MADDALONI (Caserta) – La nostra vita scorre velocemente nel turbine della contemporaneità. In un mondo dove tutto scorre in fretta, tra impegni e svago, sembra non esserci posto per quello che è il nostro passato. Purtroppo tutto questo processo non si limita alla sfera personale di ognuno di noi, ma si manifesta anche nelle varie istituzioni del nostro paese, dal comune fino ad arrivare al Parlamento, a causa della mostruosa crisi che stiamo vivendo e che ha indirizzato le priorità dell’azione politica verso problematiche essenziali.
La stesso fenomeno si ripercuote naturalmente anche a livello locale. In un comune in dissesto, che in passato aveva subito l’onta del commissariamento, continuamente controllato dalla Corte dei Conti, è normale che le priorità dell’azione amministrativa non siano quelle culturali, anzi ogni iniziativa di rivalutazione storico – artistica è considerata futile dai “controllori statali”. Per fortuna però c’è la stampa libera, che ha il compito di porre l’attenzione su argomenti che la politica sembra dimenticare. Uno di questi è la salvaguardia della memoria storica dall’usura del tempo.
A Maddaloni c’è un luogo, carico di storia e di sacrificio; un luogo che quasi tutti gli studenti maddalonesi osservano ogni qual volta si recano per studio nelle sale della Biblioteca Comunale: il monumento commemorativo del Convitto “G.Bruno”. Il monumento sorge nell’atrio dell’ex Liceo Classico ed è dedicato alla memoria del Cavaliere di Gran Croce al Merito Geom. Carlo Scalera, caduto in Libia il 26 ottobre 1938 mentre lavorava con la sua casa edile alla realizzazione della strada litoranea Tripoli-Bengasi.
Il monumento venne inaugurato il 3 dicembre 1939, con una cerimonia a cui presero parte importantissimi personaggi dell’epoca, come è descritto nel libro del Preside del Liceo di allora Gaspare Caliendo. Quel mattino del 3 dicembre 1939, nei pressi della stazione ferroviaria, oltre ai reparti di truppa presidiaria ed alla banda della Divisione di Napoli, erano presenti il podestà di Maddaloni Cav. Salvatore Renga, l’Ispettore di zona Rag. Armando Di Vico, il Segretario del Fascio locale Aniello Cerreto, ed autorità militari. Poco prima delle 11 arrivò il treno dal quale scesero: il Quadrumviro della Rivoluzione Emilio De Bono, il Capo di Stato Maggiore Rodolfo Graziani, il Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, il Ministro dell’Africa Italiana Attilio Teruzzi, il Ministro di Stato Pietro Fedele, accompagnati da un seguito di senatori e militari.
Il corteo attraversò le strade cittadine e raggiunse l’ingresso del Liceo, dove le personalità del regime vennero accolte dal Preside Caliendo ed, insieme, entrarono nell’atrio per l’inaugurazione del monumento. Alla cerimonia erano presenti il padre di Carlo, il Comm. Antonio Scalera, e la moglie di Carlo, la N.D. Maria Alimenti con i suoi quattro figli.

Il monumento originariamente era composto da tre lapidi: quella di sinistra, che riporta i nomi degli studenti del Liceo caduti nella grande guerra; quella centrale con l’epigrafe dedicata a Carlo Scalera; in quella di destra era celebrata la fondazione dell’Impero. Nel 1951 la lapide di destra venne sostituita con una nuova lapide con i nominativi degli allievi del Liceo caduti nella seconda guerra mondiale e nella guerra di liberazione.
Oggi su questo monumento, a causa dell’usura del tempo, è difficilissimo leggere iscrizioni e nominativi (le lettere si possono riconoscere solo osservando il solco scolpito). E’ un peccato che un tempio della memoria come questo monumento sia privato della sua funzione principale, ovvero quella di ricordare tutti quei giovani che abbandonarono le aule di studio per correre verso il sacrificio per la patria.

Nel dicembre del 2013, la sezione maddalonese dell’A.N.M.I.G., iniziò una raccolta fondi per restaurare tale monumento, ma purtroppo non ottenne il consenso dal comune. Perché? Aspettiamo sicuramente una risposta in proposito. In questo 2015, centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, c’è una parte del popolo maddalonese che vuole che questa memoria torni in auge.
A tal proposito a breve presenterò il libro “Cittadini Maddalonesi nella Grande Guerra”, scritto da me e dal Presidente provinciale dell’A.N.M.I.G. Cav. Salvatore Giulio Borriello, che presenteremo a breve. Inoltre stiamo cercando di organizzare una mostra foto-documentaria, prevista per fine maggio, basata sul periodo che va dal Risorgimento al secondo dopoguerra, con al centro la nostra città ed i suoi eroi.
Sarebbe bello in questa rinascita di orgoglio cittadino e nazionale, riportare a nuova vita questo monumento che, si voglia o no, rappresenta una della pietre fondamentali della nostra memoria, e naturalmente questo caloroso invito va ai nostri amministratori, che vogliamo vedere lottare per questi interventi con la stessa passione che gli vediamo impiegare per iniziative come “La Notte Rosa” o altri eventi del genere, che sono sicuramente interessanti, ma che, a mio avviso, non servono a formare i cittadini del domani. Il passato ci appartiene e va difeso, perché senza di esso non potrà esserci nessun radioso futuro.
