Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote

MADDALONI (Caserta) – Dopo la prima puntata del nostro percorso di conoscenza dell’uomo e sacerdote don Salvatore d’Angelo ( “Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio” del 28 maggio 2015, vedi articolo), continua il nostro percorso di conoscenza.

Don Salvatore è stato un educatore, punto su cui si ritornerà spesso nel corso di questa indagine conoscitiva, e come tale è stato precursore di indirizzi educativi (non frutto di indirizzi forniti da terzi ma di valutazioni personali sulla base della sua capacità di ampliamento continuo della conoscenza) sviluppati a fine secolo e qui è stata riconosciuta una notevole importanza agli aspetti ludico educativi come quelli sportivi e musicali. A seguire vediamo qualche esempio di questi due elementi.

Don Salvatore, con le sue adunate, era solito condividere i propri pensieri e condividere il percorso della Casa, Villaggio Fondazione con i suoi fanciulli, ragazzi.

La Banda Musicale.

Uno dei fiori all’occhiello del “Villaggio dei Ragazzi” voluta da don Salvatore è stata Banda Musicale, che di fatto nasce a sostituzione di quella cittadina di cui sono note le gesta esistente nel periodo ante guerra. La Banda Musicale del Villaggio dei Ragazzi è stata negli anni considerata un fiore all’occhiello della Comunità cittadina, che ha consentito alla Città di Maddaloni di non essere da meno rispetto alle altre realtà casertane e campane per la mancanza di una Banda municipale. Solo negli ultimi anni, infatti, a Maddaloni sono nate la “Banda della Città di Maddaloni” e la “Banda Polifonica di Maddaloni”.

La Banda Musicale del Villaggio dei Ragazzi, nata nel dicembre del 1955 per opera di don Salvatore d’Angelo, la cui nascita segue la istituzione nella Fondazione della Scuola di Musica, anno 1951, è da sempre stata considerata una linfa vitale per la crescita culturale dei ragazzi accolti dalla Fondazione maddalonese. Alla direzione della stessa si sono succeduti, come ricordano testimonianze viventi, i maestri: Francesco Marchesiello, Antonio Pastorino, Giuseppe Renga, Stefano d’Angelo – per un periodo Domenico Cappa e Giuseppe Benincasa-, Salvatore Silvestro ed infine Domenico Fiorinelli dall’anno 2003.

Ci si ferma alle direzioni del periodo di don Salvatore per meglio contestualizzare la presenza della stessa nell’ambito delle attività volute e svolte essendo in vita don Salvatore d’Angelo. Magari, l’occasione degli articoli di approfondimenti che seguiranno potranno dare modo di parlare anche delle ulteriori evoluzioni della stessa e cmq sia prima che dopo la morte di don Salvatore d’Angelo parlare della Banda Musicale significa anche riferire l’impegno profuso per la stessa a cura di Aldo del Prete.

Tra le guide che si sono susseguite merita una citazione particolare Stefano d’Angelo, Maresciallo Maggiore della Marina Militare Italiana, nonché vice direttore della Banda della Marina Militare Italiana, che ha retto la direzione della Banda dagli inizi degli anni ’70 a tutto il 1985 allorquando dopo un non breve calvario per malattia inguaribile è passato a nuova vita. Nel corso della gestione di quest’ultimo suoi vice erano i maestri Salvatore Silvestro e Pasquale Lasco, a cui si aggiunge poi Domenico Fiorinelli.

Quest’ultimi due allievi del maestro d’Angelo. Va segnalato come per volontà di don Salvatore con il 1982 nasce la figura del coordinatore della banda, incarico affidato al figlio del maestro Stefano, Antonio d’Angelo che ha retto il ruolo fino al 1991. Da allora tale figura è stata ripristinata solo con l’anno 2000 ed affidata ad Aldo del Prete, per iniziativa dei Legionari di Cristo, che hanno voluto continuare l’opera della crescita della Banda del Villaggio.

Un aspetto da evidenziare è la passione con la quale anche più di sessanta allievi in contemporanea nel corso degli anni hanno consentito l’esistenza della Banda con vera ed indescrivibile passione, passione poi esercitata anche all’internodi conservatori dove si sono portati per approfondire l’arte musicale a cui la Banda li aveva avvicinati. All’interno della struttura della Fondazione maddalonese, tra l’altro, va ricordato esistono locali destinati alla Banda affinché i propri componenti possano incontrarsi e provare i brani, oltre a fare condivisione delle proprie esperienze umane.

E’ interessante notare, con questa foto, come la Banda Musicale del Villaggio si esibisca in luoghi come la Comunità Salesiana di Caserta la cui presenza dimostra il legame tra don Salvatore e San Giovanni Bosco e quindi la sua “famiglia religiosa”. Tra le uscite della Banda si ricordano alcune anche ad Assisi per esibizione.

 

La banda Musicale sarà sempre presente nella vita della Fondazione:

Don Salvatore d’Angelo è stato sempre particolarmente legato alla sua Banda della quale amava ricordare la partecipazione allo Zecchino d’Oro che sancì  il profondo legame di stima ed amicizia tra il sacerdote e la compianta Mariele Ventre storica direttrice del coro dell’Antoniano.

Come del resto fu evidente il legame con la Banda allorquando pochi mesi prima del passaggio a nuova vita, nel febbraio 1999, chiamò a raccolta tutti gli amici della fondazione, personalmente ed attraverso missive, al fine di consentire l’acquisto di divise e strumenti musicali nuovi per la Banda Musicale del Villaggio dei Ragazzi.  Per chiudere, per il momento, l’argomento della Banda Musicale, va detto che dopo il 2000, ovvero la morte di don Salvatore d’Angelo, la stessa ha avuto modo di farsi apprezzare e partecipare a eventi di rilievo e di notevole visibilità anche mediatica.

Il Villaggio dello Sport: Giochi Sportivi e Ciclismo.

Oltre all’aspetto della musica, su cui torneremo nel corso delle interviste di cui all’indagine conoscitiva presente, si è citato l’elemento sportivo.

Due sono gli elementi che si intendono evidenziare ed entrambi sotto forma di testimonianze, la prima fotografica e la seconda scritta.

La prima testimonianza è data dalla raccolta fotografica che il prof. Francesco Angioni (condivisa anche sul web dall’omonimo nipote) che ci offre uno spaccato dei “giochi olimpionici” degli anni ’50 organizzati e tenuti presso la Fondazione voluta e realizzata da don Salvatore d’Angelo a dimostrazione dell’impegno sportivo e delle discipline praticate all’interno della struttura e a cura dei proprio ospiti.

Seguono le foto in cui album ha come titolo “Saggi sportivi del nonno prof. Francesco Angioni al Villaggio” e circa il periodo si aggiunge “primi anni dell’allora casa del fanciullo 1948-50” (vedi fonte):

 

Altra testimonianza, questa volta scritta, è quella di Alberto Marzaioli, campione di ciclismo maddalonese, figlio d’arte (in quanto anche il papà  prima del secondo conflitto bellico praticava questo nobile sport), la cui attività sportivo/agonistica nel tempo consentirà alla Città di Maddaloni di essere validamente rappresenta e ospitare eventi di ciclismo dagli echi internazionali come il “Giro d’Italia”. Certamente la passione per il ciclismo di don Salvatore trova tra le origini il rapporto con i Marzaioli, come diverse testimonianze anche video ricordano (vedi articolo). A seguire la testimonianza rilasciata dal compianto Alberto Marzaioli gentilmente fornita dal fratello Amedeo che pubblicamente si ringrazia, anche per diversi contributi fotografici di cui alcuni quì proposti:

La nota ha per titolo “Don Salvatore, il mio secondo padre”, segue il testo:

“Sono sempre vivi nella mia memoria i tanti episodi che mi legano al Villaggio dei Ragazzi e a Don Salvatore. Nei primi anni del dopoguerra, quando la fondazione muoveva i primi passi, non c’era cittadino maddalonese la cui storia personale non fosse legata al Villaggio. Tutti contribuivano alla sua crescita  in rapporto alle proprie possibilità.  Compreso  mio padre il quale poi verrà  ampiamente ricompensato da Don Salvatore che diventerà per me un secondo padre.


Avevo tredici anni quando incominciai a frequentare il Villaggio. Mio padre aveva la  bottega di cicli in via Bixio, unica fonte di reddito della mia famiglia di  11 persone, ed  aggiustava le biciclette della fondazione che allora rappresentavano il “parco macchine”. Ero io che andavo al Villaggio a consegnare le biciclette riparate. Ricordo nitidamente la raccomandazione che ogni volta mi faceva mio padre: “Albè, vai a consegnare questa bicicletta  a Don Salvatore, questo è il conto, ti raccomando non tornare senza i soldi”. Sistematicamente ritornavo senza bicicletta e senza soldi. Dammi il conto, mi diceva Don Salvatore, e  dici a don Mimì che passo io da lui. Non passava mai, figuriamoci, con tutti i problemi che aveva.

Nel 1953  iniziai a correre, la prima gara a San Giovanni a Teduccio, arrivai sesto per la paura di non perdermi sulle strade intorno al  Vesuvio e mio padre mi raccomandò: non ti fermare perché non so dove venire a prenderti.

Seguirono altri anni con risultati scoraggianti, ma mio padre non demordeva, ogni domenica montavamo su un motorino Itom, lui alla guida ed io dietro con la bicicletta sulle spalle.

Il triennio 1958/59/60 fu ricco di successi, vittorie su vittorie, incominciavo  a guadagnare qualche soldo appena sufficienti per la sopravvivenza della mia famiglia. Passai alla Internaples di Napoli e il buon Vincenzo Milano e mio padre decisero che dovevo partecipare a tutte le gare  nazionali per attirare l’attenzione dei tecnici. A costo di grossi sacrifici ci riuscii: “2° al campionato italiano dilettanti a Messina, azzurro della strada per i mondiali di Zandwoort (Olanda) e probabile olimpionico per le Olimpiadi di Roma.

Ostacolo insormontabile le poche risorse economiche della mia famiglia. Si viveva di poco, stavamo  uscendo da un periodo nerissimo;  mi ricordo che nostra madre ci mandava a fare la spesa alla salumeria “Cicella”: 100 grammi di olio, 25 grammi di caffè, un chilo di pane;  le suole delle nostre scarpe erano fatte con i copertoni usati;   a tavola piatto unico per tutti, non si poteva  chiedere altro, perché l’altro  non c’era.

Ecco allora che Don Salvatore era la mia salvezza. Mio padre, spesso, non aveva i soldi per il biglietto del treno (partivo il venerdì sera, facevo la gara la domenica e ritornavo il lunedì mattina) e quindi mi mandava da Don Salvatore che, con tutti i suoi problemi, me li dava sempre.

Ricordo una volta che dovevo correre  una premondiale a Lugo di Romagna, andai da Don Salvatore a chiedere i soldi. Non li aveva, pensò un attimo e mandò a chiamare uno dei suoi principali creditori, Pasquale Mandato titolare di una maglieria nella piazza fuori il Villaggio, il quale arrivò di corsa convinto di recuperare qualche credito arretrato. Invece, il suo credito aumentò di altre 30mila lire.

Grazie a Don Salvatore nel 1960, partecipai  alla finale a tappe S. Pellegrino. I primi dieci della classifica finale passavano automaticamente professionisti. Alla vigilia dell’ultima tappa, ero quarto in classifica, Gino Bartali mi fece già firmare il contratto da professionista nella S. Pellegrino. E ha continuato a starmi vicino perché mi anticipava i soldi che poi mi venivano rimborsati fino a quando con i primi stipendi della S. Pellegrino non ebbi la possibilità di comprare una macchina,  una Fiat 750 della quale ricordo ancora la targa CE 33783.

Ricordo che nel mese di marzo del 1961 io stavo correndo la Mentone-Roma a tappe, mi telefonò mio padre  per dirmi che era andato a chiedere a Don Salvatore di ospitare  nel Villaggio dei Ragazzi Gino Bartali e tutta la squadra S. Pellegrino che doveva partecipare al Giro della Campania. Detto fatto,  Don Salvatore affittò un pullman e quindi mio padre, assieme a Michele Roberti e Nunziante Barbarisi, vennero a Roma a prelevarci.

Scene di entusiasmo a Maddaloni quando si sparse la notizia. Ricordo che Vincenzo Barletta titolare del Cineteatro Alambra interruppe la normale programmazione ed organizzò una serata ad ingresso gratuito per proiettare un film sulle imprese di Gino Bartali presente in sala assieme a tutta la squadra.

Al rientro nel Villaggio Don Salvatore ci accolse sotto l’androne. Gino Bartali allora domandò a Don Salvatore: perché non  facciamo a Maddaloni una tappa del Giro d’Italia?

Don Salvatore mise le mani nella sua veste, tirò fuori le tasche vuote e gli rispose: Gino, ma io non ho una lira, però non ti preoccupare, un  giorno la faremo.

La profezia di Don Salvatore si avvererà nel 1985 con la cronometro Capua/Maddaloni alla cui realizzazione collaborò anche Gino Bartali, ormai di casa  a Maddaloni e al Villaggio dei Ragazzi per la profonda amicizia con la mia famiglia e con Don Salvatore. Gino Bartali e Don Salvatore accomunati da uno stesso destino,  sono entrambi saliti al Cielo nel mese di  maggio 2000  e mi piace pensare che da lassù stanno ricordando i  loro incontri e le tante volte che il Giro d’Italia è entrato nel Villaggio dei Ragazzi, oasi di solidarietà, onore e vanto della comunità maddalonese”.

Si riporta di seguito una foto (gentilmente fornita dall’avvocato Francesco d’Angelo) del primo “Giro d’Italia” a Maddaloni, del 1985, di cui in questi giorni ricorre il trentennale, in cui il primo da destra è il giornalista Luigi Renga che, al dire dell’avvocato Francesco d’Angelo con cui il sacerdote aveva occasioni di confidarsi e confrontarsi, è il principale fautore presso il sacerdote della venuta del “Giro d’Italia” a Maddaloni.

 

Testimonianza personale.

Per ciò che concerne la mia testimonianza su don Salvatore d’Angelo posso dire che per la maggior parte delle occasioni ho avuto modo di incontrarlo nel periodo in cui ero in Seminario, qualche volta successivamente per la collaborazione a giornali, in questo caso per la seconda metà degli anni ’90 pur avendo iniziato la collaborazione redazionale all’inizio dello stesso decennio, ed infine in virtù della presenza nel Cda della Pro Loco sotto la presidenza di Salvatore Cardillo.

Premetto che fino al 1991 con l’ingresso in Seminario mi era nota l’esperienza di don Salvatore e della sua Fondazione ma i rapporti diretti non vi erano salvo poche occasioni, favorite dalla mia funzione di ministrante nella attuale Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, presso cui si era soliti celebrare le principali ricorrenze con tutta la comunità della Fondazione.

La presenza in Seminario e l’affetto, l’attenzione e la cura che don Salvatore aveva per il Seminario e i seminaristi era palese. Condividevamo, ricordo, in Seminario l’economo della Fondazione: il rag. Benito. Don Salvatore nelle feste comandate e non solo si ricordava dei seminaristi e nelle anzidette occasioni natalizie e pasquali aveva cura a farci pervenire busta con panettone e spumante, calendari, agende e altro che richiamava la Fondazione.

La stesa Fondazione ho avuto modo in più di una occasioni di visitarla e conoscere, nelle diverse sedi e attività, perché a lui premeva presentare a noi Seminaristi la sua Opera. Ci ospitava e ci raccontava la sua esperienza. Nel suo studio, tra i suoi cimeli, ricordo, che aveva in bella mostra i dizionari della lingua italiana e diversi volumi di quelli dei sinonimi e contrari. Mi resi conto così della ricercatezza nella terminologia per una dialettica, la sua, che difficilmente era contrastabile.

Non a caso, da testimonianze varie, anche nel corso della presente “indagine”, esce fuori una figura che amava avere ragione, che lasciava parlare, soprattutto se il campo, il tema non era suo pane quotidiano, apprendeva facendo propria la tesi altrui s condivisa e diventando esso stesso esperto del tema posto se ne aveva necessità. Certo è che se faceva proprio, se buono e/o utile, un pensiero o valutazione altrui. Don Salvatore, ricordano, aveva l’abitudine di sera di ripensare a tutta la giornata, l’indomani, se l’interessato era fortunato si sentiva dire che “forse” qualche cosa di buono c’era nella sua osservazione, diversamente diventava farina del sacco sacerdote.

Alcuni contributi fotografici sono stati individuati nell’Album “Villaggio ieri” disponibile al link

Tornando alle visite in Fondazione da Seminarista, ricordo la cura che aveva nel presentarci la cappella a fianco lo studio e la statua di San Giovanni Bosco e San Domenico Savio a cui ispirava il suo amore per i fanciulli e la loro formazione.

In relazione a questi due luoghi, in una delle tante conversazioni di questi giorni con il nipote di don Salvatore, l’avvocato Francesco d’Angelo, ho appreso che il sacerdote quando era a Maddaloni, ovvero quasi sempre, prima di andare a dormire si portava a salutare don Bosco e Gesù nella cappella.

Le seconde occasioni, ricordavo, in cui ho avuto modo di incontrare don Salvatore sono state quelle della collaborazioni giornalistiche per lo più con Avvenire, Il Caffè e il Corriere di Caserta.

Qui la cronaca di eventi mi portava ad incontrarlo e in particolare in una occasione fui proprio ricevuto senza motivo di articolo. Ricordo che andai per conto del settimanale “Il Caffè” con cui collaboravo dal 1997, e credo che la visita si ebbe proprio nei primi mesi di collaborazione. Il motivo è presto detto, visto che parlavamo della Fondazione con i miei articoli lo incontrai, autorizzato del direttore , a nome della testata, al fine di inviarlo a leggere il giornale, di cui gli portai un nutrito numero di edizioni precedenti e settimanalmente da qual momento ne lasciavo una copia per lui in portineria della Fondazione. Ricordo che don Salvatore all’inizio non aveva colto che l’incontro e il motivo dell’appuntamento era solo quello, cioè  che era gradito che lui ricevesse e leggesse il giornale, ma poi comprese che questo era il vero fine e da qui scrisse al giornale ringraziando per l’attenzione riservatagli.

Infine, le occasioni, brevi, di relazioni furono quelle in virtù della presenza nel Cda della Pro Loco di Maddaloni con la presidenza, come accennato, del dott. Salvatore Cardillo, fortissimamente legato a don Salvatore, prima ancora che alla Fondazione, e che è stato da molti considerato anche l’autore della Preghiera del Villaggio. In effetti, questa, come testimonia Maria (Marietta) Lombardi, collaboratrice diretta del sacerdote del Villaggio, che ha assistito in prima persona alla sua redazione , è stata scritta dall’allora neoprofessore di filosofia Elio Rosati e da don Salvatore d’Angelo nella prima camerata (attuale Sala Chollet),seduti sulle brandine militari, dono del militari di stanza in Maddaloni,e lì i due  composero questa meravigliosa e sempre attuale preghiera.

 

Il mio incarico, in questo sodalizio inizio dal 1999, e sono stato presente per due mandati, per cui il tempo, stante la Nascita al Cielo di don Salvatore d’Angelo,  è stato breve per maturare più occasioni di incontro. Ricordo certamente l’attenzione massima che il sacerdote aveva per la Pro Loco e la promozione della Città anche per il tramite del supporto alle iniziative della Pro Loco.

 

Continua la nostra indagine conoscitiva …

Certamente continua la nostra indagine e nei prossimi articoli/interviste si entrerà nel dettaglio di “spaccati” temporali della Città di Maddaloni e non solo, contestualizzando il periodo in cui ha operato Salvatore, poi don Salvatore d’Angelo, figura, per molti scomoda. Scomoda a una parte considerevole della borghesia del dopo guerra, salvo una rappresentanza che lo sosteneva a tal riguardo si ricorda la figura del Notaio Gennaro Delli Paoli, e, quando “la Casa del Fanciullo” poi “Villaggio dei Ragazzi” è diventato di comodo generale, il suo essere scomodo è stato collegato al fatto che il sacerdote si serviva della militanza nella Democrazia Cristiana e attività politico amministrativa a favore della sua Creatura, Opera, la Fondazione e non per la Città. Sarà stato, forse, anche vera quest’ultima cosa, resta il fatto però che tutto quanto don Salvatore d’Angelo ha fatto lo ha fatto per la Fondazione, e come recita il suo testamento, di cui prossimamente parleremo, la Fondazione, e tutte le sue sostanze, comprese quelle personali del sacerdote, sono della Città. Dunque don Salvatore tutto quello che ha fatto lo ha fatto per la Fondazione ovvero per la Città di Maddaloni.

Si è detto tutto su don Salvatore con queste piccole note? Non credo proprio, anzi ne sono certo. Ecco il perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e di don Salvatore d’Angelo. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.

Si è deciso di creare il presente account di posta ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., dove sarà comunque necessario riportare i dati e i recapiti di chi scrive per opportuno contatto.

L’occasione del presente articolo è comunque propizia per ricordare che in occasione del 15° anniversario della dipartita di don Salvatore D’Angelo ( 30 maggio 2000 – 30 Maggio 2015), la Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”, tutta, si appresta a ricordare la grande figura del suo fondatore con una celebrazione religiosa, di cui è stato appena reso noto che sarà presieduta da S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta, e che avrà luogo sabato 30 Maggio, alle ore 10.30, nella Chiesa di Santa Maria della Pace, ubicata all’interno della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”.