Maddaloni, Egidio D’Aloia ha superato grazie alle strutture sanitarie di Piedimonte Matese il peggio

MADDALONI (Caserta) – Tra i tanti casi di mala sanità che talvolta la cronaca ci presenta è giusto e opportuno riportare anche quelli, come in più occasioni ha fatto la nostra testata, in cui si parla di buone prassi e impegno sanitario a favore dei malati.

La nostra storia riguarda un maddalonese molto noto alla collettività, in particolare al mondo religioso per le sue presenze ed impegno nei gruppi di preghiere e nelle manifestazioni religiose.

A scrivere, per il tramite di una nota alla stampa sono i parenti di Egidio D’Aloia i quali, innanzitutto, in vista della spesso paventata chiusura dell’ospedale di Maddaloni scrivono: “Avere un parente o un amico gravemente ammalato e trovarsi a Maddaloni, alla luce della tendenza a chiudere la struttura ospedaliera,  e dover  decidere dove poterlo ricoverare è come azzeccare un terno a lotto“.

Inoltre, poi aggiungono: “Nel nostro sud  gli episodi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l’errore diretto dell’operatore:  spesso questi episodi derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso, difficoltà di trasferimenti dal paziente da un ‘ospedale a un altro, casi di infezioni ospedaliere.”

Da quello che traspare dalle loro dichiarazioni il parente D’Aloia ha avuto sosta, a seguito di malessere, presso la struttura ospedaliera di Caserta: “Nell’ospedale di Caserta, all’interno del quale (come rivela ai più Raffaele Cantone nel suo ultimo libro) ha avuto un suo ufficio da cui dispensare favori un noto boss dei casalesi, il nostro parente Egidio D’Aloia è stato vittima di uno dei tanti episodi di malasanità. Quella subita dalle tante persone (fuori dal coro dei questuanti) che si trovano soli ad affrontare carenze e disservizi:  per ore, al pronto soccorso, in condizioni gravi, in attesa di un posto che l’ospedale di un capoluogo non è stato in grado di garantire e il trasferimento in autoambulanza su una sedia e in coabitazione con un altro malato steso sulla barella in dotazione”.

Dopo ciò vi è stato il passaggio alla struttura di Piedimonte Matese alla quale va il loro ringraziomento: “Forse saranno le continue preghiere che sono state recitate a favore di Egidio D’Aloia , il nostro parente, ad assistere a qualcosa di ben gradito. Egidio D’Aloia ha visto il coinvolgimento e la preghiera di interi gruppi di preghiera a cui è legato, alla notizia del suo stato di salute a cinquanta chilometri da casa, a Piedimonte Matese, in un ospedale di  provincia (nonostante i  timori) dove i parenti , invece,  hanno assistito ad un felice connubio di competenza e umanità, a dispetto di condizioni inadatte e di strutture non proprio nuovissime.

Con questa nota vogliono ringraziare il personale medico e paramedico dell’unita di anestesia e rianimazione del dott. Casino Giuseppe, per aver salvato la vita del carissimo Egidio D’Aloia “.

Gli stessi così concludono la loro nota: “Da questa esperienza , dichiariamo noi parenti , che usciamo rafforzati nel convincimento che a soffiare sul fuoco della malasanità senza mai rendere merito agli operatori che operano con dedizione e professionalità non si fa un buon servizio al nostro Paese”.