque aveva stante il forte legame con la città natia e taluni sui ministri: don Giuseppe Santonastaso e con esso don Salvatore d’Angelo, tutti, con don Magliocca e don Letizia, operanti presso la comunità parrocchiale di San Benedetto Abate. La presenza collaborativa del sacerdote a Maddaloni anche con altre chiese è indubbia, e del resto sono evidenti tracce di collaborazioni, anche con testimonianze  fotografiche, di don Salvatore con la comunità parrocchiale di Sant’Aniello Abate e rettoria del SS. Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Minore.

(26) Stante la conoscenza e la collaborazione con le suore della Carità di San Giovanna Antida di Caserta il sacerdote ebbe per lungo tempo la possibilità di essere collaborato nell’incarico della comunità di Nostra Signora di Lourdes e non solo da una consorella. La suora che seguiva e supportava don Salvatore Izzo si chiamava Suor Rosa Perrucci di Pozzuoli ed era anche stata per un periodo la superiora della comunità di Caserta. Si consideri che la comunità delle Suore di Santa Giovanna Antida di Caserta, al cui ordine appartiene anche la sorella del sacerdote, che ha anche una Casa a Maddaloni, dopo poco più di 115 anni di servizio alla Città capoluogo ha lasciato nel 2016 la città della Reggia per riorganizzazione interna, facendo sì che il nucleo stabile da qualche anno costituito dalla Madre Superiora Suor Angela e due consorelle Suor Anselma e Suor Dorina (al secolo Fortunata Musco sorella della Teresa Musco morta in concetto di santità) andassero le prime due alla Casa Generale di Napoli e la terza a Maddaloni. Per approfondimento si veda Michele Schioppa, “Caserta, la chiesa Cattedrale ricorda mons. Raffaele Saggese e saluta le Suore della Carità” in “L’Eco di Caserta” del 31 ottobre 2016.

(27) Il dott. Napoletano che, si recò con don Salvatore a per prendere atto della realtà del Seminario, riferisce che nella stanza destinata al Rettore c’erano solo fogli di carta; infatti, il predecessore aveva rivendicato la proprietà di quanto v’era all’interno.

(28) Tra le testimonianze orali avute sul sacerdote va ricordata un’altra espressione  più volte ripetuta: «Nella vita per sentirsi realizzati c’è bisogno di fare qualcosa di buono per gli altri, solo così ti sentirai in pace con te stesso».

(29) Ecco l’interessante contributo del prof. Antonio Pagliaro: «Il corpo docente del Liceo Ginnasio “Giordano Bruno” è ritratto in questa storica foto scattata alla fine dell’anno scolastico 1959/60, a ricordo dell’imminente collocamento in quiescenza del preside, prof. Gaspare Caliendo, in servizio fino al 31 agosto 1960[Il preside Caliendo fu sostituito dal preside Michelangelo Alifano, ex alunno ed ex docente del nostro Liceo ginnasio. Egli nacque a Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, il 4 settembre 1899 e si spense a Maddaloni nel luglio 1986].

Questa immagine fu pubblicata nel libro del prof. Pietro Vuolo dal titolo: “Nel bicentenario del Collegio di Terra di Lavoro, oggi Convitto Liceo Giordano Bruno di Maddaloni – Momenti di vita e di pensiero nella Memoria Storica e nelle testimonianze a Maddaloni e nel Giordano Bruno”, nel mese di giugno 2012, col patrocinio della Fondazione “Giuseppe Ferraro” Onlus e la stampa a cura della Editoria “La Fiorente” di Maddaloni.

Dalla didascalia di questa importante foto si leggono i nomi dei diversi professori che hanno scritto, in parte, la gloriosa storia dell’antico e prestigioso Liceo Ginnasio maddalonese.

Proprio al centro si nota la figura retta ed esemplare del preside, prof. Gaspare Caliendo, nato a Scisciano (NA) il 5 agosto 1890, e trasferito a Maddaloni nell’anno scolastico 1937/38dopo lunga carriera di docente e, poi, di preside, per restarci fino all’anno scolastico 1959/60.

In questo storico gruppo sono presenti anche i tre professori di religione del liceo “Giordano Bruno”. Il primo professore di religione, in basso a sinistra, è un giovanissimo don Valentino Di Ventura, ordinato sacerdote il 10 luglio 1955, ex parroco dell’antica Chiesa di San Pietro Apostolo fino al 1989. Il buon don Valentino, oggi monsignore, è stato il primo ed attuale parroco della nuovissima casa di Dio, sita in via Padre Pio, chiamata Santa Maria Madre della Chiesa fatta costruire proprio per sua volontà essendo grande il numero dei fedeli appartenenti alla Parrocchia e piccola la chiesa esistente. Il miracolo della costruzione della nuova chiesa avvenne grazie al contributo dei tanti fedeli maddalonesi e alla santa devozione di don Valentino alla Madre di Gesù. La nuova Parrocchia fu consacrata dal compianto vescovo di Caserta, don Pietro Farina, il 25 novembre 2012. Il secondo sacerdote, in alto a sinistra, è don Antonio De Maio, esperto professore di religione, del quale, sinceramente, non ho molte notizie, mentre a destra, in piedi, è il compianto don Salvatore Izzo. Questi nacque a Maddaloni il 7 luglio 1927 e morì a Caserta il 21 novembre 1976, nella sua chiesa Nostra Signora di Lourdes davanti al vescovo di Caserta, monsignore Vito Roberti.

Don Salvatore Izzo fu ricordato dall’ottimo Michele Schioppa, nel lontano 2001 in occasione del 25° anniversario di morte, con un interessante scritto, composto da 48 pagine, dal titolo: “Appunti su don Salvatore Izzo di Maddaloni. Un personaggio della Diocesi di Caserta e della Città di Maddaloni”.

Il prof. Pietro Vuolo, nel suo libro del Bicentenario del Convitto succitato, a pagina 34, scrisse di lui: ”Nelle classi liceali avrei conosciuto, per l’insegnamento di religione, Don Salvatore Izzo che era molto di più di un insegnante, l’amico confidente e la testimonianza della fede e della carità cristiana: un’autentica figura ieratica, uno spirito puro, sostanziale e semplice, nello stile di certe icone ortodosse, ma col cuore di un bambino. Aveva, infatti, la capacità di sorridere in quella maniera intensa, briosa e spontanea, allorché gli occhi sono espressione di profonda pace interiore e divengono davvero lo specchio dell’anima.”

Subito dopo don Valentino si nota il “mitico”professore di Educazione fisica, Francesco Angioni, nato a Maddaloni il 28 giugno 1923 e morto a Napoli il 15 giugno 1979, campione di scherma a caratura nazionale. Il professore maddalonese, per trasmettere e divulgare meglio la sua passione per questo nobile sport, nel 1963, ebbe la brillante idea di arricchire e consolidare la Polisportiva Libertas Maddaloni (fondata nel 1952) con la nascita della sezione di Scherma, affiancando il preside Giuseppe Caliendo, presidente della stessa, nella gestione della Polisportiva. Ricordo che la Polisportiva Libertas Maddaloni in questo periodo raggiunse notevoli risultati nei campionati nazionali di serie B maschile e femminile di Basket.

Il professor Angioni, Ciccio per gli amici,ancora oggi, nella nostra comunità, è ricordato nel campo sportivo e scolastico perché ha avuto il grande merito di aver formato e istruito generazioni e generazioni di atleti e studenti (compreso me, a. s. 1969/70, alla Scuola media del Villaggio dei Ragazzi) educandoli e inculcando loro l’amore verso la scherma, la ginnastica e lo sport puro in genere.  Ed è proprio per questo motivo che i maddalonesi, per onorare e ricordare anche negli anni futuri il nome del “buon”professore di Educazione fisica, gli hanno voluto intestare, insieme al preside Giuseppe Caliendo, il Palazzetto dello sport di Maddaloni.

Il prof. Angioni,in gioventù, anno scolastico 1942/43, fu nominato istitutore assistente dal rettore del R. Convitto Nazionale “Giordano Bruno”, dott. Giuseppe d’Ovidio, invece, il 15 febbraio 1952, fu chiamato dal rettore Renato Ravinetti ad impartire lezioni di scherma ai giovani convittori e semiconvittori perché “maestro conosciuto e capace”.

In alto a destra, dietro don Salvatore Izzo, è visibile il vice preside Franco Vittorio Gebbia.

Egli nacque a Palermo il 20 novembre 1919, fu studente del nostro Liceo ginnasio (il padre era Ufficiale dell’Esercito e prestava servizio al Cantiere militare Energon di Maddaloni) e si laureò a pieni voti in Lettere e Filosofia all’Università di Napoli. Dopo aver vinto il concorso a cattedra in Storia e Filosofia, fu assegnato in varie scuole d’Italia dove maturò esperienze importanti, dopo le quali si trasferì al nostro liceo ginnasio come docente della medesima materia, fino a raggiungere la nomina di preside del glorioso istituto scolastico intestato a Giordano Bruno.

Per concludere, a malincuore, posso scrivere che degli altri professori ritratti non conosco la loro storia, e di questo me ne scuso con loro, perché non appartenenti alla mia generazione (molto più avanti dei miei anni) e al mio istituto scolastico di formazione. Molti di loro sono nominati dal bravissimo professore Pietro Vuolo (come la prof. Elisa Moracci, ordinaria di Scienze naturali e fautore della Festa degli Alberi) nei suoi interessanti libri che evocano anche il ricordo del suo percorso scolastico presso il glorioso Liceo ginnasio “G. Bruno” di Maddaloni».

(30) La nipote Rosa Izzo, ha rilasciato la seguente testimonianza: «Durante l’estate aiutava alcuni ragazzi che avevano difficoltà al Liceo con il Greco e il Latino».

(31) Alla luce del rapporto consolidato già negli ani ’50 con don Salvatore d’Angelo (si pensi alle passeggiate serali primaverili ed estive che già in questo periodo i due facevano lungo il Corso I° Ottobre a Maddaloni), e quindi al legame che don Salvatore d’Angelo aveva con il mondo anche, se non soprattutto romano, della FUCI si può ipotizzare una collaborazione tra i due anche su questo piano di assistenza al mondo universitario. Si pensi dunque al CUM, Circolo Universitari Maddaloni ed al CUAC, Centro Universitario di Attività Cristiana (si veda Michele Schioppa, “Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … parla Vincenzo Santangelo” in “L’Eco di Caserta” del 29 luglio 2015 ed ancora Michele Schioppa, “Maddaloni, la tradizione musicale bandistica rivive nel Maestro Luigi (Giggino) Pascarella”  in “L’Eco di Caserta” del 25 aprile 2016) ed all’apporto derivante dalla collaborazione con la FUCI nazionale che aveva in don Salvatore d’Angelo un interlocutore diretto. SI veda si questo punto la voce “Don Salvatore d’Angelo” a firma di Michele Schioppa, in “Chi è?” Volume III (a cura dell’Associazione Dea Sport Onlus Bellona – CE-), stampato in Vitulazio (Ce) nel dicembre 2015, pagg. 106-112.

(32) Per approfondimento si rimanda a Michele Schioppa, “Maddaloni, tra storia e tradizione, tra vecchie e nuove Via Crucis, Cortei e Processioni di Pasqua” in “L’Eco di Caserta” del 3 aprile 2015.

(33) Si rimanda per approfondimento alla nota 3 dell’articolo  a firma Michele Schioppa, “Maddaloni, in ricordo della Direttrice prof.ssa Maria Olivieri nata al Cielo il 15 aprile 2014”  del 15 aprile 2016 in “L’Eco di Caserta”, ove è evidente anche il rapporto familiare, oltre che la collaborazione in ambito giovanile ed universitario con il Circolo Universitario promosso dal sacerdote negli anni’60 a Maddaloni, con i coniugi Umberto Mirotto (professore,  politico ed amministratore in senso al Consiglio Comunale con la DC) e Maria Olivieri (professoressa e reale artefice della Biblioteca Comunale di Maddaloni nonché esperta della informatizzazione bibliotecaria e referente per le interconnessioni tra le biblioteche campane).

(34) In realtà don Salvatore aiutava don Clemente Bove , suo parroco in quanto al tempo via Napoli in cui risiedeva il sacerdote era parte della comunità parrocchiale di Sant’Aniello Abate. E, dunque, don Clemente in quanto parroco di Sant’Aniello era anche Rettore della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo detta anche del Corpus Domini, oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini.

(35) Un’altra testimonianza di quell’anno è di Carola Delli Paoli che in quel 1972 a sette anni andò con la mamma (che vi continuerà ad andare stabilmente fino al 2009) la prima volta a Lourdes con il sacerdote (insegnante di religione dei fratelli) ed il viaggio fu organizzato con una struttura di Napoli mentre dall’anno successivo l’organizzazione fu affidata alla Pro civitate Christiana di Assisi. Nei viaggi a Lourdes il ricordo è vivo della presenza e dell’impegno del sacerdote e del suo fidato seminarista poi erede spirituale don Michele Chicchella.

(36) Il Napoletano ricorda in particolare due viaggi a Lourdes, quello dell’anno 1973 e quello dell’anno 1976.

(37) Il sacerdote, nel vedere la madre, nonostante le sofferenze, partecipare alle processioni, ed il medico a disposizione dei malati accorsi al luogo sacro, si riteneva fortunato per le persone di buona volontà che lo attorniavano.

(38) A quella gita risale la foto di don Salvatore con dietro la Basilica di Francesco, scattata dal medico, una copia della quale è stata nella stanza dei genitori del sacerdote fino al giorno della loro morte.

(39) Naturalmente lo accoglieva di sera. Stanchezza questa derivante dal suo spostarsi continuo, anche con l’ausilio di mezzi di trasporto. Si ricorderà come il primo mezzo di don Salvatore sia stata la bicicletta, poi la lambretta ed infine una 850 (L’automobile, dopo la morte, rimase nel giardino del fratello Vincenzo – coniugato con Maria Schioppa – e solo da qualche anno è stata da lì rimossa. In effetti, al momento del trapasso era in ottime condizioni ma per  volere di tutta famiglia si decise di non utilizzarla, e chi scrive da piccolo molte volte ha giocato, al suo interno, con gli altri nipoti del sacerdote).

(40) L’evento ha per titolo “Eccomi! Unitalsi a Caserta 1976-2016, il senso di una storia”. Allo stesso, che avrà luogo alle 17,30,  interverranno mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta ed il dott. Alessandro de Franciscis, Presidente del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes. Introdurrà i lavoro l’avv. Renato Iaselli, Presidente della Sottosezione Unitalsi di Caserta. Porteranno il proprio saluto: l’avv. Carlo Marino, Sindaco di Caserta;  la dott.sa Federica Postiglione, Presidente della Sezione Unitalsi Campana; don Nicola Buffolano, Assistente ecclesiastico Unitalsi Sottosezione di Caserta e Don Antonello Giannotti, Parroco della Chiesa del Buon Pastore in Caserta. L’appuntamento sarà moderato dalla dott.sa Ornella Mincione, giornalista. Anche se non è previsto nella scaletta pubblica mi risulta che interverrà a portare il proprio contributo, tra gli altri, don Michele Cicchella che sicuramente avrà modo di riferire dell’esperienza di don Salvatore Izzo rispetto alla nascita formale dell’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) casertana ed ancora dei pellegrinaggi a Lourdes e non solo. A seguire il convegno, per le ore 19,00, vi sarà la Celebrazione della Santa Messa. A cura dell’Unitalsi casertana nell’occasione verrà distribuito un numero speciale della sezione casertana Unitalsi in ricordo dei primi quaranta anni della sede casertana.

(41) Probabilmente il riferimento dovrebbe essere relativo ai seminaristi che di Avellino frequentavano il Seminario Maggiore di Benevento dove il sacerdote insegnava.

(42) In effetti esistono due versioni della testimonianza scritta da suor Maria, una in bozza ed una “definitiva”, ebbene quella in bozza si conclude così: «Tutti lo preghiamo per avere grazie. Salvatore ti prego compi un miracolo, desiderio vederti agli onori degli altari».

(43) In queste occasioni il dottore seguiva il sacerdote, cagionevole per il suo stato di salute, ed al contempo era un pellegrino come gli altri.

(44) A tal riguardo si ricorda l’impegno missionario di don Salvatore Izzo in Diocesi di Caserta,a favore dei sacerdoti della Regalità.

(45) Sempre in relazione al celibato il medico ricorda il sacerdote una volta gli disse: «dottore voi lo sapete io sono ora come quando sono nato», aggiungendovi, dal canto suo il medico «io ci metterei tutte due le mani sul fuoco per questa verità».

(46) Tradizione mariana e processione trovano il loro culmine con i viaggi-pellegrinaggi a Lourdes, accompagnato dalla famiglia; eventuali posti gratis erano destinati a meno ambienti o la somma era scaglionata su partecipanti paganti.

(47) Giuseppe Vigliotta ricorda che al tempo dell’impegno di don Salvatore Izzo a Maddaloni era un ragazzo; era amico del fratello che con lui era al Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, l’opera di don Salvatore d’Angelo. Ricorda che andando a casa Izzo dal suo amico conobbe  il fratello “sacerdote”, restando “attratto del suo sorriso”. Ricorda anche il “dolore partecipativo” dei maddalonesi alla notizia della sua scomparsa. Ed inoltre, ci offre una intensa testimonianza del ricordo che ne aveva e che condivise di don Izzo il fondatore del Villaggio dei Ragazzi, don Salvatore d’Angelo. Vigliotta dice, infatti, che don Salvatore d’Angelo  «ne aveva un ottimo ricordo e parlava del suo amore per i ragazzi e di quanto affetto riscuotesse tra i suoi parrocchiani».

Aggiunge ancora, in relazione alla morte ed al ricordo di don Izzo, «ricordo che nel Villaggio se ne parlò e che don Salvatore d’Angelo che spesso la sera si intratteneva con noi schierati per l’ammainabandiera, ne parlò commosso».

Circa il sorriso, va detto, come ricorda don Michele Cicchella, che don Salvatore Izzo ha conosciuto e probabilmente frequentato Giacomo Gaglione, il Venerabile dell’Apostolato della Sofferenza noto per il suo “apostolato anche del sorriso”; quale rapporto tra i due ci sia stato, visto il legame con il mondo degli ammalati ed i pellegrinaggi a Lourdes, non è per il momento chiaro.

(48) Vincenzo  Santangelo, oltre a riferirci la responsabilità del C.I.F. in capo a don Salvatore Izzo presso i locali della parrocchia di San Benedetto Abate di Maddaloni, in questi giorni, ha conversato del sacerdote con una collega dello stesso al tempo della docenza dello stesso presso il Liceo Classico “Giordano Bruno”: prof.ssa Ester Trapassi.

Dalla conversazione l’anziana insegnante ha detto di ricordare bene il sacerdote il quale tra le altre cose ogni sabato veniva da Benevento a Maddaloni presso l’edificio canonico, cosiddetto “Cunciaria”, presso cui si svolgevano quasi tutte le attività non spirituali parrocchiali tra cui quella del C.I.F., e qui su incarico del parroco, nonché Vicario Foraneo, Don Giuseppe Santonastaso, don Salvatore Izzo aveva il compito di preparare le insegnanti di  catechismo per la forania  di Maddaloni. Inoltre, assicurava la sua presenza in parrocchia ogni qualvolta Don Giuseppe ne avesse  bisogno. La stessa prof.ssa Ester Trapassi ha ricordato pure che lo chiamava nelle  conferenze che lei, quale presidente provinciale dell’associazione provinciale cattolica, organizzava.  A tal proposito, la stessa ricorda che don Salvatore Izzo era sempre disponibile all’occorrenza ed irreprensibile, e non ha mai voluto  accettare offerte per le sue attività.

(49) Va riferito che negli anni ’60 certamente, poi a seguire non si hanno notizie piuttosto certe, don Salvatore Izzo svolgeva anche ore di lezione quale docente di religione nelle scuole, in particolare le medie, del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Alcuni alunni di quegli anni del Villaggio ricordano che con don Salvatore ad insegnare religione vi era anche un altro sacerdote  don Salvatore Sordillo di Limatola (Bn) che territorialmente rientra sempre nella Diocesi di Caserta.

(50) Don Salvatore, già assistente spirituale del C.I.F. a Maddaloni presso i locali della chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate, torna al stessa sigla per lo sviluppo dell’assistenza dell’infanzia del rione Acquaviva di Caserta.

(51) Per don Salvatore, l’esigenza di tener presente comunque e sempre lo stato di bisogno di certi nuclei familiari faceva sì che, in occasione di offerte per celebrazioni liturgiche, non era il sacerdote a ricevere la stessa ma qualche fedele bisognoso per sostegno.

(52) La nipote Rosa Izzo ricorda con affetto il suo prodigarsi, essendosi procurato un proiettore, approfittare di momenti dell’anno liturgico per proiettare film. Alla nipote sono rimasti impressi i film di Gesù bambino nei periodi natalizi.

(53) Anche io da piccolo ho avuto modo di assistere e partecipare alla recita del SS. Rosario della famiglia Izzo riunita tutta nella grande stanza dove vivevano i genitori, dove erano in bella viste le foto di don Salvatore ed il presepe (che ricordava ogni giorno la nascita di Gesù) oltre al crocifisso (che ricordava ogni giorno la morte di Gesù per la Salvezza dell’umanità), posta alla base di quel tetto che fu usato per realizzare la stanza di don Salvatore, per la quale si accedeva dalla laterale scala.

(54) Non si è bene individuato in che periodo don Salvatore facesse mettere  nelle scale che conducevano alla sua stanza questa epigrafe, che esprimeva il rispetto che egli aveva  per l’ospite, inteso come il Cristo e come tale accolto: a testimonianza dell’importanza che l’ospitalità aveva per la sua famiglia.  L’iscrizione è affiancata  da un’annunciazione in ceramica, color bianco e azzurro, di stile toscano: credo sia una copia di qualche opera  dei Della Robbia La stanza di don Salvatore, dal giorno della morte è rimasta intatta per volere dei genitori, alla loro, nel dicembre 1997, il materiale ivi contenuto è stato inviato al parroco della Chiesa di Nostra Signora di Lourdes, don Michele Cicchella, affinché ne facesse un museo. Il materiale destinato a questo museo mi raccontava don Michele che quando ha lasciato la comunità di Nostra Signora di Lourdes lo ha lasciato lì. Non tutto però deve essere stato inviato: infatti, uno dei nipoti del sacerdote allorquando fu impacchettato il materiale, ebbe a prelevare un ciborio di marmi diversi che doveva avere porticina di rame o bronzo, oggetto che chi scrive vide nella stanza quando ancora intatta. Ma questo è infisso in un muro del cortile Izzo con una pietra al posto della porticina.

(55) Circa l’amore per i bambini viene in aiuto una testimonianza rilasciata a commento del ricordo di don Salvatore Izzo a cura di Maria Pia Lurini che così scrive lo scorso 6 giugno 2016: «Ho avuto l’onore di conoscere bene don Salvatore Izzo. Ricordo le tante serate d’estate che trascorse per anni col mio papà a parlare di fede sul balcone di casa mia.

Quando bussava gli correvo incontro e lui mi prendeva in braccio. Io allora gli chiedevo: “Don Salvatore, fammi l’orologio!”.  Lui mi morsicava delicatamente il polso lasciandomi il segno lieve dei suoi denti e io scappavo ridendo.

Da studentessa liceale lo ebbi come insegnante di religione e lui, in quegli anni intensi della contestazione, seppe coltivare in me quella fede che stavo per abbandonare.

Ho avuto la gioia d’incontrare un Santo che ha lasciato il segno lieve ma indelebile del suo “orologio” nella mia anima».

Circa l’attrazione che i bambini avevano del sacerdote aggiunge: «I bambini sono saggi: non ce ne rendevamo conto ma correvamo tra le sue braccia perché profumavano di Paradiso! Conoscerlo é stato un dono di Dio».

L’episodio dell’orologio lo riprende anche una familiare del sacerdote, Nunzia Vinciguerra, che in replica alla testimonianza di  Maria Pia Lurini scrive: «lei ha risvegliato in me tanti dolci ricordi, uno di questi è proprio quello dell’orologio che noi nipoti adoravamo ci facesse,quasi facevamo a gara a chi per primo si tuffasse fra le sue braccia immense, per essere straziati a morsi e pizzichi».

(56) Lo sguardo serviva per consiglio.

(57) Per approfondimento si veda Michele Schioppa, “Caserta, il cardiologo Nicola Napoletano ci lascia. Domani i funerali a Sant’Anna” in “L’Eco di Caserta” del 13 aprile 2015.

(58) Nella mente del sacerdote c’era il desiderio di realizzare una chiesa sul modello della San PIO X di Lourdes, ed in effetti per molti particolari si ritiene raggiunto l’obiettivo: ad iniziare dalla forma centrale a finire ai tiranti laterali.

(59) Per un certo periodo celebrò anche nei locali dell’asilo del CIF nei pressi del luogo stabilito per la nascita della nuova Chiesa.

(60) Ecco il testo della lettera: «Maddaloni 7 agosto  1971. Carissima Suor Rosa, ora che fortunatamente può godersi un po di silenzio, dopo tanto frastuono, cerchi il silenzio interiore per imparare a parlare al Signore e mettersi in ascolto per capire quello che Lui vuole. Dopo tutto è questo quello che cerca l’anima sua: la pace.  E…”in sua voluntate è nostra pace”(Dante).   Chieda al Signore questa  grazia anche per me. La benedico. D. Salvatore Izzo»  Allegato alla lettera c’è un  biglietto che reca la scritta: Vieni nel silenzio e parlerò al tuo cuore (Osea II-14) Il biglietto è della Opera della Regalità N.S.G.C. di Milano.

(61) “La Parrocchia di N. S. di Lourdes: La Parrocchia di N.S. di Lourdes sorge nel popoloso Rione Acquaviva di Caserta; comprende oltre ventimila anime. Si estende su un territorio di recente urbanizzazione; hai seguenti confini: a nord Via Trento, Via Archivio, Viale Lincoln primo tratto; a sud Via Jenco e Via U. La Malfa; ad est parte di Via Leonardo da Vinci; ad ovest Via Feudo S. Martino e Viale Carlo III, secondo tratto”.

(62) “I primi passi in Via Volturno: La necessità di istituire una Parrocchia in Via Acquaviva fu tra i primi problemi della città di Caserta prospettati a S.E. Mons. Vito Roberti, nel settembre del 1965, da un gruppo di fedeli recatosi a Roma a porgergli i saluti e gli auguri dell’Azione Cattolica Casertana, per la sua recente nomina ad Arcivescovo Vescovo di Caserta. Giunto a Caserta, Mons. Roberti, dopo una visita al popoloso Rione, mise allo studio l’istituzione di due Parrocchie: una intitolata al Sacro Cuore di Gesù, dalla parte di Via Volturno, al centro della zona destinata alle Costruzioni dell’Istituto Case Popolari; l’altra, intestata a Nostra Signora di Lourdes, nella zona dove è attualmente. Per entrambe mancava il terreno.

Nel dicembre del 1966, mentre S.E. chiese ed ottenne un contributo statale per la costruzione delle opere parrocchiali, si mobilitò un gruppo di fedeli per la raccolta di fondi; il geometra Guido Ascione, che non è più tra noi, sensibilissimo ai problemi del Rione, offrì, per l’inizio del culto, l’uso di un locale in Via Volturno, un garage; i parenti di un sacerdote, morto in quei giorni, Mons. Raffaele Saggese, parroco della Cattedrale di Caserta, offrirono, per la Chiesa nascente, un Calice ed i paramenti per la Celebrazione Eucaristica.

Così il primo gennaio 1967, in quel locale adattato, fu celebrata la prima Messa della nostra nascente Parrocchia, da Mons. Vitaliano Rossetti, Parroco della chiesa dei SS. Vitaliano ed Enrico.

Dopo appena due settimane, essendo i fedeli già molto numerosi, fu chiesto ed ottenuto di poter celebrare, la domenica e i giorni festivi, più messe, e di poter usare, per le sole celebrazioni domenicali, la palestra dell’Istituto Tecnico per Geometri, che allora aveva la sede in Via Tevere.

Mancando un Sacerdote incaricato, per alcuni mesi, la Santa Messa domenicale era celebrata, nel predetto locale, da Mons. Rossetti o da qualche altro Sacerdote disponibile, proveniente da altre parrocchie, come, ad esempio, l’attuale Parroco di San Sebastiano, Don Benedetto Bernardo, allora Parroco di Mezzano.

Venne poi un Salesiano, mandato dal Vescovo per interessarsi della futura parrocchia; egli con le offerte dei fedeli acquistò una statua della Madonna di Lourdes, ed istituì un asilo nel palazzo Grauso di Via Acquaviva, che fu poi rilevato dal Centro Italiano Femminile.

Il padre salesiano, all’inizio dell’estate, fu richiamato dai suoi superiori, né fu possibile avere un altro sacerdote incaricato per la nascente parrocchia.

Non fu raggiunto un accordo con l’Istituto delle Case Popolari per la cessione del terreno necessario alla costruzione di una Chiesa; né fu presa in considerazione l’offerta da parte della famiglia Paladino di un piccolo suolo, in Via Benevento, per il quale era stato anche approntato un progetto per una piccola chiesa.

Il Vescovo non era contento, cercava un suolo esteso e raccomandava di pregare intensamente”.

(63) “La prima Pietra: Tutto avvenne in pochissimi giorni. Dalla Parrocchia di S. Sebastiano fu donato il terreno da destinare alla futura Parrocchia; lo Stato assegnò un contributo di L. 70.000.000 per la costruzione del solo rustico delle opere parrocchiali, restando a carico dei fedeli il completamento; arrivò da Lourdes un pezzo della roccia della Grotta, da destinare a prima pietra dell’erigenda Chiesa intitolata a Nostra Signora di Lourdes, con un certificato di autenticità del Vescovo di quella città; la pietra, richiesta dal Vescovo di Caserta, era stata consegnata a Don Salvatore Izzo, che, come tutti gli anni, era andato in pellegrinaggio a Lourdes.

Il prima giorno di dicembre di quello stesso anno, 1967, primo venerdì del mese, giorno consacrato al Cuore di Gesù, nel pomeriggio, Mons. Roberti volle celebrare la Santa Messa nel Rione Acquaviva, nella Palestra dell’Istituto Tecnico per Geometri per pregare con i fedeli del rione per l’erigenda Chiesa; in quel giorno, che era anche l’anniversario della sua Consacrazione episcopale.

Un manifesto del Comitato del Rione informava la cittadinanza dell’inizio della costruzione delle sole opere parrocchiali; non ancora la chiesa: l’erigenda opera era destinata alla formazione cristiana dei bambini, dei giovani e del popolo fedele “per meglio conoscere, amare e lodare Dio”.

L`indomani, sabato 2 dicembre, di pomeriggio, la pietra della Grotta di Lourdes fu portata alla Palestra dell’Istituto Tecnico per Geometri sul terreno donato per la costruzione, in processione, con il Vescovo e le autorità cittadine.

Il Vescovo spiegò che per le opere parrocchiali era stato scelto un tipo di costruzione in ferro e muratura, in modo che la maggior parte dei lavori poteva esser fatta, anche nel periodo invernale, in officina; in primavera sarebbe stato effettuato il montaggio delle strutture in ferro e le necessarie opere murarie.

Parlò il Sindaco Prof. Di Nardo, rilevando l’impegno educativo della nuova istituzione, soprattutto per i bambini e per i giovani della zona.

Il Prof. Scaravilli, a nome del Rione Acquaviva, ringrazio il Vescovo per le sue paterne cure, assicurando l’impegno dei fedeli a completare l’opera, erigendo, a compimento, su un”alta stele, la statua della Madonna, “Salute degli infermi, Consolatrice degli afflitti, soprattutto Regina della pace”, perché Nostra Signora vigili maternamente sul Rione e su tutta la città di Caserta.

La prima pietra fu benedetta e, poiché non era possibile addentrarsi nel terreno fangoso, per la pioggia recente, fu sotterrata proprio ai margini del suolo destinato alla costruzione, proprio dove attualmente è il cippo a ricordo di Don Salvatore Izzo, fondatore spirituale della Parrocchia di Nostra Signora di Lourdes; egli diceva scherzosamente, che aveva certamente zelo per la chiesa da costruire, ma molto di più per le anime da riunire nella futura Parrocchia.

La costruzione iniziò regolarmente, ed il rustico era già ultimato all’inizio dell’autunno del 1968”.

(64) “Don Salvatore Izzo: In effetti la comunità, sempre più estesa, avvertiva l’esigenza di un Sacerdote, di un uomo che operasse espressamente in nome di Dio.

Dio ebbe bisogno di un Uomo e lo chiamò. Fu in quell’autunno che Mons. Vescovo diede a Don Salvatore Izzo l’incarico di curare la nascente comunità parrocchiale, per istituire, successivamente, la Parrocchia di Nostra Signora di Lourdes.

Don Salvatore, già docente di latino e greco al Seminario di Benevento, era in quel periodo Rettore del Seminario Vescovile di Caserta; egli accettò l’incarico, anche perché era particolarmente devoto di Nostra Signora di Lourdes; andava in pellegrinaggio a Lourdes tutti gli anni.

I fedeli furono tutti conquistati dalla sua fede serena, gioiosa, entusiasta; la sua schietta semplicità destava simpatie ed affetto al primo incontro.

Aveva un interesse particolare per gli ammalati e per i poveri; dalla cappellina, tutti i venerdì, portava il Viatico agli ammalati.

Per i bambini organizzò subito i corsi di catechismo e di preparazione ai Sacramenti, con l’aiuto delle suore di Sant’Antida; iniziò riunioni periodiche dei giovani. Curò immediatamente l’organizzazione dei pellegrinaggi a Lourdes con gli ammalati.

Per il culto quotidiano restava la cappella di via Volturno, che sembrò a tutti trasformata; infatti fu arricchita da Don Salvatore, da un tabernacolo e da un meraviglioso Crocifisso; un pregevole altare e dei banchi furono costruiti dai Missionari, i Padri Oblati di Maddaloni.

A centro, su un opportuno tendaggio spiccavano il Crocifisso ed il Tabernacolo; sulla destra dominava la statua della Madonna con una luminosa corona di stelle.

Il Tabernacolo e la lampada perennemente accesa rassicuravano tutti che Cristo era realmente presente nel Rione, sotto le specie eucaristiche. Qualche tempo dopo, da un anonimo donatore, fu recapitato un dono meraviglioso: un artistico Ostensorio per l`esposizione del Santissimo Sacramento.

Per le celebrazioni festive erano usati i locali dell’asilo del C.I.F. in via Acquaviva.

Don Salvatore si impegnò a fondo, fin dai primi giorni, senza risparmio di tempo e di energie, eppure il suo cuore era molto sofferente; e lo sapeva; glielo ricordava sempre il suo cardiologo, che era anche suo fraterno amico.

Furono ripresi i lavori per completare le opere parrocchiali, soprattutto per adattare al culto la Sala parrocchiale già costruita, ed anche per rendere funzionali i locali destinati all’oratorio parrocchiale; detti locali, inoltre, erano insistentemente richiesti dalle famiglie per la scuola elementare dei bambini del Rione. Non vi era ancora nel Rione un edificio scolastico, sorto poi proprio innanzi alla chiesa.

Don Salvatore richiese ed ottenne in dono, da una ditta di Sassuolo il pavimento della sala parrocchiale; i pavimenti della canonica e dell’oratorio furono donati dallo stesso Sig. Guido Ascione.

Le offerte dei fedeli erano continue e generose; Don Salvatore non le sollecitava mai, informava soltanto i fedeli delle spese sostenute, rendendo conto delle entrate e delle uscite; i soldi non mancarono mai. Provenivano spesso da persone che chiedevano di restare sconosciute. I lavori non furono mai interrotti; i pagamenti avvennero sempre nei termini concordati. Diceva scherzosamente Don Salvatore, “tutto e stato realizzato in tempi brevi, non con le promesse dei ricchi, ma con le offerte dei poveri”.

Nel maggio del 1971, la sala parrocchiale, ultimati i lavori di adattamento, completato l’arredamento con sedie e banchi, venne aperta al culto, nell’attesa della costruzione della chiesa.

Nei pomeriggi domenicali, dopo la Messa vespertina, nella sala si proiettavano dei film; il primo fu quello di “Bernadette”, con le apparizioni della Madonna di Lourdes”.

(65) “La costruzione della chiesa: Fu chiesto un contributo statale per la costruzione della Chiesa, che fu subito concesso, nella misura L. 30.000.000.

Il progetto iniziale fu lievemente semplificato dall’Ing. Umberto Comito, componente del comitato promotore per la parrocchia: le previste strutture in ferro vennero sostituite con le attuali, in muratura.

I lavori di costruzione della Chiesa iniziarono nel 1973 e proseguirono rapidamente, senza alcuna interruzione.

Il giorno 11 febbraio 1975, festa della Madonna di Lourdes, il Vescovo, Mons. Vito Roberti consacrò la nuova Chiesa. Così Don Salvatore in un manifesto lo annunciava alla cittadinanza: “Ho la grande gioia di annunziarvi che il giorno 11 febbraio prossimo, 118 ° anniversario della prima apparizione di Maria Immacolata alla grotta di Massabielle a Lourdes, S.E. Mons. Vescovo di Caserta consacrerà la nuova Chiesa di Nostra Signora di Lourdes alle ore 10,30”.

Durante la celebrazione Mons. Vescovo diede lettura del telegramma inviato dal Cardinale Villot, in nome del Santo Padre:

Occasione solenne consacrazione Nuova Chiesa Parrocchiale Nostra Signora di Lourdes in codesta citta – Santo Padre partecipando letizia spirituale popolo fedele – fa voti che nuovo tempio sia fervoroso centro animatore vita liturgica et costante testimonianza cristiana – mentre volentieri imparte a quanti hanno partecipato realizzazione opera – et presenti tutti – propiziatrice apostolica benedizione“.

Il 15 dello stesso mese, nella nuova Chiesa, il Cardinale Corrado Ursi di Napoli con un solenne pontificale inaugurò ufficialmente il nuovo tempio.

Il giornale locale, nel dare il resoconto della cerimonia, informa che la Chiesa è stata costruita con il contributo dello Stato di trenta milioni e con quello dei fedeli di quaranta milioni. Precisa che la costruzione occupa complessivamente un’area di 750 metri quadrati circa, ed ha una cupola alta dodici metri. Aggiunge che le quattordici stazioni della Via Crucis sono state eseguite dalla Scuola dei mosaici del Vaticano; sono state donate da S.E. Mons. Roberti e dai fedeli della Chiesa Cattedrale di Caserta, nella quale era prima la statua di Nostra Signora di Lourdes venerata adesso nella Parrocchia, come anche quella di Bernadette.

La parrocchia diventò subito centro dell’apostolato della sofferenza e le celebrazioni delle due feste annuali, l’11 febbraio e l’8 dicembre sono state sempre occasioni di richiamo di tutti gli ammalati che vogliono offrire a Dio le loro sofferenze, chiedendo il conforto promesso dalla Madonna”.

(66) “Morte di Don Salvatore: La nuova comunità non era ancora ufficialmente parrocchia. Il 21 novembre 1976, domenica, S.E. Mons. Vescovo doveva leggere in Chiesa e firmare il decreto con il quale la comunità di Nostra Signora di Lourdes era istituita come Vicaria Curata; venivano assegnati confini, ed era nominato Vicario Curato Don Salvatore Izzo con l’incarico di preparare tutto per l’istituzione della Parrocchia.

Poco prima dell’inizio della Santa Messa, presente già il Vescovo ed il Cancelliere della Curia per la lettura del decreto, Don Salvatore Izzo, colpito da infarto, è sorretto e poi adagiato sul pavimento vicino all’acquasantiera; è assistito dal suo amico cardiologo e medico di fiducia presente alla cerimonia.

Fu accompagnato all’ospedale, ma era già morto. Fu rivestito dei sacri paramenti e completò la Celebrazione Eucaristica nella gloria di Dio.

Da uomo di studio, qual era, si era trasformato in uomo di azione ad altissimo ritmo.

La sua missione era stata compiuta: aveva creato una comunità di anime. Le conosceva tutte come il Buon Pastore; infatti benediceva scrupolosamente tutte le abitazioni della Parrocchia ad ogni Pasqua.

Dal nulla aveva realizzato delle strutture efficienti; tutti i lavori erano stati saldati. La sua famiglia, qualche giorno dopo la sua morte, fece pervenire una busta contenente denaro suo; chiese che fosse destinato all’acquisto del confessionale esistente nella chiesa”.

(67) “L’istituzione della Parrocchia: L’otto dicembre 1977, La Comunità di Nostra Signora di Lourdes, ancora Vicaria Curata, è stata eretta in Parrocchia ed è stata affidata a Don Michele Cicchella, primo Parroco.

In quell’occasione è stato espresso, in nome del Rione un sentito ringraziamento a S.E. Mons. Vito Roberti, auspicando il completamento dell’opera, con la costruzione della sacrestia e di una canonica; era necessario destinare tutti i vecchi locali alle numerose attività delle fiorenti associazioni giovanili; a completamento sarebbe stato realizzato il campanile, anche come stele a base della statua di marmo della Santa Vergine offerta alla chiesa, come l’ostensorio, da un altro anonimo donatore.

La costruzione è stata ultimata con un contributo della Conferenza Episcopale Italiana, soprattutto con le offerte dei fedeli e con il contributo del costruttore che ha anticipato tutte le spese e non ha mai sollecitato il pagamento, sicuro che tutto sarebbe stato saldato, come scrupolosamente si è verificato”.

(68) “Il Primo Parroco Don Michele Cicchella: Con la guida del giovane parroco, Don Michele Cicchella, la parrocchia ha continuato a svilupparsi; contemporaneamente si e evoluto l’intero quartiere. Ripete spesso Don Michele, che in tutto si avverte la presenza e l’assistenza di Don Salvatore Izzo.

Vi sono tante anime generose che collaborano con il Parroco per la catechesi, le attività giovanili, per lo sport, e ne servono ancora tante”.

(69) “Le attività parrocchiali: Il primo gruppo giovanile nato nella nuova comunità è stato l’A.G.E.S.C.I., l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani.

Quanti ragazzi e quanti giovani hanno trovato l’opportunità di solidarizzare, di formarsi nell’associazione scouttistica! Quanti laici hanno profuso le loro energie! Quanti sacrifici per sostenere questo primo gruppo che, tra alti e bassi, ancora oggi, è uno dei pilastri delle associazioni della parrocchia!

L`Azione Cattolica si è formata successivamente, nel 1990. Anche per questa associazione la dedizione di alcuni giovani disponibili e generosi ha mantenuto vivo il desiderio di condividere il proprio Credo.

Molti giovani e adulti hanno dato vita a gruppi organizzati che proseguono nell’impegno di formarsi e di formare.

Tuttavia le attività che hanno dato impulso alla vita stessa della Parrocchia sono state tantissime. Innumerevoli gruppi e movimenti hanno trovato nella parrocchia un ambiente accogliente e persone disponibili alla condivisione delle varie esperienze.

Nel campo delle esperienze strettamente parrocchiali basta ricordare: il Rinnovamento nello Spirito, i Cursillos di Cristianità, il Volontariato Vincenziano, il Gruppo Missionario, l’Apostolato della Preghiera, la Scuola di Preghiera Oreb, il Gruppo di Padre Pio, il Gruppo dell’Adorazione Eucaristica ecc., alcuni ancora vitali, altri esauritisi negli anni, ma che comunque hanno lasciato tracce indelebili nella formazione di chi vi si è dedicato.

La Parrocchia non si e limitata solo alla cura di coloro che gravitano intorno ad essa, ma si e aperta anche ad esperienze diverse che poi hanno preso piede sul territorio contribuendo alla crescita e all’evoluzione della città.

Nel campo sociale possiamo ricordare l’esperienza della Caritas, voluta espressamente da Vescovo Mons. Raffaele Nogaro in tutte le parrocchie. L’attività stentò a partire, ma poi coinvolse nell’esperienza molti volontari; si allargò all`istituzione di un piccolo ambulatorio per extracomunitari, grazie alla disponibilità di alcuni medici volontari. Questa esperienza, sorta in forma modesta, si sviluppò successivamente spostandosi nei locali della Caritas Diocesana (Tenda di Abramo).

È ancora vivo il ricordo dell’ospitalità al maghrebino Akim, ferito alle gambe e privo di ogni assistenza; gruppi di volontari si alternano nell’assistenza quotidiana, provvedendo a tutte le esigenze sanitarie, logistiche e di trasporto, in una gara di solidarietà interrotta solo al rimpatrio del giovane.

La Caritas ha cercato di crescere la propria formazione e nell’apertura agli altri con molto entusiasmo, nonostante le innumerevoli difficoltà.

Anche l’A.V.O. (Associazione Volontari Ospedalieri), benemerita per l’assistenza agli ammalati della nostra città, e sorta nella nostra parrocchia, qui ha trovato ambiente e persone disponibili per attecchire e poi allargarsi in un’esperienza che interessa ormai tutta la città di Caserta ed altri centri vicini.

Sempre nel campo sociale c’è stata l’esperienza del Comitato di quartiere che ha trovato ospitalità in parrocchia e contributo di uomini e idee.

Altra positiva esperienza è stata quella dell’Oratorio Parrocchiale, associato all’ANSPI. Per alcuni anni adulti capaci, disponibili, particolarmente formati ed entusiasti, dedicarono il loro tempo libero ad un gruppo numerosissimo di bambini. Tale esperienza ha lasciato in tutti ricordi indelebili, forti vincoli di amicizia cresciuti nelle attività ludiche e formative svolte insieme.

Nel campo più specifico della crescita della fede, si è sviluppata l’attività dei Missionari della fede, con impegno formativo e sociale, questo si attua nel gemellaggio con una comunità delle Isole Samoa, con scambio di corrispondenza, adozioni, invio di aiuti, particolari celebrazioni liturgiche comuni, come la Messa Samoana.

Questi stessi adulti impegnati, hanno realizzato nel terreno della chiesa, un angolo ridente dominato dalla statua di Padre Pio, nel quale moltissime persone si raccolgono in preghiera nel nome del Beato”.

(70) “Completamento delle strutture: Anche le strutture, che fanno parte della parrocchia, sebbene non in stretta dipendenza da essa, hanno avuto una loro funzione sociale.

Per le attività sportive sono stati completati i campi di tennis; inoltre sul terreno della parrocchia è stato realizzato il campo coperto di Basket. In entrambi l’afflusso dei giovani è notevole.

La sala parrocchiale è stata opportunamente riadattata ed utilizzata, sia come sala di riunioni culturali, sia come teatro cittadino, mancando nella città locali idonei.

Gli anziani della Parrocchia, sul suolo della parrocchia, hanno costruito dei locali, a loro iniziativa, si può dire, con le loro stesse mani, dei locali ad uso ricreativo.

La vecchia canonica era ormai esclusivamente utilizzata a servizio delle attività parrocchiali, perla qual cosa la costruzione della chiesa è stata completata con la sacrestia e la casa canonica.

La nuova canonica, appena disponibile ha ospitato le Suore Orsoline, che iniziano la loro attività in Caserta a favore delle ragazze extra comunitarie bisognose di tutto, proprio nella nostra comunità parrocchiale. Tale attività, adesso fortemente incrementata in tutta la comunità della Diocesi, è stata assorbita dalla Caritas Diocesana.

Tutti gli ambienti parrocchiali recentemente sono stati ristrutturati e resi più accoglienti e confortevoli; nelle salette dell’oratorio è stato installato il riscaldamento.

In estate dovrà essere ristrutturata l’impermeabilizzazione della copertura totale della chiesa.

Tutti i lavori sono stati pagati grazie alle generose offerte dei fedeli. La parrocchia non ha debiti”.

(71) “Vita spirituale della Comunità parrocchiale: Contemporaneamente alla crescita della parrocchia sul piano cittadino, c’è stata una progressiva evoluzione della vita spirituale della Comunità.

La stessa preparazione ai Sacramenti si è dovuta adeguare ad esigenze più impegnative, man mano che se ne avvertiva la necessità. I bambini che ricevono la Prima Comunione si preparano con un impegno che è passato da uno a due anni. I catechisti per i circa 150 bambini, che ogni anno si accostano ai Sacramenti, dagli originari due o tre sono passati agli attuali venti, per soddisfare le esigenze dei circa 300 bambini dei due corsi che affollano le salette dei locali parrocchiali. Sono seguiti con attenzione e cura da catechisti volontari, che, a loro volta, si impegnano nella propria formazione per tutto l’anno.

I cresimandi sono curati da un gruppo di giovani maturi e preparati, capaci di trasmettere il messaggio evangelico con gioia ed entusiasmo.

Anche al Sacramento del matrimonio ci si prepara con un equipe composta da due sacerdoti, due medici, due avvocati e una coppia di sposi, per presentare in maniera completa la realtà della vita a due da affrontare con coscienza e responsabilità.

Quante attività! Tante! Quante persone sono state coinvolte! Quante solo sfiorate!

Resta il rammarico per quello che si sarebbe potuto fare e non si è riusciti a fare, ma il Signore ha i suoi tempi che non sono i nostri; a Lui tocca mandare operai nella sua vigna ed a Lui ci rivolgiamo perché provveda ad integrare e sostenere le nostre deboli forze.

Potrebbe essere un segno in tal senso la recente esperienza pasquale della benedizione delle famiglie. Ben otto diaconi, provenienti da varie parrocchie, hanno collaborato dando una testimonianza di comunione di fede che non resterà fine a se stessa. C’è ancora sempre e tanto da fare.

La protezione della Vergine Maria, l’assistenza spirituale del compianto Don Salvatore Izzo e la tanta voglia di tanti uomini e donne di buona volontà danno certezza di un futuro migliore, non solo per la nostra comunità, ma per l’intera nostra Diocesi di Caserta”.

(72) Don Salvatore è intento a sistemare alcuni particolare nella zona del presbiterio all’atto dell’arrivo del Vescovo, ma di fatto ogni cosa era stata organizzata ed è in ordine alla perfezione.

(73) La chiesa è l’Annunziata-A.G.P., che ha visto la sua ordinazione sacerdotale.

(74) Un suo ex alunno, il dott. Domenico Iorio, circa il giorno della morte condivide la seguente testimonianza: «La sera che la sua salma fu esposta nella chiesa nei pressi della ex Saint Cobain, ero molto commosso. Volevamo tutti bene a Padre Izzo ed anche gli insegnanti lo rispettavano. Quello che invece mi sconvolse, quella sera, fu vedere il nostro vice presidente prof. Gebbia completamente distrutto dal dolore. Noi eravamo abituati a vedere un uomo rigido, duro , sempre serioso che ti si rivolgeva sempre con il Lei. Lo temevano tutti e sospettavamo anche chi gli facesse piacere. Vidi quella sera un altro uomo che ci venne incontro con gli occhi gonfi di lacrime. Aveva perso un amico che probabilmente apprezzava perché conosceva quel Dio che egli non … ma queste sono mie deduzioni, anche se allora tutti noi credevamo che non fosse credente».

(75) Don Angelo Delli Paoli circa il suo ricordo e rapporto con don Salvatore Izzo ha dichiarato: «Don Salvatore Izzo era un sacerdote che ammiravo molto, uno dei più preparati spiritualmente e culturalmente della Diocesi di Caserta.

Il fatto stesso che insegnasse Latino e Greco presso il Seminario di Benevento era un vanto per la Diocesi di Caserta.

Una persona umile e ubbidiente e così allorquando il Vescovo di Caserta, mons. Vito Roberti, gli chiese di lasciare l’incarico a Benevento per venirsi ad occupare del Seminario non esitò un attimo. Seminario che con lui si apri e modernizzo, e ricordo, siamo agli inizi degli anni ’70 ed io poco più che diciottenne, partecipai alla Colonia estiva per i Seminaristi che don Salvatore organizzò nella zona di Gaeta a Serapo, presso un edificio a disposizione del Seminario locale.

Sono tanti i ricordi che mi legano alla sua carismatica figura che ingiustamente non viene valorizzata, discorso che vale anche per altri sacerdoti che hanno vissuto a pieno la loro missione in Diocesi, e tra questi mi commuove ricordare come ho vissuto in prima persona le peripezie che lo hanno portato ad occuparsi della costruzione di una Casa del Padre nella comunità del rione Acquaviva affidatogli dal medesimo Vescovo Roberti. Ricordo che quasi stabilmente, essendo ordinato sacerdote nel 1973, celebravo la Santa Messa di mezzogiorno, prima nei locali in una casa a disposizione, poi nell’attuale teatro ed infine nella nuova chiesa che luogo della sua nascita al Cielo.

Un ulteriore ricordo che sento di dover condividere è legato all’indomani della sua morte, allorquando in occasione dei funerali il Vescovo Roberti lasciò a me la parola per l’omelia e mi toccò parlare di don Salvatore. Questa cosa mi scosse un po’ perché non mi sarei mai aspettato che mi si concedesse di parlare al posto del Pastore e su di una figura tanto eminente».

Circa un aspetto della testimonianza di don Angelo, quello della colonia, viene in soccorso Francesco Benenato, che in un suo ricordo scrive: «In colonia con la parrocchia, mio nonno e nonna erano di Maddaloni e grandi amici con don Salvatore, stiamo parlando del 1961, il carattere era quello di sempre: una carezza e dopo uno schiaffo.  Diceva,  “la carezza te l’ho fatta perche io so… lo schiaffo perché tu sai”».

(76) Per aver reso possibile questo contributo biografico il mio ringraziamento va a tutti coloro i quali hanno reso la loro libera, sincera e partecipata testimonianza, e quindi un particolare ringraziamento alla famiglia Izzo anche per il prezioso contributo fotografico e non solo resomi disponibile. Per le immagini si ringrazia anche Antonio Casertano, Ettore Cassella, Giuseppe Diodati, Rosa Izzo, Vincenzo Larizza, Marco Lugni,  Antonio Pagliaro e Pietro Vuolo. Circa la fotografia va ricordato che don Salvatore, a cui non piaceva essere fotografato o comunque bisognava cogliere l’attimo per poterlo fare che non si sarebbe comunque messo in posa, era un provetto fotografo e mio desiderio è riuscire a trovare qualche sua foto per capire il tipo di soggetto che gli piaceva riprendere.

(77) Come è mia consuetudine, nel corso della presentazione di indagini biografiche, è doveroso chiarire che sono cosciente del fatto che la figura di don Salvatore Izzo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, ho deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non mi aspetto di essere esaustivo e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. Questa ricerca per lo più di testimonianze, oltre ad indagini d’archivio condotte nel tempo, è supportata, dove è possibile, proprio da documentazione. Resto disponibile per eventuali repliche, integrazioni, chiarimenti etc. su elementi emersi nel corso del per presente contributo.