Caserta, la Città presso “Ercole” rivive il mito di Fausto Coppi domani 30 luglio 2016

CASERTA – La Città Capoluogo  si investe delle memoria per un giorno che potrebbe rappresentare un momento di svolta anche per il ciclismo casertano. Chi si ricorda domani 30 luglio 2016?

Ebbene si ricorda “un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”[1].

Coppi[2] ricordato con questa celebre frase del telecronista Ferretti e con essa si riporterà di nuovo alla ribalta il ciclista domani  sabato 30 luglio 2016 ad Ercole di Caserta,in via San Vito al civico 14,  dove si ricorderà il mito del “campionissimo” di Castellania, simbolo  mai dimenticato di un ciclismo eroico fatto di grandi imprese, di strade bianche, di tubolari a tracollo, di francesi che “s’incazzano”, insomma di un ciclismo che purtroppo non c’è più.

La importantissima iniziativa commemorativa nasce per intervento ed abnegazione di un gruppo di appassionati casertani, guidati da Amedeo Marzaioli e Pasquale Ventriglia. In occasione dell’appuntamento  verrà deposta una lapide all’esterno del palazzo Antonucci  in via S. Vito, 14 presso il quale Fausto Coppi, prigioniero di guerra,  svolse dal 1 Febbraio al 29 aprile del 1945 le mansioni di autista e attendente del tenente inglese Towell nel cui appartamento spesso trascorreva anche la notte.

Nella frazione Ercole della Città di Caserta il mito Coppi ricevette in regalo la bicicletta Legnano che un falegname di Somma Vesuviana Giuseppe D’Avino[3]  gli consegnò personalmente accogliendo l’appello  “regalate una bicicletta a Coppi” che un giovane  giornalista sportivo Gino Palumbo[4], futuro direttore della Gazzetta dello Sport (dal 1976 al 1983),  lanciò attraverso  le colonne del giornale La Voce di Napoli[5].

E proprio dalla frazione di  Ercole il 30 aprile del 1945, ormai libero,  l’ex  caporale Fausto Coppi inforcò la sua bici per risalire un’Italia devastata dalla seconda Guerra e raggiungere la natìa Castellania per scrivere poi storiche imprese che gli valsero  l’appellativo di “campionissimo”.

L’importante evento avrà inizio alle ore 9 con l’apertura della cerimonia alla quale è prevista la presenza del sindaco di Caserta Carlo Marino,  del sindaco di Castellania Sergio Vallenzona  accompagnato  dal  dirigente della “Mitica” dei Colli Tortonesi  Stefano Mogni,  del delegato provinciale del CONI Michele De Simone, dell’editorialista di ciclismo de Il Mattino Gian Paolo Porreca,  nonché numerosi dirigenti sportivi e personaggi  legati  alla storia della permanenza  di Coppi a Ercole:  Maria Giovanna e Francesco Antonucci  i ragazzini di allora che ogni mattina vedevano entrare dal portone un bel giovanotto in bici;   Angelo,  Franco e Nicola D’Avino i figli del falegname di Somma Vesuviana;  Domenico e Pasquale Marzaioli figli dell’ex prof. Alberto che vestì, dal 1961 al 1963, la maglia della squadra  San Pellegrino di Gino Bartali nella quale avrebbe dovuto correre anche Coppi[6];   Carlo Scatozza nipote dell’allora infermiera di Coppi.

La manifestazione doveva essere il prologo  del  raid ciclistico “Caserta/Castellania/sulle strade del campionissimo” in otto tappe organizzato dal Comune di Castellania con partenza della prima tappa prevista per domenica 31 luglio.

Purtroppo il raid[7] è stato annullato per un grave incidente che ha coinvolto il principale animatore e organizzatore Mario Zadra ma il comune di Castellania si è impegnato a riproporlo sicuramente  nel 2019 quando verrà celebrato in grande stile il centenario della nascita del mitico campione.

Questa in estrema sintesi la comunicazione circa l’importante evento di domattina a Caserta.

Per seguire da vicino l’iniziativa è stato creato un evento social “Omaggio a Fausto Coppi” disponibile al link https://www.facebook.com/events/1021090114655391/ .

Della manifestazione si aveva avuto qualche anticipazione su Il Mattino del 22 luglio 2016 (Pagina di Caserta del 22 luglio 2016 a firma di Gian Paolo Porreca) dove Gian Paolo Porreca riferiva di “Coppi, Ercole e l’omaggio al “Campionissimo”” e commentava come «L’amore condiviso fra Fausto Coppi e Caserta, nello scenario drammatico della Seconda Guerra, troverà sabato 30 un momento di particolare intensità. Nell’ambito del raid ciclistico Caserta-Castellania, promosso dal Comune di Castellania, dall’associazione Amici di Serse e Fausto Coppi, dal Veloce Club Tortonese 1887 e dall’associazione I Colli di Coppi – “La Mitica”, che partrirà da Caserta domenica 31, un gruppo di appassionati di ciclismo di Terra di Lavoro, guidati da Amedeo Marzaioli e Pasquale Ventriglia, ha deciso di onorare con una cerimonia pubblica la memoria del “Campionissimo”».

Nello stesso giorno l’amico Carlo Scatozza, che abbiamo visto tra coloro che interverranno domattina scrive su face book: «Mia nonna materna era l’infermiera di Fausto Coppi durante la sua permanenza ad Ercole, seguitava ad allenarsi, proprio nelle nostre strade nei momenti liberi dalle incombenze militari, prendeva tipo del cebion endovena, a lei lasciava la bici quando rientrava, dopo decenni ne parlò anche la Gazzetta dello Sport. Questo evento di commemorazione della presenza del campionissimo a Caserta commuove per i ricordi che mia nonna mi raccontava e che mi fecero innamorare della bici. Complimenti agli organizzatori». Un amore per la bici che Scatozza coltiva con serietà e professionalità.

L’amico Amedeo Marzaioli animatore dell’evento lo scorso 26 luglio 2016 nell’evento social “Omaggio a Fausto Coppi” riportava, a memoria del ricordo un passo dal libro “Vola Colomba” di Gian Franco Venè (Arnoldo Mondadori Editore 1990) che si offre al lettore:

«Quando Angelo Fausto Coppi infilò l’uniforme britannica della speranza, suo fratello Serse, bersagliere dell’esercitoregio in Piemonte, fu acchiappato dai militi della Repubblica sociale di Mussolini e arruolato di forza tra i fascisti contro i partigiani. Secondo le leggi di guerra rimasero nemici finché la Repubblica non fu stroncata il 25 aprile del 1945, ma se lo raccontarono senza capirsi più di seicento giorni dopo, sbalorditi per essersi incontrati senza appuntamento sulla strada di casa: Serse a piedi, Fausto in bicicletta.

“Ho ripreso la bicicletta, ma non sono nemmeno l’ombra di prima” aveva scritto Coppi in una delle lettere in franchigia con l’indirizzo del mittente in codice che i prigionieri affidavano aperte alla buona volontà della Croce Rossa. Aveva ripreso a pedalare, facendosi pietà, nel febbraio del 1945. Sbarcato dal Nordafrica a Napoli, attraversata in camion coperto la città appestata, era stato confinato nel campo d’aviazione della Royal Air Force a Caserta e addetto al servizio personale di un tenente inglese cui un giorno dovette pur spiegare come mai, debilitato e malinconico com’era, si sfiancasse nel rigirare attorno al campo su una bicicletta militare da venti chili con le gomme piene, senza freni e il mozzo bloccato dalla catena.

Per molto tempo i reduci avrebbero cercato un uditorio cui raccontare, per via di aneddoti quotidiani assurti nella loro memoria a momenti emblematici, l’esperienza della prigionia. Erano insistenti e ripetitivi quasi dovessero giustificare non solo l’assenza ma la bizzarria del ritorno. Coppi lasciò invece ai giornalisti piena libertà di fantasticare sul risveglio delle sue gambe. Verrà il giorno in cui firmerà un memoriale, ma il linguaggio e il ritmo epico della narrazione appartengono al più letterato tra i cantori delle sue gesta.

“Collaboro con la Raf a Caserta. Ci ho scritto PW sulla schiena e tuttavia mi sento quasi a casa. Faccio da scudiero a certo Towell, tenente di sua maestà britannica. Dubito assai che sappia andare in bicicletta. Ma per me si tratta di tornare a vivere. Fra i marmittoni PW trovo Busani, calciatore di classe. Giocava ala nel Napoli. Mi riconosce e mi segnala a Gino Palumbo, giornalistello alle prime armi, ma bravo. Scrive sul “Roma” che sono ancora al mondo, che sogno una bicicletta”.

Forse il tenente inglese apprese così, da una notiziola del “Roma” di Napoli, che il faticatore del ferrovecchio militare trovato nei magazzini del campo aveva vinto il Giro d’Italia del 1940 e nel 1942, sul fischio delle sirene d’allarme, il primato mondiale dell’ora in uno stadio deserto.

“Qualcuno si commuove. Un falegname di Somma Vesuviana. Viene a cercarmi in bicicletta. Una decrepita Legnano da corsa. Dice: Giuseppe D’Avino, sono”. Ed io che non sono facile alle effusioni, gli butterei le braccia al collo. “Tenite pure”, insiste D’Avino. Provo a sgambare su quel meraviglioso arcolaio sopravvissuto al diluvio. Le mie ossa hanno prese altre pieghe. La sella mi duole. Ma non vedo altro modo per tornare alla vita. Io sono Fausto Coppi, primatista mondiale dell’ora. Un corridore ciclista che un giorno poteva dirsi quasi famoso».

Sempre l’amico Amede Marzaioli, cultore e custode della memoria patria casertana ancorché maddalonese in genere e sportiva a livello regionale con particolare propensione per il ciclismo, promotore del Manifesto di Maddaloni Città a Vocazione Turistica, nell’evento social “Omaggio a Fausto Coppi” offre dei contributi fotografici dei luoghi che hanno caratterizzato la presenza di Coppi a Caserta, ovvero il luogo dove si allenava e quello in cui svolgeva la sua mansione.

Per il luogo il contributo fotografico porta il seguente dettaglio « Sulle tracce di Fausto Coppi a Caserta: il grosso terreno incolto in via Passionisti a Caserta (quasi di fronte alla sede della Società di Storia Patria) dove c’era l’accampamento della Royal Air Force. Intorno all’accampamento Coppi si allenava con la sua bicicletta militare con gomme piene in attesa di avere una bici da corsa che poi gli regalò il falegname Giuseppe D’Avino di Somma Vesuviana».

Per l’ufficio il contributo fotografico porta il seguente dettaglio « Sulle tracce di Fausto Coppi a Caserta: in primo piano a sinistra in fase di ristrutturazione il portone di Palazzo Antonucci in via S.Vito, 14 a Ercole di Caserta dove Coppi svolse le mansioni di attendente del ten. Towell della Royal Air Force dal 1. febbraio al 29 aprile del 1945».

Per tutti, ciclisti ed appassionati di ciclismo, sportivi ed appassionati di sport, casertani e cultori della casertanità è per domani sabato 30 luglio 2016 alle ore 9 ad Ercole di Caserta, in via San Vito al civico 14 per onorare un Grande e per un riscatto d’orgoglio civico.


[1] Questa Frase fu pronunciata da Mario Ferretti all’apertura della radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terzultima tappa del Giro d’Italia del 1949.

[2] «Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919 – Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e pistard italiano.

Soprannominato “il Campionissimo” o “l’Airone”, fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Formidabile passista, ottimo scalatore e buon velocista, era un corridore completo e adatto ad ogni tipo di competizione su strada.

Professionista dal 1939 al 1959, si impose sia nelle più importanti corse a tappe sia nelle maggiori classiche di un giorno. Vinse cinque volte il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), un record condiviso con Binda e Merckx, e due volte il Tour de France (1949 e 1952), diventando anche il primo ciclista a conquistare le due corse nello stesso anno. Fra i suoi numerosi successi nelle gare in linea vanno ricordate le cinque affermazioni al Giro di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), record, le tre vittorie alla Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949), e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Divenne campione del mondo professionisti nel 1953. Primeggiò anche nel ciclismo su pista: fu campione del mondo d’inseguimento nel 1947 e nel 1949 e primatista dell’ora (con 45,798 km) dal 1942 al 1956.

Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell’immortalare un’intera epoca sportiva – tanto da entrare nell’immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del 1952. Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un’icona della storia sportiva italiana e, a decenni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate». Fonte Wikipedia.

[3] «A  Caserta, servendo come autista per il tenente Towell della RAF, incontra il calciatore del  Napoli  Umberto Busani, che lo mette in contatto con  Gino Palumbo, giornalista che lavora alla redazione sportiva della Voce e futuro direttore dellaGazzetta dello Sport.

Proprio a questi si rivolge il ciclista: «Sono Coppi e vorrei tornare a correre, ma ho soltanto una bici militare con le gomme piene che mi procurano dolori continui. Il suo giornale mi può aiutare?» Palumbo lancia subito un appello: «Date una bicicletta a Fausto Coppi». Rispondono in tre. Racconterà Palumbo: «Scegliemmo la bici di un falegname di  Grumo Nevano. Si chiamava Davino. Venne al giornale, consegnò la bici a Fausto, che non dimenticò mai il gesto. Due mesi dopo andò a Grumo per una gara di ciclocross».Nella primavera del 1945 Coppi riesce così a tesserarsi con la sezione ciclismo della  Polisportiva S.S. Lazio , dove lo seguirà anche il fratello Serse. Con la S.S. Lazio Ciclismo si aggiudica, a distanza di tre anni dagli ultimi trionfi, cinque vittorie, la Coppa Salvioni e la Coppa Candelotti nel Lazio, e quindi il circuito degli Assi a Milano, il circuito di  Ospedaletti  e il circuito di  Lugano, ristabilendosi definitivamente nel Nord Italia ormai libero». Fonte Wikipedia.

[4] Cf. Giorgio Viberti, Quella bici che salvò Coppi: “Così papà lo fece tornare a casa” in La Stampa  del 17 gennaio 2016.

[5] Per un approfondimento si veda http://faustocoppi.altervista.org/index.html.

[6] «Nell’autunno di quel 1959 nasce intanto il progetto della San Pellegrino Sport, una nuova formazione diretta da Gino Bartali, che avrebbe dovuto avere come capitano proprio Fausto Coppi, all’ultima stagione da professionista prima del ritiro definitivo, annunciato per la fine del 1960. I due grandi rivali sotto la stessa bandiera, come vent’anni prima alla Legnano. Il progetto però non si concretizzerà, per la prematura morte del “Campionissimo”». Fonte Wikipedia.

[7] Dello stesso ne riferisce anche l’Associazione Fausto e Serse Coppi (http://www.faustoesersecoppi.it/) tra le sue iniziative (http://www.faustoesersecoppi.it/iniziative/ ): L’Associazione Fausto e Serse Coppi a Castellania è la prima e la più importante realtà associativa, non lucrativa, sorta con lo scopo di custodire e portare avanti la memoria e soprattutto l’eredità culturale e sportiva del Campionissimo Fausto Coppi nella sua terra d’origine e non solo. Accanto al nome dell’indimenticabile campione Fausto, l’Associazione ha scelto di ricordare anche il nome del fratello Serse, la cui esperienza umana ed atletica è indissolubilmente legata a quella del fratello maggiore.