CASERTA – “ Dobbiamo arrivare ad una ottima differenziata per avere una indifferenziata praticamente nulla. Impariamo a trasformare in energia pura il ciclo di rifiuti”.
Comincia così la nostra chiacchierata con Giuseppe Ferri inventore insieme al figlio Umberto, di uno strumento che, dati alla mano, promette di risolvere l’annosa emergenza rifiuti. Parliamo del D.A.A.D.(Digestore Automatico con accelerazione di degradabilità), il cui prototipo ha già avuto modo di mostrare i suoi benefici effetti presso il sorgente stabilimento di Solopaca.
Ci spieghi il principio che regola l’attività del DAAD
Il macchinario, in un arco temporale di 15 giorni, digerisce e scompone tutti gli elementi che compongono una matrice organica, ovvero tutti i residui di prima e seconda filiera agroalimentare. In pratica il DAAD compie in pochi giorni ciò che la natura fa in diversi anni.
La novità assoluta che lo differenzia da altre macchine simili è che questo sistema sfrutta sia la fase aerobica che anaerobica
Esatto, il bio acceleratore attiva simultaneamente queste due fasi e, tramite un sistema di controllo automatico che monitora i parametri fisici, chimici e biologici, è in grado di accelerare l’efficacia delle due fasi producendo in tempi ridotti Biogas e compost.
Oggi esistono tre tecniche per il trattamento dei rifiuti: il termovalorizzatore per l’indifferenziata, la gestione anaerobica per i liquami e gli rsu selezionati, gli impianti di compostaggio a rivoltamento per gli rsu da gestire in anaerobiosi ed ora ci siete voi
Questi procedimenti lasciano in eredità dei residui che confluiscono, poi, nelle discariche creando, quindi, nuove problematiche ambientali al territorio. Il Digestore invece assicura, discarica zero, aria pulita, acqua pulita, suolo e sottosuolo non inquinato.
Ci spieghi come
Perché igienizza e dissocia tutte le matrici organiche e tutte le discariche. Scarica e digerisce in ambiente chiuso senza fuoriuscite di miasmi ed infine, lavora in fase aerobica ed anaerobica in base alla composizione della matrice
Seguendo questo ragionamento, allora, si potrebbero bonificare anche suoli e falde acquifere?
Si. Una volta analizzata la composizione del terreno e gli elementi inquinanti che lo compongono, si inseriscono i dati nella macchina ed essa restituirà terreno ed acqua igienizzata
Il progetto è stato sposata subito da cinque comuni:Solopaca, Telese Terme, Amorosi, San Salvatore Telesino e Castelvenere, ma ha avuto anche il patrocinio dell’assessorato regionale all’ambiente guidato da Romano
In questi giorni si è aggiunto anche il comune di Valle di Maddaloni. Tutti e sei si sono dichiarati disponibili a comprare il progetto e finanziare l’opificio industriale che sorgerà nell’agro di Solopaca precisamente in contrada Vagno. Ovviamente i costi sono ingenti e si aspetta una bando ad hoc della Regione che possa garantire a queste amministrazioni l’importante operazione finanziaria. A Solopaca vi è ubicato il nostro prototipo ed è li che intendiamo costruire il primo insediamento sperando ne arriveranno altri. Qui tratteremo tutti i rifiuti agroalimentari. Nulla sarà rilasciato nell’ambiente e nel sottosuolo. Non ci saranno fumi, rumori o esalazioni e nulla andrà in discarica.
Secondo lei, una volta completato quale sarà il bacino di utenza dell’opificio?
Senza voler esagerare, facendo lavorare la macchina a ciclo continuo, potremmo trattare sino a centomila tonnellate di rifiuti. In questo modo copriremmo l’intera provincia di Benevento
