MADDALONI (Caserta) – La testimonianza che si presenta quest’oggi è di un omonimo di un caro amico e collaboratore di don Salvatore d’Angelo: Francesco Angioni.


Foto dalla rete web, edita da Salvatore (Giulio) Borriello, che riprendono don Salvatore in un momento Sociale. Nella Foto in basso al centro anche Francesco Angioni. La foto è presumibilmente degli anni ’50-’60.
Protagonista dell’intervista è dunque Francesco Angioni[1], nipote e omonimo di quel Francesco Angioni la cui storia personale si interseca con quella di don Salvatore d’Angelo e la sua Opera. Parleremo di quello stesso Francesco Angioni che ha caratterizzato una parte importante dello Sport a Maddaloni.
Mi piace ricorare che la signora Ida Santonastaso, in Angioni, è stata anche la mia insegnante di Educazione fisica nel corso del trienno frequentato alla Scuola Media Inferiore “Aldo Moro” di Maddaloni, nella sua lunga esperienza di insegnamento dal 1978 al 1996.
Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, entusiasmante puntata di “Dietro l’Angolo” nel ricordo di don Salvatore d’Angelo … (vedi articolo), 8 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo), 9 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto (vedi articolo), 10 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … precursore del Fundraising (vedi articolo), 11 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo …testimonianza di Antonio Pagliaro (vedi articolo), 12 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … parla Vincenzo Santangelo (vedi articolo), 13 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … il ricordo di Amedeo Marzaioli (vedi articolo), 14 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … un pensiero alle Sig.re Paparelli e Danese (vedi articolo), 15 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nelle parole di Salvatore Renga (vedi articolo), 16 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nel racconto di Luca Ugo Tramontano (vedi articolo) oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).

Foto dalla rete web, immagine di inizio secolo.
D: In che modo intende contribuire al nostro progetto biografico con la sua testimonianza?
R: Ho accolto di buon grado l’invito di un amico quale sei, Michele Schioppa, ad essere intervistato su un personaggio di spicco notevole quale don Salvatore d’Angelo. Il mio contributo ritengo potrà essere utile. Infatti, la mia famiglia è stata sempre presente nella Casa/Villaggio per una serie di motivi che saranno sviluppati analiticamente e con ordine in corso d’opera. In modo particolare, in quest’intervista vorrei descrivere il rapporto profondo di stima, amicizia e piena collaborazione, che intercorreva tra mio nonno, il professor Francesco Angioni, ordinario di Educazione Fisica sportiva e don Salvatore d’Angelo. Tutte le notizie che riporto mi sono state fornite da mia nonna, la professoressa Ida Santonastaso, ottantanovenne, anche lei ordinaria di Educazione Fisica Sportiva, in pensione, che agli esordi della Casa del Fanciullo poi Villaggio dei Ragazzi era fidanzata col nonno. I due si sposarono, poi il 23 settembre 1950.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947- I° colonia dei ragazzi della casa del Fanciullo.
D: Bene, spero vorrà offrirci anche un profilo storico biografico su suo nonno Francesco Angioni?
R: Certamente la cosa non può farmi che piacere.
D: Quando si sono conosciuti il nonno e don Salvatore?
R: Poiché nei contributi precedenti si è, abbondantemente, parlato di alcuni stralci biografici della vita di don Salvatore, ben noti a tutti (nascita, formazione e sacerdozio), non avendo altri particolari da aggiungere, preferirei iniziare a narrare la sua vita a partire dal 1945, quando da Roma, dopo la sua ordinazione presbiteriale ritornò a Maddaloni. Era il 31 marzo 1945 quando, nella basilica Pontificia di S. Giovanni in Laterano, fu ordinato sacerdote.

Foto dalla rete web, perlustrazione aerea di Maddaloni nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Tre giorni dopo, il 3 aprile 1945, rientrato qui in Maddaloni celebrò nella parrocchia degli Oblati di Maria Immacolata ( conosciuta come chiesa dei Cappuccini) la sua prima messa. Bisogna premettere che don Salvatore, quando frequentò a Roma il Seminario Francese negli anni 1934- 42, ebbe modo di conoscere personalità di spicco, appartenenti all’ambito ecclesiastico e politico (ricordiamo fra questi, il cardinale Maglione, don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi ed i presidenti Aldo Moro e Giulio Andreotti, suo fraterno amico).
Il ritorno nella sua Maddaloni fu cruciale… La cittadina, all’epoca, imperversava nella miseria più totale, vi erano numerosi orfani, trovatelli e i morsi della fame tormentavano tutti. Questo triste scenario cominciò a far maturare nella mente di don Salvatore quella che poi sarebbe stata una scelta convinta e coraggiosa. Cosa avrebbe dovuto fare? Continuare una brillante carriera ecclesiastica a Roma, in Vaticano, oppure rimanere a Maddaloni e cominciare ad occuparsi dei bambini poveri ed abbandonati a se stessi? Naturalmente rifiutò onori e gloria e si dedicò all’infanzia abbandonata e bisognosa.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947- I° colonia dei ragazzi della casa del Fanciullo.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 – I° saggio dei ragazzi della casa del Fanciullo.
Fu così che nell’estate del 1947, don Salvatore fece affiggere per le strade di Maddaloni un manifesto (Amico, fermati e Leggi!), con il quale invitava i ragazzi orfani e derelitti, di età oscillante tra i cinque ed i dodici anni, a partecipare alla colonia estiva. In quest’occasione, don Salvatore conobbe mio nonno Francesco (Angioni) e da allora divennero amici inseparabili.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 – I° saggio dei ragazzi della casa del Fanciullo.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 – I° saggio dei ragazzi della casa del Fanciullo.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 – Evento nella casa del Fanciullo.
Sono riuscito a trovare ed allego a questa intervista foto della Prima Colonia Elioterapica che si svolgeva, per l’appunto, all’aria aperta, nel cortile della caserma. Mio nonno Francesco ne espletò l’incarico di Direttore Ginnico ed una delle direttrici e responsabili delle colonie, fu anche mia nonna Ida. La colonia iniziava la mattina e terminava la sera con la consegna dei bambini ai propri familiari.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 Nonna Ida Santonastaso.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Estate 1947 Nonna Ida Santonastaso ed altre componenti della I colonia
D: Perché il prof. Angioni si affacciò alla realtà della Casa del Fanciullo/Villaggio dei Ragazzi e che rapporto di amicizia e di collaborazione ci fu tra i lui e don Salvatore? Cosa ne pensava dello sport don Salvatore?
R: Mio nonno è stato il primo collaboratore di don Salvatore d’Angelo. La loro fu un’amicizia fraterna e sincera. Don Salvatore contava molto sul nonno e sulla sua professionalità; fatto sta che era proprio lui a chiedergli di organizzare manifestazioni sportive, non solo alla fine di ogni anno scolastico, ma soprattutto quando alla Casa/Villaggio erano invitate personalità religiose, politiche civili e militari.
Nel dicembre 1947, don Salvatore, occupò, con circa sette ragazzini bisognosi di tutto, la vecchia caserma militare abbandonata Bixio e, si dice, grazie all’allora on. Andreotti, dop tempo e vicissitudini, ne ottenne il permesso dallo Stato.

Foto dalla rete web,uno spaccato di piazza Matteotti del 1958.
Fu così che nacque “La Casa del Fanciullo”. Tutto questo, però, non senza difficoltà, perché come già detto in precedenza, si era nel dopoguerra e a Maddaloni, all’epoca, imperversava la povertà.
Mio nonno aveva ventiquattro anni, era uno sportivo, figlio di sportivo ed Insegnante di Educazione Fisica. Don Salvatore, per riuscire nel suo intento di assistere ed educare alla vita sana, morale, civile e cattolica i bambini orfani, poveri e sfortunati, non poteva agire da solo.
Conobbe, dunque, mio nonno, che all’epoca, abitava al Palazzotto ducale, che affaccia proprio su quello che sarà il Villaggio dei Ragazzi. Don Salatore, allora, lo convocò e gli chiese, come si “suole dire”, una mano.

Foto dalla rete web, immagine di cartolina spedita nel 1963.
Don Salvatore riconosceva fondamentale il valore educativo dell’Educazione fisica nel processo formativo del fanciullo. Infatti, il gioco, l’esercizio ginnico sono caratterizzati dal movimento, che sollecita tutte le funzioni dell’organismo. I giochi ginnastici, da sempre, sono un mezzo molto efficace per l’educazione dei sensi, correggono i difetti dello sguardo, abituano al colpo d’occhio, ampliano il campo visivo obbligando, spesso all’attenzione multipla.
Per questo, in quel momento, il nonno era la persona adatta ed intenerito dalla presenza di questi bambini derelitti e ben lieto di collaborare per una giusta causa, accettò di buon grado. La sua è stata fino al 1979 (anno della sua morte), una collaborazione appassionata, disinteressata e competente. I ragazzi, anche i piccolissimi prendevano parte ai giochi ginnici con gioia, perché si concedeva loro la possibilità di dare sfogo alla propria esuberanza.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1948 I foto di gruppo dei ragazzi del Villaggio col nonno ed altri collaboratori. Fra i bambini, in prima fila, al centro c’è il piccolo Tommasino.
D: Don Salvatore d’Angelo aveva un santo protettore a cui affidarsi?
R: Certamente, si trattava del santo sacerdote, fondatore dei salesiani, don Giovanni Bosco, di cui, al Villaggio dei Ragazzi, appena si entra nel cortile, sul lato sinistro, è esposto da moltissimi anni, un bellissimo simulacro. Don Salvatore lo scelse come protettore, perché s’ispirò proprio a don Bosco, per quanto riguardava l’assistenza fisica, morale e materiale dei bambini. Don Bosco, infatti, in tutto l’arco della sua vita, si è sempre battuto per la difesa dei diritti e l’assistenza dei più piccoli e dei giovani.

Fotogramma del video proiettato nel Villaggio dei Ragazzi in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo.
D: Come si sviluppò la Casa/Villaggio? Inizialmente che eco cominciarono ad avere l’atletica e le diverse discipline svolte all’interno e fuori della Casa del Fanciullo, poi Villaggio dei Ragazzi?
R: Prima di rispondere a questa domanda, è d’obbligo che faccia un piccolo, ma importantissimo riferimento ad un bambino che oggi, adulto, vive in Svizzera , accolto nella Casa del Fanciullo nel 1948. Era maddalonese, d’origine italo-americana e, lo si può immaginare, proveniente da una situazione familiare per niente florida…Si tratta di Tommaso dell’Anno, affettuosamente da tutti chiamato Tommasino. Lo stesso di colore scuro che è apparso in foto sul bordo della fontana del cortile principale della Istituzione maddalonese, in uno dei precedenti articoli di questo progetto biografico.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1948. Il piccolo Tommaso dell’Anno (Tommasino) con la I° divisa dei Ragazzi del Villaggio.

Fotogramma del video proiettato nel Villaggio dei Ragazzi in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo.
D: Bene ci parli prima di Tommasino e poi proseguiamo con la risposta alla domanda.
R: Certamente. Questo bel bambino era un po’ diventato la mascotte della Casa del Fanciullo, poi Villaggio dei Ragazzi. Tutto questo lo si dovette a don Salvatore, al nonno ed ad altri collaboratori, che inculcarono nei bambini, sentimenti d’integrazione, rispetto ed uguaglianza. Non li educarono al razzismo, perché Tommasino aveva la pelle nera per via della sua origine, ma ciò non era un segno di discriminazione. S’integrò talmente bene questo bambino nella Comunità fondata da don Salvatore d’Angelo, che partecipò a dei saggi sportivi di cui oggi siamo in possesso di contributi fotografici del tempo.
A questo bambino i miei nonni s’affezionarono moltissimo. La nonna ricorda che quando andava nella Casa del Fanciullo insieme al nonno, spesso, gli portava le sfogliate napoletane.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1950- Saggio al Villaggio dei ragazzi del nonno. Tommasino tira di box con un altro compagno, sotto l’occhio vigile di Francesco Angioni.
D: Torniamo alla nostra precedente domanda?
R: Si. Va detto che mano, mano, sempre grazie all’aiuto dell’on. Presidente Giulio Andreotti, amico sempre vicino e pronto ad aiutare don Salvatore, alla Casa del Fanciullo che, più o meno, intorno al 1950 divenne il Villaggio dei Ragazzi, il numero dei fanciulli da assistere aumentò don Salvatore pensò di aprire le prime scuole e qualche laboratorio per avviare i ragazzi al lavoro.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico.
Essi dovevano crescere sani, forti, robusti e colti. La formazione giovanile, per poter progredire nella società, era necessaria e fondamentale. Partendo, quindi, dalla fine degli anni quaranta ed arrivando ai giorni nostri, malgrado delle difficoltà incontrate, il Villaggio dei Ragazzi ha avuto, e tra poche settimane riavrà l’asilo[2], la scuola Elementare (Primaria) e Media (in cui il nonno negli anni sessanta ha insegnato), l’istituto Magistrale “don Carlo Gnocchi”[3] ( in cui hanno studiato mio padre ed i miei zii. Mia nonna Ida nell’anno 1964-65 vi ha insegnato Educazione Fisica e, per un paio d’anni dopo il 1973, mio padre Attilio stesso v’ha insegnato e svolto per un periodo il ruolo di Vice-Preside) l’istituto Tecnico Industriale, l’Aeronautico, l’istituto Alberghiero, il Liceo Linguistico e Musicale e l’ITS.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico. Gara di Scherma.
Ritornando agli esordi dei primi anni del Villaggio, intorno al 1948-49, quando il numero dei ragazzi aumentò, il nonno continuò magistralmente la sua attività d’insegnante di Educazione fisica. Conosceva alla perfezione ogni genere di sport: atletica, corsa campestre, scherma e pallacanestro (di cui era maestro ed istruttore ed a Maddaloni promotore e fondatore) , calcio, box, tennis ecc.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico. Saggio sportivo dei più piccoli.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico. Saggio sportivo dei più piccoli.
Essendo uno sportivo completo, un atleta, ed avendo partecipato nei primi anni quaranta a campionati regionali, organizzò dei saggi olimpici, di cui si ha uno spaccato fotografico sotto. La nonna ricorda che don Salvatore invitò un colonnello dell’Accademia militare di via Caudina, (l’attuale Caserma Magrone), il quale, fra le varie performance, vedendo un ragazzo che si chiamava Sergio fare un salto in lungo nel cerchio infuocato, in uno slancio d’emozione ed ammirazione, esclamò ed elogiò il nonno ed i suoi allievi: “E’ incredibile! Nemmeno i miei militari sarebbero capaci di svolgere cotali esercizi!”

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1949 Foto I° Saggio Olimpico. Esercizio ginnico dei piccoli al Villaggio dei Ragazzi.
D: Da ciò che sta raccontando, quindi, suo nonno, il prof. Angioni è stato un importante punto di riferimento per il Villaggio ed i suoi “giovani abitanti” ed in generaleper i Maddalonesi, soprattutto nell’ambito sportivo e sociale?
R: Sì! A corredo di quest’intervista, nella parte finale, come richiesto e sulla base di cosa si vorrà sapere, cercherò di tracciare qualche tratto biografico del nonno Francesco, e qui darò un ampia e precisa narrazione del suo impegno e delle sue attività sportive a Maddaloni, ed anche a Caserta. Per il nonno la famiglia, la scuola, i ragazzi e lo sport furono i suoi ideali. All’ora di pranzo tornava da scuola a casa, mangiava, un quarto d’ora di riposo, poi, subito, ritornava alla Casa/Villaggio o in palestra a via Marconi, dove giocava la sua “Libertas Maddaloni”, la squadra di Pallacanestro da lui fondata nel 1952.
Magari, questo aspetto, lo approfondiremo più avanti.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Foto anno 1948 Francesco Angioni Padrino di Cresima.
Rimanendo nell’ambito della Casa del Fanciullo/ Villaggio dei Ragazzi e della scuola, tutti i suoi allievi gli volevano un gran bene e tutt’oggi, incontrandoli, mi dicono che, ha lasciato una traccia indelebile nella loro memoria. Ricordano, infatti il suo carattere tenero, particolarmente comprensivo delle esigenze e dei bisogni della gioventù, allegro ma duro e caparbio quando c’era da lavorare, da soffrire. Insegnava a tutti i suoi allievi che, a prescindere dal punto di vista tecnico ed agonistico, si può fare sport per mero divertimento senza alcun interesse personale.
Lo rammentano come un uomo esemplare. Questa era la sua tempra. Meriti che nell’anno 2003[4] hanno fatto sì che venisse intestato a lui ed ad un altro suo fraterno amico, il preside prof. Giuseppe Caliendo, che ha collaborato con lui nella “Libertas Maddaloni”, il Palazzetto dello Sport, a via Viviani. Anche i ragazzi del Villaggio s’affezionarono talmente al nonno che alcuni di loro, addirittura lo scelsero come padrino di Cresima. Lo si può vedere da alcune foto del 1948-50.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Foto anno 1950 Francesco Angioni Padrino di Cresima.
D: Che rapporto c’era e c’è tra ciclismo maddalonese ed il Villaggio?
R: Il nonno si è interessatoattivamente e tecnicamente anche del Ciclismo maddalonese. Già dal 1954, la “Polisportiva Libertas”, di cui nel 1952 lui fu il fondatore ed il preside Giuseppe Caliendo suo presidente onorario, organizzava diverse gare sportive e, tra esse, per cinque anni consecutivi, fino al 1958, la “Coppa Caliendo”, la competizione più attesa dai ciclisti campani. In questa serie di gare, si distinse in modo particolare, l’ormai compianto amico nostro concittadino Alberto Marzaioli, spinto al ciclismo proprio dal nonno, il quale, fra l’altro gli fece correggere la posizione in sella alla bicicletta e si accorse di un difetto nel pedalare, in quanto era solito allargare troppo verso l’esterno la gamba destra.


Foto gentilmente concesse da Francesco Angioni. Evento del 3 ottobre 1961. Gino Bartali in visita al Villaggio dei Ragazzi con alla sua destra Francesco Angioni e tanti altri cittadini convenuti.
Nel 1961, Alberto Marzaioli, faceva parte della squadra ciclistica “San Pellegrino Sport” di Gino Bartali. Il 3 ottobre, Gino Bartali, in visita con la “San Pellegrino Sport”, che doveva partecipare al giro della Campania,alla sede del “GS Ciclistico Acli” in via Marconi,fu ospitato al Villaggio da don Salvatore d’Angelo. Ginettaccio, così era chiamato dagli amici, chiese a don Salvatore :”Perché non organizziamo qui a Maddaloni una tappa del Giro d’Italia?” Don Salvatore gli rispose che, in quel momento, per mancanza di denaro, non era possibile, ma non appena se ne fosse verificata la contingenza, l’avrebbe organizzata.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Evento del 3 ottobre 1961.Gino Bartali in visita al Villaggio dei Ragazzi, circondato da don Salvatore e da Francesco Angioni giulivi.
Anche se trascorsero ben 24 anni, con la tappa Capua/Maddaloni a cronometro , nel 1985, questo sogno si realizzò. Ed ancora, Maddaloni, nella storia del Giro d’Italia è stata protagonista di altre due tappe, la Telese/Maddaloni il 22 maggio 1995 e la Terracina/Maddaloni il 14 maggio 2000.


Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Evento del 3 ottobre 1961. Gino Bartali in visita al Villaggio dei ragazzi circondato da Francesco Angioni, don Salvatore d’Angelo, giovani e concittadini maddalonesi.
Il 3 ottobre 1961, comunque fu una giornata di festa memorabile per Maddaloni: il proprietario del cinema “Alambra[5]”, Vincenzo Barletta, per festeggiare Gino Bartali, trasmise tutti i filmati delle sue vittorie.
Di quei momenti esistono delle testimonianze fotografiche.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Evento del 3 ottobre 1961.Gino Bartali in visita alla ciclistica maddalonese.
Il 2 aprile 1977, il nonno, forse per la maturità dei tempi, per la sua lungimiranza e speranzoso che un giorno anche Maddaloni divenisse protagonista, magari, del giro d’Italia, s’adoperò affinché proprio nel Villaggio venisse istituita la sezione ciclismo. Nacque così la “Ciclistica Fondazione Villaggio dei Ragazzi Maddaloni”, così costituita :
Presidente onorario: Don Salvatore d’Angelo educatore e guida spirituale dei ragazzi.
Presidente: Francesco Angioni
Vice Presidente: Giovanni di Cerbo.
Segretario: Bruno Barillà.
Consiglieri: Domenico Santo, Antonio Schiavone, Giovanni Pisanti e Salvatore Mastropietro.
Direttore sportivo: Franco Mastropietro.
Presidente provinciale: Salvatore Mastropietro.
Giudice di gara nazionale: Amedeo Marzaioli.
Giudice di gara: Luigi Renga
Segno contraddistinto degli atleti era la casacca bianco- blu della ciclistica.
D: Il “trinomio” Villaggio – Don Salvatore- famiglia Angioni era circoscritto solo nell’ambito interno del Villaggio od anche fuori?
R: Non vorrei essere ripetitivo, ma oltre alle attività sportive, c’era una grandissima amicizia tra don Salvatore e mio nonno e di conseguenza con tutta la famiglia Angioni. Il 20 giugno 1951, al nonno e alla nonna nacque il primo di tre figli, Attilio ( mio padre, deceduto il 23 gennaio 2001. Gli altri due figli sono Rita e Mario) e don Salvatore, dopo poche ore che era nato, disse a mio nonno: “Ciccio (così chiamavano mio nonno familiari, amici e parenti), questo bambino lo voglio battezzare io!”.

Foto gentilmente concesse da Francesco Angioni. Bigliettino – ricordo di Battesimo di Attilio Angioni, figlio di francesco Senior e padre di francesco junior, nato il 20 giugno del 1951.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi
Fu così che don Salvatore fu il padrino di battesimo di mio padre. Fotografie dell’evento purtroppo non ne furono scattate, ma mio padre ha conservato il bigliettino del battesimo ed il calendario del 1951 del Villaggio (corredato da alcune foto in miniatura dei primissimi anni, da alcuni pensieri di don Salvatore e dalla preghiera del Villaggio).

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Preghiera allegata al Calendario del 1951 del Villaggio dei Ragazzi
D: Flash back, torniamo un po’ indietro: “Solo Dio mi fermerà”, il film, cosa le ricorda e che ricordi le sono stati trasmessi?
R: Dai documenti del nonno conservati, sono riuscito a trovare l’invito della prima visione del film “Solo Dio mi fermerà”, il cui regista è Renato Polselli, ed il programma della giornata che iniziò e terminò con una sosta a Terracina (Lt.).

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Copertina anteriore dell’invito alla prima del film Solo Dio mi fermerà.
Il film che racconta la storia della nascita e lo sviluppo del Villaggio, fu girato a Maddaloni nel 1957, soprattutto, per quanto riguarda le riprese degli ambienti esterni. Non sto qui a narrare la trama di cui, in una delle prime interviste, se n’è raccontato abbastanza, ma vorrei aggiungere un ricordo di quel periodo della buonanima di mio padre Attilio, che nel 1957 aveva sei anni.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Parte interna dell’invito alla prima di Solo Dio mi fermerà.
Era al Villaggio col nonno ed era giunta Lea Padovani che, nel film, interpreta il ruolo di una donna schiacciata dalla miseria che conduce una vita libertina ed ha una relazione extra – coniugale, dando un cattivo esempio al figlioletto, oramai ben integrato nella vita sana, tranquilla, civile e morale del Villaggio.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Programma del giorno 26-51957 di don Salvatore per la proiezione di Solo Dio mi fermerà.
La scena a cui mi riferisco è quella del dialogo tra lei e don Salvatore, interpretato magistralmente da Gerard Landry, quando va ai Ponti della Valle per riportare suo figlio a casa. Ebbene… per il ruolo del figlio di Lea Padovani, mio padre, nella sua innocenza di seienne, pensava di esserne il candidato perfetto. La sua speranza, però, fu resa vana, perché con lui c’erano altri due bambini ed il regista, per evitare scontenti e dissapori, s’affidò alla sorte che, purtroppo, non lo favorì.
D: Sa se don Salvatore aveva pregi e difetti? Se sì quali?
R: Don Salvatore era un uomo poliedrico, colto e soprattutto molto buono ed intelligente. Aveva molto senso pratico e cercava sempre di risolvere ogni tipo di problema nel migliore dei modi, cercando di non scontentare nessuno.
Era un pochino orgoglioso , questo sì… Mi permetto di affermare ciò, in base ad un aneddoto raccontatomi… Nei primi anni cinquanta il nonno, per un breve periodo, non poté essere frequentemente presente alla Casa del Fanciullo, non ricordo per quale motivo, se familiare o per via di un corso d’aggiornamento fuori Maddaloni… Don Salvatore, s’innervosì e avvilì a tal punto, che disse a degli amici nella Casa del Fanciullo: “Dite a Ciccio che non si preoccupi se non potrà o vorrà più venire, non c’è problema! I saggi potrò organizzarli anch’io, ho dei libri sportivi su cui documentarmi!”. Naturalmente, trattandosi, poi di persone adulte, intelligenti e professioniste, la questione si chiarì di lì a poco e subitaneamente.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Nella Foto Francesco Angioni senior.
D: Bene è giunto il momento di conoscere più da vicino suo nonno Francesco Angioni, ce ne parli?
R: Dire Francesco Angioni vuol dire “una Vita per lo Sport”.
D: Quando da chi e dove nasce suo nonno?
R: Mio nonno Francesco Angioni (Ciccio per gli amici) è nato a Maddaloni il 28-6-1923 (e deceduto a Napoli il 15-6-1979) da Attilio (nato il 14-8-1885 e deceduto il 1-3-1965) e Della Peruta Emilia (nata il 24-8-1894 e morta il 31-7-1962), unico maschio di 5 figli nell’ordine: Bonaria (nata nel 1919 e morta in tenera età), Anna (nata il 2-4-1921 e morta il 3-7-2003), lui, Bonaria (nata il 1-4-1926 e deceduta il 4-7-2000)ed Assunta (nata il 17-8-1924 e deceduta il 26-7-1962).

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.A sinistra foto del 1915-di Attilio Angioni e a destra foto del 1925 di Emilia Della Peruta.

Foto dalla rete web,foto di inizio secolo.

Foto dalla rete web, immagine del 1906.

Foto dalla rete web, immagine del 1907.

Foto dalla rete web,immagine del 1935.

Foto dalla rete web, immagine del 1922.
Angioni è un cognome sardo, precisamente di Cagliari, e la mia famiglia, a causa del mio bisnonno Attilio (padre di mio nonno Francesco) che s’arruolò nella Real Guardia di Finanza, dal 1909 risiede qui a Maddaloni.

Foto dalla rete web, un gruppo di militari (Artigleria Pesante) della Caserma Bixio nel 1914.
Fu proprio in quell’anno, infatti che il mio bisnonno si trasferì da Cagliari e risiedette nella Caserma “Bixio” che, all’epoca, era un distaccamento della Scuola militare napoletana “Nunziatella”.

Foto dalla rete web, la camerata della regia caserma nel 1909.
Il caso volle che dopo trentotto anni, quella caserma divenisse prima la Casa del Fanciullo e poi il Villaggio dei Ragazzi. In un certo qual modo, esso ha fatto e fa sempre parte della nostra famiglia.

Foto dalla rete web, la palestra della regia casertma nel 1912.
Riprendiamo il discorso. Sul cortile della caserma, affacciava un balcone della casa paterna di una bella signorina (la bisnonna Emilia) dai capelli castani… Il mio bisnonno la vide, se ne innamorò ed il 17 ottobre del 1918 la sposò.

Foto dalla rete web, immagine del 1926.

Foto dalla rete web, immagine del 1985.
D: Quale il ricordo della formazione di suo nonno?
R: Il nonno Francesco, dopo essersi formato e laureato a Roma, sotto la guida del padre Attilio, a sua volta sportivo, Maresciallo della Real Guardia di Finanza ed Insegnante di Educazione Fisica Sportiva,si avvicinò da giovanissimo alla pratica di vari Sports, ottenendo buoni risultati nonostante le difficoltà belliche e la mancanza di idonee attrezzature sportive. Si distinse soprattutto nella pallacanestro, nella scherma, nella ginnastica artistica e nell’atletica leggera, partecipando a varie gare di livello nazionale.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1936- Francesco Angioni a tredici anni tira di scherma.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1941 – Esercizi ginnico atletici di Francesco Angioni.

Foto gentilmente concesse da Francesco Angioni. 1941 – Esercizi ginnico atletici di Francesco Angioni.
D: Quali le sue prime esperienze?
R: Dopo aver inaugurato una sezione di scoutismo nell’immediato dopoguerra, entrò sin da giovane nel mondo della scuola ed animò la polisportiva “Rondine”, la società sportiva “Sant’Agostino” ed il Circolo schermistico “Michele Ginolfi”, in onore del Capitano, campione italiano di spada, caduto in guerra per adempiere il proprio dovere. Dal 1947 iniziò a curare l’educazione e la preparazione non solo fisica, dei giovani ospitati nella “Casa del Fanciullo” prima e del “Villaggio dei Ragazzi” poi, avviandone molti alle varie discipline sportive e creando un gruppo ciclistico che, in campo regionale, si faceva rispettare. Il suo sodalizio con i giovani di don Salvatore durò trentadue anni (1947-1979) ed è stato foriero di grandissime soddisfazioni. Per lo stesso periodo di tempo, il nonno è stato direttore tecnico di vari gruppi sportivi scolastici che si distinsero, spesso, anche in campo nazionale.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1941 – Esercizi ginnico atletici di Francesco Angioni.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1941 – Esercizi ginnico atletici di Francesco Angioni.
D: Quando convola a nozze suo nonno?
R: Il 23 settembre 1950 nella Parrocchia di San Pietro Apostolo, in via Bixio, fu celebrato il matrimonio dei nonni Francesco ed Ida (nata a Maddaloni il 3-7-1926), da cui sono nati mio padre Attilio (Maddaloni 20-6-51, Maddaloni 23-1-2001), zia Rita (Napoli 2-12-1955) e zio Mario (Casagiove 9-9-1959.).

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Maddaloni 23 settembre 1950. Matrimonio di Francesco Angioni e Ida Santonastaso.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Maddaloni 23 settembre 1950. Matrimonio di Francesco Angioni e Ida Santonastaso.
D: Che succede di rilevante negli anni successivi?
R: Nel 1952 un angolo del campo sportivo di Maddaloni, il “Cappuccini” fu adattato a campo di pallacanestro in terra battuta: con le maniche di camicia rimboccate, in mezzo a quel “ terreno” si trovavano il nonno, il Preside prof. Giuseppe Caliendo ed altri pochi loro amici volenterosi. Fu così che nacque la famosissima squadra di pallacanestro “Libertas Maddaloni”, il cui nome fu ispirato dal Logo dello stemma della “Democrazia Cristiana”. La pallacanestro maddalonese nacque come attività ricreativa allegata a tale partito.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1952. Francesco Angioni prepara il campo di pallacanestro, prendendo opportune misure.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1952. Francesco Angioni prepara il campo di pallacanestro, prendendo opportune misure.

Foto dalla rete web, edita da Salvatore (Giulio) Borriello, gli Alleati nel campo sportivo de’ Cappuccini, nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
D: Come nacque questa fortunata esperienza sportiva?
R: Al nonno venne l’idea di creare una squadra di pallacanestro a Maddaloni, dopo essere andato a vedere una partita a Casalnuovo di Napoli. Ritornando in serata a casa, ideò questi progetto e chiese, dapprima al preside, professore Nunzio Sarracco che, allora, era un giovane studente universitario, di espletare il ruolo di Presidente della squadra. Dopo un po’ di tempo, per motivi legati allo studio, il Preside Sarracco diede le dimissioni ed allora il nonno si rivolse al Preside Giuseppe Caliendo. Il Preside, inizialmente, non fu molto entusiasta e non voleva accettare, in quanto pensava di non essere all’altezza, ma il nonno con molta calma e determinazione, riuscì a convincerlo e da allora nacque un grandioso sodalizio sportivo.
I due si conobbero nel 1945-46, nell’immediato dopoguerra, quando militavano nell’associazione cattolica “S. Agostino”, interessandosi della sezione sportiva. Nello specifico, nella formazione di una squadra di calcio, della quale il Preside Caliendo curava la parte organizzativa ed il nonno la parte tecnica, nonché quella di giocatore. Scioltasi la “S. Agostino”, rimasero amici inseparabili.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Formazione Libertas Maddaloni anno 1954. In piedi da sx: Napolitano, Caliendo Pres., Gambardella, D’Onofrio, De Capua, Cianciola, Angioni All., Del Vecchio. In ginocchio da sx: Sivo, Rivelli e Capone,
D: Quali i ricordi dei primi tempi di questo sodalizio e di questa esperienza sportiva?
R: I primi tempi non furono floridi: la struttura del campo non era idonea, non c’erano i canestri… La seconda guerra mondiale, anche se era terminata da sette anni, lasciò in ginocchio tutta l’Italia e la ripresa economica di ogni singola città e paese non avvenne subito.
Visto che il nonno da giovane fu allievo del famoso allenatore americano Elliott Van Zandt, non si perse di coraggio, riuscì ugualmente ad allenare la sua prima squadra di dilettanti, formata da dieci ragazzi. Per reclutare ed invogliare i giovani, prometteva che dopo gli allenamenti avrebbe offerto, di tasca propria, una colazione; mia nonna, invece lavava le magliette ed i pantaloncini.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Formazione Liberta Maddaloni anno 1959 – Campionato di I Divisione. In piedi da sx: D’Onofrio, Ferrucci, Angioni All., Delli Paoli, Schiavone, Lombardi. in ginocchio da sx: Salanti, Fulgeri, Ardolino, La Spina, Bavoso.
D: Quale fu la partecipazione esterna?
R: Va da se e si comprende che inizialmente la partecipazione fu di pochi, ma, man mano la pallacanestro divenne un fenomeno vitale che coinvolse tutti i cittadini maddalonesi. Essa insegnava alla gioventù i valori morali, civili, della famiglia e la competizione leale e sofferta, che facevano crescere socialmente ognuno dei giocatori.
Sotto la guida del nonno, nacquero i primi giocatori maddalonesi talentuosi, tra cui ricordiamo Vincenzo Sagnelli, Masino D’Onofrio, Ciccio Cianciola, Vincenzo Bottone, Sergio Odierna, Osvaldo De Capua, Francesco Correra, Bonavita, Gigetto Colasanti.
D: Rimase, il tutto, un fenomeno per pochi e provato?
R: No. Ne 1953, la “Libertas”, malgrado le iniziali difficoltà di cui sopra, partecipò al primo Campionato Federale di serie C di cui abbiamo anche un reperto fotografico.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. 1953 Prima formazione della Libertas. In piedi da sx: Del Vecchio, D’Onofrio, Cianciola, Caliendo, Gambardella, Capone, Massarelli. Accosciati: com VV.UU., De Capua, Napolitano, Rivelli.
Ed ancora nel 1956 arrivò la promozione in serie B che, fra l’altro, suggellò anche una grandissima diffusione della pallacanestro a Maddaloni. Ed anche di quegli anni sono sopravvissute delle testimonianze fotografiche.


Foto gentilmente concesse da Francesco Angioni. 17 aprile 1956 Promozione della Libertas in Serie B.
D: Bene, come proseguì l’esperienza?
R: Vi furono una serie di successi che portarono agli inizi degli anni sessanta all’inaugurazione della famosissima e storica palestra “Polisportiva Libertas Maddaloni”, sita in via Marconi, che oggi versa, dal terremoto del 23 novembre 1980, in uno stato di completo abbandono.
Fino agli inizi del 1980, quindi la “Libertas” è rimasta per vent’anni ai vertici della Pallacanestro nazionale, con squadre maschili e femminili.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Formazione Libertas Maddaloni anno agonistico 1957/58. In piedi da sx: Caliendo, Briganti, Ferrucci, Ceci, Suppa, Iodice, Del Vecchio, Angioni. In ginocchio da sx: piccolo Attilio Angioni, Massarelli, Lombardi, Novelli.
D: Per tanto impegno ha avuto qualche riconoscimento?
R: Si, nel 1961, per meriti sportivi, al nonno venne conferito il distintivo d’oro “Libertas”.
D: La figura di suo nonno talvolta è associata anche al ciclismo, perché?
R: Da lui fu avviato al ciclismo il compianto nostro concittadino Alberto Marzaioli, deceduto il 13 febbraio 2014, che gareggiò onorevolmente per alcuni anni fra i ciclisti professionisti.

Foto dalla rete web, che riprende l’attuale piazza della Pace nel 1901.
D: Nel repertorio fotografico che ricorda suo nonno talvolta figura la scherma, come mai?
R: Ne era appassionato. Per un anno, il 1964/65, nella “Polisportiva Libertas”, fu aperta una sezione della scherma, dapprima curata dall’avvocato Di Prisco, poi dal nonno. A Maddaloni, non ebbe molti adepti la scherma, perché è uno sport d’élite ed i giovani maddalonesi erano attratti più dalla pallacanestro. Il nonno comunque già dal 1961, strinse a Caserta, con suo grande amico, anche lui buonanima dal gennaio 2009, il professore Rodolfo Iodice, Ordinario di Educazione Fisica, un sodalizio schermistico. Il prof Iodice, infatti fondò il “Gruppo schermistico Pietro Giannone”, di cui tutt’oggi c’è una palestra a Caserta, diretta da bravissimi maestri, allievi del prof. Iodice e del nonno, nonché amici di famiglia.
D: Ma la scherma ebbe seguito a Maddaloni?
R: Ritornando alla scherma svolta nella Polisportiva maddalonese, nel 1964, dopo tante iniziali difficoltà (non c’erano pedane, divise, armi, ma soltanto due vecchi fioretti), il nonno riuscì a farla sviluppare. Di quell’anno vorrei ricordare il torneo Provinciale Studentesco e Federale di Caserta del mese di maggio, la prima gara degli otto “pionieri” come li definiva il nonno: Del Monaco Antonio, Siviero Antonio, Barletta Alberto, Ventimiglia Giovanni, mio padre Attilio (classificatosi secondo per numero di stoccate) e Correra Saverio.
Nel mese di settembre del 1964, in occasione del torneo Provinciale, in seno ai giochi del primo settembre sportivo di Terra di Lavoro, vorrei ricordare, in particolare l’affermazione nella categoria Seniores di Saverio Correra e Giovanni Ventimiglia, mio padre Attilio che vinse la categoria giovani ed una coppa come miglior stilista del torneo. Ci fu anche un’esibizione schermistica del nonno col suo maestro di scherma Ugo Purcaro, vincitore di una medaglia d’oro ai Campionati Internazionali a Losanna nel 1935. Anche di quei momenti il logorio del tempo ha salvato qualche testimonianza fotografica.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Maddaloni 27-9- 1964 Giovanni Ventimiglia a sx e Saverio Correra a dx, durante il Torneo provinciale di scherma. Si affermarono nella categoria Seniores.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Maddaloni 27-9-1964.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni. Maddaloni 27-9-1964.
D: Francesco Angioni, senior, dunque una “Vita per lo Sport”, vi sono allievi che lo rendono orgoglioso?
R: Certo, dopo molti anni di insegnamento schermistico, due suoi allievi e del maestro Rodolfo Iodice, Cristina Campofreda ed Enzo Verdicchio, conquistarono il titolo italiano di fioretto nei Giochi della Gioventù.
Antonio Di Iulio, ex primatista italiano della categoria allievi nei 10 km di marcia, fu scoperto ed allenato per quattro anni dal nonno, che, nel 1976, ebbe da Giulio Onesti, Presidente Nazionale del C.O.N.I., l’onorificenza sportiva più ambita d’Italia, dopo la stella d’oro, la stella d’argento al merito sportivo.

Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.
D: Quando finisce l’esperienza terrena di suo nonno?
R: Mercoledì 15 giugno 1979 il nonno morì, dopo otto lunghi anni di sofferenze, dovute a problemi di cattiva circolazione sanguigna, lasciando un incolmabile vuoto ed un incancellabile ricordo in tutti coloro che l’hanno amato, conosciuto e stimato!
Si riporta a seguire un estratto del Calendario del Villaggio dei Ragazzi del 1951, a testimonianza, probabilmente, della prima apparizione e “variazione” della denominazione da “Casa del Fanciullo” a Villaggio dei Ragazzi” dell’Opera maddalonese:


















































Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni.Estratto del Calendario del Villaggio dei Ragazzi del 1951.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.
[1] Francesco Angioni, nipote di quel Francesco Angioni omonimo, figlio di Attilio e di Felicia De Rosa, che ha caratterizzato lo Sport a Maddaloni e che ha vissuto un tempo lungo, intenso e propositivo con don Salvatore d’Angelo e la sua Casa del Fanciullo e il suo Villaggio dei Ragazzi. Il nostro testimone, reduce di colloqui e approfondimenti storico, biografici in ambito familiare dell’esperienza del nonno omonimo e del suo rapporto con don Salvatore d’Angelo e il Villaggio dei Ragazzi, nasce a San Felice a Cancello (CE) il 30 agosto del 1984. Residente a Maddaloni è docente di Lettere in Istituto Superiore di Secondo Grado essendosi laureato in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” il 23 luglio del 2010. Il contributo testimoniale è stato reso nei giorni 2, 4, 6 e 7 agosto 2015.

Foto dell’intervistato, Francesco Angioni jr.
[2] Dopo qualche anno di chiusura dal prossimo mese di settembre 2015 la Scuola dell’Infanzia riapre i battenti, con, si apprende dalla stampa e dai social, il medesimo personale che la ha vista dal 1987 fino al primo decennio degli anni ‘2000 restare attiva.
[3] In effetti l’Istituto don Carlo Gnocchi nasce in via Roma avendo don Salvatore d’Angelo uno, e forse il più convinto, promotore. Da quanto si è appreso sorto tale Istituto negli anni ’50 con sede in via Roma accedendosi da cancelletto che si trova di fronte via Amendola fu poi trasferito nella sede dell’ex istituto per Ciechi, sempre in via Roma, ma alla destra dell’Ospedale Civile nella stessa struttura che fino ad un paio di anni fa ospitava il Liceo Linguistico della Fondazione Villaggio dei Ragazzi don Salvatore d’Angelo ed altri indirizzi scolastici della stessa. Prima considerazione sulla intitolazione. L’Istituto per ciechi portava il nome “don Carlo Gnocchi” per via della sua donazione delle cornee in vista della nascita al Cielo. Affezionato a questo nome e a quanto il sacerdote rappresentava don Salvatore, sul finire degli anni ’70, allorquando decise di cedere allo Stato l’Istituto Magistrale “don Carlo Gnocchi”, a pacchetto completo con studenti, materiali e personali con relativi titoli etc, chiese che si conservasse l’intitolazione. E così nel tempo è stato ed attualmente è con l’’I.S.I.S. “don Carlo Gnocchi” che ormai da più di vent’anni rappresenta un punto di riferimento importante per la storia culturale di Maddaloni e per la formazione dei giovani, infatti, esso abbraccia un bacino di utenza molto ampio che si estende da Maddaloni a S. Maria a Vico, a S. Felice a Cancello, ad Arienzo con presenze anche dai paesi limitrofi del Beneventano (Limatola, S.Agata de’ Goti, Dugenta) o del Napoletano (Acerra, Polvica di Nola).
Come accennato esso è stato Parificato fino al 1977 quando diventa Statale e il primo preside fu il prof. Giovanni Casella, a cui seguono negli anni successivi i preside Giuseppe Cervera, Giuseppe Pascarella, Prisco di Caprio. La sede dopo la parificazione fu quella, in via traversa Giordano Bruno, oggi occupata dagli studenti del Liceo Classico “Giordano Bruno”, annessi al Convitto Nazionale omonimo. Di esso va detto che dagli a. s. 1993/94 all’a. s. 2003/04 è stato preside il prof. Antonio del Vecchio e sotto la sua presidenza l’Istituto cresce dal punto di vista qualitativo, in quanto vengono introdotte nuove sperimentazioni e strutture più moderne e funzionali che richiamano un gran numero di iscrizioni e che permettono di raggiungere un cospicuo numero di classi. A questo punto, in vista delle norme del 1996, allorquando la competenza degli Istituti Secondari di Secondo Grado sarebbero passati alle Amministrazioni Provinciali, per evitare di perdere la sede storica del Liceo Classico “Giordano Bruno”, oggi sede della Biblioteca Comunale di Maddaloni, si adoperò molto, l’allora sindaco ,il dott. Gaetano Pascarella, poi Senatore della Repubblica e Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione, per fare in modo che il “don Gnocchi” potesse trasferirsi in una sede in previsione in via Cupa Lunga e il Liceo “Bruno” trasferirsi nei locali nel mentre occupati dal Magistrale. E così fu. Al contempo la cosa fu favorita anche dall’aumento delle classi che faceva urgere il reperire una nuova sede più ampia, che come visto, venne individuata e, poi, consegnata nel mese di novembre del 1997, ovvero in via Cupa Lunga, dove tutt’ora è alla periferia sud-est di Maddaloni. Il nuovo edificio era spazioso e funzionale, circondato da un’ampia area verde. Per maggiori informazioni si rimanda al portale web del medesimo istituto: http://www.isisdongnocchi.it.
Per completare l’argomento va detto, poi, che il Liceo Linguistico voluto da don Salvatore, nel 1978, avendo, nella sua lungimiranza, volto l’attenzione alle prospettive dell’Unione Europea, ebbe i seguenti decreti ministeriali attuativi nelle date 21 marzo 1978, 19 maggio 1979, 20 giugno 1981,e 3 maggio 1982, che di fatto attribuirono il riconoscimento legale alle cinque classi base.
[4] L’evento è del 31 maggio 2003.

Foto attuale del Palazzetto Angioni Caliendo.

Foto della targa interna, attualmente.


Archivio personale. Foto della cartellina, dell’opuscolo e della litografia del Maestro Crescenzo Del Vecchio Berlingieri realizzate in occasione della intitolazione del Palazzetto Angioni Caliendo.


Foto gentilmente concessa da Francesco Angioni in cui si ricorda un Memorial intitolato all’omonimo nonno.

Foto di una insegna del Palazzetto Angioni Caliendo.
[5] Circa le vicissitudini del Teatro Alambra, da un decennio oramai inattivo, dopo un secolo di prestigio vedasi: Michele Schioppa, “ I Teatri di Maddaloni”, Caserta 2002 -2003, che costituisce l’estratto dello studio sempre a mia firma apparso sulle pagine del Settimanale Indipendente “Il Caffè” nel n. 46 anno V del 13 dicembre 2002 alla pag. 8, del n. 47 dell’anno V del 20 dicembre 2002 alla pagina 8, del n. 1 dell’anno VI del 3 gennaio 2003 alla pagina 8, del n. 2 dell’anno VI del 10 gennaio 2003 alla pagina 8, del n. 3 dell’anno VI del 17 gennaio 2003 alla pagina 8 , del n. 4 dell’anno VI del 24 gennaio 2003 alla pagina 8 e del n. 6 del 7 febbraio 2003 alla pagina 6. Volendo dare giustappunto qualche sintetica indicazione va detto che il Teatro nasce nel 1905 ad opera di Clemente Barletta e prende il nome “La Vita”. A seguire il figlio Vincenzo, con l’avvento del cinema, lo denominò prima “La Luce” e poi “Alhambra” con la ‘h’. Le diposizioni fasciste vietavano i nomi stranieri da qui il teatro con il Fascio si chiamerà “Impero”. Mentre dopo la guerra prenderà il nome definitivo “Alambra”. Il figlio del fondatore Vincenzo Barletta fu premiato con la medaglia d’oro per i cinquant’anni di cinema, il suo erede Clemente, noto a tutti come don Titino, ebbe la medaglia d’argento per i venticinque anni di cinema e lo Schermo d’oro per la longevità del teatro che era, fin tanto che non era destinato alla dismissione, il quarto più antico d’Italia e il più antico del Sud.
